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ECONOMIA 2007
Il velo dell'ipocrisia su pensioni e
Triplice sindacale
Carlo Lupo
E’ arrivato il
momento della verità. Una verità scontata, squallida, di facciata. Ma tant’è
e il governo di Romano Prodi è alla resa dei conti: è arrivato il momento
della riforma delle pensioni. Tanto per inquadrare subito il contesto, è
necessario partire da un presupposto, che è anche un dato di fatto. Il
referente principale del governo Prodi non sono gli elettori di
centrosinistra, troppo diversi fra loro, ma la commissione di Bruxelles e l’Fmi
e, quindi, le banche d’affari, per le quali l’attuale premier è stato e
continuerà ad essere consulente. Un immane conflitto di interessi del quale
nessuno parla.
Per poter soddisfare le richieste, l’ultima delle quali arrivata ieri
proprio dal Fondo monetario internazionale, il governo di centrosinistra
dovrà convincere le parti sociali, in sostanza la Triplice sindacale che
poi, in Italia, è l’unica ad avere quartiere nelle sedi istituzionali.
Dato il presupposto, si passa ai fatti.
L’Fmi, , ha ribadito la solita concezione di stampo neoliberista secondo la
quale l’Italia, per essere un Paese sano, non deve spendere; cioè, deve
tassare i cittadini, ma lesinare al massimo i servizi a loro offerti. Il
ritornello, per la cronaca, è sempre più o meno lo stesso: “La riforma delle
pensioni - afferma l’Fmi - è cruciale per l’Italia, per assicurare la
sostenibilità dei conti pubblici, anche perché in Europa l’Italia ha il
tasso più alto di spesa pubblica rispetto al prodotto interno lordo”.
Prodi, tanto per preparare il campo al suo uomo di fiducia al dicastero
dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ha già messo le mani avanti,
affermando che sul nodo delle pensioni “è evidente” che ci siano tensioni
nella maggioranza in quanto la riforma del sistema pensionistico rappresenta
“un accordo complesso, il più complesso che ci possa essere in qualsiasi
paese del mondo”. Quindi? c’è bisogno di “dialogo” e, soprattutto, di
sindacati addomesticati e poco propensi allo scontro sociale. Giusto quello
che basta per tenere buoni i propri iscritti. Il refrain è sempre lo stesso,
ciò che era arduo per il governo liberista di centrodestra, non lo è poi
così tanto per il governo liberista di centrosinistra. Dal Professore la
carota, da Padoa-Schioppa il bastone con l’aut aut ai sindacati. E se il
ministro del Lavoro, Cesare Damiano, fa il mediatore ben sapendo che alla
fine dovrà fare i conti con i tecnici al potere, dal capo cordata della
Triplice, Guglielmo Epifani della Cgil, arriva l’ennesima richiesta di
dialogo.
L’ultimatum di Padoa Schioppa, per il quale alla fine la riforma targata
Maroni non è poi così male, fa paura ai sindacati. Il velo dell’ipocrisia è
talmente spesso che sarà difficile però verderli in piazza.
14/05/2007