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Geopolitica 2008
La “frode” di Eulex
di Stefano Vernole *
Che l’indipendenza-secessione del Kosovo e Metohija dalla Serbia stia sempre
più rivelandosi un fallimento dell’Unione Europea è evidente dalla
situazione determinatasi sul terreno.
Confinata a Pristina e nella zona a maggioranza albanese, impossibilitata ad
operare nella fascia a nord di Kosovska Mitrovica, fino al confine di
Liposavic, a causa dell’ostilità dei Serbi, la missione europea guidata
dall’olandese Peter Feith continua a mostrare tutti i suoi limiti.
Stretta tra la tenaglia dell’ONU, che ha mantenuto in Kosovo la sua missione
Unmik e sembra ora non avere più intenzione di essere sostituita dalla
rappresentanza civile inviata da Bruxelles, e la tutela della NATO,
temporaneamente l’unica forza militare in grado di operare nell’intera
regione dopo il ritiro dei poliziotti serbi dal KPS (Kosovo Police Service),
Eulex e il suo inviato speciale non sembrano assolutamente in grado di
guidare il processo di stabilizzazione tanto atteso.
Innanzitutto, la partita diplomatica è tutt’altro che chiusa; ad oggi, solo
38 Stati su 192 presenti alle Nazioni Unite hanno riconosciuto
l’auto-proclamazione di Pristina (gli ultimi due in ordine di tempo sono
stati le Isole Marshall e l’isola di Nauru …), mancano però all’appello
quasi tutti i paesi dell’America Latina (uniche eccezioni Perù e Costarica),
tutta l’Africa (tranne il Senegal) e gran parte dell’Asia.
Nessun paese arabo ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e perfino
all’interno della Conferenza Islamica, solo 5 Stati su 57 l’hanno approvata;
la Dichiarazione del 17 febbraio ha trovato sì maggior fortuna nell’Europa
sotto protettorato atlantico, ma non ha raggiunto neppure qui l’unanimità
dei consensi.
Il Piano Athisaari, che rende di fatto il Kosovo una nazione a sovranità
limitata e che è stato accettato unilateralmente dal governo Thaci, non ha
mai superato l’esame del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, grazie
alla forte opposizione della Russia e della Cina, dotate entrambe di diritto
di veto.
L’unica base legale internazionale di Eulex risiederebbe nella decisione
adottata dal Consiglio d’Europa lo scorso 4 febbraio che, pur citando nel
preambolo la Risoluzione 1244, in realtà esautora il rappresentante speciale
del segretario generale dell’ONU e vertice dell’Unmik (Srsg).
In realtà, stante la Risoluzione 1244 (mai abrogata o sostituita da altra
Risoluzione e quindi tutt’ora in vigore, come dimostra la permanenza della
missione Unmik in Kosovo e Metohija), “ogni potere legislativo, esecutivo e
giudiziario è assegnato allo Srsg”.
Ora, esaminando i documenti ufficiali dell’ONU
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkpFVAFklFJmxqwZqO.shtml
e dell’Eulex http://www.eupt-kosovo.eu/new/legalbasis/docs/st05928en08.pdf
su http://www.eupt-kosovo.eu/new/index.php?id=19&nw=31si scopre come il
Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea abbia letteralmente “truccato” le
carte per conferirsi una legittimità inesistente.
Mentre la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite “Autorizza il Segretario
Generale, con l’assistenza di importanti organizzazioni internazionali, a
stabilire una presenza civile internazionale in Kosovo al fine di fornire
una amministrazione ad interim per il Kosovo sotto la quale il popolo del
Kosovo può godere di sostanziale autonomia nell’ambito della Repubblica
Federale della Jugoslavia, e che fornirà una amministrazione transitoria
mentre stabilisce e sovrintende lo sviluppo delle istituzioni temporanee di
autogoverno democratico per assicurare le condizioni di una vita normale e
pacifica per tutti gli abitanti del Kosovo”, il documento dell’Eulex 5928/08
(a pag. 2) ha operato una significativa censura: “Autorizza il Segretario
Generale, con l’assistenza di importanti organizzazioni internazionali, a
stabilire una presenza civile internazionale in Kosovo …” e “Decide che le
principali responsabilità della presenza civile internazionale includeranno
… (f) in una fase finale, che sovrintende il trasferimento dell’autorità
delle istituzioni temporanee del Kosovo a istituzioni stabilite sotto un
insediamento politico … (i) il mantenimento della legge civile e
dell’ordine, includendo e stabilendo le forze di polizia locali e nel
frattempo attraverso il dispiegamento del personale internazionale di
polizia di stanza nel Kosovo (Paragrafi 10 e 11)”.
Utilizzando l’espediente dei “tre puntini” (…) il documento dell’Eulex ha
evitato di riprodurre il paragrafo 10 nella sua totalità, snaturando il
senso della Risoluzione 1244 ed evitando di ammettere che una missione
dell’Unione Europea potrebbe essere dispiegata soltanto nel quadro giuridico
volto ad accordare “un’autonomia sostanziale al Kosovo in quanto parte
integrante della Repubblica Federale di Jugoslavia” (alla quale la Serbia
succede) e certamente non al fine di accompagnare una qualche indipendenza
autoproclamata.
Questo “accorgimento”, in ogni caso, non può che ribadire l’assenza di una
qualsiasi base legale sia al processo di secessione avviato da Pristina nei
confronti di Belgrado sia al tentativo di conferire legittimità alla
presenza civile europea, in realtà appendice insignificante di
un’occupazione geostrategica dei Balcani intrapresa dalla NATO, fin dai
primi anni Novanta, per precisa volontà di Washington.
Vojislav Kostunica ha ribadito nuovamente in questi giorni che la minoranza
serba nel Kosovo e Metohija potrà votare in 279 seggi, alle elezioni
politiche ed amministrative del prossimo 11 maggio e a questo scopo il
governo di Belgrado ha aperto un proprio ufficio a Kosovska Mitrovica,
osteggiato dalle autorità internazionali e dall’esecutivo guidato da Hashim
Thaci.
Nel caso fosse impedito ai Serbi del Kosmet di poter ribadire il loro
attaccamento alla madrepatria attraverso l’esercizio delle proprie funzioni
elettorali, assisteremmo all’ennesimo sopruso ai danni del sempre più
squalificato “diritto internazionale”.
* Stefano Vernole, giornalista pubblicista, redattore di “Eurasia. Rivista
di studi geopolitici” e specialista di questioni balcaniche, è coautore (con
Yves Bataille e Alessandro De Rienzo) di “La lotta per il Kosovo”, Edizioni
all’Insegna del Veltro, Parma, 2007.
Laureato in Storia contemporanea con una tesi sulla questione palestinese,
sta per conseguire una seconda Laurea in “Analisi dei conflitti, delle
ideologie e della politica nel mondo contemporaneo” con una tesi sul Kosovo
e Metohija.
28/04/2008