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Geopolitica 2007
L'IRAN PRONTO A DIFENDERSI (2)
Il temuto attacco statunitense all'Iràn, che molteplici fonti prevedevano per le ore 4.00 (locali) del 6 aprile, non s'è fortunatamente verificato. Ma la tensione è ancora altissima. Fonti dei servizi segreti russi rivelano che le Forze Armate nordamericane avrebbero appena completato tutti i preparativi necessari all'attacco, e sarebbero dunque solo in attesa del via libera dal presidente George W. Bush. E' possibile che la crisi dei marinai britannici abbia fatto slittare l'evento di qualche giorno. Vale le pena spendere due parole sull'avvenimento. L'Unione Europea, tanto nelle sue istituzioni che nella maggioranza dei suoi media, ha subito preso per oro colato la versione inglese per cui i militari sarebbero stati catturati in acque irachene. Peccato che gli stessi marinai britannici, pure dopo la liberazione, abbiano confermato d'essere sconfinati in Iràn... Niente paura: è scattata la censura e la notizia è rimasta seminascosta nelle maglie delle versioni ufficiali. Solo "Euronews" mi pare abbia riportato con completezza questo fatto.
Il 5 aprile il presidente del parlamento iraniano, Gholam Alì Haddad-Adel, pur scartando l'ipotesi d'un prossimo attacco nordamericano al suo paese, ha dichiarato che «il Popolo iraniano è pronto e determinato a difendersi e ricacciare qualsiasi tentativo d'attacco». Quasi certamente l'offensiva si limiterà al cielo, e dunque il ruolo della popolazione iraniana sarà relativamente "semplice": sopportare e non ribellarsi, com'è puerilmente sperato dagli strateghi di Washington. A tentare di respingere i bombardieri yankee, infatti, non potranno essere i semplici uomini e donne iraniane (che pure credo spezzerebbero volentieri le ossa ad eventuali piloti che dovessero essere abbattuti e sopravvivere allo schianto...), bensì i sistemi di difesa aerea della Repubblica Islamica. Tehran dispone di batterie acquistate da paesi occidentali, tra cui la Francia, ma soprattutto del temibile Tor M1 russo. Secondo il generale Jurij Solovëv, titolare del Comando Speciale di Difesa Aerea nella Federazione Russa, «la difesa aerea iraniana è abbastanza forte da respingere le incursioni statunitensi. I nostri sistemi sono in grado di contrastare i velivoli nordamericani».
Il timore persistente è però quello che gli USA decidano d'utilizzare armi atomiche. Stando al generale russo Leonid Ivašov, i Nordamericani non potrebbero mai riuscire a colpire e distruggere i circa 1500 obiettivi dichiarati senza fare ricorso a bombe atomiche tattiche. Secondo l'ex Capo di Stato Maggiore dell'Unione Sovietica, Washington e Tel Aviv sono consci delle negative ricadute d'immagine e delle ritorsioni diplomatiche che subiranno, ma sono pronti ad affrontarle. Usando nuovamente l'atomica su un paese denuclearizzato, gli USA inaugureranno una nuova era, in cui il diritto internazionale sarà definitivamente affossato e varrà solo la legge del più forte, senza regole né restrizioni.
C'è però un altro genere di ritorsioni cui USA e Israele dovranno esporsi attaccando l'Iràn: quelle militari attuate dalla stessa Repubblica Islamica. Negli ultimi anni, di fronte alle insistenti voci di un'aggressione contro il suo paese, il professore iraniano Kaveh Afrasiabi ha descritto le capacità difensive del proprio popolo. Due anni fa erano già 25.000 i volontari offertisi per condurre attacchi suicidi contro qualsiasi invasore della loro patria. Pare che la strategia iraniana preveda d'allargare il conflitto per aumentare esponenzialmente i costi sopportati dall'aggressore, sia in termini economici sia in termini di vite umane. Ovviamente, i possibili teatri "critici" per lo scontro tra Tehran e Washington sono Iràq, Libano e Palestina. La prospettiva d'un attacco terrestre è alquanto remota, ma se per assurdo essa avvenisse, la tenacia dei soldati iraniani combinata con una sapiente tecnica di guerriglia si rivelerebbe letale per l'invasore. E' ben noto come il punto debole delle forze armate statunitensi siano proprio le truppe terrestri: del tutto ininfluenti durante la Prima Guerra Mondiale, secondarie durante la Seconda (il grosso del peso fu sopportato da Sovietici e Inglesi, oltre che da marina ed aviazione statunitensi), né vinte né vincenti in Corea, palesemente sconfitte in Vietnam e, probabilmente, anche in Afghanistàn e Iràq. Proprio per questo, sfruttando la presenza militare statunitense in Iràq, gl'Iraniani cercheranno d'allargare il conflitto a quel paese costringendo di fatto il nemico a combattere sul terreno che gli è meno congeniale. Infine, c'è il fiore all'occhiello degli armamenti tecnologici iraniani: i missili a lunga gittata (in particolare Shahab-3 e Fateh-110). L'efficacia dell'apparato missilistico della Repubblica Islamica è stato ampiamente dimostrato da quella dei suoi protetti d'Hezbollah, che quest'estate hanno lanciato una pioggia di vecchi Katiuša sulle teste dei Sionisti. I missili iraniani possono raggiungere l'Iràq così come Israele e parte dell'Europa e del mondo arabo. L'arsenale iraniano è divenuto infatti l'incubo dei paesi arabi, tanto che ben pochi sembrerebbero disposti ad offrirsi come base di partenza per l'attacco statunitense, pena il subire una micidiale rappresaglia. Washington, infatti, ha a lungo cercato di convincere l'Azerbaigian, ma pure il paese caucasico è apparso assai titubante. Dal lato opposto, è stato il Pakistan l'ultimo paese in ordine di tempo ad affermare che non si presterà ad azioni aggressive da parte degli USA. Rimarrebbero dunque solo due opzioni per gli atlantisti: Iràq e Israele (oltre ovviamente alle basi, più lontane - da Diego Garcia agli USA stessi - per i bombardieri strategici). Vedremo.
Daniele Scalea
15/04/2007