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CULTURA
Devianza minorile e dispersione scolastica
UN CONVEGNO SENZA DIBATTITO CON SOVRAINTENDENZA CLERICALE E MORDACCHIA
di Carmelo R Viola
E’ avvenuto nella sala consiliare del comune catanese di Aci Catena
questo 30 novembre scorso. Vi sono stato invitato per telefono e per
email da una gentile giovanissima socia dell’Associazione Nazionale
Sociologi (ANS) - di cui sono socio onorario – organizzatrice in
collaborazione con l’amministrazione locale.
Tenendo anche conto della presenza fra i relatori di altri membri di
tale Associazione, tra cui lo stesso Presidente, dott. Pietro Zocconali,
mio estimatore ed amico, e trattandosi di temi di pertinenza specifica
della sociologia e, in ispecie, della biologia del sociale – mia
creatura, che ritengo la versione scientifica, su base
naturalistico-biologica, della scienza sociale- ed essendo la prima
volta che mi si offriva l’occasione di dare anche un contributo oratorio
all’ANS (dal momento che l’età non mi consente più di viaggiare come una
volta), ho chiesto alla collega organizzatrice di potere leggere anch’io
una mia relazione e, convenuta per il sì, mi sono premurato di redigerla
con l’impegno che mi è proprio, dandole il titolo di “Devianza della
civiltà ed effetti sui minori”. Già il titolo della relazione, che mi
ripromettevo, più che di leggere, di declamare alla mia maniera, fa
riferimento alle radici dei problemi in questione.
Ho notato dal testo del programma anche la presenza del vescovo della
diocesi di Acireale con il compito di tirare le conclusioni delle varie
relazioni. Non mi sono né sorpreso né preoccupato più di tanto tenendo
conto dell’attuale invadenza clericale e passività dei più verso la
stessa, magari convinto dell’utilità della presenza di un elemento
dell’altra sponda. Sono invece rimasto interdetto quando sua eccellenza
(sic) l’ispettore (chè tale è il significato etimologico) del Vaticano
l’ho vista occupare la postazione centrale del banco frontale dell’aula,
con ai due lati i vari relatori in programma, ovvero il posto di
pertinenza del sindaco che ha ai due lati i propri assessori.
La disposizione mi ha fatto pensare al “tribunale dell’Inquisizione” di
tristissima memoria ma io non ho alcuna intenzione di aggredire
chicchessia, anzi per la verità, al vescovo, appena insediatosi, ho
voluto dare di persona, a titolo di benvenuto all’”uomo che c’è dentro”,
copia del testo della mia relazione con altri miei editi.
Essendo stato invitato come ospite ed accettato come relatore alla pari
degli altri, pensavo che tutto sarebbe andato nel migliore modo
culturale e civile. E più percepivo le relazioni, più mi sentivo
motivato ad esporre delle idee diciamo nuove, in ogni caso, certamente
non in linea con quelle della serata ma giacché siamo (così si dice) in
democrazia, la mia posizione, per quanto controcorrente, avrebbe
certamente suscitato curiosità, interesse, critiche assieme agli
applausi di circostanza. Avrebbe comunque fatto riflettere gli
ascoltatori più pensosi ed intelligenti. E perfino, non lo escludo, lo
stesso vescovo, che persona intelligente certamente è.
Io avevo, com’è ovvio, impostato il mio discorso sulla considerazione
che la devianza minorile – fenomeno poco comprensibile se avulso dal
contesto sociale – è, oggi più che mai, l’altra faccia della devianza
degli adulti, devianza dovuta all’influenza del sistema, parola generica
che, in concreto, significa rapporti di produzione, ovvero economia e,
oggi, in specie, liberismo globale: l’estremizzazione della originaria
predonomia, detta capitalismo. Che è, a questo punto, guerra di tutti
contro tutti e senza confine nazionale, il cui filo conduttore è quella
competitività, di cui si parla sempre più come del toccasana della
civiltà, mentre è la stessa aggressività predatoria e antropofagica
mutuata dall’agonismo animale, che consente legalmente al grosso di
mangiare il piccolo, il che, in termini reali, significa, come possiamo
constatare ogni giorno, che i ricchi si fanno più ricchi e i poveri più
numerosi.
Tale liberismo globale (“lotta per il mio” che ci ritroviamo perfino sul
tavolo dove consumiamo i nostri pasti - così dirò nell’antifona)
corrompe i genitori, che non hanno più il potere, di manipolare anche
arbitrariamente ma con intento benefico, i propri figli, i quali vengono
corrotti – e deviati – direttamente dalla televisione – tifo sportivo,
consumismo, filmistica americana e così via – sin dagli anni più teneri.
