NOTIZIE 2008


Buonismo e ipocrisia all'ombra della Torre pendente

di Enrico Galoppini


Anche a Pisa è scoppiata la Veltronite. Non si tratta dell’ultimo ceppo influenzale, ma di qualcosa di ancor più dannoso per la salute della… politica.
Dal primo gennaio, dal quarto anello della celebre Torre pendente è stata srotolata un’immagine della signora birmana Aung San Suu Kyi, “premio Nobel” (per ‘meriti democratici sul campo’), che nell’ottobre scorso era stata insignita della cittadinanza pisana onoraria. Il sindaco Paolo Fontanelli, che dal PCI ha fatto tutta la trafila che porta verso il nulla strutturato del Partito Democratico, superando addirittura il ‘maestro Uolter’ ha perciò contattato l’ambasciatore del Myanmar (Birmania) per la consegna, alla San Suu Kyi, del prestigioso riconoscimento. D’altra parte, da quando si sono avviate le “autonomie” le Farnesine si sono moltiplicate all’infinito, ed anche a Pisa - che a furbetti è messa proprio bene - avranno pensato bene di farsi, per una “nobile causa”, un viaggetto in Oriente: per una volta, sebbene a malincuore, verrebbe voglia di dar ragione a chi dice che è “meglio un morto in casa che un pisano alle porte”!
Sull’uso disinvolto che i politici in preda al morbo della Veltronite fanno dei monumenti pubblici per “cause” che non sono affatto “di tutti” ci sarebbe parecchio da obiettare, ma quel che più preoccupa è che, mentre danno spettacolo e si atteggiano a paladini della moralità, le cose che davvero andrebbero fatte non si fanno.
Oppure si combinano solo disastri. È il caso dell’inutile (e sottolineiamo “inutile”, visto che anche un pilota di Formula uno avrà ormai capito che è demenziale andare nel centro del centro delle città con l’auto) parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio, che da anni langue devastata, con gravi ripercussioni su un traffico cittadino continuamente rivoluzionato al punto che se uno arriva a Pisa, tra i cartelli incappucciati, le gimcane tra i birilli e gli spartitraffico di plastica bianchi e rossi, s’aspetterà d’incappare prima o poi in un checkpoint israeliano! Piazza Vittorio è la prima cosa che un visitatore, uscito dalla stazione, trova a Pisa, di lì prendendo avvio Corso Italia… In questi anni vi è successo di tutto: recente, dopo ogni sorta di ‘imprevisto’ tra cui clamorosi impaludamenti che rendono impossibili i lavori (ma dove sono i tecnici che prima dei lavori ne certificano la fattibilità?), la notizia che anche l’edificio delle adiacenti Poste centrali ha subito dei danni per colpa di un autentico dissesto del terreno causato dai lavori per un’opera che, si badi bene, alla fine non sarà nemmeno pubblica, ma verrà gestita dai privati (la «Saba Italia») che la realizzeranno (?), per poi passare dopo trent’anni al Comune, quando, con tutta probabilità (dato che oggigiorno le opere pubbliche non sono fatte per durare), ci sarà da rimettervi mano…
Dunque, in questo quadro sconcertante (da cui vanno segnalate le pressioni dei soliti furbetti “buoni” – con sospetti di cointeressenze nelle ditte coinvolte - per spianare l’Arena Anconetani (ex Garibaldi), lo storico stadio del Pisa, per farne un’area edificabile, e la disastrosa gestione della raccolta dei rifiuti da parte della “Geofor”, di cui s’è parlato anche a livello di tg nazionali) il 1° gennaio, posando davanti all’immagine della signora birmana, il sindaco Fontanelli, l’arcivescovo Plotti, il presidente dell’Opera della Primaziale Pacini e un rappresentante dei buddisti di Pomaia si sono fatti immortalare per richiedere simbolicamente “democrazia e libertà in Birmania” («Ansa», 2008-01-01 15:14).
Già… “democrazia e libertà”: gli stessi “valori” promossi dagli Stati Uniti, che li “esportano” con le buone o le cattive. Non fraintendiamo: il Sindaco, la Giunta comunale, la Curia e i buddisti di Pomaia non sono “filoamericani”... le loro “democrazia e libertà” non sono da confondere con quelle del capitalismo americano, ma ritengono, invece, che “un altro mondo è possibile”… il motto della kermesse annuale di San Rossore, alla quale, con ampio uso di denaro pubblico, la Regione Toscana (altra istituzione “buona” che lotta contro le “discriminazioni” affiggendo manifesti con un “neonato omosessuale”!) invita i guru del glocalismo (“globale” più “locale”).
