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Geopolitica 2009
Quasi semplici attuali considerazioni geostrategiche!
Il mondo va verso l’olocausto nucleare?
Da bush a barak: trovate le differenze!
Una tesi
Tutte
le condizioni del corrente malessere internazionale mossero dall’ingordigia
energetica degli Stati Uniti che vollero cogliere anche l’occasione
dell’irrisolta questione balcanica per tentare d’ottenere un porto franco in
Adriatico, e tale ancoraggio sarebbe stato assai più costoso facendolo
sorgere nell’accondiscendente colonya italya che già ospita almeno 115 basi
U$A.
Infatti, per gli interessi americani la giustificazione di un tale possesso
nell’Adriatico dalmata è sostenuta dal fatto che la piattaforma continentale
euro-asiatica si è rivelata ricca di petrolio e d’altri minerali per la
moderna tecnologia.
L’imperativo americano, necessariamente post titino, è, dunque, il dominio
di quei territori per impossessarsi dei giacimenti minerari, e anche la
creazione di una via di trasporto per farli giungere sino al mare.
Ma più Paesi limitrofi ai giacimenti si oppongono al progetto imperialista
americano, perché egualmente “affamati” d’energia, ma anche giustamente
gelosi della loro autonomia e sicurezza nazionale che non vogliono essere
posta in discussione da basi U$A sorgenti nei pressi dei loro confini.
Ecco allora che gli yankee, maestri nell’inganno con tecnica sempre eguale e
consolidata dall’esercizio politico-economico-militare, vorrebbero porre in
essere differenti piani per tentare d’appropriarsi dei giacimenti euro
asiatici, ovviamente con grande avversione, come implicitamente già
riferito, specialmente di Russia, Serbia, Corea, Cina e Paesi Mediorientali.
La già indicata solita imperialista strategia statunitense, rozza ma sempre
efficace, per impadronirsi d’intere regioni finanzia forze occulte
convenienti che s’impegnano nel far cadere qualsiasi governo costituito nel
Paese “bersaglio”; così da far sorgere in sua sostituzione asserviti poteri
ombra, o quantomeno compiacenti.
Con diversissimo costo, possiamo indicare in due le vie utili all’asporto
dei minerali europei/asiatici da cui gli americani otterrebbero utilità; ma
è in primis per loro indispensabile riuscire ad ottenere le concessioni
minerarie dei terreni.
Nel progetto si sono adoprate già ben quattro consecutive Amministrazioni
U$A, e per riuscire in ciò si sono inventati “incidenti diplomatici… e molto
altro”; ma in qualunque modo terminerà “l’avventura” che sta scuotendo il
mondo per l’ambizione americana, questo sarà assai diverso da ciò che è
stato in precedenza.
Una prima via (pipeline) è quella che raggiungerebbe i territori delle
cinque ex repubbliche esterne dell’estinta URSS, le regioni minerarie da
conquistare che “godono” di un’economia poverissima, attraversando circa 7/8
mila chilometri di territori dall’orografia quasi impossibile. Le regioni da
oltrepassare, da un ipotetico porto da costruirsi in Mar Adriatico, sono:
“Albania, Kosovo, Macedonia, Bulgaria, Mar Nero (suddiviso nelle diverse
competenze), Georgia, Azerbaijan, Mar d’Aral, Turkmenistan che confina con
l’Afghanistan che è crocevia, verso Nord, con Uzbekistan, Kazakhstan
Kyrgystan, Tagikistan e Turkmenistan, a Sud e Sud-Ovest con l’Iran e l’Iraq,
a Sud Est con il Pakistan”.
L’altra via prevista con diverso piano è quella della conquista afghana, il
crocevia già detto sopra, e attraverso di esso, con minor spesa anche di
royalty, un’altra congetturata pipeline potrebbe dirigersi in Iraq
raggiungendo lo Shat el Arab, o, in altre forse migliori ipotesi,
tralasciando l’Iraq, la via dell’oro nero potrebbe entrare nel Paese degli
ayatollah e raggiungere con minor spesa lo Shat el Arab, o ancora
dirigendola in Pakistan potrebbe raggiungere Karachi che già è sede d’ampio
porto, ma questa terza soluzione potrebbe suscitare le gelosie dell’India
“grande creditrice” del dollaro insieme con la Cina.
