CULTURA

 

La questione famiglia

 

IL MATRIMONIO? UN’UNIONE SESSUO-AFFETTIVA AD EVOLUZIONE INESORABILE

 

                                                                                            di Carmelo R. Viola

 

         La formula cattolica con cui due soggetti di sesso diverso vengono uniti in matrimonio è quanto di più grottesco e antibiologico si possa immaginare. Che i celebrati e festeggiati saranno costantemente pervasi dalla voglia, di natura animalesca, di congiungersi sessualmente, è una presunzione che può semplicemente far ridere chiunque onestamente conosca la fisiologia sessuale. L’aumento, forse esponenziale, dei fallimenti matrimoniali dei nostri tempi non è necessariamente effetto di un rilassamento dei costumi, è piuttosto qualcosa che somiglia alla comparsa di oggetti nascosti sotto lastre di ghiaccio che si sciogliono per aumentata temperatura dell’ambiente.

         Il fatto più probabile è che la donna va smettendo di credere di essere tenuta alla fedeltà ma più all’obbedienza al coniuge in quanto capo di una famiglia sancita da un sacramento indelebile e, per effetto di questo, indissolubile.

         L’avvento del divorzio è stato il primo atto legale a scoprire una realtà rimasta occulta per secoli. La conservazione del principio dell’indissolubilità è servito solo ad allontanare sempre più individui da una Chiesa che ha un concetto macchinale della copia riproduttrice della specie umana.

         La formula cattolica del matrimonio indissolubile nasce da due fattori complementari: uno è la pretesa del potere clericale, (nato dalla istituzionalizzazione del cristianesimo - ideologia politica di un certo Paolo di Tarso, già oppositore di Cristo), di controllare quasi capillarmente la vita dei propri sudditi, etichettati della qualità di fedeli praticanti. L’altro, è la sessuofobia, derivata essa stessa da quella pretesa di potere, perché altrimenti sarebbe stato difficile giustificare la repressione dell’istinto sessuale fino al matrimonio e la sua soddisfazione con l’abbinamento a vita di due organi genitali, trattati alla stregua di strumenti.

         Così la sessualità è diventata una cosa sporca prima e fuori del matrimonio, mentre dentro il matrimonio è una cosa sacra, anzi “sacramente strumentale”, purché  usata a fini procreativi. Altrimenti, torna sporca e peccaminosa. Va da sé che, stando così le cose, due giovani sposi non possono non peccare: il peccato richiama la confessione, l’assoluzione e la sottomissione alla Chiesa. E il gioco è fatto. La Chiesa si oppone ai contraccettivi come ostacoli alla procreatività della sessualità. Per un certo tempo propose il ricorso al metodo “Ogino-knaus”, per indicare i periodi naturalmente sterili della donna, ma la cosa non funzionò. Da qualche tempo la Chiesa chiude un occhio sul peccato coniugale, ma la cosa non risolve il problema della famiglia.

         Nella testa di una certa categoria di donne era entrata la convinzione di un matrimonio come soluzione di un “acquisto” di un “uomo-strumento”, capace di soddisfare la loro libido sessuale, di funzionare a comando (sic!), e soprattutto di tenerlo a guinzaglio (cioè lontano da altre donne), per legge divina (o solo burocratica). Queste donne hanno creduto di possedere il diritto di “esclusiva” (come si trattasse di un rapporto commerciale), di controllarne la vita fin nei dettagli, di violarne la cosiddetta privacy e di consideralo e di dichiararlo anche apertamente un uomo colpevole e ignobile nel caso venga scoperto avere intese sessuali o semplicemente sentimentali con altre donne.

La gelosia sessuale è un prodotto tipicamente religioso: è la sofferenza per la perdita della esclusività sessuale e parasessuale (sentimentale) del coniuge (o di un partner) ed è causa di delitti anche orrendi. La morale islamica ci conferma il carattere religioso (e quindi acquisito) della gelosia se è vero che nel mondo musulmano tale sentimento di animalesca possessività è sentito solo dal maschio, mentre per la femmina è naturale la poligamia. Semmai ci sarà una gelosia di concorrenza fra le “mogli”.

         Una seconda categoria di donne ha soffocato per secoli la propria insofferenza per un uomo sessualmente inattivo e infedele pur conservando, grazie alla sua conformazione anatomica, la possibilità di fingere o di prostituirsi. In ogni caso, la moglie in genere è stata molto utile all’attività ispettiva della Chiesa, specie nel periodo inquisitoriale e del potere temporale. La sessualità come rapporto procreativo all’interno di un sacramento con il contorno di repressione e di criminalizzazione ha prodotto frigidità nella femmina, inibizione nel maschio, persecuzione reciproca, fughe dal recinto canonico, violenza e infelicità.

