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CULTURA
CRONACHE DI UN INCONTRO MANCATO
GLI ARDUI RAPPORTI TRA L’ATTUALISMO E L’”IDEALISMO MAGICO”
Pur non volendo lasciare intentata la strada del dialogo, e sforzandosi
di indossare l’”abito filosofico”, Julius Evola non poté riuscire a
conciliare le sue istanze ideali con quelle gentiliane.
Di GUGLIELMO SAVELLI
Piaccia o meno, di Giovanni Gentile, del maggiore filosofo italiano del
XX secolo, si comincia a parlare, quanto meno in Italia, con la dovuta
attenzione ed il necessario rispetto. La sua filosofia, i rapporti con
il fascismo, la chiesa cattolica e la questione razziale sono stati
recentemente indagati in modo non sempre distaccato ed imparziale,
eppure con una sempre maggiore attenzione e profondità. Si può allora
parlare di un Gentile renaissance? Non propriamente. Da una parte,
infatti, raramente si registra una riabilitazione vera e propria
dell’idealismo gentiliano (1); dall’altra, invece, ad una accresciuta
“visibilità mediatica” del personaggio Gentile, fa spesso da contraltare
un trattamento poco garbato e nient’affatto scientifico: come dimostrano
gli articoli velenosi – al limite della diffamazione- qua e là
disseminati da un Luciano Canfora, e la pietosa vicenda della lapide
dell’Università di Pisa, sulla quale è bene non aggiungere altro. Il
fatto è che, invero, con Gentile, i cosiddetti operai del concetto non
hanno mai smesso, né potrebbero smettere di fare i conti: troppo
ingombrante la sua mole filosofica, il suo spessore umano, il suo
impegno civile così intriso di istanze morali e pedagogiche. Che poi la
stampa nazionale dia più risalto ad episodi ed elementi biografici
marginali, ciò dipende soltanto dalla cattiva qualità di un certo
giornalismo italiano, che fatica a disfarsi, come invece cominciano a
fare molti studiosi, di griglie di lettura – sempre che si legga
davvero… - viziate da pregiudiziali ideologiche.
A costruire un valido esempio di ricerca equilibrata, filologicamente
puntuale ed imparziale nell’impostazione di fondo, è la recente
pubblicazione della Fondazione Julius Evola di un cahier contenente
quattro significative lettere inviate tra il 1927 ed il 1929 dal teorico
tradizionalista al filosofo dell’attualismo (2). Il quaderno, subito
dopo la nota introduttiva del Presidente della Fondazione Gianfranco De
Turris, offre al lettore una lunga introduzione del curatore, Stefano
Arcella, nella quale sono presentati i risultati di uno studio accurato
che dura ormai da oltre cinque anni (3). Arcella ripercorre le tappe
fondamentali che hanno scandito l’iter filosofico evolvano, sempre
oscillante tra una rigida codificazione teoretica – l’Idealismo magico –
e la volontà di smascherare i limiti dell’intelletto logico-discorsivo,
al fine di aprire il cammino all’esigenza di un superamento ontologico
della dimensione ordinaria dell’io empirico. Evola, dunque, già forgiato
dalle avanguardie artistiche primonovecentesche, temprato
dall’esperienza bellica del ’15-’18, dà l’assalto alla cattedrale
filosofica attualistica. Scrive articoli, tiene conferenze, fonda
riviste ed intrattiene rapporti con i maggiori intellettuali del suo
tempo, in nome di una sentita esigenza di rigenerazione spirituale della
cultura italiana. Lungo questa strada, inevitabile si fa il confronto
con il massimo esponente del mondo accademico nazionale: quel Giovanni
Gentile, appunto, che all’epoca dei primi tentativi di approccio da
parte di Evola era intento a presiedere l’elaborazione dell’Enciclopedia
Italiana. Il giovane Evola cerca ed ottiene anche una risposta alle sue
sollecitazioni, grazie a Gentile curerà la voce “Atanor”
dell’Enciclopedia. Eppure, al di là di queste piccole tracce, ben poco
resta di un confronto tra due pensatori che, per indole, presupposti
dottrinari e religiosi e fors’anche per una evidente differenza di età,
mai, di fatto, potevano avere un rapporto vero e proprio. A queste
conclusioni giunge Arcella, confortato dall’appendice del volumetto in
esame, curato da Alessandro Giuli (4), nella quale viene riportato uno
studio sul materiale documentario inerente ai tentativi evoliani di
guadagnare considerazioni nel milieu attualistico, attraverso l’invio
dei suoi libri e la sua partecipazione ad iniziative editoriali e
convegni di filosofia. All’interno di questo scritto si trova anzitutto
una precisazione in ordine alla questione relativa alle voci, non
firmate, che Evola avrebbe in effetti potuto curare per l’Enciclopedia
Italiana. “Per quel che attiene invece, più specificatamente i rapporti
tra Evola e la Treccani”, si dice, “la posizione assunta dall’Archivio
storico dell’Enciclopedia, nella persona della dott.ssa Durst, esclude
la possibilità di rinvenire, oltre a quella relativa alla voce “Atanor”,
altre schede di attribuzione concernenti voci che Evola potrebbe aver
curato (…) dobbiamo dedurre che qualsiasi tentativo esegetico, in ordine
alle voci di cui si è detto, resta in mancanza di altre testimonianze
certe, sul piano congetturale”.