Il problema che doveva essere affrontato per rendere attuabile questa
seconda ipotetica pipeline, per gli U$A consisteva nell’avere dalla propria
parte l’Iraq, perché l’Iran è molto intransigente ad accondiscendenze con
gli statunitensi dei quali rifiuta il modello sociale!
Comunque, la via irakena o iraniana è notevolmente meno costosa della prima
pipeline descritta, ma, mentre l’Iraq ridotto in miseria è stato espugnato,
l’Iran si sta munendo d’energia atomica che lo rende pericoloso in caso di
attacco.
Ed ecco la grande rabbia di americani e israeliani al loro seguito, o alla
loro testa, che non riescono a far decollare il regime di globalizzazione
nel loro esclusivo interesse in quei Paesi che sembravano essere meno
“difficili”.
Nel 1996/99 l’UCK, Ushtria Çlirimtare e Kosovës o KLA, Kosovo Liberation
Army, arrischiò la scalata al potere nella regione jugoslava dopo l’avvenuta
morte di Josip Brotz, il maresciallo Tito, che era riuscito a tenerla unita.
Il tentativo indipendentista non realizzò ogni aspirazione, nonostante che
nel conflitto fosse intervenuta la NATO per volontà degli U$A. Il conflitto
che sorse fu sanguinoso, e vide attori principali: “La Serbia da una parte,
e le milizie del Kosovo appoggiate dalla NATO dall’altro”. Piegata
militarmente la Serbia, alla cessazione delle ostilità, nel successivo
trattato di Rambouillet si creò una sua forte ritrosia verso i negoziati
perché ben aveva compreso che davano al Kosovo l’autonomia regionale
rendendolo enclave statunitense con naturale sbocco nel Mediterraneo.
L’intervento NATO, nel conflitto tra Serbia e Kosovo, infatti, era stato
sollecitato e voluto proprio dagli U$A con la motivazione ufficiale di
pacificare le “devianze” nazionalistiche emergenti che, con la morte di
Tito, ponevano in luce le contraddizioni regionali esistenti e le omissioni
anglo/americane del 1939/45 attraverso cui Ioseb Besarionis Dze Jughašvili,
Stalin, poté rafforzarsi nell’est Europa affidando al comunismo titino la
nazione iugoslava.
L’analisi geopolitica oggi conducibile, ci guida a comprendere che il
bombardamento NATO del territorio serbo mirava a combattere e abbattere il
sogno della Serbia di divenire la “Grande Serbia”, con mire su tutta l’ex
nazione titina e agognato sbocco nel Mediterraneo.
Dunque l’attacco alla Serbia fu voluto per ottenere il controllo del Kosovo
e non per presunte
motivazioni umanitarie che, quando sorsero, avvennero dopo l’inizio dei
bombardamenti Nato sulla stessa Serbia.
Perciò, a rigor di storia, la vera ragione dei più prossimi massacri
balcanici fu l’appetito statunitense che già era stato ravvivato dall’avere
consapevolezza che nella piattaforma centrale asiatico/europea erano
presenti materie prime “interessanti”, tra cui petrolio. Quell’appetito ebbe
naturale occasione d’emergere per l’inevitabile frammentazione dell’ex
Jugoslavia di Tito, avvenimento che preluse alla pretestuosa guerra detta
del Kosovo, che, come già accennato, subdolamente fu fatta combattere dalla
NATO contro la Serbia per l’apparente difesa dei diritti umani di minoranze
etniche regionali.
In realtà, ogni azione NATO era destinata a proteggere gli emergenti
interessi economici statunitensi, e a salvaguardare la loro futuribile
erigenda pipeline ponendo fuori causa la Serbia che avrebbe potuto coagulare
intorno a sé, in funzione anti americana, una discreta forza. Possiamo però
ragionevolmente ritenere che questo piano sia divenuto una “riserva” in
extremis per il trasporto dei materiali da asportare dal bacino centro
asiatico/europeo, ciò per l’elevatissimo costo dell’opera e per le imponenti
royalty da pagare ai Paesi interessati dal passaggio della pipeline.
Parallelamente al piano sommariamente descritto, per ridurre i costi del
progetto e rafforzare la propria immagine come paladini dell’umanità, dagli
americani fu studiata una diversa strategia per ottenere
l’approvvigionamento degli ambiti materiali, e le occasioni per procedere
con il programma furono addossate a due personaggi dichiarati nemici
pubblici N. 1 degli U$A: “Usama Bin Laden, e Saddam Hussein”.
