|
|
ECONOMIA
2008
La pericolosa danza immobile della Bce
Marzio Paolo Rotondo'
Nuovo nulla di fatto in tema di politica monetaria. In questo periodo
difficile per l’economia mondiale, specialmente per quella europea e
nordamericana, la Banca centrale europea continua ad essere attendista. Il
Tus, il tasso ufficiale di sconto applicato nell’Eurozona, resta così fisso
al 4%. Intanto, però, la crescita economica europea arranca, i bilanci
statali soffrono, le aziende stringono i denti e migliaia di famiglie non
arrivano più da tempo alla fine del mese.
I fondamentali economici di Eurolandia sono “solidi”, ha immancabilmente
affermato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. “La crescita è
moderata ma continua”, ha ribadito il banchiere centrale, precisando
tuttavia “vi è un’elevata incertezza sulle prospettive dell’economia”.
Malgrado i sempre più chiari dati economici negativi e la tendenza al
ribasso che l’economia dell’Eurozona ha ormai intrapreso, il massimo
istituto di emissione monetaria continua a focalizzare le sue preoccupazioni
sull’inflazione. “La stabilità dei prezzi è il nostro primario obiettivo -
ha proseguito Trichet - un severo ancoraggio delle aspettative
inflazionistiche è la nostra massima priorità”. “L’inflazione si manterrà
oltre il tetto del 2% nei prossimi mesi”, ha poi tenuto a precisare il
numero uno della Banca centrale europea. A questo proposito, la Bce
ribadisce per l’ennesima volta la propria posizione sugli aumenti salariali.
L’indicizzazione di questi ultimi “è fonte di preoccupazione” per il
gabinetto di Trichet, dato che Francoforte è impegnato a evitare “effetti
frusta” sul fronte dell’inflazione. La Banca centrale europea è infatti
impegnata in una vera e propria battaglia per la moderazione salariale. In
alcuni Paesi della Zona euro, però, le famiglie continuano a perdere il loro
potere d’acquisto creando situazioni di povertà sempre più diffuse. La
politica salariale che vuole la Bce, inoltre, va contro il secondo principio
direttore dell’azione della stessa banca, ovvero la tutela de potere
d’acquisto, ampiamente ridimensionato in negativo dall’entrata in vigore
dell’euro. Un vero e proprio tacito fallimento.
Il numero uno della Banca centrale europea ha quindi evidenziato come la
crescita del credito e della moneta rimanga “molto vigorosa”: una dinamica
che non stupisce visto che molti sono costretti, malgrado i tassi di
interesse elevati, a contrarre mutui e prestiti al consumo per soddisfare i
propri bisogni. Trichet ha inoltre ribadito come si stia assistendo a una
“protratta e temporanea elevata inflazione”. La crescita dei prezzi al
consumo è infatti legata principalmente allo spropositato aumento dei prezzi
delle materie prime - una su tutte il petrolio - ma anche delle derrate
alimentari, influenzate dal crescente costo dei carburanti e da un’annata
piuttosto fiacca per la filiera produttiva. Entrambi i fattori non sono
prodotti da dinamiche interne all’economia europea e essendo legati ad una
fiammata dei prezzi temporanea, sono ancorati a dinamiche speculative del
mercato ormai proiettate al ribasso dopo mesi di crescita. Il contenimento
dell’inflazione, quindi, rischia di ridursi ad un inutile sacrificio
dell’espansione economica dato che la crescita dei prezzi al consumo esula
in buona parte da dinamiche controllabili con i tassi d’interesse,
mantenendosi dunque ugualmente alta.