Dediche a due filosofi
Giuli si è dunque riproposto di riportare semplicemente quanto reperito
all’interno dell’archivio della “Fondazione Gentile” e di quella
intitolata a Ugo Spirito. Le risultanze, constano di due copie dei Saggi
sull’Idealismo magico, una indirizzata a Gentile, con la seguente dedica
autografa: “In rispettoso/omaggio a/Giovanni Gentile/ j; Evola”. L’altra
per Spirito, ed anch’essa con firma autografa, così reca: “Ad Ugo
Spirito in omaggio di stima e cordialità”. Medesimo è il discorso da
farsi per la Teoria dell’Individuo Assoluto (6). Sulla prima copia
troviamo scritto: “a Giovanni Gentile/ deferente omaggio dell’autore”.
Sulla seconda, oltre alla firma autografa “ad Ugo Spirito/Confermandogli
la mia stima e ringraziandolo per la cortese considerazione
accordatami”; il riferimento è ovviamente alla non troppo benevola
recensione che il filosofo di Arezzo dedicò sul Giornale critico della
filosofia italiana alla filosofia evoliana. Evola continuerà ad inviare
con una certa costanza ai due maggiori esponenti dell’attualismo alcune
copie dei propri scritti. Per quel che riguarda Gentile, è possibile
rintracciare dediche autografe anche su Imperialismo Pagano (7) (“in
deferente omaggio al senatore/Giovanni Gentile/ J. Evola/ Roma
17-3-928”), su Fenomenologia dell’Individuo Assoluto (“a S.E. Giovanni
Gentile/deferente e devoto omaggio/dell’Autore/Roma 3-1-930”) e su
Heidnischer Imperialismus (8) (“a Giovanni Gentile/in rispettoso
omaggio/ j. Evola/ Roma 7.XI.33/XII); inoltre, pur non avendone reperita
copia alcuna, sappiamo per certo – lo apprendiamo da una lettera dello
stesso autore datata 4-1-931 (9) – che Evola chiese a G. Laterza di
spedire una copia de la Tradizione Ermetica al Senatore Gentile. Nella
biblioteca della Fondazione Ugo Spirito invece, è possibile trovare,
oltre ai libri prima citati, una dedica autografa sulla Fenomenologia
(“a Ugo Spirito/con tutta la cordialità e/la stima di/ J. Evola”); ad
essa occorre poi aggiungere l’ironica dedica autografa apposta su
Imperialismo pagano, a cui fa riferimento Antimo Negri (10). E’ chiaro,
beninteso, che tale elenco non può avere alcuna fine che non sia
eminentemente referenziale. “In buona sostanza non prova alcunché se non
che Evola, più o meno fino ai primi anni ’30 ritiene utile sottoporre
all’attenzione di Gentile e Spirito – ma a quanto ci consta anche del
senatore Balbino Giuliano, di De Ruggero ed altri con loro – i propri
libri: prassi comune che caratterizza coloro che esordiscono nel
panorama culturale. Più interessante, al limite, può essere constatare
come alcuni dei libri di cui si parla sembrino non essere stati nemmeno
aperti, molti di essi non presentando alcuna annotazione. Ma anche
questa verifica prova assai poco, soprattutto a distanza di oltre mezzo
secolo dalla pubblicazione dei testi”. La conclusione che Arcella, e
Giuli sulla sua scia, ricavano è che “non è possibile ritenere che in
qualche modo vi sia stato un incontro tra gentile ed Evola avvenuto in
seno ad un autentico confronto filosofico che, ripetiamo, Gentile evitò
personalmente di intraprendere”. Ma ciò nonostante, Evola non rinuncia a
sostenere le proprie tesi nell’ambito filosofico-accademico. Si scopre
quindi che, nel contesto del VII Congresso Nazionale di Filosofia,
tenutosi a Roma dal 26 al 29 maggio del 1929 – il cui comitato d’onore è
presieduto da Benito Mussolini, ed il cui comitato promotore è invece
presieduto da Gentile – Evola, pur non facendo parte dell’elenco degli
aderenti al Congresso (in quanto estraneo all’ambiente accademico) vi
partecipa attivamente, figurando tra gli oratori della seduta
pomeridiana del 28 maggio (11) insieme a Montaldo, Saitta, Pavese,
Volpicelli, Contadini, Calogero, Carabellese ed altri. Scorrendo gli
atti del Congresso è possibile trovare Evola citato in occasione della
discussione apertasi, nell’ambito delle relazioni della sezione I, dopo
la relazione del prof. Saitta sugli Aspetti soggettivistici delle
dottrine gnoseo-logiche di Plotino. E più avanti, nel dibattito che
segue la comunicazione (della sezione II) del prof. Contadini su Critica