         La sessualità è un attributo intimo del soggetto che ha un modo proprio per soddisfarla. Ciò non vuol dire che uomini e donne non debbano formare coppie fisse. Diciamo di più. Non soltanto uomini e donne tali per conformazione anatomica, ma soggetti dotati di una sessualità quale che sia. Superfluo scendere nei dettagli. Ormai l’omosessualità, e non solo, non sono più dei misteri. La sola condizione è conoscere – e non necessariamente in senso scientifico ma in intuizione – la natura delle pulsioni che spingono a formare una coppia allo scopo di non avere sorprese dolorose. Ho parlato inizialmente di matrimonio perché esso è ancora nell’inconscio collettivo l’unione per antonomasia e l’ho definito “unione sessuo-affettiva”. Questa definizione contiene la premessa di una coppia stabile e inossidabile ma anche del possibile fallimento della stessa.

         Premesso che amarsi significa desiderarsi sessualmente, l’errore più grande possibile è quello di unirsi in coppia approntando l’occorrente per una convivenza risolutiva solo per amore. Vero è che l’amore è il grande protagonista, ma, da solo, rischia di essere la grande vittima e il massimo imputato. Il solo desiderio sessuale è puro animalismo, il quale ha una fisiologia che varia a seconda dei soggetti e delle condizioni ed è molto problematica sopratutto per il maschio in quanto tale. La capacità di un maschio di compiere un atto sessuale completo è la risultante di un poligono di un complesso di circostanze positive esogene ed endogene, come dire psicologiche ed esterne, le quali ultime si tramutano esse stesse in psicodinamiche.  La potenza sessuale maschile non dipende dalla volontà del soggetto. Il quale è in costante tensione e la sua impotenza psicologica è frequente. La ricerca di una soddisfazione piena lo spinge verso nuove esperienze. L’unione intersessuale, matrimoniale o no, è naturalmente precaria. Qualunque unione è sempre un compromesso la cui durata dipende dalla presenza-assenza dei due fattori: sessualità e affettività. Può durare un incontro se basata solo sul sesso, può durare una vita se basata anche sull’affettività. C’è il maschio che riesce a riprodurre l’animalismo originale con la stessa donna anche per parecchi anni, perfino in età avanzata, ed è ritenuto un buon marito. C’è il soggetto sensibile che è bloccato (reso inibito) proprio dall’animalismo, specie in età non più giovane, avendo perfino la sensazione di abusare della partner. Ed è ritenuto un marito poco affidabile: i suoi nobili sentimenti sono semplicemente incomprensibili o derisi.

         Ho tracciato per sommi capi  l’evoluzione inesorabile di quel connubio, che la Chiesa, autorità meccanografica, è assolutamente incapace di comprendere. Ma io ho parlato di unione sessuo-affettiva. L’amore affettivo compensa l’incostanza dell’amore sessuale e perfino lo alimenta a condizione di superare l’animalismo del possesso esclusivo. Senza l’amore affettivo – che è amicizia integrale: l’accettazione dell’altro nella sua interezza come parte della propria vita e non più solo come strumento erotico – non ci sarebbero oggi coppie di anziani “che si vogliono bene” e che trovano nel farsi compagnia e nell’accudirsi reciprocamente la cosa più bella che possa dare loro l’esistenza. L’errore delle disavventure coniugali sta proprio nell’assumere l’amore, sessuale per antonomasia, come elemento sufficiente di convivenza felice e duratura. Infatti, ci sono anche coppie di anziani, sopravvissute chissà come, rimaste corrose  da un antico tarlo della gelosia sessuale e che possono talvolta perfino confliggere come se avessero ancora qualcosa da contendersi oltre la vecchiaia e i ricordi.

         La soluzione può venire solo dall’affettività, come elemento secondo e paradossalmente principale, per un connubio felice. L’affettività evita il prezzo dell’autorepressione a sèguito di trasgressioni in allegria che non intaccano la reciproca autoidentificazione (elemento naturale della coesione) ma la consolida e la reciproca stima. Infatti, le unioni, sollecitate solo dall’urgenza sessuale, sono quelle destinate al fallimento e alla tragedia, sconfessando la superdecantata poesia dell’amore,  se privo di un sia pure inconscio potenziale affettivo, vera sublimazione dell’esistenza.

 

Carmelo R. Viola- Centro Studi Biologia Sociale- crviola@mail.gte.it

 

29/10/2006


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