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ECONOMIA 2007
La liberalizzazione dell'energia arriva in Italia
Le privatizzazioni non dovrebbero interessare i beni comuni e fondamentali
di un Popolo
di Marco Cottignoli
Dal primo luglio il mercato dell’energia elettrica e del gas europeo è stato
liberalizzato con lo scopo di incoraggiare l’ingresso di nuovi investitori e
la libera concorrenza. Interessante il disinteresse con cui i media hanno
trascurato questo evento che segna, invece, una rottura notevole con il
passato. Non si pagheranno più le bollette in base alle tariffe stabilite
dall’Autorità per l’Energia elettrica ed il Gas ma queste verranno saranno
misurate, oltre all’aggiunta delle imposte, sommando un prezzo dell’energia
ed una tariffa per i servizi legati alle infrastrutture. Il dato importante
è che a fronte di quasi trenta milioni di utenti che, al momento, possono
scegliere il fornitore o cambiarlo, la situazione sia di semi-stallo. Non
solo perché la liberalizzazione vera e propria scatterà fra circa sei mesi
ma, soprattutto, per la passività silenziosa e rassegnata degli italiani.
Una ricerca dell’Eurisko ha, infatti, messo in evidenza che solamente il 48%
delle famiglie italiane è a conoscenza della liberalizzazione del mercato
energetico e la percentuale tende a calare alquanto quando si scende nei
dettagli. Il dubbio si insinua: questo mercato liberalizzato porterà
vantaggi, riduzione dei prezzi, sconti, risparmi agli utenti? Uno degli
aspetti deboli di questa vicenda è che l’Autorità per l’energia non sembra
si sia ancora dotata di strumenti adatti per tutelare i consumatori con il
reale rischio che l’offerta dei singoli operatori non sia trasparente e che
proponga condizioni e sconti non reali. In pratica potremo assistere nei
prossimi mesi ad una certa proliferazione delle offerte ma non è detto che a
ciò corrisponderà una diminuzione reale dei prezzi. Un altro problema,
profondamente italiano è che siamo i secondi al mondo per importazione di
energia elettrica e, quindi, siamo dipendenti alla materia prima ed al
prezzo, sempre fluttuante, ad esso correlato. Sperando che non avvenga una
delle solite liberalizzazioni "all’italiana", dove al monopolio pubblico si
sostituisca uno privato senza alcun vantaggio per i consumatori, al momento,
dunque, non è assolutamente detto che tale apertura al libero mercato
energetico possa portare vantaggi agli utenti. Nel frattempo in Europa altri
Stati hanno già da tempo liberalizzato: uno degli esempi più eclatanti è la
Gran Bretagna nella quale dal 1991 al 2001, la liberalizzazione non ha
favorito nessuna diminuzione dei prezzi ma anzi ha creato un servizio
peggiore, licenziamenti e problemi di vario genere. Il fatto fondamentale è
che lo Stato dovrebbe sempre gestire beni comuni e fondamentali quali
l’energia elettrica o l’acqua che mai dovrebbero venire gestiti da aziende
private o da multinazionali straniere. La cruda ma concreta sensazione è che
la liberalizzazione non ridurrà i prezzi ma favorirà, come sempre, le
oligarchie economiche e finanziarie.
31/07/2007