Per quanto riguarda la situazione della crisi finanziaria in atto a livello
globale, la Banca centrale europea vede buio. “Le incertezze determinate
dalle turbolenze finanziarie rimangono insolitamente elevate. Le tensioni
potrebbe durare più a lungo di quanto previsto inizialmente”, ha affermato
Trichet. Il numero uno della Bce ha inoltre tenuto a precisare come non sia
intenzione da parte dell’istituzione da lui presieduta operare direttamente
sul mercato acquistando cartolarizzazioni sui mutui per stabilizzarne il
prezzo e ridare fiducia ai mercati. “La Bce e la Fed devono fronteggiare
sfide diverse - ha concluso Trichet - ma continueremo a effettuare aste per
la liquidità in dollari in caso di necessità”. Un’azione che non può però
limitarsi solo a questo. Sull’argomento scottante del mercato dei cambi, la
Banca centrale europea continua ad avere una posizione distante, anche se
schierata. “Le eccessive oscillazioni sui mercati valutari non sono
desiderabili”, ha ribadito Jean-Claude Trichet, esprimendo così
“preoccupazione sui recenti andamenti dei tassi di cambio”. “Le eccessive
oscillazioni delle valute non sono un fenomeno benvoluto neppure dalla Banca
centrale d’Inghilterra”, ha evidenziato il francese. La politica monetaria
della Bce, però, non aiuta affatto la stabilizzazione delle valute visto che
le divergenze con le decisioni della Fed e con quelle delle altre principali
banche centrali mondiali sono alla base dell’eccessiva forza dell’euro.
A proposito della Banca centrale d’Inghilterra (Boe), che al di là delle
semplici parole agisce concretamente per tamponare gli squilibri valutari ed
economici, è utile sapere che ha appena tagliato di 25 punti base il livello
dei tassi di interesse al 5%, proseguendo su una strada ormai consolidata da
diversi mesi. L’annuncio della Boe, in linea con le attese, ha infatti avuto
un effetto immediato sui cambi, con l’euro che ha toccato il nuovo record
nei confronti della sterlina a 0,8029. Così come dimostrato dalla maggior
parte dalle principali banche centrali mondiali, anche loro alle prese con
lo stesso tipo di inflazione stigmatizzata dalla Bce, un taglio dei tassi di
interesse è possibile, se non necessario. Le pressioni su Francoforte si
fanno sempre più insistenti, provenienti anche da grandi istituzioni
internazionali. È il caso dell’Fmi di Dominique Strauss-Kahn, ormai sempre
più in conflitto con la politica economica e monetaria delle istituzioni
europee nell’ambito della gestione dell’attuale crisi. Il Fondo monetario
internazionale, all’interno del suo World economic outlook, ha infatti
ribadito che la Bce potrebbe permettersi di tagliare i tassi di interesse
dato che l’inflazione è vista in rallentamento per il prossimo anno. Quella
dell’Fmi rappresenta la prima presa di posizione ufficiale di un’istituzione
internazionale a proposito dell’attuale politica della Bce: un segno
tangibile che la linea di Francoforte può essere messa in discussione anche
a livello istituzionale e che i commenti faziosi degli eurocrati di
Bruxelles possono facilmente essere delle inutili marchette.
Purtroppo, le istituzioni europee non sembrano vedere il problema che si
annida nella Bce. L’osannata indipendenza della Bce, soggetta però a
fortissime influenze provenienti dell’oligarchia bancaria continentale, non
può essere totalmente refrattaria alle sollecitazioni degli Stati membri,
rappresentanti di centinaia di milioni di persone. Promuovere un patto il
Patto di stabilità e crescita con il solo contenimento dell’inflazione è
inoltre una politica incompleta per l’economia europea, soprattutto in caso
di crisi. Limitarsi a iniettare liquidità nel circuito bancario europeo non
salverà l’Unione europea dal sensibile rallentamento dell’economia che la
sta colpendo. Alla luce di queste considerazioni, una riforma dello statuto
della Bce è più che mai auspicabile. A causa delle politiche della Banca
centrale europea e dei suoi effetti, Paesi con gravi problemi congeniti come
l’Italia rischiano fortemente la recessione: una dinamica che non aiuterà
gli Stati membri della Zona euro a rispettare il Patto di stabilità e
crescita, obbligando nuovamente i cittadini a fare sacrifici. Un meccanismo
che tende ad affossare le economie del Vecchio Continente in un circolo
vizioso molto inquietante per il futuro dell’Unione europea.
15/04/2008