Il primo di questi è sempre sfuggente, inafferrabile e quasi “senza volto”.
L’altro, invece, era reale e pericoloso alla causa americana che in
precedenza lo aveva sfruttato creandolo anche “rais”, e facendogli credere
d’essere inamovibile dal suo ruolo. Dopo la cessazione della guerra
irakeno-iraniana durante la quale Hussein era stato armato dagli americani,
e la caduta del sogno serbo, il Rais era divenuto esigente, ingombrante, e
perciò sacrificabile accusandolo di sue colpe passate che furono poste in
bella mostra al momento opportuno. Colpe che però erano state ignorate,
quando il soggetto era vantaggioso nella tutela degli interessi degli
americani nella guerra di contenimento degli ayatollah!
E’ anche inevitabile che nella storia di quest’ultimo decennio trovi posto,
e in prima fila, l’intera vicenda di Al Qaeda e del suo presunto dissidente
capo, l’arabo Bin Laden che “tradì” gli americani con cui cooperava per
porre in atto il più fantastico piano di “attacco” agli U$A eseguito con
l’attentato del 2001 al WTC.
Ma Al Qaeda, sempre per la filtrata e asservita stampa governata da
interessi plutocratici, avrebbe continuato la lotta contro gli U$A anche con
le lettere “all’antrace” e attentati vari che però si dimostrarono, insieme
con la cosiddetta “pistola fumante” di Saddam, degli enormi imbrogli
destinati ad accecare l’opinione pubblica.
In ogni modo, nell’opinione pubblica mondiale tutte queste vicende diedero
modo di creare “la cultura del sospetto” verso l’intero mondo arabo, e
permisero la seconda successiva fase che gli U$A attendevano.
Espugnato l’Irak con bush junior, così anche vendicando l’insulto subito da
bush senior per il parziale fallimento di Desert Storm 1, e installato nel
Paese un governo ombra compiacente, non restava che piegare l’Afghanistan
che è suo confinante verso nord, dove, “per stranissima coincidenza e
occasione”, si era nascosto l’inafferrabile Bin Laden che avrebbe rifornito
d’armi e istruttori i fanatici talebani che nella guerra di liberazione di
quelle terre dal giogo dell’URSS erano stati armati proprio dagli
statunitensi.
Così facendo, piegato anche l’Afghanistan, la prevista pipeline e gli
approvvigionamenti minerari sarebbero più facilmente e con minor costo
giunti sino allo Shat el Arab, da dove, sempre attraverso il Golfo Persico
potevano essere trasportati via mare negli U$A.

Ma in Iran, a interferire con la trama del capitalismo espansionista
statunitense era nel frattempo sorto un grave problema!
Un problema in parte previsto e temuto, ma certo ingigantitosi per la
capacità industriale dell’Iran di munirsi d’energia atomica con conseguente
grave pericolo per gli interessi economici americani.
Perciò, assai poco c’è di vero nelle dichiarazioni d’Israele e nella sua
paura d’essere colpito dall’Iran con ordigni nucleari, perché questo, in
estremo atto di difesa della sua identità, renderebbe inutilizzabili le zone
petrolifere proprie ed europee/asiatiche, e solo in seguito tenterebbe di
colpire la sentinella sionista/americana in Medio Oriente.
Dunque, la realtà è assai diversa da quella diffusa dalla stampa, perché la
consegna della tresca U$A/Sion è: “Ottenere il massimo profitto difendendo a
qualunque costo gli interessi americani della regione”. Inoltre, Israele, la
sentinella mediorientale, con la sua azione di dirigente/dipendente degli
U$A riceve da questo Paese armamenti, “comprensione internazionale” e decine
di miliardi di $ ogni anno.
Loro però, i fraudolenti sionisti/americani, denominano i propri interessi
“democrazia”, e ovviamente la difesa della questione è affidata al cannone!
Infatti, come più avanti dimostrerò, si sta stringendo il cerchio militare
intorno al Paese degli ayatollah.
La situazione geopolitica è dunque già esplosiva e pronta al tracollo se in
Iran, nelle prossime elezioni presidenziali, non emergerà un presidente più
moderato di Ahmadinejad, e perciò disposto al compromesso.
