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NOTIZIE 2008
Buonismo e
ipocrisia all'ombra della Torre pendente
Anche a Pisa è scoppiata la Veltronite. Non si
tratta dell’ultimo ceppo influenzale, ma di qualcosa
di ancor più dannoso per la salute della… politica.
Dal primo gennaio, dal quarto anello della celebre
Torre pendente è stata srotolata un’immagine della
signora birmana Aung San Suu Kyi, “premio Nobel”
(per ‘meriti democratici sul campo’), che
nell’ottobre scorso era stata insignita della
cittadinanza pisana onoraria. Il sindaco Paolo
Fontanelli, che dal PCI ha fatto tutta la trafila
che porta verso il nulla strutturato del Partito
Democratico, superando addirittura il ‘maestro
Uolter’ ha perciò contattato l’ambasciatore del
Myanmar (Birmania) per la consegna, alla San Suu Kyi,
del prestigioso riconoscimento. D’altra parte, da
quando si sono avviate le “autonomie” le Farnesine
si sono moltiplicate all’infinito, ed anche a Pisa -
che a furbetti è messa proprio bene - avranno
pensato bene di farsi, per una “nobile causa”, un
viaggetto in Oriente: per una volta, sebbene a
malincuore, verrebbe voglia di dar ragione a chi
dice che è “meglio un morto in casa che un pisano
alle porte”!
Sull’uso disinvolto che i politici in preda al morbo
della Veltronite fanno dei monumenti pubblici per
“cause” che non sono affatto “di tutti” ci sarebbe
parecchio da obiettare, ma quel che più preoccupa è
che, mentre danno spettacolo e si atteggiano a
paladini della moralità, le cose che davvero
andrebbero fatte non si fanno.
Oppure si combinano solo disastri. È il caso
dell’inutile (e sottolineiamo “inutile”, visto che
anche un pilota di Formula uno avrà ormai capito che
è demenziale andare nel centro del centro delle
città con l’auto) parcheggio sotterraneo di Piazza
Vittorio, che da anni langue devastata, con gravi
ripercussioni su un traffico cittadino continuamente
rivoluzionato al punto che se uno arriva a Pisa, tra
i cartelli incappucciati, le gimcane tra i birilli e
gli spartitraffico di plastica bianchi e rossi,
s’aspetterà d’incappare prima o poi in un checkpoint
israeliano! Piazza Vittorio è la prima cosa che un
visitatore, uscito dalla stazione, trova a Pisa, di
lì prendendo avvio Corso Italia… In questi anni vi è
successo di tutto: recente, dopo ogni sorta di
‘imprevisto’ tra cui clamorosi impaludamenti che
rendono impossibili i lavori (ma dove sono i tecnici
che prima dei lavori ne certificano la
fattibilità?), la notizia che anche l’edificio delle
adiacenti Poste centrali ha subito dei danni per
colpa di un autentico dissesto del terreno causato
dai lavori per un’opera che, si badi bene, alla fine
non sarà nemmeno pubblica, ma verrà gestita dai
privati (la «Saba Italia») che la realizzeranno (?),
per poi passare dopo trent’anni al Comune, quando,
con tutta probabilità (dato che oggigiorno le opere
pubbliche non sono fatte per durare), ci sarà da
rimettervi mano…
Dunque, in questo quadro sconcertante (da cui vanno
segnalate le pressioni dei soliti furbetti “buoni” –
con sospetti di cointeressenze nelle ditte coinvolte
- per spianare l’Arena Anconetani (ex Garibaldi), lo
storico stadio del Pisa, per farne un’area
edificabile, e la disastrosa gestione della raccolta
dei rifiuti da parte della “Geofor”, di cui s’è
parlato anche a livello di tg nazionali) il 1°
gennaio, posando davanti all’immagine della signora
birmana, il sindaco Fontanelli, l’arcivescovo Plotti,
il presidente dell’Opera della Primaziale Pacini e
un rappresentante dei buddisti di Pomaia si sono
fatti immortalare per richiedere simbolicamente
“democrazia e libertà in Birmania” («Ansa»,
2008-01-01 15:14).
Già… “democrazia e libertà”: gli stessi “valori”
promossi dagli Stati Uniti, che li “esportano” con
le buone o le cattive. Non fraintendiamo: il
Sindaco, la Giunta comunale, la Curia e i buddisti
di Pomaia non sono “filoamericani”... le loro
“democrazia e libertà” non sono da confondere con
quelle del capitalismo americano, ma ritengono,
invece, che “un altro mondo è possibile”… il motto
della kermesse annuale di San Rossore, alla quale,
con ampio uso di denaro pubblico, la Regione Toscana
(altra istituzione “buona” che lotta contro le
“discriminazioni” affiggendo manifesti con un
“neonato omosessuale”!) invita i guru del glocalismo
(“globale” più “locale”).
