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Geopolitica 2009
Argentina indifesa
di
Diego Herman Cordoba
Eurasia
Le conseguenze del militarismo dittatoriale ha provocato gravi rotture nella
società argentina. Questo fatto, se sommato all’indifferenza politica, rende
impossibile la modernizzazione e il perfezionamento del suo sistema di
difesa.
Sempre più si sta facendo strada l’ipotesi che i conflitti del secolo XXI
riguarderanno il cibo, l’acqua, l’energia e l’interesse verso le regioni
scarsamente popolate, ma molto produttive. Questi scenari fanno sì che
alcuni paesi latinoamericani agiscano per rafforzare i propri sistemi di
difesa.
Per quanto concerne l’Argentina, una delle risorse naturali più importanti
che possiede è l’acquifero Guaraní. Questa riserva di acqua dolce, la più
grande del mondo, comprende i quattro paesi del Mercosur. La sua superficie
è di circa un milione centonovantamila chilometri quadrati. In Argentina
abbraccia quasi la totalità del litorale, occupando le province di Misiones,
Corrientes ed Entre Ríos; ci sono persino degli esperti che valutano che si
espandi verso il Sud della regione pampeana e il Nord di quella patagonica.
Nel Nord del Brasile occupa una superficie di circa 850.000 chilometri
quadrati; in Paraguay 700.000 e verso Est, in Uruguay, 45.000 chilometri
quadrati.
L’acquifero Guaraní possiede una quantità d’acqua tale da rifornire a tutta
la popolazione del mondo, sei mila milioni di abitanti, durante duecento
anni.
Nello stesso tempo, nel mese di aprile di quest’anno il governo argentino ha
presentato alle Nazioni Unite (ONU) la relazione sui limiti della
piattaforma continentale argentina, di là delle duecento miglia dalle sue
coste, con l’intento che le sia riconosciuta la legalità delle proprie acque
giurisdizionali e della loro Zona Economica Esclusiva fino a 350 miglia.
L’importanza economica di quest’area risiede nel suo potenziale peschereccio
e nella superficie oceanica, dove, si stima, esiste una quarta parte del
petrolio e del gas del pianeta.
In un’intervista esclusiva ad APM, Carlos Pereyra Mele, esperto in
geopolitica e geostrategia e membro del Centro Studi Strategici
Sudamericani, ha spiegato l’importanza che possiede l’Argentina nel
perfezionare il suo sistema di difesa.
“L’argomento difesa nel nostro paese è un tema tabù perché lo s’identifica
con il militarismo o la dittatura, il che è un grave errore. Purtroppo
pagheremo le conseguenze di questo ideologismo caduco”, ha dichiarato
Pereyra Mele.
“Nessun paese – ha segnalato – che si vanti di essere serio è privo di
sistemi d’intelligenza, che è la prima cosa da sostenere per conformare un
pensiero geopolitico e un sistema di difesa conforme agli obiettivi
nazionali permanenti. Rappresenta la forma di utilizzare correttamente le
risorse economiche e tecnologiche con quell’obiettivo”.
Inoltre, ha aggiunto:”Quali sono i nostri alleati e i nostri avversari?.
Dove dobbiamo avere una maggiore presenza e competenza nella difesa dei
nostri legittimi interessi? Sono domande che ci dobbiamo fare in quanto
nazione”.
Nel secolo XX l’unico governo argentino che ha avuto un pensiero geopolitico
e di difesa autentica fu quello capeggiato dal presidente Juan Domingo Perón,
il quale si prodigò a non svolgere il ruolo che gli aveva assegnato da prima
il Regno Unito e successivamente la potenza che lo rimpiazzò, gli Stati
Uniti.
Per quanto concerne l’importanza che gli diede il governo peronista allo
sviluppo delle politiche di difesa, Pereyra Mele ha spiegato che “si è
implementata l’occupazione definitiva della Patagonia e si è rafforzata la
nostra presenza nell’Antartico, con la creazione della Direzione Nazionale
dell’Antartico”.
“Si è sviluppato il complesso industriale militare – ha precisato Pereyra
Mele -, rafforzando le aziende leader: quella aerospaziale con aerei a
reazione, aerei con ala a freccia e missili telecomandati; quella navale con
la costruzione di navi attrezzature e la petrolchimica, con autonomia nella
somministrazione dei prodotti che si ottenevano solo negli Stati Uniti”.
“Si è implementata la dottrina della Nazione in Armi, non come un paese
dallo sviluppo imperialista, bensì come un paese per l’integrazione
regionale. In questo quadro, le Forze Armate hanno agito in campagne volte
all’eliminazione delle malattie endemiche e nella lotta contro le piaghe che
danneggiavano intensamente la nostra economia agricola e zootecnica”.