Intanto l’Iran che non ha commesso massacri è ormai accusato di “neo
nazismo” dall’asservita stampa internazionale e dai lacchè statunitensi che
non condannano i reali eccidi perpetrati da Israele e dagli stessi U$A, e
per di più il Paese delle “mille e una notte” si sta trovando pressoché solo
a combattere l’arroganza colonialista ultraliberista perché la lega araba a
tutt’oggi non sembra compattarsi.
Perciò, nella disunione che il mondo islamico lascia trasparire si ravvede
la sua debolezza scaltramente interpretata dall’Occidente in modo da far sì
che le forze militari che potrebbero contrastarlo siano le più deboli
possibili, e, nessuno di quei Paesi, ma la critica vale anche per le nazioni
europee, vuole rendersi conto che lasciare agli U$A/Sion ogni libertà
d’azione economica, militare, politica significa che una a una ogni nazione
sarà sottomessa da una tecnologia di controllo esercitata da pochi insani
individui, così conducendo al sogno del controllo globale cui aspirano i
rabbini sionisti.
PER CHIARIMENTO ECCO ALCUNE CITAZIONI ISRAELIANE.
G. zur Beek. -Die Geheimnisse der Weisen von Zion, III.a edizione 1919, p.
27: - Senza essere stato assorbito, oggi lo spirito ebraico domina là dove
prima era stato appena sopportato. Noi non abbiamo più bisogno di chiuderci
nel Ghetto medievale, poiché possediamo da tempo il dominio che ci è stato
promesso. Senza di noi nessun potentato del mondo può intraprendere
qualcosa, perché noi controlliamo il mercato dell'oro. Nessuna parola da noi
non desiderata giunge alla pubblicità, perché noi controlliamo la stampa.
Nessuna idea che ci dispiace penetra nel mondo intellettuale perché noi
dominiamo il teatro. Lo spirito ebraico ha conquistato il mondo.
Cremieux presidente dell'Alliance Israelites Universelle - articolo da "Archives
Israelites" 1861: -La dottrina ebraica deve un giorno compenetrare di sé
tutto il mondo... Non è lontano il giorno in cui le ricchezze della terra
apparterranno esclusivamente agli ebrei. Le nazioni scompariranno, le
religioni tramonteranno.
Verbale della Loggia russo-ebraica "I Savi di Sion", ct. in Meister - "Judas
Schuldbuch, V ediz. Pag. 171: -Lo scopo principale che è il dominio mondiale
ebraico, non è ancora raggiunto. Esso sarà però raggiunto e ci sta già
vicino più di quel che le masse dei cosiddetti Stati cristiani se lo
immaginino... Lo zarismo russo, l'impero tedesco e il
militarismo sono abbattuti, tutti i popoli sono spinti verso la rovina.
Questo è il momento in cui s’inizia il vero dominio dell'ebraismo.
H. De Vries de Heekelingen - Israele - il passato , l'avvenire" , ediz.
Tumminelli, Roma 1937 ripubblicato dalle edizioni Effepi di Genova: Prima di
studiare l'influenza talmudica, sull'anima israelita, gioverà esporre sia
pure brevemente la disposizione del Talmud1 ed il suo contenuto. Secondo la
tradizione ebraica Jahweh avrebbe dettato a Mosè, sul monte Sinai, la Torà,
che noi chiamiamo Pentateuco. A completare questa tradizione scritta, Jahweh,
inoltre, avrebbe confidato a Mose' alcune prescrizioni che, tramandate di
padre in figlio, formano la tradizione orale. Fu soltanto al principio del
III secolo n.e. che Jehuda Nassi consegnò per iscritto queste prescrizioni
sotto il titolo di Mishnah, ossia la ripetizione, la legge ripetuta, che
dovrebbe essere un complemento della legge mosaica.
Talmud, trattato Baba Mezia fol. 114 col. 2: -Voi israeliti siete chiamati
uomini, mentre le nazioni del mondo non sono da chiamarsi uomini ma bestie.
Jebamoth fol. 94 col.2: -La progenie di un non ebreo e' come progenie di
animali.
Sanhedrin, fol. 19 col. 2: -Dovunque gli ebrei arrivano devono farsi sovrani
dei loro signori.
Insomma, l’antico adagio: “L’unione fa la forza” è quanto mai valido in
questi tempi in cui il capitalismo, l’unica filosofia economica nata morta,
acclama il popolo dei mercanti e bottegai.
