NOTIZIE 2008

 

Comunicato stampa sulla crisi in Tibet

Eurasia sulla crisi in Tibet

Il Coordinamento Progetto Eurasia stigmatizza il comportamento del circo mediatico e politico del cosiddetto Occidente che in questi giorni si sta
scagliando contro la Repubblica Popolare Cinese, seguendo un copione già applicato nel caso del Myanmar. Il CPE intende precisare che la questione dell'indipendenza del Tibet non ha nulla a che fare coi motivi religiosi che vengono addotti a pretesto e tanto meno con il diffondersi dell'emigrazione e della produzione cinese in Europa.

Il circo politico e mediatico sta cercando di unire le varie questioni per convalidare la dottrina statunitense dello "scontro di civiltà", declinandola in chiave anticinese. Il CPE, che tra i suoi obiettivi prioritari ha proprio quello della difesa e della salvaguardia delle tradizioni dei popoli eurasiatici, ritiene gravemente contraddittorio pensare che ciò possa avvenire con le armi ed i soldi degli Stati Uniti. La preservazione delle culture tradizionali dei popoli dell'Eurasia può e deve avvenire solo all'interno di una più vasta forma di aggregazione politica del continente.

Si rileva, anche in questo caso, che i collaborazionisti atlantici delle varie tendenze convergono nel sostenere la figura del Dalai Lama, un personaggio stipendiato dalla CIA e reclamizzato dal circo mediatico occidentale, che rappresenta solo se stesso. Il Dalai Lama è lo stesso che ha benedetto i "bombardamenti umanitari" sulla Serbia, che ha approvato l'ideologia sionista andando a pregare al muro del pianto ed infine che si è più volte recato in visita negli Stati Uniti ricevuto dai presidenti americani; l'ultimo incontro, con Bush Jr, è stato da lui definito "una riunione di famiglia". L'estrema destra e l'estrema sinistra, pur con motivazioni all'apparenza opposte, anche in questo caso si ritrovano a svolgere la funzione di utili idioti dell'Occidente, sostenendo la strategia americana di sovversione della sovranità di Cina e Russia, gli ultimi Stati che resistono alla pressione dell'unipolarismo dell'attuale potenza egemone nel mondo. I due fronti sedicenti "anti-sistema" dimostrano per l'ennesima volta di non avere alcuna concezione geopolitica, abboccando alle sirene dei "diritti umani" da una parte e di un vacuo "tradizionalismo" in salsa new age da quell'altra. E' bene ricordare che il Dalai Lama ha deciso di esiliarsi solo a seguito dell'offerta degli USA di fornire all'India, in cambio dell'ospitalità al Dalai Lama, la tecnologia per dotarsi di un arsenale nucleare. Anche se il diritto internazionale è ormai carta straccia, la Repubblica Popolare Cinese ha tutto il diritto di fare ricorso all'uso della forza per impedire la secessione unilaterale di una parte del suo territorio fomentata da potenze straniere, così come anche l'Italia avrebbe il diritto di fare nell'ipotesi di una secessione unilaterale della cosiddetta "Padania" o della Sicilia.

Questa "crisi" tibetana non esplode a caso, ma rientra in una più ampia e decennale strategia di "balcanizzazione" del Mondo, come chiaramente spiegato da François Thual nel libro Il mondo fatto a pezzi: il narcisismo identitario delle comunità etniche e la loro aspirazione a un'indipendenza puramente formale producono una polverizzazione geopolitica funzionale a una nuova strategia di dominio dell'Occidente. Il Myanmar come il Tibet rappresentano i punti avanzati di questa strategia, che secondo alcune elaborazioni (ad es. Brzezinski) prevede lo smembramento della Russia e della Cina e comunque mira all'accerchiamento militare di questi due grandi paesi per indurli infine a capitolare ed aprirsi ancora di più all'"occidentalizzazione".

Non è difficile immaginare, infatti, che il primo passo di un Tibet finalmente indipendente sarebbe quello di entrare nella NATO o comunque di concedere basi ai soldati americani che in questo modo si troverebbero a ridosso dei confini cinesi, fomentando ulteriori separatismi come quello della minoranza islamica dello Xinjiang. Per questi motivi il CPE esprime la più ferma condanna della campagna anticinese scatenata in Italia e in Europa.


Il Coordinamento Progetto Eurasia
www.cpeurasia.org

  

31/03/2008


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