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ECONOMIA 2006
Padoa Schioppa: lavorare fino a 80 anni
Diana
Pugliese
Lavorare fino
ad ottant’anni. È questa l’idea proposta dal ministro dell’Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, dalle pagine del ‘Corriere della Sera’. “Credo che la vita
attiva - ha dichiarato l’esponente del governo - possa durare fino a ottant’anni,
se regge la salute. Magari il lavoro non sarà sempre lo stesso...”. Le
maestre d’asilo, ad esempio, potrebbero andare a lavorare in un museo “come
quelle anziane e gentilissime donne che al Metropolitan Museum di New York
danno le informazioni ai visitatori”, ha spiegato il ministro, dimostrando
ancora una volta la volontà di questo governo di voler essere sempre il
primo della classe nell’Ue, magari in vista di possibili prestigiosi futuri
incarichi.
La logica dell’inquilino di via XX settembre è chiara. Di fronte ad un
“gravissimo problema” come il precariato, che vede un’intera generazione di
giovani e meno giovani “costretta a vivere con meno di mille euro al mese,
senza progettare la vita”, l’unica soluzione possibile non può essere
l’assistenza ma solo una maggiore “legalità” e “concorrenza”. Bisogna
distinguere la precarietà dalla flessibilità, necessaria per Padoa-Schioppa
anche “nel pubblico impiego”. Ma vivere in un mondo flessibile per il
ministro non significa “perdere del tutto il reddito o non avere i
contributi previdenziali nei periodi di non lavoro”. Principio di per sé
condivisibile se non fosse che le risorse necessarie per colmare questa
lacuna del sistema assistenziale secondo il ministro devono essere reperite
“anche dalla riforma delle pensioni”; uno ‘scambio’ che, per il numero uno
dell’Economia, “dovrà accettare” anche il sindacato che ha firmato il
memorandum in vista del tavolo delle trattative il prossimo gennaio. In
altre parole, i lavoratori italiani che hanno lottato a lungo l’affermazione
dei diritti sindacali dovranno rinunciare a molti di essi (ironia della
sorte proprio per mano di una maggioranza di centrosinistra) e ad una parte
della pensione. Di contro dovranno continuare a lavorare fino ad una età
superiore anche a quella dei lavoratori europei, assumendosi l’onere di
pagare la pensione integrativa e rinunciando a quel minimo di certezze che
fino ad oggi gli ha consentito di avere una famiglia e fare un progetto di
vita.
Non meno sorprendente il senso della democrazia dell’esponente del governo.
Parlando dei problemi del Bel Paese, il successore di Giulio Tremonti ha
dichiarato che l’Italia è ‘intossicata’ da brutte abitudini: quella di
svalutare periodicamente (a ben vedere ormai non più applicabile con l’euro)
e quella di aumentare la spesa pubblica. Le due pratiche risalgono per il
ministro all’ultima fase del lungo periodo di crescita del dopoguerra e da
esse il Paese deve “disintossicarsi”. La seconda tossina, ha ammesso (bontà
sua) il ministro, è ripresa nel 2000 con l’ultima finanziaria varata allora
dal centrosinistra, dopo una breve pausa negli anni Novanta. Ci vorranno
ancora “almeno due anni di forti resistenze”, ha detto Padoa-Schioppa, anche
da parte ‘di chi ha votato’ Romano Prodi, perché il Paese non è “ancora
predisposto a una cura severa”. In altre parole, il governo deve ignorare i
sondaggi e il malcontento dei suoi stessi elettori e andare dritto per la
sua strada perché le resistenza alla Finanziaria dipendono dalla volontà del
governo di estirpare l’evasione fiscale. È “inconfessabile” ma è
“l’organismo intossicato che rigetta la cura”, ha affermato. Discorso
simile, poi, per i tagli alle spese degli Enti locali. “So che l’Italia è il
Paese dei campanili, ma c’è una mancanza di obiettività quando si addossano
tutte le responsabilità allo Stato centrale quando molte riguardano i
governi periferici”, ha detto non senza qualche ragione. Bisogna andare
avanti, ha concluso però l’ex eurobanchiere, e“attraversare il tifone”perché
c’è “differenza tra essere rispettati ed essere popolari”: facendo“cose
serie si rischia di essere impopolari, ma si può accrescere il rispetto”. Il
rispetto di chi? Viene da chiedersi. Tanto più che in questa logica anche
gli elettori della maggioranza non vengono rispettati. Forse dei colleghi
economisti ed eurobanchieri, ben felici di ottenere la sostanziale
distruzione del quadro dei diritti del lavoro in tutto il mondo occidentale.
Con buona pace del significato politico della rappresentatività del sistema
parlamentare.
12/11/2006