Ma così continuando lo stato delle cose, la guerra distruttiva avverrà, e
accadrà tra Europa e Stati Uniti senza possibilità di soluzione, purtroppo!
Se qualcuno pensava che con l’avvento di mister Obama alla presidenza degli
U$A qualcosa in questo mondo potesse cambiare in meglio, bisogna francamente
riferirgli che è uno scemo internazionale, o è un italyota del governo, o
d’opposizione, o è tutte le cose contemporaneamente.
Così, mentre mister Obama gestisce la sua macchinazione politica nel senso
reaganiano de: “Il benessere del popolo americano non si baratta”, [aperto
il collegamento digitare “Reagan” in“Modifica- Trova”] sempre lui,
“l’abbronzato”, per dirlo con il bottegaio dell’etere Berlusconi, è quasi
ovunque osannato per stupidità, o per cosciente sottomissione. A molti, lui
sembra quasi nuovo salvatore del mondo… ma niente di strano che tra gli
oppositori nascosti, PROPRIO NEL SUO PAESE, qualcuno voglia considerarlo
“l’agnello sacrificale”!
1) In ogni modo, sino a che esisterà Israele il paese e gli ebrei sionisti
che lo dirigono spereranno in lui per non perdere la decina e forse più di
miliardi di dollari annui e armamenti che ottengono dagli U$A in qualità di
nazione che ne difende gli interessi, pardon la democrazia, nel crogiolo
mediorientale dove gli arabi vorrebbero spadroneggiare perché quella è casa
loro.
Torneremo più avanti sull’esistenza di Israele in futuro.
2) Gli europei, invece, confidano in Lui semplicemente perché con il suo
Paese sono legati dalla mistificazione che condusse alla seconda guerra
mondiale e alla pretestuosa successiva storia che ne descrive le cause
rovesciando molte verità. Tutta storia, dunque, che non può ancora essere
sconfessata senza che avvenga un terremoto politico geostrategico con
rovesciamento delle odierne entità politiche dominanti, ma anche con
cancellazione del sistema liberistico economico di cui parte integrante è
quell’imbroglio diplomatico che è lo stato d’Israele.
3*) Anche i turchi, se pur islamici, ora stanno verificando di “credere” in
lui perché in questo tempo egli potrebbe essere il loro lasciapassare per
entrare a far parte della zona euro. Se pur, per ottenere ciò, dovranno
pagare un prezzo di fedeltà all’Occidente che consisterà nel non schierarsi
con i Paesi islamici in caso di conflitto contro il “testardo” Iran. Piano
di guerra portato avanti, apparentemente in solitudine, specialmente da
parte dei guerrafondai sionisti che urlano allo stupro come involontarie
deflorate verginelle.
4) Intanto, anche se Francia, Spagna, Paesi Bassi e Scandinavi in qualche
maniera protestano, non appena saranno chiamati all’ordine, cesseranno ogni
dire allineandosi al monarca nero.
5) Canada e Australia sono con gli U$A. Il primo Paese si considera insieme
con gli Stati Uniti d’America perché si “vede” tra gli “americani
importanti”, il secondo, lontano geograficamente, è adesso sottomesso ad
americani e sionisti, anche se nuovo polo bancario con Cina, Giappone,
Russia… tanto che da loro esiste ormai dal 2005 il reato di “opinione per
lesa shoah”.
6) Così il “nero nipotino del sionismo” per compromesso politico elettivo,
ma anche perché nipote del falascià rabbino nero di Chicago e zio della
moglie Michelle, è anche amato dalle italyote Sinistre che lo ritengono di
Sinistra non avendo capito niente del sottile gioco di politica
internazionale che si sta svolgendo, ma altresì è prediletto dalle
altrettanto italyote Destre che lo valutano di Destra solo per proprio
interesse nella detenzione del potere nel “Giardino d’Europa”. E ciò fa sì
che l’una e l’altra sponda del “nascente” bipartitismo della politica
italyota siano proprio idiozia allo stato puro perché fingono di non capire
che dagli U$A e da altri Paesi europei l’Italya è considerata inaffidabile e
corrotta sia per memoria storica per il tradimento del suo alleato in corso
d’evento bellico, sia per la presenza di Berlusconi che l’assai poco
raccomandabile Bush definì, durante la riunione dei G8 di Tokyo avvenuta nel
2008, come: “Il più corrotto premier del più corrotto Governo occidentale”.
