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Pezzotta lascia la Cisl mentre Bonami affila le
armi
Sabrina Lauricella
Cambio di
guardia alla guida della Cisl. Come annunciato, il leader Savino
Pezzotta si è dimesso dopo 5 anni di direzione, aprendo la strada
all’abruzzese Raffaele Bonanni. Classe 1949 e attivo nell’organizzazione
sindacale dal 1972, il futuro segretario della Cisl è stato anche tra i
principali attori nella stesura del “Patto per l’Italia”, siglato nel
2002 con il governo.
Pur non essendo ancora ufficialmente in carica (l’elezione da parte del
consiglio nazionale è fissata per il prossimo 27 aprile), Bonanni ha già
affilato le armi, almeno apparentemente in modo bipartisan. “Il patto
per l’Italia è stato importante, ma il governo lo ha rispettato solo in
parte. Si sono presa la flessibilità. Quanto alle tutele e agli
ammortizzatori sociali li stiamo ancora a spettando”, ha dichiarato
ribadendo le severe critiche all’esecutivo uscente nell’attuazione della
legge Biagi.
Ma gli ‘avvertimenti’ indiretti non sono mancati neanche per il futuro
governo e per lo schieramento del centrosinistra, visto che Bonanni,
almeno a parole, si è mostrato pronto a lottare per i lavoratori anche
contro un governo targato Prodi.
Commentando il taglio del cuneo fiscale e la possibilità che esso possa
restituire potere di acquisto ai salari, Bonanni ha ammonito che, per
come è stato ipotizzato sembra servire “solo alle imprese”, anche
perché, “tagliare i contributi previdenziali vuol dire automaticamente
toccare le pensioni di domani”. “Non mi pare una grande idea”, ha
aggiunto. Riferendosi agli scioperi che hanno accompagnato tutto il
governo Berlusconi, il futuro segretario ha sottolineato che vengono
fatti “quando non esistono margini per trattare” e quando un governo “si
presenta con proposte unilaterali”.
Intervenendo infine sull’unità sindacale e l’autonomia della Cisl,
Bonanni ha detto: “Le due cose non sono in contraddizione. Il sindacato
ha un ruolo solo se difende gli interessi dei lavoratori: - ha ammonito
quasi avvertendo il futuro esecutivo - non ha partito, non ha
schieramento. In questo senso l’autonomia è fondamentale: non si
risponde a nessuno se non a chi ti ha dato la delega”. “L’unità è il
vero potere” e, quindi, solo questa può consentire di fare al meglio gli
interessi dei lavoratori.
Dal canto suo, il segretario uscente della confederazione di via Po,
Savino Pezzotta, si è limitato a far sapere di essere interessato ai
“problemi sociali nazionali e internazionali”. A dare maggior
delucidazioni ci ha pensato però l’ex numero uno dell’Udc, Marco Follini.
Riferendosi a colui che ha giudicato un esempio di “autonomia dalla
politica”, l’esponente dell’Udc ha detto: “so che ci mancherà e so che
non lo perderemo”.
Insomma, il ‘riciclaggio’ è assicurato, magari tra le file del partito
oggi guidato da Lorenzo Cesa. |