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ECONOMIA 2006
Alitalia, tutti a terra
Andrea
Angelini
L’annunciata
vendita del 30,1% di Alitalia (a fronte di un 49.9% in mano al Tesoro) e la
prospettiva che da ciò possa scaturire un’intesa con un’altra compagnia
aerea capace di ribaltare la tendenza verso la bancarotta, non ha
tranquillizzato né i sindacati né i dipendenti che oggi scenderanno di nuovo
in sciopero paralizzando totalmente il traffico aereo. I sindacati di
categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Sult e le associazioni dei
piloti Anpav, Avia e Unione, al termine dell'attivo dei quadri e dei
delegati che si è svolto presso l'aeroporto di Fiumicino hanno infatti
confermato lo sciopero di 24 ore. “Con grande evidenza è emersa- spiega una
nota - la condizione intollerabile che pesa sul gruppo Alitalia, che sta
sprofondando verso un declino industriale che senza interventi immediati
diventerà presto irreversibile. Non c'è traccia – accusano i sindacati - di
una idea di sviluppo della flotta né del rientro delle migliaia di ore di
volo cedute all'esterno, mentre vengono cancellati ogni giorno decine e
decine di voli per inefficienze tecnico e organizzative”.
Ci sono poi due problemi che necessitano di “una soluzione adeguata ed
urgente” e sono il rinnovo del contratto di lavoro e l'applicazione del
recupero dell'inflazione come era stato previsto dall'accordo del 1993, e
come avviene per qualsiasi categoria di lavoratori che hanno contribuito in
modo determinante ai piani di salvataggio dell'impresa. Sono stati poi
traditi gli impegni assunti il 10 ottobre scorso a Palazzo Chigi. Non è
facile interpretare ciò che sta avvenendo all'interno dell’esecutivo.
“Si apprendono dalla stampa – lamenta il sindacato - le indicazioni del
Governo, rappresentate come operazioni di grande trasparenza e non sono
chiariti gli aspetti che riguardano le ricadute sul lavoro e sulla strategia
industriale. E si ipotizzano soluzioni non concordate con i lavoratori. Nel
frattempo l'azienda è entrata in agonia e l'attuale gestione è una vera e
propria opera di dismissione delle attività produttive. Alle oltre 3000
unità lavorative interessate dagli ammortizzatori sociali, si aggiunge una
ulteriore crisi occupazionale, quella dei lavoratori della Sodecaer.
“Forse qualcuno, all'interno del Governo - sottolinea il Sult - non ha ben
compreso che prospettare possibili riduzioni di personale a seguito della
privatizzazione (come ha fatto Tommaso Padoa Schioppa) equivale ad un
ridimensionamento. Dal punto di vista industriale, ridurre l'attività di
Alitalia vuol dire andare dritti verso il fallimento. E allora l'unico modo
per sopravvivere e rilanciare la compagnia è assicurare uno sviluppo
consistente nel segmento dei voli intercontinentali”.
Di conseguenza, secondo il Sult, “Confermare Cimoli alla guida di Alitalia
in questa difficilissima fase di transizione vuol dire aumentare lo scontro
con i lavoratori, non risolvere alcun problema oggi sul tavolo, aumentare
inefficienze e problemi operativi, ridurre ulteriormente i margini di
economicità dell'azienda. Se è questo quello che si vuole qualcuno dovrà
spiegare le contraddizioni all'interno dello stesso Governo su questo
specifico aspetto. Non vorremmo dar credito alle voci per le quali l'attuale
iniziativa del governo tende a far fallire l'asta di cessione a privati di
parte del capitale in mano allo Stato, per poi – insiste il sindacato- dare
per scontata l'ipotesi iniziale di svendita ad Air France, dopo un forte
ridimensionamento a vettore regionale, operazione che potrebbe riuscire
meglio se condotta da un commissario straordinario. Un'ipotesi assolutamente
inaccettabile e fuori anche da ogni logica e tendenza sin qui enunciata dal
Governo”.
Scelto l’advisor, sarà Merrill Lynch
Sarà la Merrill Lynch l'advisor finanziario per la privatizzazione di
Alitalia. La banca d’affari americana è stata scelta sulla base del parere
espresso dal Comitato Privatizzazioni. Il Ministero dell’Economia ha diffuso
una nota dove si spiega che la nomina “costituisce il primo passaggio
operativo dell'operazione di cessione, attraverso una procedura competitiva
a trattativa diretta, rivolta a potenziali acquirenti, di una quota del
capitale di Alitalia non inferiore al 30,1%”.
Inoltre, in tempi brevi, “si provvederà alla predisposizione dell'invito a
manifestare interesse all'acquisto delle attività oggetto della procedura”.
Un invito che finirà ovviamente per essere rivolto a compagnie aeree
concorrenti o a un cordata formate da imprenditori o da banche.
Il no di De Benedetti e Benetton
Le condizioni poste dal governo per la privatizzazione di Alitalia non sono
sufficienti per attrarre investitori italiani. Lo ha detto Carlo De
Benedetti che ha sottolineato la necessità di dare un segnale di
discontinuità rispetto al passato per risanare la società. “O esiste la
discontinuità o personalmente non credo che ci sarà nessun imprenditore
disponibile”.
E Alessandro Benetton ha confermato: “Non siamo assolutamente interessati ad
entrare nel capitale di Alitalia”.
17/12/2006