NOTIZIE 2008

Ecuador-Farc: la Colombia alza la tensione

Siro Asinelli

La Colombia passa al contrattacco diplomatico ed annuncia che chiederà all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) l’apertura di un’indagine a carico del vicino Ecuador accusato di non rispettare gli accordi regionali sulla cooperazione frontaliera.
A renderlo noto è stato il ministro degli Esteri, Fernando Araújo, nel corso di un convegno sulle politiche internazionali colombiane svoltosi presso l’Universidad Los Libertadores di Bogotá: “Nessun governo può incrociare le braccia quando è testimone di come i suoi cittadini siano oggetto di attacchi sferrati da oltre frontiera”, ha dichiarato il cancelliere riferendosi alle azioni che la guerriglia colombiana sferra dalle basi nascoste in territorio ecuadoregno, a pochi chilometri dalla frontiera con la Colombia.
La mossa di Bogotá è l’ultimo atto in termini temporali della grave disputa che ha contrapposto i due Paesi dopo che aviazione e forze speciali colombiane lo scorso primo marzo sono entrate illecitamente in territorio ecuadoriano per sferrare un attacco contro un campo delle FARC uccidendo non solo guerriglieri ma anche, secondo Quito e Caracas, alcuni civili innocenti. Il governo colombiano, pur avendo ricevuto le pesanti critiche dei partner latinoamericani ed una condanna netta da parte dell’OSA, continua ad alzare i toni della disputa accusando di fatto il governo del vicino Ecuador di avere forti legami con le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia.
Subito dopo l’attacco le autorità colombiane avevano annunciato il ritrovamento di pc della guerriglia contenenti documenti e foto che dimostravano “inequivocabilmente” i legami tra alti esponenti dei governi di Quito e Caracas e il comando FARC. Durante la stessa riunione dell’OSA di due settimane fa con cui l’Ecuador ha ottenuto la condanna della Colombia per aver violato la sua integrità territoriale, era stato chiarito che tali accuse erano non solo infondate, ma pretestuose. Un esponente rivoluzionario argentino, come confermato dall’esecutivo di Buenos Aires, era stato scambiato per un ministro ecuadoregno. Successive indagini di un’apposita commissione dell’Organizzazione degli Stati Americani avevano messo in luce le modalità brutali con cui le forze speciali colombiane avevano compiuto l’operazione illegale oltre confine. L’Ecuador, inoltre, continua a sostenere che nel massacro sono morti anche cittadini ecuadoregni, evidentemente non legati alla guerriglia, colpiti durante il bombardamento a tappeto eseguito dall’aviazione colombiana. Circostanze davvero imbarazzanti per il governo di Álvaro Uribe che non pago della crisi scatenata continua a rendere difficili i rapporti nella regione andina. L’obiettivo delle autorità di Bogotá sembra essere più la destabilizzazione dell’area che lo smantellamento della guerriglia delle FARC.
Araújo pigia sul pedale dell’acceleratore. Per il ministro degli esteri l’Ecuador evita di agire contro i guerriglieri rifugiatisi nel suo territorio: “La mancanza di cooperazione è il motivo per cui si è arrivati a questo punto”, ha asserito ricordando come anche la scorsa settimana, nel corso di un’intervista rilasciata dal comandante in capo delle Forze Armate colombiane, Mario Montoya, a RCN Radio, le autorità abbiano denunciato nuovi attacchi da oltre confine: “Lo scorso mercoledì siamo stati oggetto di lanci di mortaio. Non possiamo permetterci che le FARC continuino ad attaccarci mentre noi ci nascondiamo dietro un albero ad aspettare che ci sparino addosso”.
L’accusa è tanto grave quanto paradossale. L’Ecuador denuncia da anni gli effetti negativi per il suo territorio e la sua popolazione che vive lungo in confini settentrionali colpita indiscriminatamente dalle fumigazioni aree con glifosato ordinate dal governo di Bogotá con l’obbiettivo di sradicare le coltivazioni illegali di coca sul proprio territorio. Più che di danno all’ambiente ed alle popolazioni, si parla ormai anche nelle sedi internazionali di vera e propria catastrofe ambientale ed umanitaria, con decine di migliaia di campesinos colombiani ed ecuadoregni costretti ad abbandonare le loro terre. Una migrazione coatta che la Colombia continua a favorire con i soldi, tanti, messi a disposizione dal Congresso Usa. Le operazioni, ovviamente, sono regolarmente affidate a compagnie straniere ben inserite anche nel campo del mercenariato a stelle e strisce. Chi e quando viola gli accordi sulla cooperazione frontaliera, quindi, è tutto da stabilire. Se poi a questa situazione si aggiungono i raid delle Forze Armate colombiane oltre confine, l’accusa di Bogotá risulta ancora più strumentale.
L’ennesimo pretesto, come Washington comanda, per destabilizzare la regione latinoamericana.


 

31/03/2008


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