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ECONOMIA 2007
L'Europa verso licenziamenti più flessibili
Continua imperterrito l’attacco alle tutele lavorative
di Marco Cottignoli
E’ inutile farsi inutili speranze. E’ del tutto fuorviante credere che la
politica e l’economia lavorino per fare crescere socialmente l’Europa, per
creare maggior occupazione, per trasformare i lavori precari in stabili, per
aumentare il salario minimo, per incrementare le pensioni più basse.
Solamente una decina di giorni fa il Consiglio europeo ha pubblicato
l‘ennesimo documento sulla flexicurity, affermando che la protezione e la
stabilità del lavoro non sono abbastanza moderni e che sono un ostacolo alle
prestazioni economiche per contrastare le sfide della globalizzazione. La
Commissione mirerebbe a soluzioni contrattuali flessibili, accompagnate da
modalità di protezione sociale che garantiscano un adeguato sostegno durante
i periodi di disoccupazione, azioni preventive di educazione permanente,
agenzie del lavoro funzionanti, intendendo, in tale maniera, ridurre il
divario tra coloro che hanno una occupazione a tempo indeterminato, i
garantiti, ed i precari. In pratica abbattimento delle residue tutele
lavorative ancora esistenti ed estremizzazione della libertà di assunzione
temporanea o della facilità di licenziamento. Questa la strategia
comunitaria messa in atto con la vergognosa scusa di agevolare la mobilità,
l’occupazione e l’adattabilità dei lavoratori. Un progetto dequalificante
per i lavoratori europei, destinati a diventare succubi di contratti
capestro, senza garanzie né sicurezze, e costretti meramente ad adattarsi
alle esigenze del mercato e non, invece, a riqualificarsi con opportuni
corsi di aggiornamento. Il piano è questo; ridurre precari tutti i
lavoratori, rendendoli tutti supinamente disponibili a tempo, se e quando
servono. Questo l’auspicio di Bruxelles che afferma che la precarietà e la
temporaneità dei posti di lavoro sono causati principalmente dalla rigidità
delle tutele del lavoro stabile ed a tempo indeterminato! In cosa consiste
la tutela per i lavoratori, così tanto propagandata con la flexicurity? La
proposta dei burocrati europei sembra piuttosto quella la demolizione del
modello sociale europeo. Tuttavia ci sembra che la tendenza generale,
soprattutto dopo la nefasta legge Bolkestein, sia quella di aprire sempre
più alle liberalizzazioni nel mondo del lavoro. La cupa sensazione è che si
cerchi di favorire sempre e comunque gli interessi del mondo economico come
se questi dovessero coincidere con il bene di tutti. Il problema
fondamentale risiede proprio nella ricetta economica imposta al mondo del
lavoro negli ultimi anni: la flessibilità, cioè il precariato protratto e
continuativo. Le aziende hanno sicuramente tratto notevoli vantaggi da
questo sistema, assumendo giovani lavoratori a tempo ed eliminando quelli
più anziani sindacalizzati. Questo modello ha garantito sicuri vantaggi
economici alle industrie ma ha annichilito le certezze lavorative,
economiche e di progetti di vita di milioni di lavoratori. Intanto in
Spagna, dopo anni di flessibilità e di lavoro precario, si segnala una
sintomatica tendenza all’impiego del tempo indeterminato: nei primi tre mesi
dell’anno 812.900 nuovi posti fissi, con una crescita del 9,8% rispetto
all’anno precedente mentre il lavoro temporaneo è diminuito del 1,6%, con
69.100 posti in meno. Una strada che dovremmo seguire anche da noi.
16/07/2007