|
|
ECONOMIA 2007
Bersani, il ras delle COOP rosse
Maurizio Blondet
Anche per chi la conosce e l’ha vista all’opera,
la sfrontatezza di Pierluigi Bersani riesce sempre a lasciare senza fiato,
allibiti.
È
riuscito a far passare come una «liberalizzazione» del governo di
sinistra l’abolizione del balzello sulle ricariche telefoniche.
Di fatto, era un atto dovuto e obbligatorio: persino il capo dell’Authority
sulle telecomunicazioni
(il tizio si chiama Catricalà) stava per dichiarare illegale quel balzello,
e ciò non di sua iniziativa, ma su richiesta delle autorità europee,
attivate da privati cittadini.
In realtà, Bersani ha fatto di tutto per ritardare l’ineluttabile decisione.
Non ha appoggiato affatto quei privati consumatori.
Ed è facile capire perché: con quel costo sulle ricariche, illegalmente e
senza far nulla, i gestori TIM, WIND e VODAFONE hanno incamerato 1,7
miliardi di euro l’anno.
Da una cifra così grossa, i beneficiari avranno sicuramente ritagliato un «aiutino»
per i partiti.
E così sono tutte le pretese «liberalizzazioni» di Bersani, accolte
dai giornali e dagli elettori di sinistra con uggiolii servili di
soddisfazione, con sospiri di «giustizia è fatta, profittatori che
affamano il popolo».
Spenderemo meno in barbieri, scodinzolano i sinistri, perché chiunque potrà
diventare barbiere senza licenza e tenere aperto il lunedì; i giornali li
troveremo dappertutto.
Le guide turistiche non saranno più contingentate, gli agenti immobiliari
nasceranno come funghi, le autolinee saranno libere e private, chiunque
potrà aprire una scuola guida, i cinema potranno aprire a dieci metri l’uno
dall’altro… ridicolo.
Semplicemente ridicolo.
Dunque, se le
cose andavano male in Italia era colpa di
barbieri, giornalai, taxisti, benzinai, agenti immobiliari e guide per
turisti, questi capitalisti, con le loro scandalose rendite di posizione.
Punirli, metterli alla frusta della concorrenza, ecco la giustizia sociale.
Nessuno dice che queste «liberalizzazioni»,
ridicolmente minime, hanno un solo scopo evidente: favorire la grande
distribuzione.
E’ negli ipermercati che verranno messi i giornali, i tabacchi, le
pompe di benzina «liberalizzati» con lo sconto di
3 centesimi al litro; lì ci sarà l’angolo dell’agente immobiliare
liberalizzato, il farmacista, il barbiere aperto il lunedì.
Bersani ha in mente una sola cosa: favorire il polipo tentacolare comunista
che sono le COOP, Unicoop, Legacoop, Unipol ed altre furbetterie del
quartierino.
A questo servono le sue ridicole riformette.
Anche se ad avvantaggiarsene saranno, soprattutto, i colossali gruppi
francesi, Auchan e Leclerc che lavora con Conad.
Ma questa è
la strategia delle sinistre al governo:
colpire le categorie deboli, non protette da potenti sindacati, come gli
artigiani marginali, e favorire i grandi gruppi.
Ovviamente al primo posto le COOP, questo polipo che non paga le tasse
gravanti sulle altre imprese perché privilegiato dal sistema di
consociativismo politico-economico che arricchisce il partito DS, ex «dei
lavoratori». (1)
Ma naturalmente, l’occhio di riguardo è per tutti gli altri gruppi
potenti.
Bersani mica ha «liberalizzato» le tariffe del gas e
dell’elettricità, mica si è accorto dei monopoli di fatto di ENI ed ENEL che
fanno costare l’energia al cittadino italiano cinque volte più che nel resto
d’Europa; mica ha spezzato il cartello dei gestori telefonici, questo
scandalo che grida vendetta.
E nemmeno ha toccato il cartello bancario che ruba gli interessi ai
depositanti, quando non rifila ai poveri pensionati bond argentini e simili
porcherie per truffarli apertamente e semplicemente.
No, quelli no: quelli hanno i soldi (rubati a noi) e finanziano i partiti.
Per loro, niente concorrenza.
Alla frusta i taxisti, i barbieri, i tabaccai, i giornalai: questi
miliardari, questi affamatori del proletariato.
E l’elettorato delle sinistre uggiola di gioia:
abbiamo il miglior governo della storia!
L’onestà è finalmente al potere!
Non si può aver nemmeno pietà di un simile popolo che non vuole vedere in
faccia la realtà.
Note
1)
Renato Brunetta («Il capitalismo in
rosso», quaderni di Panorama) elenca così i benefici indebiti
delle COOP rosse: «Mancanza di
trasparenza dovuta all’esistenza di un socio occulto, il partito; mancanza
di accountability del management [che è costituito di membri del
partito]; disparità di trattamento
[fiscale] rispetto alle società di
capitale; insufficiente potere di controllo da parte dei soci; commistione
di interessi con le amministrazioni pubbliche e le società pubbliche ‘alleate’».
06/02/2007