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L'antica saggezza pre-industriale

di Massimo Fini

Il Gazzettino

Nell'Europa preindustriale la disoccupazione non esisteva. I contadini lavoravano la propria terra o quella che avevano in concessione illimitata dal proprietario in cambio di prestazioni personali a condizioni che lo stesso Adam Smith, il padre dell'economia capitalista, giudica "ridicoli" («I contadini pagavano una rendita che non aveva alcun rapporto di equivalenza con la sussistenza che la terra forniva loro: una corona, una mezza corona, una pecora, un agnello erano, nelle Highland, una rendita ordinaria per delle terre che mantenevano una famiglia»; da: La ricchezza delle nazioni).Il bracciantato, cioè l'andare a lavorare su terre di qualcun altro dipendendo quindi dalle sue fortune economiche, fu pressoché sconosciuto fino agli albori della Rivoluzione industriale. Anche i cosiddetti "servi della gleba", o servi casati, erano tali perché non potevano lasciare le terre date loro in concessione ma non potevano nemmeno essere cacciati. Né esisteva allora il "busillis" portato dalla Modernità, fra un lavoro sicuro ma che condanna alla dipendenza vita natural durante dalla stessa azienda, con la noia che ciò comporta, e uno, come oggi, che tende a farsi "flessibile" ma precario. La precarietà allora non esisteva, il lavoro era fisso e assicurato, ma non poteva essere percepito come condanna perché si svolgeva sulla propria terra o su quella posseduta da sempre, intorno alla propria casa.
I mendichi rappresentavano circa l'1\% della popolazione , in genere era mendico chi voleva esserlo. Del resto non esisteva il concetto stesso di povertà, perché in un'economia di autoproduzione e di autoconsumo, dove ognuno lavora sul suo e vive del suo, la sussistenza era assicurata. E poiché la stragrande maggioranza della popolazione viveva così, erano molto meno sensibili i violenti contrasti fra ricchi e poveri che caratterizzano le nostre società. Come nota Alexis de Tocqueville il termine "pauperismo" appare per la prima volta negli anni Trenta dell'Ottocento nell'opulenta Inghilterra, in pieno "take off", decollo industriale.«In campagna - scrive lo storico Giuseppe Felloni - le terre sono distribuite con criteri che antepongono l'equità distributiva all'efficienza economica, mentre quelle per loro natura inadatte alla coltivazione (boschi, pascoli, paludi) sono usate promiscuamente da tutti... le terre... per consentire il libero accesso di quanti usufruiscono degli usi civici devono essere lasciate aperte, senza barriere confinarie».È il regime delle terre aperte (open fields) che reggerà per secoli il delicato ma straordinario equilibrio del mondo agricolo medievale, fino a quando con la rivoluzione parlamentare di Oliver Cromwell, preannuncio della democrazia, quel parlamento zeppo di possidenti, mercanti e banchieri, non permise ai grandi proprietari terrieri di recintare i loro campi (enclosures) il che consentì sicuramente di aumentare la produttività ma mise milioni di contadini alla fame, pronti a servire da carne da macello per le fabbriche dell'incipiente industrializzazione. Nell'artigianato sono posti limiti severissimi alla concorrenza. Se si scorrono gli statuti artigiani si leggono prescrizioni per noi incomprensibili: "non togliere agli altri alcuno dei suoi clienti", "nessuno deve allontanare i clienti dal negozio altrui e distoglierlo dall'acquisto, con cenni o gesti". Anche la pubblicità, sovrana assoluta del nostro tempo, è malvista, perché considerata concorrenza. Era un regime non basato sulla "competizione" ma sulla "cooperazione, dove a ogni uomo, a ogni nucleo familiare, doveva essere assicurato lo spazio vitale.Sembrava un sistema ragionevole e umano. Ma non era razionale, non era sufficientemente efficiente. L'abbiamo abbattuto. E ora godiamoci quindi le bellurie della competizione globale che passa sul massacro delle popolazioni, del nostro e del Terzo mondo, logica e inevitabile conseguenza del meccanismo paranoico che abbiamo messo in moto quando, con l'ottuso ottimismo di Candide, abbiamo abbandonato gli equilibri del mondo medievale.

 

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Ultimo aggiornamento: domenica 09 aprile 2006