Non mi sorprendeva il fatto che i problemi sarebbero trattati in
superficie (non foss’altro per la presenza della Chiesa che di
socialismo non vuole proprio sentirne parlare) e che sarebbe stato data
per scontata – anche in sottinteso - la “naturale legittimità” del
liberismo (sistema senza alcun dubbio “criminogeno”): libero mercato e
“mercato del lavoro”, che ha ridotto a merce perfino il diritto alla
vita.
Puntualmente i vari relatori, compreso il noto Antonio Marziale,
presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, e parte dell’ANS,
pur facendo affermazioni valide per sé stesse, non hanno per nulla
sfiorato i meccanismi di base, meno che mai hanno pronunciata la parola
capitalismo, comprensiva di tutti i mali che stanno distruggendo la
civiltà e l’habitat umano. E’ di questi giorni la preoccupazione delle
variazioni climatiche in senso catastrofico. Una ragione di più – mi
dicevo per accennare alla mia teoria che propone la non assuefazione
agli interessi dei potenti. Certo, è illogico affrontare la devianza dei
minori (devianza oggi non più delimitabile) senza risalire alla devianza
che caratterizza tutta la civiltà liberista (che non è liberale, come
afferma allegramente l’ineffabile Marco radicale), impegnata a
perseguire il successo in termini di potere e di ricchezza (proprio i
due valori portanti di tutte le mafie) sulla disfatta e, se necessario,
distruzione fisica dei concorrenti.
Arriva finalmente il mio momento. Mi avvio nel silenzio della sala e,
per una percezione interiore, mi sento già un estraneo in casa
sopportato, anche se distribuisco sorrisi di buon vicinato. Il
moderatore – che prima aveva accennato a interventi extra di cinque
minuti! - mi porge il suo microfono ed io, dopo qualche battuta
distensiva, che mi è spontanea in tutte le circostanze e dopo avere
detto, tra l’altro, di avere ascoltato attentamente tutti i relatori,
che avevano sottaciuto le cause dei gravissimi fenomeni in questione,
non presentato da alcuno (come mi aspettato si sarebbe fatto), mi
presento da me, accenno alla mia premessa (parola che già mette in
allarme il relatore!), che va bene al di là di quanto scritto e mi
accingo a leggere-esporre-declamare la mia relazione e comincio con il
dire che da millenni i genitori pretendono di fare i figli a propria
immagine e somiglianza, donde la catechesi (sottolineo in sordina, non
solo ideologica), pretesa in origine naturale, ma oggi discutibile...
Qui finisce il mio intervento appena avviato.
Il moderatore, che già aveva dato segni di insofferenza, mi invita a
smettere adducendo pretesti inconsistenti, come l’ora tarda (ma erano
appena circa le 21 e la manifestazione era cominciata con quasi un’ora
di ritardo dovendo aspettare il vescovo!) o la rarefazione del pubblico
(circostanza che avrebbe potuto preccupare semmai l’oratore). A nulla
valgono le mie rimostranze. Il moderatore – che è il prof. Giovanni
Vecchio, preside del liceo scientifico ”Archimede” di Acireale, mi
toglie fisicamente il microfono a braccio e mi intima di allontanarmi
(sic!) (con un comportamento che lascio qualificare a chi mi legge).Con
ciò non mi sento offeso né intimidito né mortificato (semmai mi sento
confermato nelle mie teorie) ma constato in un lampo tutto il marciume
morale della circostanza. L’inquisitore di turno – risum teneatis,
amici! – si picca perfino di nonviolento tanto da organizzare nel suo
istituto una mostra su Danilo Dolci, che io ho conosciuto di persona e
frequentato e davanti a cui il Vecchio (che civilmente più vecchio non
si può) è solo un quasi invisibile pigmeo.
Per concludere, apostrofo per le rime il malcapitato immoderato
moderatore e gli grido di vergognarsi al che, per tutta risposta
esclama: “ed io mi tengo la vergogna” senza darsi conto di esercitare un
diritto che nessuno gli contesta.
Costui lascia la parola al Vescovo, che conclude il suo compito di
ispettore mentre io mi allontano sul pianerottolo di accesso. Chiusa la
manifestazione, rientro in aula, anche per salutare l’amico Zocconali, e
vedo che il moderatore è già scomparso. La mordacchia, che costui, con
fervore inquisitoriale, ha posto sulla bocca di un quasi ottantenne,
indenne da piaggeria e compromessi di sorta, vale onore per lo scrivente
quanta miseria culturale per costui e per quanti non hanno sentito il
dovere di prendere le mie difese e quelle della cultura, forse
ridicolmente ammutoliti dalla presenza del “sacro” supervisore
clericale. Siamo già al neo-Medioevo!
Carmelo R Viola- csbs@tiscali.it
(Dev. Min. e Dispers. Scol. – 05.12.07. 2422)
16/12/2007