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Fusione Autostrade-Abertis: Prodi al muro
Diana Pugliese
Il tema
delle fusioni transfrontaliere diventa sempre più caldo e rischioso per
il nuovo esecutivo. Nonostante l’ostentata apertura al libero mercato e
il favore più volte dimostrato da numerosi esponenti della coalizione
durante le scalate bancarie della scorsa estate, il matrimonio tra
Autostrade S.p.A. e la spagnola Abertis ha già aperto una frattura
difficile da sanare, mettendo con le spalle al muro il primo ministro in
pectore. Per il momento, infatti, l’ex commissario Ue ha evitato di
prendere posizione ed è rimasto in attesa di ulteriori sviluppi, ma
l’Europa e una parte dei sindacati si sono già mossi ad indicargli la
strada maestra. Il problema per il ‘povero’ Prodi è che però le due
strade indicate vanno decisamente in direzione opposta: l’Ue - e quindi
la grande finanza - vuole che la fusione vada in porto al più presto
mentre Cisl e Uil chiedono che il governo intervenga in difesa degli
interessi nazionali, impedendo una operazione che andrebbe solo a danno
dei cittadini. Nel caso della Cisl, poi, si è arrivati addirittura ad
ipotizzare qualcosa che per gli euroburocrati potrebbe essere
addirittura una blasfemia: la ristatalizzazione delle autostrade.
“Ristatalizzare le autostrade? Se dipendesse da me ci penserei sul
serio”, ha dichiarato ieri il nuovo segretario della Cisl, Raffaele
Bonanni, in un’intervista a “La Repubblica”. Ma il successore di Savino
Pezzotta è andato anche oltre, ricordando che le privatizzazioni degli
anni Novanta sono state sbagliate e hanno fatto “guadagnare soldi a
palate” a qualcuno, danneggiando i cittadini che hanno dovuto solo
pagare “tariffe più alte”. Certo formalmente Bonanni non accusa il
Professore: i “troppi silenzi” sulla fusione sono del governo uscente e
della Confindustria. Convinto (o speranzoso) che l’ex commissario Ue sia
sulla sua stessa lunghezza d’onda e dell’esistenza di gravi inadempienze
da parte della società Autostrade, il nuovo leader della Cisl ha
concluso che toccherà a Prodi prendere in mano la questione “fino a
considerare l’ipotesi di ripensare la concessione”. Insomma, “è stato un
errore gravissimo aver regalato le Autostrade ai Benetton”.
Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, si è invece rivolto
direttamente a Prodi, seppur in tono diverso. “Il Governo non può fare
finta di nulla”, ha ammonito il segretario sindacale, concludendo che
sulla concessione non possano essere “solo gli azionisti a decidere”.
Sarà il nuovo esecutivo a dover analizzare il problema “con molta
attenzione” prima di dare l’eventuale via libera.
Sul fronte opposto la grande finanza. Anticipando i rischi che la
disomogenea compagine dell’Unione implica, quest’ultima ha espresso i
suoi timori sulle pagine del britannico ‘Financial Times, ipotizzando
l’intervento del nuovo governo di centro-sinistra nell’operazione
Autostrade-Abertis. Un articolo che lascia tra le righe esprime tutto il
disappunto del mondo finanziario sulla questione.
Intanto l’Ue affila le unghie. “Non ho fatto alcuna indagine su quale
potrebbe essere il nostro ruolo - ha dichiarato Charlie McCreevy
commentando l’articolo sul Ft - devo vedere quale potrebbe essere il mio
ruolo come commissario al Mercato Interno, se questo è il caso”. Non
commenta, invece, il portavoce del commissario alla Concorrenza, Neelie
Kroes, ricordando però che la notifica della fusione all’Antitrust Ue
non è ancora stata fatta da parte dei due gruppi, ai quali spetta fare i
dovuti calcoli utili per stabilire se l’autorità competente è quella
comunitaria o quella nazionale. Indubbiamente favorevoli, i commissari
si muovono però con prudenza, soprattutto perché il caso Suez-GdF ha già
dimostrato la loro impotenza di fronte al volere degli Stati forti.
Ulteriori ostacoli sul cammino del Professore bolognese sono arrivati
dall’opposizione. An ha infatti presentato una mozione in Parlamento per
discutere la fusione perché, come ha sottolineato Maurizio Gasparri, è
necessario che venga tutelato “l’interesse della comunità nazionale”
perché nell’operazione che ha definito “ambigua e pericolosa” ci sono
“aspetti che riguardano le concessioni, gli investimenti, la
modernizzazione di infrastrutture fondamentali per la vita del Paese”.
In questo clima composito, di fronte ad un Prodi che fa melina, il
presidente di Autostrade, Gianmaria Gros-Pietro, prova a gettare funo
negli occhi. Dopo aver imputato i ritardi nell’esecuzione del contratto
alla precedente gestione Iri, Gros-Pietro ha invitato la Cassa depositi
e prestiti, per il 70% del Tesoro, ad intervenire a fianco
dell’azionista Schema28, acquisendo con una spesa di 2,4 miliardi il 10%
della nascente società. “È evidente che ci vorrebbe un via libera
politico”, ha però sottolineato. A buon intenditor poche parole.
Peccato però che nel frattempo, per mettersi al riparo da ogni rischio,
i principali azionisti di Abertis-Autostrade - Acs (Actividades de
Construccion y Servicios), Caixa d’Estalvis i pensions de Barcelona e
Schema28 - abbiano già siglato un Patto di sindacato, comunicato ieri
nel tardo pomeriggio dalla Consob spagnola. L’accordo entrerà in vigore
appena sarà effettiva la fusione e sarà valido per 3 anni, anche se può
essere sciolto prima nel caso venga deciso lo scioglimento di una o più
parti di Schema28. L’accordo prevede anche che i soci abbiano
reciprocamente il diritto di prelazione in caso di vendita di almeno
l’1% del capitale sociale di Abertis Infraestructuras, la nuova società,
da parte di uno degli azionisti aderenti al Patto per “un arco temporale
di docici mesi” rappresenti almeno 1% del capitale sociale. Acs e
Schemaventotto, inoltre, si sono concessi il diritto di prelazione nel
caso ci sia un cambiamento nell’assetto di controllo in una delle due
società. |