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ECONOMIA 2006
La
“Nuova Europa” veste Bolkestein
di Siro Asinelli
E’ scattata la
trappola Bolkestein. Il Parlamento europeo ha votato a favore della
Direttiva sui Servizi che seppellisce definitivamente il concetto di Stato
sociale, annullando i diritti dei lavoratori, trasformando ufficialmente il
cittadino in consumatore.
Approdata alla seconda lettura dopo un burrascoso iter, la cosiddetta
Direttiva Bolkestein, frutto di un progetto presentato nel 2003
dall'omonimo commissario al Mercato Interno con il sostegno dell'allora
presidente della Commissione Romano Prodi, rappresenta una vera e
propria rivoluzione nel mercato europeo dei lavoro. Nel nome di una presunta
“armonizzazione" dei mercato, i fautori del liberismo urbi et orbi
incassano una vittoria senza precedenti, imponendo la loro selvaggia visione
del circuito domanda-offerta: una fitta normativa che regolerà un settore
che il cui giro d’affari rappresenta il 70 cento circa del totale della
ricchezza prodotta in Unione. Il tutto, ovviamente, nel nome di una spinta
alle privatizzazioni ed alla cosiddetta mobilità di mercato.
I sostenitori della
direttiva, britannici in prima fila, parlano di una regolamentazione che "renderà
veramente funzionale il mercato interno"; a queste prospettive si
aggiungono i risultati di molte compagnie di consulenza economica che
annunciano come la Direttiva darà impulso alla creazione di nuovi posti di
lavoro (si parla di almeno 600 mila unità nuove in tutto il territorio Ue).
La rinomata “Copenaghen Economics” si spinge ancora oltre e, conti alla
mano, parla di un incremento annuale del giro di affari dei Venticinque pari
a 37 miliardi di euro. In una lettera edita ieri dal “Financial Times”,
l'economista britannico Stuart Popham, nell'elogiare la liberalizzazione del
mercato europeo, difende la 'Bolkestein' a spada tratta: “Le persone a
cui realmente stanno a cuore le questioni sociali e dell'occupazione non
possono che sostenere la liberalizzazione dei servizi”.
A supporto delle tesi ultra liberiste viene citato il Trattato di Roma del
1957 che già lanciava l'idea di un'armonizzazione del mercato dei servizi:
la "Nuova Europa" non nasce dal nulla.
Ma dove andrà a finire? A fronte della possibilità di abbattere le molte barriere poste dai singoli Stati membri alla libera circolazione dei prestatori di servizio, quali diritti i lavoratori potranno ancora invocare?
Seppure modificato nel nome, l'ambiguo Principio dei Paese di Origine (PPO), asse portante della Direttiva, mantiene tutte le sue prerogative anti sociali: sarà possibile installare legalmente un'azienda in un qualsiasi Paese ove non sussistono, o sono deboli, leggi di tutela dei lavoratori.
La stessa azienda potrà lavorare in un Paese ove tali leggi esistono, continuando a rispondere però alla legislazione del Paese d'origine.
Masse mobili di lavoratori non tutelati (niente TFR, niente tetti massimi sulle ore lavoro, niente assistenza economica, niente contratti definitivi, niente tredicesime, etc.) saranno riversate sul mercato europeo per garantire servizi a prezzi abbattuti. Per i fautori della Bolkestein si tratta di "favorire la concorrenza", ma in realtà si favorirà lo scontro tra categorie di lavoratori, tra chi pur di lavorare rinuncerà ai diritti offerti in regime di Stato sociale e chi sarà costretto a rinunciare all'occupazione di una concorrenza che offre a sottocosto. In una parola determinerà quello che gli economisti definiscono "dumping sociale". Seicentomila nuovi occupati (a contratto, a progetto: ma mai più con un'occupazione a tempo determinato) pronti a lavorare oltre le 48 ore lavorative settimanali attualmente accettate in Ue.
Ma cosa sono questi
"servizi”? Sono tutto: sono l'erogazione di energia elettrica e di qualsiasi
altra risorsa energetica, l’erogazione di acqua, i servizi di sicurezza, al
turismo, allo sport, alla cultura, alla sanità (sic!)
E tutto quanto altro non espressamente citato nella Direttiva. Esclusi dal
pacchetto la fornitura di servizi finanziari, perché già contemplata da un
apposto Piano d'Azione Ue, la fornitura di servizi riguardanti il settore
delle comunicazioni elettroniche, anch’esso regolato da un pacchetto di
direttive approvato quattro anni fa (2002/19/EC, 2002/20/EC, 2002/21/EC,
2002/22/EC e 2002/58/EC), e la fornitura di servizi in materia di tasse,
probabilmente perché ancora al centro di una controversia che vede opposta
gran parte dell’Ue, favorevole all’armonizzazione delle leggi fiscali, alla
Gran Bretagna. Esclusi questi tre
campi, il resto sarà appannaggio del privato, con conseguente collasso delle
strutture pubbliche sino ad oggi prestatrici di servizi. In paesi come
l’Italia, già fortemente azzoppati da riforme e campagne d svendita del
bene pubblico in stile Prodi, la Direttiva contribuirà alla definitiva
scomparsa dello Stato sociale. L’Europa è morta, evviva la “Nuova Europa” .
19/11/2006