Nel 1952 Juan Perón progettò l’Unione del Cono Sud mediante l’alleanza di
Argentina, Brasile e Chile, conosciuta come Progetto ABC. La formazione di
questo blocco aveva come scopo contrastare l’appetito egemonico degli Stati
Uniti.
In un discorso realizzato l’11 novembre 1953, nella Scuola Nazionale di
Guerra, Perón affermava: “Pensiamo che la lotta del futuro sarà economica
(…) la Repubblica Argentina da sola non possiede l’unità economica; neanche
il Brasile da solo possiede un’unità economica; il Cile da solo, nemmeno; ma
questi tre paesi uniti conformano, forse, adesso, e soprattutto nel futuro,
una straordinaria unità economica”.
Su quest’aspetto, Pereyra Mele ha sostenuto che “gli intenti di implementare
un accordo integrazionista con il Progetto ABC sono stati avversati dagli
Stati Uniti, seguendo la geopolitica di post guerra che aveva tracciato
Nicolas John Spykman, il quale con chiarezza espose che gli Stati Uniti non
dovevano consentire il sorgere di nessun blocco nelle Americhe”.
Pereyra Mele ha aggiunto: “Ellis Brigs, direttore dell’Ufficio per gli
Affari delle Repubbliche Americane del Dipartimento di Stato, in un
memorandum del 20 marzo 1947, osservava: “Esiste il pericolo che l'Argentina
aspiri a organizzare un blocco nel Cono Sud, sotto la sua guida politica ed
economica”. Allo stesso tempo manifestava che gli Stati Uniti dovevano
opporsi a ogni possibilità che potesse facilitare la formazione di tale
blocco”.
Attualmente, l’Argentina affronta grandi sfide come quella di proteggere le
sue riserve di acqua dolce (Acquifero Guaraní e i ghiacciai continentali).
Rammentiamo che quella sarà la risorsa naturale che provocherà più tensioni
nei prossimi anni, fatto che obbliga dover tracciare politiche di difesa
adeguate.
Dovrà ugualmente controllare il nuovo spazio marittimo che si è incorporato
con il riconoscimento delle 350 miglia, per il quale si richiedono forti
investimenti e sistemi di controllo efficaci.
Al riguardo, Pereyra Mele ha opinato che “le ipotesi di conflitti attuali
sono varie, la più grave è la nostra vulnerabilità verso il Mare Argentino e
le sue risorse. Argentina è un paese aggredito da una potenza occupante e
ciò non rappresenta un’ipotesi. Osserviamo che i nostri mari sono depredati
nelle sue risorse pescherecce con autorizzazione del Regno Unito, Stato che,
per di più, è alla ricerca di risorse minerali”.
“Stanno rafforzando la base militare delle Malvine con aerei di ultima
generazione e attrezzatura elettronica sofisticata. Recentemente, esperti
inglesi hanno offerto consulenza all’Organizzazione del patto del Nord
Atlantico (NATO), sostenendo che la stessa deve rafforzare le sue basi
oltremare, ossia, nello stretto che separa le Malvine”, ha aggiunto.
“La navigazione nello stretto di Drake sicuramente s’incrementerà per via
delle difficoltà che trovano i giganti de mare nell’utilizzo del canale di
Panama. Allo stesso tempo deve essere presa in considerazione le mire
sull’Antartide secondo quanto esposto recentemente nella Convenzione delle
Nazioni Unite sul diritto del Mare”, ha rilevato.
A seguito di quanto esposto in precedenza, l’attuale governo argentino ha
adottato alcune misure per rafforzare il suo sistema di difesa nazionale.
Il 10 luglio 2008, la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner annunciò
l’attivazione del master in Difesa Nazionale e Strategia che si svolgerà
nell’Università Nazionale Tres de Febrero.
In quella circostanza, la presidentessa asseverò che “un sistema di difesa
nazionale si deve articolare intorno a un modello di sviluppo economico e
sociale e deve possedere un forte contenuto regionale, perché altrimenti può
non essere efficiente ed efficace”.
Per concludere, Pereyra Mele ha manifestato che: “Possiamo vedere che, in
materia di difesa, l’Argentina sta facendo dei passi molto lenti per quanto
concerne il recupero del complesso industriale militare. È necessario
proporre un quadro idoneo, affinché le Forze Armate difendano le risorse
naturali, il che implica una nuova redistribuzione degli effettivi militari
nelle aree più critiche di nostro interesse nazionale”.
(traduzione dallo spagnolo di V. Paglione)
01/09/2009