Geopolitica 2007

SULLA SITUAZIONE IN MYANMAR

Dato il precipitare degli eventi che
stanno portando il blocco occidentale ad isolare ed aggredire, per ora
verbalmente ed economicamente, la nazione del Myanmar, il CPE esprime
la propria assoluta contrarietà alle ingerenze della cosiddetta
"comunità internazionale", che mirano al sovvertimento del legittimo
regime del Myanmar.

Dietro le proteste dei monaci buddisti di questi
giorni e le aspre tensioni tra gruppi etnici, peraltro artificiosamente
ingigantite, si nascondono gli interessi occidentali che mirano a
destabilizzare il Paese per monopolizzarne le risorse e per insediare
un regime "democratico" più favorevole agli interessi finanziari ed
economici dell´Occidente americanocentrico.

La strumentalizzazione
delle tensioni interne al Myanmar tende, in particolare, a bloccare il
progetto strategico di un gasdotto che partendo dall'Iran termina in
Cina, attraversando India e Myanmar. Il CPE, oltre a sottolineare
l'importanza della stabilità della regione sino-indiana, si associa
all'appello del governo di Pechino che chiede "al popolo e al governo
birmano di risolvere la crisi in modo corretto".

Il CPE ricorda che
Rangoon è sotto "osservazione" statunitense fin dal 1997, cioè da
quando l'Amministrazione degli USA, allora retta dal democratico
Clinton, stabilì un embargo sugli investimenti nordamericani in
Myanmar; ricorda inoltre che la resistenza del governo di Rangoon ha
provocato la rappresaglia economico-finanziara voluta dal repubblicano
Bush, in base alla quale dal 2003 le importazioni e le esportazioni di
prodotti finanziari tra gli USA e il Myanmar sono bloccate. Oggi
apprendiamo che anche l'Unione Europea proibisce gli investimenti in
Myanmar e limita le relazioni diplomatiche, rendendo così difficile
qualunque soluzione improntata alla pace.

Il CPE deplora, infine, lo
sciacallaggio operato sulle sventure di un popolo dai cosiddetti
"umanitari" radicali, dagli pseudo-pacifisti e dalle ONG asservite ai
voleri di Washington. Costoro, invece di adoperarsi per trovare
soluzioni pacifiche, alimentano, come da copione, l'odio tra il popolo
birmano e la disinformazione all'esterno per impedirci di scoprire
quello che sta realmente accadendo. Tra l'altro utilizzando come
"icona" della democrazia e della libertà la figura di Aung San Suu Kyi,
personaggio ambiguo pompato ad arte da MTV ed Hollywood.

www.cpeurasia.org


01/10/2007


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