Geopolitica 2008

La prima visita diplomatica di Medvedev

di Fabrizio Vielmini*


Scegliendo la Cina e l’Asia centrale quale scena per il proprio debutto internazionale la scorsa settimana, il neo-presidente russo Dmitri Medvedev ha voluto lanciare alla diplomazia mondiale alcuni segnali ben precisi e dalla forte valenza.

Chiaro il significato politico generale: contrariamente alle attese legate alla sua figura (percepita da alcuni commentatori quale la più vicina agli interessi occidentali nel cerchio dei pretendenti al posto di Putin), Medvedev non farà sconti all’Occidente.

Al contrario, facendo leva sulla posizione eurasiatica del proprio paese, il nuovo presidente orienterà la politica internazionale russa in modo da essere quanto più indipendente da condizionamenti esterni e dimenticare del tutto gli anni di subalternità di Eltsin.

Durante il periodo post-sovietico, la diplomazia russa ha sviluppato una chiara tendenza ad utilizzare la “carta cinese” quale contrappeso per le proprie relazioni con l’Occidente.

Tale tendenza si è particolarmente accentuata durante il secondo mandato di Putin. Di fronte ai tentativi americani di consolidare la propria presa all’interno della vecchia sfera d’influenza sovietica, Mosca ha adottato un atteggiamento di confronto, acuito in particolar modo dall’iniziativa USA del sistema antimissilistico in Europa.

Tale iniziativa è stata esplicitamente additata nella dichiarazione congiunta fatta il 23 maggio da Medvedev e dal suo omologo cinese Hu Jintao, dove si afferma che la sicurezza internazionale “di alcuni paesi non può essere garantita a scapito di quella di altre nazioni”.

Concretamente le relazioni economiche fra i due paesi presentano, ormai da otto anni a questa parte, una stabile tendenza alla crescita. Nel 2007 l’interscambio ha superato i 40 miliardi di USD, ciò che fa di Pechino il terzo partner della Russia. In tale interscambio, l’energia occupa una posizione chiave, caratterizzata però dal ritardo nella realizzazione di alcuni progetti di pipelines da parte russa. Medvedev ha dichiarato alle sue controparti che gli ostacoli, legati alla definizione dei prezzi, sono in via di superamento. Gli sviluppi concreti saranno ora uno dei test per provare la solidità della relazione fra i due giganti.

Fra le intese raggiunte spiccano quelle nei settori a tecnologia avanzata – specificatamente aero-spaziale, informazione e nanotecnologia. Grandi potenzialità si prospettano in particolare in campo nucleare, dove le due parti hanno raggiunto un accordo che prevede la costruzione e l’alimentazione per dieci anni da parte russa di un impianto di arricchimento dell’uranio in Cina del valore di un miliardo di dollari.

Se le potenzialità dell’intesa sino-russa sono enormi non mancano altresì le variabili che potrebbero ostacolarne il consolidarsi.
Prima di raggiungere Pechino, il primo viaggio diplomatico di Medvedev si è aperto in Kazakistan, la principale repubblica dell’Asia centrale, regione dove la concorrenza internazionale per la sicurezza ed il controllo dell’energia si fa sempre più intensa. Anche qui Pechino e Mosca hanno finora collaborato, in primo luogo fondando, assieme alle locali repubbliche ex-sovietiche, l’imponente Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (OCS), forum tramite cui i due paesi cercano di contenere le iniziative di Washington nella regione.

Resta da vedere se tale coordinazione potrà mantenersi anche nel futuro. Oltre a sgradire i toni anti-americani delle iniziative russe, Pechino ha esigenze d’idrocarburi sempre più crescenti, le quali aumentano la pressione cinese sui governi locali, prospettando alla Russia la perdita della propria autorità sul Centro Asia.

La venuta di Medvedev in Kazakistan aveva proprio lo scopo di riaffermare l’impresa di Mosca nella regione, partendo dalla sua principale componente: il Kazakistan è l’unica fra le 5 repubbliche locali che, per il momento, non è a rischio di collasso interno, grazie alle crescenti rendite che ricava dallo sfruttamento dei suoi giacimenti, i quali lo rendono altresì un interlocutore privilegiato di Pechino.

Aggiungendo al quadro, l’iniziativa crescente che sia russi che cinesi stanno manifestando in direzione del confinante con l’Asia centrale Afghanistan, emerge una scena quanto mai dinamica dalla quale emergeranno sviluppi decisivi nel definire il profilo futuro della vita internazionale.

*Fabrizio Vielmini, analista, esperto dell'Asia Centrale, collabora a riviste specializzate, tra cui Limes ed Eurasia. Rivista di studi geopolitici, e numerosi quotidiani nazionali ed internazionali.

Fonte: L’Eco di Bergamo” – 28/5/2008

 

03/06/2008


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