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ECONOMIA 2007
Crisi economica globale
In Italia
la povertà ha cambiato stili di vita ed abitudini alimentari
di Marco Cottignoli
Da qualche anno la crisi economica in Italia è diventata un fenomeno quasi
strutturale. Non solo l'Italia non cresce più ma si è accentuata pure la
differenza fra ricchi e poveri: secondo i dati Eurispes le famiglie italiane
stanno subendo una rilevante e costante riduzione del proprio potere di
acquisto, sin dal 2001, con un costante aggravamento dell'indebitamento
delle stesse, con un tasso di inflazione arrivato al 23,7%, con una perdita
di potere di acquisto delle retribuzioni per tutte le classi sociali e con
uno stato sociale fra i più poveri d'Europa. Sono così aumentate le famiglie
povere a rischio povertà. I numeri sono preoccupanti e forieri di un futuro
incerto; secondo l’Istat, vivono in condizioni di povertà relativa ben 2
milioni e 674mila famiglie, pari ad un totale di 7 milioni e 588mila
persone, il 13,2% della popolazione italiana! Oltre all’incremento del
numero delle famiglie povere, è cresciuto anche il totale delle persone a
rischio povertà che si possono stimare in circa 5.200.000 nuclei familiari,
all’incirca il 23% delle famiglie italiane, più di 15 milioni di individui e
di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni. Considerati nella loro
totalità, i dati messi a nostra disposizione affermano che per oltre il 58%
degli italiani i soldi a propria disposizione non bastano ad arrivare a fine
mese. Questa situazione di crisi socio-economica ha inevitabilmente mutato
gli stessi comportamenti, gli stili di vita e le potenzialità di
consumodegli italiani. Davanti a tale crisi la maggioranza dei nostri
connazionali ha, innanzitutto, risparmiato sulle spese che potremo definire
futili: per il tempo libero (61,5%) e per viaggi e vacanze (64%) ma anche
per le spese destinate ai regali (72%) o per i pasti fuori casa (oltre il
66%); il 74,4% ha limitato le uscite, molti hanno cercato di trasferire
all’interno del proprio microcosmo privato i momenti di svago solitamente
consumati all’esterno: circa il 73%, ad esempio, ha sostituito la pizzeria o
il ristorante con cene a casa di amici, il 63% ha rinunciato al cinema ed ha
affittato un film da vedere a casa, il 50,4% ha visto/acquistato in Tv la
partita che avrebbe voluto invece vedere allo stadio. Insomma una profonda
rivoluzione sociale e culturale, una evidente difficoltà a fronteggiare le
spese ed i rincari per mutui, affitti, tasse, energia elettrica, gas ,
benzina, abbigliamento, trasporti, spesa quotidiana. Un rincaro della vita
che ha costretto moltissime famiglie a vere e proprie tecniche di
sopravvivenza. La crisi ha perfino colpito i consumi agroalimentari che in
soli cinque anni sono diminuiti del 9% a causa la forte crescita dei prezzi
dei generi alimentari ben il 15,5% in più, all'effetto dell'euro ed alla
diminuzione del potere di acquisto. In pratica, gli italiani mangiano sempre
di meno a causa del momento di sfiducia e di difficoltà economica; oltre
l’80% degli italiani ha modificato le proprie consuetudini, soprattutto le
persone con reddito inferiore ai 2000 euro al mese, praticamente il 61,7%
della popolazione. In tale contesto il pane ha subito un calo di vendita del
21%, le carni avicole del 20%, la frutta del 8,5% e gli ortaggi del 16,3%
mentre carni, salumi, uova e vini hanno avuto una flessione fra il 9 e il
10% e derivati dei cereali, prodotti lattiero-caseari ed oli cali fra il 4 e
il 5%. Anche questa flessione è significativa in quanto comporta- come
denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori- sia un danno ai
produttori agricoli che hanno visto scendere i loro redditi del 10,4% nel
2005 ed un successivo calo del 2% nel 2006 sia, in generale, al sistema
Italia; la carenza monetaria, il cambiamento dei consumi alimentari ed un
calo del 20% delle aziende agricole, hanno causato una perdita di
competitività globale del 'made in Italy'. Come non mai si sente l'urgenza
di un reddito minimo vitale per contrastare la miseria e l'indigenza
dilagante. Se si pensa che un intervento circoscritto alle situazioni di
disagio estremo costerebbe non piu' di 3 o 4 miliardi di euro, sembra quasi
incredibile che nel pacchiano dibattito politico nostrano questo tema così
drammatico sia a tal punto assente e non considerato..
31/05/2007