Quanto sopra affermato, è malignità?
No! E’ solo contezza Logica fondata e oggettivata da notizie stampa poco
apparenti in Italya, ma ben presenti in quella estera!
Ma torniamo alla principale analisi di questo scritto:
- La Turchia, terzo esercito più potente di questa povera Terra, nelle
migliori previsioni statunitensi dovrà rimanere ancorata alla NATO, o, se
non altro, dovrà essere neutrale nei confronti di ciò che in campo
internazionale si sta preparando: “Affrontare militarmente l'Iran, e, se
necessario:
(A) -Fare in modo che esso perda il controllo economico del suo territorio
affinché non danneggi la possibile pipeline diretta dall’Afghanistan allo
Shat el Arab;
(B) -Che esso abbandoni il controllo della sua ricca zona petrolifera alle
società governative americane e,
(C) -Dulcis in fundo, che possa essere distrutta ogni sua influenza sui
popoli islamici che, senza la sua presenza più facilmente diverrebbero
facili prede del capitalismo”.
8) Ed è proprio per questo fine che in politica internazionale si stanno
componendo, ergendo ed esaminando i blocchi politici militari che si
contrasteranno in previsione delle prossime decisioni per il futuro
dell’economia mondiale e di chi dovrà presiederla e dirigerla.
Dunque, è nei piani che l’intero mondo dovrà soccombere sotto l’unica
egemonica volontà capitalista globalizzante statunitense/sionista, oppure
riscattarsi nel sangue per essere ancora essere capace di pluralità.
Approfondiamo,
ora, il quadro geostrategico che si va disegnando per testimoniare
l’oggettività dell’analisi sopra proposta.
1A) Nei primi giorni di quest’aprile, nella città di Praga, mister Obama
confermò che il BMD, lo scudo anti missilistico da porre in opera in Polonia
in funzione di “sicurezza”, leggi
per far stare “buona la Russia”, non sarà necessariamente reso attivo, ma
che ciò avverrebbe solo per timore della reazione di Putin e alleati nel
caso in cui gli Stati Uniti dovranno porre in essere effettive azioni
belliche contro l'Iran.
2A) Interpretando il “linguaggio diplomatico” statunitense è facile rendersi
conto che il messaggio di “pericolo” dato alle stampe è indirizzato verso
Putin e il suo Paese, ma che anche palesemente è offerta serenità e
simultaneamente sicurezza finanziaria e politica che forse l’attuale Russia
non può rifiutare. Sicurezza interna che ancora oggi Putin non possiede in
maniera assoluta, anche perché tuttora il suo Paese non è capace di
sostenere lo sforzo economico che potrebbe farlo militarmente competere con
gli Stati Uniti.
In ogni modo, se la Russia abdica dal suo sogno di ridiventare militarmente
forte come l’estinta URSS, sottilmente lascia comprendere l’amministrazione
Obama, potrebbe non avere truppe NATO intorno alle sue frontiere nelle
confinanti Polonia e Georgia, ma ciò solo a patto di non schierarsi in
difesa dell’Iran in caso d’evento bellico.
Inoltre, se la Russia non creasse difficoltà in queste prossime futuribili
vicende, gli U$A s’impegnerebbero in modo da far sì che l’ex patria degli
czar possa continuare a esercitare la sua egemonia sulle ex repubbliche già
sovietiche, però rinunciando ai giacimenti. In caso contrario la Russia
porrebbe a repentaglio la propria supremazia nella piattaforma centro
europeo/asiatica per le ritorsioni cui sarebbe economicamente e
politicamente soggetta. Ovviamente, gli aiuti verso la Russia avrebbero
attuazione solo a patto che l’impero U$A/Sionista non debba rinunciare
all’occupazione afghana e al suo conseguente volere di realizzare una
pipeline che da quel territorio, dirigendosi a sud, permetterebbe
d’imbarcare il petrolio “derubato” alla regione pressoché posta sull’antica
via della seta senza pagare royalty ad alcuno.
