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Geopolitica 2007
KOSOVO: LA NOSTRA EUROPA
di Giancarlo Chetoni
Il 24 Marzo 1999 l'attacco aereo a Serbia, Montenegro e Kosovo
Metohija vide l'Italia in prima fila per numero di aerei impiegati
(52) - la dichiarazione ufficiale dello sforzo in "guerra" del Bel
Paese venne nel 2002 per bocca dell'allora Primo Ministro D'Alema -
tra Tornado IDS, ECR, AMX, AMX "gibli" e F104 dell'Aeronautica
Militare Italiana.
Il primo governo di coalizione guidato un ex esponente del PCI, per la
circostanza si fece carico anche dell'assistenza a terra ai 263
cacciabombardieri, tra F15, F16, F18, F117, A10, Mirage 2000 e
Harrier, della prima linea di attacco dell'Alleanza Atlantica.
Con un provvedimento varato dal C.M. le FF.AA. copriranno tutti gli
oneri di spesa, dalla fornitura del carburante avio al munizionamento
a guida laser da scaricare sul territorio della Repubblica Federale di
Jugoslavia.
In Kosovo Metohija durante la "campagna aerea" della NATO furono
ammazzati 3.000 residenti di cui il 70% adulti e il rimanente 30%
bambini, in età compresa da 6 a 12 anni. I feriti vennero quantificati
in 7.300.
La percentuale dei minori colpiti dagli effetti delle esplosioni, con
un 20% di amputati, è stata accertata al Giugno `99 al 35% dei civili
curati negli ospedali della Provincia Serba.
Al di là degli effetti materiali prodotti da 78 giorni di ininterrotti
bombardamenti sulle infrastrutture della Repubblica di Jugoslavia, in
aperta violazione del Diritto Internazionale, del dettato ONU, e, per
quanto ci riguarda, anche dell'Art 11 della Costituzione, e dei 10
miliardi di dollari che saranno necessari, da lì in poi, a Serbia e
Montenegro per tamponare le ferite più urgenti a livello industriale e
a restituire parziale funzionalità a vie di comunicazione, ponti,
centrali elettriche, depositi di carburante, raffinerie, porti e
aereoporti, rete fluviale e ferroviaria, centri di comunicazione,
edifici amministrativi e di pubblica utilità, per comprendere
l'enormità del crimine perpetrato contro lo Stato Balcanico dagli USA
e dalla NATO più che dare riferimenti storici e politici od esprimere
parole di indignazione serve, a distanza di 8 anni, metter giù dei dati.
Dei numeri che diano la percezione dei costi sociali e esistenziali
inflitti dagli aggressori agli aggrediti in nome, come al solito,
della multietnicità, della libertà religiosa e dell'avanzamento della
democrazia e della libertà.
L'aggressione aerea alla Serbia e al Kosovo farà da apripista alle
"guerre permanenti" e alla moltiplicazione degli "effetti collaterali"
in Afghanistan e in Iraq.
Su 1.378.000 abitanti del Kosovo, 461.000 erano cittadini di origine
serba.
Il censimento effettuato nel 2006 dall'UNMIK ne ha registrati
attualmente residenti in Kosovo meno di 100.000, di cui la stragrande
maggioranza concentrata nell'area di Mitrovica. Attualmente nei campi
profughi della Serbia, in condizioni di estrema precarietà, sono
accampati 355.000 profughi tra serbi e kosovari di etnia albanese
"collaborazionisti".
Dei 125.000 abitanti che vivevano a Pristina prima del 1999, 55.000
erano serbi. Nella capitale del Kosovo ne sono rimasti 42, tra cui 12
bambini assediati e rinchiusi in un palazzo del centro città
sorvegliato giorno e notte dalla KFOR.
Le abitazioni e i fabbricati di proprietà della popolazione serba
distrutti, bruciati o resi inabitabili sono stati 140.000.
Nel 2005, nelle campagne e nei centri rurali "enclavizzati", per
attentati mortali contro la popolazione serba sono stati registrati
686 morti dai 45 ai 65 anni e 132 giovani di età compresa tra i 20 e i
30 sono stati inghiottiti dalla "lupara bianca balcanica" ad opera di
bande criminali o di formazioni paramilitari dell'Uçk.
Gli edifici di culto ortodossi dinamitati, incendiati e saccheggiati
148. Le bande criminali censite sono 2.417.
I morti di nazionalità serba dal 1999 al 2006 assassinati o rapiti
hanno raggiunto le 3.500 unità.
Ogni 15 giorni, i Nuclei di Polizia Internazionale emettono
provvedimenti di chiusura per locali adibiti al traffico di
stupefacenti, armi, prostituzione e centri di riciclaggio del denaro
sporco.
L'aperto sostegno dell'UçK e delle "autorità locali" alle attività
illecite produce un effetto di contenimento il più delle volte di
breve durata.
Le armi corte e lunghe depositate o a disposizione della criminalità
locale sono stimate a 400.000.
L'"economia sommersa" prodotta dal commercio in mano alla delinquenza
locale serve all'importazione del 96% beni e servizi. Le esportazioni
si attestano sul 4% di un'economia "drogata".
Ferma qualsiasi precedente attività mineraria estrattiva, la
produzione artigianale e industriale è ormai pressoché inesistente,
con una compressione sul volume sviluppato nel '99 del -92%.
L'84% degli "aiuti internazionali" destinati al parlamento del Kosovo
risulta speso per acquisti di auto di lusso come BMW, Mercedes, Audi,
telefoni satellitari, per uffici studi e consulenze affidate ad
"esterni".
Il tasso di disoccupazione permanente nella fascia di età dai 18 ai 45
anni sfiora l'82%.
Ai serbi superstiti delle "enclavi" di campagna sono attualmente
negati: diritto al lavoro, alla casa, alla studio, alla sanità, l'uso
di acqua, luce e riscaldamento domestico. La mortalità nella fascia di
età dai 65 ai 75 anni è aumentata del 300% dal 1999.
Sul Kosovo gli A10 dell'aviazione Usa hanno seminato proiettili
perforanti da 30 mm per 32 tonnellate di uranio impoverito.
In 6 anni, nella popolazione residente, serba e di etnia albanese, si
è registrato un aumento del 25% degli aborti spontanei, del 15% di
malformazione nei feti, del 17% di leucemie, di tumori a ossa,
cervello, reni fegato e vie urinarie.
Tra i militari italiani della KFOR avvicendati in Kosovo i decessi
registrati per cancro, al mese di Gennaio 2007, sono 52, e 315 sono
quelli attualmente in terapia antibiotica nelle strutture sanitarie
nazionali.
In questa situazione economica, sociale e politica l'ex mediatore ONU
Athisaari ha consegnato nel Marzo 2007 al Consiglio di Sicurezza un
rapporto conclusivo (su pressione di Usa, Germania e Italia) in cui
afferma che "…nel Kosovo esistono standard accettabili di democrazia e
sicurezza per concedere al Paese l'indipendenza…".
Il Baffo di Gallipoli sta dando in questi giorni, attraverso
l'ambasciatore Spatafora, il via libera di Roma all'ONU per la
"secessione" del Kosovo dalla Serbia, dopo aver rilasciato alla
Farnesina vergognose dichiarazioni come questa:
"…Belgrado non può rifiutarsi di concedere l'indipendenza al Kosovo se
non riesce nemmeno a mandare un poliziotto oltre confine".
Dopo Fini e Martino, ora è la volta di D'Alema e Parisi.
Come si vede... se non è zuppa è pan bagnato.

03/09/2007