|
|
ECONOMIA 2007
Capitalismo: la crisi globale sulla pelle
dei cittadini
Il suicidio di un operaio a causa dell’usura delle banche, è l’ennesimo
campanello d’allarme che dovrebbe spingere a riflettere l’intera opinione
pubblica, sul reale cambiamento del sistema economico in cui i cittadini
sono intrappolati. I rappresentanti sindacali porgono le loro condoglianza
alla famiglia, ricordando che “c’è un problema di salari e di accesso al
credito, che riguarda migliaia di famiglie italiane”, e per tale motivo,
occorrerebbe che “il sistema del credito dia maggiore disponibilità a
ricontrattare le condizioni dei mutui”, oltre al dovere di “aumentare i
salari netti e stabilizzare il lavoro precario”. Sono tutti bei propositi,
sono parole della coscienza sociale di ognuno di noi, ma fino a che punto
poi diventano reale impegno a cambiare il sistema? Oggi i sindacati dicono
di combattere contro il precariato, per i diritti dei lavoratori e per le
loro pensioni, tuttavia ogni giorno devono scendere a compromessi, firmare
l’ennesimo protocollo welfare che dà, nei fatti, mandato alla Confindustria
e al governo di decidere del proprio futuro, senza considerare che i
lavoratori sono diventati solo dei numeri, delle statistiche, manodopera.
Ciò che invece non ci dicono, forse perché se ne vergognano troppo, è che
nessuno oggi è in grado di gestire questo sistema economico, se non con
l’usura e la disinformazione. La politica viene data in pasto alla massa che
vuole vivere di illusioni e di idealismi, mentre le lobbies e chi governa il
denaro, decidono chi sarà il prossimo leader: stavolta all’Italia è toccato
un uomo dal viso onesto, che collabora con “le fondazioni umanitarie” ed è
stato ospite di alcune riunioni del Bilderberg, come ogni futuro premier che
si rispetti. Cambia l’attore ma non cambia il risultato, in quanto l’intero
tessuto politico-sociale sta degenerando sempre più, ci avviciniamo allo
stato sociale americano in cui vi è il dualismo del partito “repubblicano” e
“democratico” ma vi è la medesima lobby che decide le guerre, gli
investimenti e le trattative di pace. In realtà, la vera politica si fa nei
consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Oggi stiamo
vivendo un particolare momento storico, quello che molti vogliono chiamare
“crisi globale” e che le grandi potenze definiscono “terza guerra mondiale”,
ma in realtà è il cedimento di un sistema economico che sta fallendo.
Abbiamo assistito nel mese di Agosto alla crisi dei mutui subprimes, e così
abbiamo visto come il serpente del sistema bancario, che si basa su titoli e
derivati di fatto inesistenti, ha mangiato la sua stessa coda, imputando la
colpa alla crisi dell’insolvenza. Di fatto la crisi di liquidità, che
preesisteva, ha riversato sul mercato speculativo finanziario migliaia di
risparmiatori, che sono caduti poi nella tela delle grandi banche.
Successivamente l’onda d’urto delle perdite subite, e dei milioni di dollari
di capitalizzazione virtuale, si è riversata sul mercato del credito, e così
sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese. Ora, dopo l’infezione
finanziaria globale, veicolata dall’indebitamento americano, si arriverà
probabilmente al cedimento delle borse, in particolare in Asia e negli Stati
Uniti. Si attende ora lo scoppio delle bolle immobiliari mondiali, dal Regno
Unito alla Spagna, poi in Francia e nei paesi emergenti, che provocherà
quella che possiamo definire “tempesta monetaria” in cui la volatilità della
moneta sarà massima.
Il dollaro continuerà a svalutarsi fin quando anche il petrolio continuerà
ad aumentare, per poi rivalutarsi e ponendo così in atto grandi
speculazione. Tale sbalzo improvviso provocherà la stagflazione
dell’economia globale, con la recessione negli Usa, e minore crescita in
Europa, con conseguenze ancora peggiori per i cittadini e le famiglie
italiane.
Fulvia Novellino
01/11/2007