2B) Dalla Polonia e dal discorso indirizzato alla Russia, Obama si è poi
spostato in Turchia, dove ha preso corpo il “logico” seguito del discorso
già svolto, e che la sua Amministrazione sta tentando di realizzare. Qui, ha
offerto amicizia al Paese e al Parlamento turco nella sua matrice liberale,
ma anche solida alleanza purché esso resti fedele alla NATO. Questo passo,
ho già in parte prima asserito, e il conseguente dire, sono dovuti al fatto
che la Turchia, pur essendo Paese dell’ambito NATO, fa parte della
polveriera mediorientale con una maggioritaria percentuale della sua
popolazione sostenitrice dell’islam, ma anche con governo che in molte delle
singole componenti mira alla teocrazia religiosa che tutti comprendiamo è
lontanissima dalla democrazia americana. Gli U$A e Obama devono dunque
riconoscere alla potente Turchia un gran ruolo d’influenza su tutta l’aerea
del Vicino e Medio Oriente, e le hanno giocoforza offerto tutto ciò che per
loro è concedibile. Ovviamente in cambio chiedono e rivendicano il “non
intervento” in caso di conflitto armato con l’Iran. In più, ma non solo, gli
Stati Uniti hanno anche promesso di spalleggiare convenientemente il
desiderio turco di entrare a fare parte della UE.
3B) La Turchia, ormai combattuta tra europeismo e islamismo, ha dunque già
da qualche tempo avviato negoziati con la Siria in modo di tastarne la
possibilità ad allontanarla dalla sua quasi certa alleanza con l'Iran, e con
ciò il Governo turco auspica di tutelare i propri confini verso sud in caso
di guerra.
Per ottenere la non belligeranza con la Siria, in caso questa si schieri con
l’Iran, la Turchia, che già provò a ottenere attendibilità facendo violente
ritorsioni verbali contro l’arroganza d’Israele durante l’operazione “Piombo
Fuso”, ha promesso diplomaticamente d’impegnarsi per fare in modo che il
Paese sionista riconsegni le alture del Golan alla repubblica siriaca.
1C) Però tutta la manovra potrà realizzarsi solo in funzione del prostrarsi
da parte dell’Europa al nuovo monarca nero e alla strategia
americana/sionista da cui avrebbe sia tutto da perdere in termini di
dignità, sia anche d’accettare nel suo interno, nuovo insulto, il
Paese turco che assolutamente nulla ha da condividere con la stessa Europa,
nemmeno culturalmente.
E imposta dagli americani la Turchia nella zona euro, essa anche otterrebbe
che il proprio primo ministro diverrebbe vice- segretariato della NATO.
Così, per le evidenti convenienze derivanti dalle offerte di Obama, il
Governo Turco prevedendo le possibilità che si stavano realizzando già anche
aveva avviato trattative con la sempre misconosciuta Armenia, evidentemente
per proteggersi le spalle da possibili attacchi prevedibili per quella via
durante la prossima crisi mediorientale, in ciò spingendosi sino a
manifestarsi suscettibile di lasciare la questione armena agli storici che
la valuteranno o no come genocidio.
1D) In sostanza, attraverso la risposta turca, possiamo arguire che la
manovra U$A/Sion tende anche a rilanciare la fatiscente NATO che ormai ha
sempre più in mostra i segni del tempo e dell’usura.
E) In questo modo, se i russi dovessero rifiutare le offerte statunitensi
sperando di fomentare gli armeni contro la Turchia caduta nella trappola del
capitalismo, ciò per difendere la propria frontiera caucasica, i turchi già
hanno in corso manovre diplomatiche per prevenire l’evento attirando
l'Armenia verso di essi.
F) Ma la Russia, che se sarà doma lo sarà solo per impossibilità a forgiare
una risposta articolata e forte, non sta in ogni caso solo osservando gli
avvenimenti turco/armeno/caucasici, ma ha intrapreso solide manifestazioni
contro il filo statunitense Mikheil Nikolozis dze Saakashvili: მიხეილ
ნიკოლოზის ძე სააკაშვილი. Manifestazioni che hanno la mira di condurre a un
rovesciamento del governo filo-occidentale del Paese, con la fondazione di
un nuovo corso filo-russo.
G) Sempre per azione statunitense, e con sotterranei accordi, i divisi
Governi arabi moderati, questo il loro massimo tallone d’Achille, a Doha,
verso la fine del mese di marzo, hanno tentato di porre in “isolamento”
l'Iran, ma la manovra è fallita.
