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Le ricettine economiche di Prodi
Diana Pugliese
La ricetta
economica del nuovo governo ha trovato spazio, come era prevedibile,
ieri nel discorso di Romano Prodi. Molti i punti affrontati: dalla legge
30 ai conti pubblici, dal fisco al taglio del cuneo fiscale, dalla
riforma delle autorità economiche di controllo alla necessità di
avvicinare il nord e il sud d’Italia. Non sono mancate comunque le
sorprese, soprattutto alla luce della tesa e dura campagna elettorale,
sorprese che hanno confermato che nonostante gli scontri politici,
alcune ‘ricettine’ - peraltro imposte dalla finanza internazionale che
ha sede nell’Ue e Oltreoceano - sono sostanzialmente bipartisan.
Sul fronte dei conti pubblici, per esempio, la tanto paventata manovra
straordinaria - fino a ieri ritenuta necessaria per colmare la supposta
cattiva gestione dei conti pubblici del governo uscente -, non ci sarà.
Il nuovo governo prevede di fare solo una normale correzione, operazione
per Prodi “indispensabile per assolvere” agli impegni europei già presi
da Tremonti - sulla cui linea il nuovo ministro si muoverà - e per
“stroncare al più presto incipienti segni di sfiducia dei mercati
internazionali”, cioè le minacciate revisioni del rating delle Agenzie
internazionali. Per il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, questa
operazione dovrebbe anche servire a far sì che “la ripresa in atto,
invece di essere resa effimera dal rapido scontrarsi con un vincolo
finanziario, si possa distendere in un processo di crescita duratura”.
Un bella frase che nasconde la necessità di trovare i soldi per il
costoso taglio del cuneo fiscale promesso entro la fine del 2006. Anche
sul fronte dei capitoli di spesa, Prodi non si allontana tanto: sarà
infatti “giocoforza intervenire sulle tendenze dei grandi capitoli della
spesa pubblica centrale e periferica, stabilire un serio equilibrio tra
potere di spesa e responsabilità della copertura, modificare la
composizione della spesa e dell’entrata per rafforzare la capacità dei
bilanci pubblici di promuovere la crescita”. Ma Prodi, finalmente,
ammette anche l’esistenza di “segni incoraggianti di una ripresa
congiunturale” e l’importanza del peso dei ritardi strutturali che
impediscono di approfittare completamente del ciclo espansivo
dell’economia mondiale. Su questo fronte la ricetta, per il professore,
è attivare politiche (ma non dice quale) che consentano di beneficiare
degli effetti positivi della congiuntura e rimuovano i limiti
strutturali che frenano la crescita. Nel Fisco il nuovo esecutivo
intende puntare sulla lotta all’evasione fiscale, con un fisco che sia
“amico della famiglia”, visione certamente dovuta all’influenza dei
partiti centristi della coalizione. Come era prevedibile, considerando
il suo passato di ‘privatizzatore’ grazie al quale può contare sul
supporto della finanza internazionale e d’Oltreoceano, la crescita sarà
stimolata con politiche per il mercato e liberalizzazioni e con una
strategia industriale che punta su alcune linee guida: trasferimento
tecnologico, crescita dimensionale delle imprese con interventi fiscali
e normativi che favoriscano fusioni e acquisizioni, consolidamento delle
filiere in crisi, internazionalizzazione con sostegni concreti alle
imprese che esportano e nascita e sviluppo di aziende in settori nuovi,
“con grandi progetti di ricerca cofinanziati dal settore pubblico”.
Consapevole di non avere l’appoggio di alcune regioni, il professore
bolognese ha diplomaticamente teso la mano alle imprenditoria del
settentrione e del meridione, dando un colpo al cerchio e uno alla
botte: serve “un Nord forte e vitale” che traini la crescita, un Nord a
cui “dobbiamo dare molto” e “una risposta” in tempi rapidi. Anche al
Mezzogiorno, altra “area strategica” del Paese, dobbiano dare molto
perché “può offrire grandi opportunità”, tanto più per la “sua
collocazione geografica”, che ne fa “una grande piattaforma di
interconnessione tra l’Europa e l’Asia”, uno “snodo commerciale e di
trasformazione” per le merci.
Ma l’astuzia del nuovo capo di governo si è vista soprattutto sul fronte
della legge 30 dove, quando necessario, la ‘precarietà’ è diventata “provvisiorietà”.
Se il sistema produttivo “sta perdendo colpi”, il motivo è (ora) che
“sono cambiati i modi di produrre” e “i fattori indispensabili per
accrescere la competitività”. Motivo per cui, per Prodi, è necessario
ricorrere sia ad innovazione e ricerca, a scuole di formazione
professionale, alla meritocrazia e al binomio tecnica-impresa, ma anche
alla flessibilità che ‘non deve essere precarietà’. Ipocritamente Prodi
prevede la revisione della legge 30 per ‘armonizzare flessibilità e
stabilità’ ma, stando al programma, questa riguarderà solo gli aspetti
tecnici e più penalizzanti, forme di lavoro che le imprese non usano.
Sulla sostanziale cancellazione dei diritti dei lavoratori, invece, il
centrosinistra non tornerà indietro.
Su un altro fronte critico, le infrastrutture, Prodi appare (ora)
consapevole dell’importanza di collegare l’Italia alla rete
infrastrutturale europea con “gli assi Nord-Sud ed Est-Ovest”. Ecco che
servono porti, strade, reti ferroviarie. Pur ammettendo la necessità di
fare “adeguate autostrade del mare”, Prodi boccia però il Ponte di
Messina e le ‘singole infrastrutture’ e parla di “una logica di sistema
integrato”, come se questo non rientrasse già nel corridoio europeo n.
5. Promesse di revisione, poi, sul fronte delle autorità economiche che
Prodi intende “ridisegnare il sistema” limitando a 4 le autorità e
“trasformando in agenzie” le altre, passando da una suddivisione delle
competenze basata su settori o su soggetti sottoposti a controllo o
vigilanza, ad un’altra fondata invece sugli obiettivi e le finalità del
controllo stesso.
Sul fronte Ue, infine, l’ex Presidente della Commissione si è
sostanzialmente detto pronto a rinunciare alle leve della guida
economica. “Penso alla necessità di dotare l’unione monetaria di un vero
governo economico e sociale, allo sviluppo di una nuova politica comune
dell’energia, al sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica”.
L’interesse nazionale e interesse europeo, per Prodi, sono infatti “una
cosa sola”. Meditiamo.
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