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Le fusioni internazionali
corroderanno i diritti dei lavoratori
La
creazione del cosiddetto ‘mercato unico europeo’ - che farà perdere ai
lavoratori italiani tutti i diritti faticosamente acquisiti con lunghe e
dure lotte sindacali - non passa solo attraverso una normativa unitaria
ma anche, e soprattutto, attraverso le fusioni transfrontaliere, un
“nuovo” termine in burocratese che in fondo significa internazionali.. A
mettere nero su bianco questa conclusione, seppur in tono decisamente
più positivo, l’Associazione bancaria italiana che ieri ha tenuto il suo
primo evento su questioni legate alle risorse umane, le politiche
occupazionali europee e le ‘strategie dell’industria finanziaria per la
competitività nell’Europa a 25’. Ad inaugurare l’incontro, Giuseppe
Zadra, direttore generale dell’Abi, che si è detto convinto della
necessità di abbracciare un visione più ‘aperta’ e meno ‘nazionale’ del
Paese. Dopo le fusioni degli ultimi 15 anni, realizzate a ben vedere con
non poche difficoltà dall’ex numero di Palazzo Kock, Antonio Fazio,
l’Italia sta entrando secondo il dg in “una nuova fase”. “La
realizzazione di un vero mercato del lavoro europeo si gioca soprattutto
sulla spinta a concentrazioni e aggregazioni cross border - ha
dichiarato - cui l’Italia non può restare estranea. In particolare, - ha
continuato - dopo la stagione di fusioni ‘domestiche’ degli anni 90,
dobbiamo uscire dalle prospettive nazionali e inserire concretamente il
nostro sistema in una strategia europea”. Per Zadra, infatti, è
soprattutto “l’efficace gestione delle risorse umane” la “chiave per il
rilancio della competitività interna e internazionale”, anche nel
sistema finanziario e bancario. In altri termini, per far riguadagnare
competitività alle imprese italiane l’Abi non punta tanto sul taglio di
altri costi importanti, come l’energia o le infrastrutture, ma
soprattutto su quello del costo del lavoro. Un taglio che si
concretizzerà semplicemente aprendo la porta alle fusioni tra imprese di
diversi Paesi. Queste infatti, metteranno in concorrenza tra loro i
lavoratori del Vecchio Continente. Da una parte, quelli provenienti dai
Paesi più avanzati come Francia e Germania, che godono di maggiori
diritti e salari più elevati, e dall’altra quelli dei Paesi dell’ex area
sovietica di recente ingresso, economicamente meno avanzati e più
disponibili ad accettare condizioni meno favorevoli di lavoro. Facendo
una paragone sportivo, si tratta di mettere sullo stesso ring ‘pesi
massimi’ e pesi minimi e stare a guardare chi vince!
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Ultimo aggiornamento: lunedì 22 maggio 2006