Infatti, tra l’altro, l’enigmatico bedù Gheddafi si è apertamente schierato
contro i sauditi, e ha accettato di comporre l’antica diatriba che
intercorreva con l’Italia che fa parte della NATO. Perché l’ambivalente
comportamento del Colonnello con apertura e chiusura verso l’Occidente e i
suoi satelliti? A cosa mira il bedù che nell’Opec conta assai poco per la
determinazione del prezzo del petrolio? Certo non all’ampliamento della sua
sfera d’influenza nel Mediterraneo perché l’Egitto non glie lo
permetterebbe! Allora? Verosimilmente, Gheddafi che è ambiguo di natura e
per disposizione, per rendersi “interessante” si sta giocando ogni
affidabilità internazionale, ma anche quella interna al modo arabo e al suo
Paese.
Gli Usa, intanto, già hanno truppe in Afghanistan, in Iraq e alle frontiere
con l'Iran. Perciò, a questo punto, sarà volontà dell’Iran scegliere se
alzare il livello dello scontro e giungere alla guerra, o appagarsi della
dichiarazione della sua supremazia regionale con consequenziale
mortificazione dei capi arabi moderati, e possibili contraccolpi politici in
tutti gli stati arabi.
Le truppe NATO sono già strategicamente disposte per una guerra, ma è
possibile credere che si ritireranno se l'Iran non si mostrerà bellicoso.
Però, nell’attesa di decisioni, durante le prossime elezioni in Afghanistan
e in Iran le truppe NATO in Afghanistan diverranno più numerose e… si
ritireranno dopo le elezioni? Questa la domanda su cui gli ayatollah
s’interrogano nell’attesa di eleggere un “augurabile”, per il mondo,
presidente moderato!
Anche l’eventuale smantellamento del campo d’Ashraf, “protetto” dagli U$A e
posto in territorio irakeno vicino alle frontiere con l'Iran, darà
indicazioni su ciò che in seguito avverrà. Ma gli U$A permetteranno che sia
smembrata l’attuale più forte organizzazione d’opposizione iraniana formata
da esiliati ex mujaheddin del popolo? Gli U$A freneranno l’attuale governo
iracheno che pare incline ad accordarsi con quello iraniano?
Un altro debole locus esiste in questa importante partita geostrategica,
esso è Israele che è aiuto e ingombro per gli americani che potrebbero
persino sacrificarlo, ma come reagirebbe il sionismo di fronte a una sua
deriva?
Inoltre, l'occidente europeo, ritengo probabile, è verosimilmente
predisposto a valutare il sacrificio di Israele in favore degli Arabi per
annullare la minaccia iraniana se il Paese diventasse davvero innocuo,
infatti, il ministro Frattini, esecutore d’ordini superiori, già ha chiesto
a Israele di ritirarsi dal Golan lasciandolo alla Siria.
Di contro, però, Israele è un alleato forte per un’eventuale guerra contro
l'Iran.
Dunque, è anche prevedibile che tutto l'Occidente, Turchia inclusa, si
adoprerà affinché Israele ceda, ma l’azione in questo senso sarà assai cauta
perché… nulla è deciso!
Per tutto quanto sinora discusso, sono dell’avviso che assai presto potrà
iniziare una seria campagna propagandistica contro il governo sionista per
lusingare il mondo arabo, ma Israele sarà effettivamente in pericolo
unicamente se l'Occidente deciderà di rappacificare a ogni costo l'Iran per
evitare la guerra.
Da valutare, nel marasma della situazione, c’è anche il comportamento
dell’ancora “obbediente” Pakistan per gli aiuti economici quinquennali che
Obama ha promesso affinché esso si allei con la NATO, ma sarà davvero così?
E in ultimo, ma non certo ultimo, dovrà essere assai bene valutata la crisi
finanziaria/economica che affligge e indebolisce l’Occidente, ma anche
l’Asia con la Cina capofila che tristemente devono continuare a giocare
d'azzardo usando il loro immenso capitale in dollari!
E come reagiranno gli enigmatici e quasi silenti Corea e Giappone ala
possibile appropriazione americana delle riserve petrolifere
europeo/asiatiche?
Insomma, se ai tempi del nemico “certo”, il comunismo sovietico, la
distinzione utilitaristica di bene e male era certa, con la scomparsa del
marxismo tutti i mali insiti nel capitalismo che, per continuare a esistere
deve alimentarsi sempre più d’economia, stanno emergendo!
kiriosomega
18/05/2009