Fatto sta, però, che campagne mediatiche per la
“democrazia e la libertà in Birmania” non
dispiacciono affatto agli Stati Uniti (gli spot
anti-birmani sono trasmessi da «Mtv», canale
americano d’istupidimento per eccellenza), che
sempre per venire incontro al ‘senso comune’ (o allo
‘spirito dei tempi’) hanno capito che è proficuo
innalzare delle donne al rango di paladine della
“democrazia” e della “libertà”. “Donna” fa figo. Se
una donna guida “l’opposizione” significherà
senz’altro che il governo contestato (“dei maschi”)
è “corrotto” e “malvagio”... In specie quello dei
Paesi che rappresentano, al crocevia tra Russia,
India e Cina, un utile cuneo per destabilizzare
l’intesa che tra questi tre colossi eurasiatici va
consolidandosi, sebbene i nostri media-pappagallo
s’arrabattino nel mostrare un’immagine vincente
degli Usa e dei loro “valori”, in caduta libera
dappertutto tranne che in quest’angolo di mondo
occupato da oltre cento basi militari degli Usa e in
quel teatrino dell’assurdo che sono i “colloqui
israelo-palestinesi”, dai quali esce sempre fuori la
solita frottola sul “futuro Stato palestinese”, a
cui, guarda caso, crede anche la “Sinistra al
caviale” degli “ex” come quella che governa Pisa.
Pisa che a due passi ha una base americana enorme,
Camp Darby, dove pare che la locale squadra di
calcio vada periodicamente ad allenarsi. A questo
punto, non ci stupirebbe se all’uscita di “Rambo IV”,
che stavolta nei panni dei “cattivi” mette proprio
il governo birmano, venisse organizzata una “prima
italiana” proprio a Pisa, mentre invece è realtà il
significativo ‘plauso’ all’iniziativa della Giunta
pisana da parte di Adriano Sofri, dalle colonne de
«Il Foglio» (si veda la rassegna stampa curata dal
bollettino del Comune «Pisainforma.it»).
C’è poco da fare, è Il fascino irresistibile delle
“rivoluzioni colorate” (v. «Rinascita», 13-14
ottobre 2007): chi ha una qualche “posizione” nella
Repubblica delle banane non vi si può sottrarre.
Altrimenti Sofri, il cantore delle bombe
(“colorate”) su Belgrado, lo bacchetta.
Povera Torre, appena ripulita e subito incartata coi
manifesti della propaganda dei “liberatori” (la loro
attività preferita all’estero, da oltre un secolo)!
Poveri pisani, infinocchiati (si può ancora dire in
una Regione all’avanguardia nei “diritti dei gay”?)
dalla politica-spettacolo pane e circo delle “notti
bianche” e dei “diritti umani”!
Le tipografie che lavorano per il Comune di Pisa
pare abbiano già in stampa ritratti della Bhutto,
della Betancourt, della Politkovskaja e, se avanzerà
un pezzetto di Torre per appiccicarveli, anche della
Bonino e dell’energica moglie del “Professore”,
sig.ra Franzoni, che a Roma ha rincorso un passante
che aveva apostrofato poco elegantemente - dando
voce ai milioni d’italiani che non lo sopportano più
- il capo d’un Governo sempre più impopolare che
spreca fior di quattrini per “missioni all’estero”
invariabilmente giustificate coi “sacri valori”
della “democrazia” e della “libertà”.
Ma attenzione: per apparire nei posteroni del Comune
di Pisa non basta essere donne ed “opporsi”: pare
che l’utilizzo della carta e dell’inchiostro per i
manifesti con le immagini delle donne palestinesi
ammazzate dai sionisti sia stato vietato dalla
Commissione Centrale per la Democrazia e la Libertà:
avevano messo al mondo dei “terroristi”!
Qualcuno aveva proposto anche la Forleo, ma
l’immagine dei ‘malati di mente’ che distinguono tra
guerriglia e terrorismo ed insistono a indagare sul
malaffare della casta “ex tutto” più interessata
alle banche che al benessere dei cittadini è
strettamente tutelata dalle leggi sulla “privacy”…
Di fronte ad un simile campionario di perbenismo,
ipocrisia e malcelata piaggeria verso il padrone a
stelle e strisce, viene in mente che “giù dalla
Torre” potrebbe essere lanciato qualcos’altro, o
meglio qualcun altro… da parte dei parenti delle
donne palestinesi, irachene, libanesi e afgane
sacrificate sugli altari del Dio sanguinario della
“democrazia” e della “libertà”: le inedite
decalcomanie potrebbero essere ammirate salendo
sull’anello più alto della Torre, così gli esosi ed
assurdi 15 euro per la salita sarebbero per una
volta ben spesi.
26/01/2008