dell’antinomia di trascendenza e immanenza.
Un fiore che non sboccia
Tirando le somme del tentativo di dialogo tra i due pensatori, Arcella
può infine affermare che “il tentativo evolvano di aprire un colloquio
costruttivo rimane un fiore che non sboccia”. E’ chiaro che Evola avesse
effettivamente cercato di costruire, senza risultati veramente
apprezzabili, un punto di riferimento culturale alternativo all’ambiente
gentiliano. Ed è indiscutibile che, pur non volendo lasciare intentata
la strada del dialogo – che ad ogni modo qualche piccolo frutto lo ha
dato – intendesse lasciare una profonda traccia di sé nel milieu
accademico non fermo su posizioni attualistiche. Una spiegazione del
sostanziale fallimento delle sue intenzioni, è lo stesso Evola a
fornirla: “Tutti i riferimenti extra-filosofici di cui il mio sistema
filosofico era ricco servirono come un comodo pretesto per l’ostracismo.
Si poteva liquidare con un’alzata di spalle un sistema che accordava un
posto perfino al mondo dell’iniziazione, della “magia” e di altri
relitti superstiziosi. Che tutto ciò da me fosse fatto valere nei
termini di un rigoroso pensiero speculativo, a poco servì. Però anche da
parte mia vi era un equivoco, nei riguardi di coloro ai quali, sul piano
pratico, la mia fatica speculativa poteva servire a qualcosa. Si
trattava di una introduzione filosofica ad un mondo non filosofico, la
quale poteva avere un significato nei soli rarissimi casi in cui la
filosofia ultima avesse dato luogo ad una profonda crisi esistenziale.
Ma vi era anche da considerare (e di questo in seguito mi resi sempre
più conto) che i precedenti filosofici, cioè l’abito del pensiero
astratto discorsivo, rappresentavano la qualificazione più sfavorevole
affinché tale crisi potesse essere superata nel senso positivo da me
indicato, con un passaggio a discipline realizzatrici” (12). “Ed è forse
proprio nella volontà evoliana di indossare l’abito filosofico”,
conclude Giuli, “per mostrarne le profonde lacerazioni e quindi
disfarsene, per andare con la filosofia oltre la filosofia, che urge
rintracciare il motivo dell’inconciliabilità delle istanze evoliane con
quelle fatte proprie anche da chi aveva teorizzato una filosofia della
prassi che non trovava però uno sbocco metafisico. Questo può anche
spiegare il fatto che in ultima analisi al teorico dell’Idealismo
Magico, fosse offerta la chance di occuparsi di una o più voci della
Treccani, concernenti senz’altro un argomento in relazione al quale gli
era riconosciuta una indiscutibile competenza, l’alchimia o l’esoterismo
in generale, ma che ciò nonostante non godeva di una maggiore
considerazione di quelle “scienze curiose” che già nel XVII secolo,
quand’anche non fossero considerate appannaggio della “perniciosissima
magorum societas”, erano comunque considerate di scarsa rilevanza
culturale, quasi fossero una sorta di studio d’evasione”. In
conclusione, è evidente che, se non mancarono certi attestati di stima
da parte degli allievi di Gentile nei confronti di Evola – Calogero, ad
esempio così ebbe a dire: “Pochi come l’Evola hanno infatti compreso con
tanta nettezza come la più moderna soluzione idealistica del problema
dell’essere e del conoscere esiga la totale, integrale, incondizionata
negazione di ogni “realtà” ed “oggettività” di fronte o in seno alla
consapevolezza dell’io…” anche se poi il filosofo del dialogo dovette
concludere che “S’intende qui come, tra magia e immoralismo, possa
essersi perduto in tante sterili e sconcertanti esperienze un ingegno
speculativo, che pure aveva così robusto impianto” (13) – il rapporto
tra il filosofo-mago ed il mondo dei filosofi tout court dovette infine
risultare impraticabile. Senza che ciò, tuttavia, possa ridimensionare
la portata di due apparati filosofici, l’idealismo magico e
l’attualismo, che, seppure inconciliabili, non poca importanza ebbero
nella formazione di un patrimonio speculativo (nel caso di Gentile) e di
una suggestiva attitudine esistenziale (nel caso di Evola) sui quali
intere generazioni hanno formato le basi della propria crescita
dottrinale.