Fatto sta, però, che campagne mediatiche per la “democrazia e la libertà in Birmania” non dispiacciono affatto agli Stati Uniti (gli spot anti-birmani sono trasmessi da «Mtv», canale americano d’istupidimento per eccellenza), che sempre per venire incontro al ‘senso comune’ (o allo ‘spirito dei tempi’) hanno capito che è proficuo innalzare delle donne al rango di paladine della “democrazia” e della “libertà”. “Donna” fa figo. Se una donna guida “l’opposizione” significherà senz’altro che il governo contestato (“dei maschi”) è “corrotto” e “malvagio”... In specie quello dei Paesi che rappresentano, al crocevia tra Russia, India e Cina, un utile cuneo per destabilizzare l’intesa che tra questi tre colossi eurasiatici va consolidandosi, sebbene i nostri media-pappagallo s’arrabattino nel mostrare un’immagine vincente degli Usa e dei loro “valori”, in caduta libera dappertutto tranne che in quest’angolo di mondo occupato da oltre cento basi militari degli Usa e in quel teatrino dell’assurdo che sono i “colloqui israelo-palestinesi”, dai quali esce sempre fuori la solita frottola sul “futuro Stato palestinese”, a cui, guarda caso, crede anche la “Sinistra al caviale” degli “ex” come quella che governa Pisa.
Pisa che a due passi ha una base americana enorme, Camp Darby, dove pare che la locale squadra di calcio vada periodicamente ad allenarsi. A questo punto, non ci stupirebbe se all’uscita di “Rambo IV”, che stavolta nei panni dei “cattivi” mette proprio il governo birmano, venisse organizzata una “prima italiana” proprio a Pisa, mentre invece è realtà il significativo ‘plauso’ all’iniziativa della Giunta pisana da parte di Adriano Sofri, dalle colonne de «Il Foglio» (si veda la rassegna stampa curata dal bollettino del Comune «Pisainforma.it»).
C’è poco da fare, è Il fascino irresistibile delle “rivoluzioni colorate” (v. «Rinascita», 13-14 ottobre 2007): chi ha una qualche “posizione” nella Repubblica delle banane non vi si può sottrarre. Altrimenti Sofri, il cantore delle bombe (“colorate”) su Belgrado, lo bacchetta.
Povera Torre, appena ripulita e subito incartata coi manifesti della propaganda dei “liberatori” (la loro attività preferita all’estero, da oltre un secolo)! Poveri pisani, infinocchiati (si può ancora dire in una Regione all’avanguardia nei “diritti dei gay”?) dalla politica-spettacolo pane e circo delle “notti bianche” e dei “diritti umani”!
Le tipografie che lavorano per il Comune di Pisa pare abbiano già in stampa ritratti della Bhutto, della Betancourt, della Politkovskaja e, se avanzerà un pezzetto di Torre per appiccicarveli, anche della Bonino e dell’energica moglie del “Professore”, sig.ra Franzoni, che a Roma ha rincorso un passante che aveva apostrofato poco elegantemente - dando voce ai milioni d’italiani che non lo sopportano più - il capo d’un Governo sempre più impopolare che spreca fior di quattrini per “missioni all’estero” invariabilmente giustificate coi “sacri valori” della “democrazia” e della “libertà”.
Ma attenzione: per apparire nei posteroni del Comune di Pisa non basta essere donne ed “opporsi”: pare che l’utilizzo della carta e dell’inchiostro per i manifesti con le immagini delle donne palestinesi ammazzate dai sionisti sia stato vietato dalla Commissione Centrale per la Democrazia e la Libertà: avevano messo al mondo dei “terroristi”!
Qualcuno aveva proposto anche la Forleo, ma l’immagine dei ‘malati di mente’ che distinguono tra guerriglia e terrorismo ed insistono a indagare sul malaffare della casta “ex tutto” più interessata alle banche che al benessere dei cittadini è strettamente tutelata dalle leggi sulla “privacy”…
Di fronte ad un simile campionario di perbenismo, ipocrisia e malcelata piaggeria verso il padrone a stelle e strisce, viene in mente che “giù dalla Torre” potrebbe essere lanciato qualcos’altro, o meglio qualcun altro… da parte dei parenti delle donne palestinesi, irachene, libanesi e afgane sacrificate sugli altari del Dio sanguinario della “democrazia” e della “libertà”: le inedite decalcomanie potrebbero essere ammirate salendo sull’anello più alto della Torre, così gli esosi ed assurdi 15 euro per la salita sarebbero per una volta ben spesi.

 

26/01/2008


pagina delle notizie

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003