NOTE
(1) In questa direzione, tuttavia, è bene mettere in evidenza il serrato
confronto teoretico con la filosofia gentiliana intrapresa da Gennaro
Sasso, che peraltro presiede la Fondazione intitolata al filosofo di
Castelvetrano. Ci si riferisce in modo precipuo al ponderoso volume
Filosofia e idealismo II, Bibliopolis, Napoli 1995, nonché al libro, di
taglio più storico-filosofico che teoretico striato sensu, le due italie
di Gentile, Il Mulino, Bologna 1998. Sasso, inoltre è l’autore della
voce Giovanni Gentile, recentemente pubblicata dal Dizionario Biografico
degli Italiani per l’Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani).
(2) Lettere di Juliu Evola a Giovanni Gentile (1927-1929) Ed. Fondazione
J. Evola, Roma 2000, a cura di Stefano Arcella.
(3) Cfr. S. Arcella, Gentile amico e nemico, in L’Italia Settimanale, n.
23, 15 giugno 1994, pp. 44-46; e id.. L’epistolario Evola-Gentile. Tra
Weltanshauung “tradizionale” e idealismo attualistico, in Futuro
Presente, n. 6, primavera 1995, pp. 79-88.
(4) L’appendice in questione, è una sintesi di un saggio di più ampio
respiro: A. Giuli, Evola-Gentile-Spirito: tracce di un incontro
impossibile, apparso nel volume Democrazia, nazione e crisi delle
ideologie, Luni Editrice, Milano 2000 – Annali della Fondazione Ugo
Spirito, 1997, IX, pp411-442.
(5) J. Evola, Saggi sull’Idealismo magico, Atanòr, Todi-Roma 1925.
(6) J. Evola, Teoria dell’Individuo Assoluto, Bocca, Milano 1927.
(7) J. Evola, Imperialismo pagano, il Fascismo dinanzi al pericolo
Euro-Cristiano, Atanòr, Todi-Roma 1928.
(8) J. Evola, Heidnischer Imperialismus, Armaner-Verlag, Leipzig 1933.
(9) Cfr. J. Evola, La Biblioteca esoterica, Evola-Croce-Laterza.
Carteggi editoriali 1925-1959 a cura di Alessandro Barbera, Ed. Fond. J.
Evola, Roma 1957 pp.52-53.
(10) Cfr. A. Negri, Julius Evola e la filosofia, Spirali Edizioni,
Milano 1988 p. 73, ove l’autore, citando erroneamente da un inesistente
“Imperialismo Cristiano”, così riporta: “A.U.S. in cordiale omaggio e
con auguri di imminente conversione al paganesimo! J. E.”.
(11) Cfr. Atti del VII Congresso Nazionale di Filosofia, - Roma – 26-29
maggio 1929 – VII, Casa Editrice d’Arte Sestetti e Tumminelli,
Milano-Roma.
(12) J. Evola, Il Cammino del Cinabro, Ed. Scheiwiller, Roma 1962, p.
61.
(13) G. Calogero, Come ci si orienta nel pensiero contemporaneo? – con
un’appendice sulla filosofia italiana del dopoguerra, Biblioteca del
Leonardo, Sansoni, Firenze 1940, pp. 57-59.
24/02/2007