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Geopolitica 2009
GEOPOLITICA, IRAN E 'GIOCHI' EURASIATICI
di Dagoberto Husayn Bellucci
Avevamo abbondantemente preventivato - del resto era 'facile'...scommessa
vinta senza 'se' e senza 'ma' - fin dall'inizio dei disordini che hanno
contrassegnato l'immediato dopo-elezioni iraniane che la rivolta dei
ruffiani dell'America alias i sostenitori del candidato "riformista" Mir
Hussein Musavi non avrebbe resistito alla puntuale, marziale, energica e 'squadristica'
reazione dei Guardiani della Rivoluzione i Basij....sottolineando che la
legittimità del voto delle elezioni presidenziali era assolutamente
incontestabile come fornito, fin dai primi giorni e 'cifre' alla 'mano',
dalla radiotelevisione di Stato...Ahmadinejad impera! Piaccia o meno ai
tanti, 'troppi', kippizzati dell'estremismo democratico e del
fondamentalismo liberista che hanno prevaricato in quest'ultimo mese
inondando ogni fonte d'informazione dell'Occidente giudaico-mondialista di
menzogne e banalità.
La Repubblica Islamica dell'Iran è presente sul palcoscenico della politica
mondiale da oltre trent'anni e non certo per far 'piacere' ai "quaraquaquà"
sionistizzati dei quattro angoli del pianeta.. Appare evidente la
sovrabbondanza e sovrapproduzione di pseudo-analisi, realizzate ad hoc
nell'ultimo mese, e "letture articolistico-storiche" assolutamente 'assenti'
rispetto alla realtà multiforme e onnicomprensiva della Totalità Organica
irradiante dalla Teocrazia islamico-shi'ita iraniana. Qualsivoglia confronto
con altre nazioni esistenti sulla faccia del pianeta rappresenterebbe
un'infamia ed un'infelice (...di 'infelici' ce n'è in
abbondanza...soprattutto dalle parti di Washington e Tel Aviv...)
ricognizione analitica... Noi che conosciamo bene gli iraniani sappiamo
perfettamente che "sono svelti" e conosco abbondantemente le 'regole' del
'gioco' (...il Grande Gioco eurasiatico-planetario dei rapporti di forza
continental-internazionali...'La Grande Scacchiera' utilizzando la
'brillante' metaforica del giudeo-mondialista Zbigniew Brzezinksi relativa
all'Eurasia, terreno di scontro 'privilegiato' delle potenze mondiali nel
Terzo Millennio e 'continente vitale'..."la spazio vitale" di hitleriana
'memoria'..., il quale fin dal decennio scorso 'auspicava' cambiamenti
sostanziali nelle relazioni americano-iraniane 'comprendendo' l'inaffondabilità
della centralità geopolitica e strategica di Teheran, il ruolo decisivo nei
rapporti di forza eurasiatici svolto dalla Repubblica Islamica e
sostanzialmente riconoscendo l'irrinunciabilità di un dialogo diretto fra
l'Establishment che controlla le politiche economiche ed estere della
superpotenza a stelle e strisce e la leadership religiosa iraniana.
Puntualmente Brzezinski (1) analizzava i nuovi scenari della politica
mondiale sostenendo la necessità per gli Stati Uniti di arrivare ad un
inevitabile confronto, politico, strategico, economico, militare, con gli
altri attori della geopolitica eurasiatica. "Nel 1997, ne “La grande
scacchiera”(2), egli identificava nell’implosione del sistema sovietico un
grande fattore d’instabilità ed un grande rischio per l’avvenire della
civilizzazione yankee.
Brzezinski sosteneva che a causa del suicidio moscovita era improvvisamente
venuta meno la contrapposizione ideologica e geopolitica che aveva sobillato
ma anche equilibrato tra loro la Potenza navale e la Potenza terrestre per
eccellenza.
L’effetto più preoccupante del fallimento sovietico oggi è dato, secondo lo
studioso, dal gran vuoto di potere che si è venuto a verificare in Asia
Centrale, teatro della partita per la conquista del mondo.
L’ideologo parte dal presupposto che la stabilità, la libertà, la ricchezza,
il progresso e la democrazia sono garantiti solo ed esclusivamente
dall’America e che, pertanto, quest’ultima deve assumere ed esercitare la
gestione mondiale impedendo ad altri di farle ombra, il che deve soprattutto
essere garantito nell’Asia centrale.
Chi sono questi altri che possono mettere a rischio l’unipolio americano ?
Brzezinski identifica cinque attori principali che egli definisce giocatori
geostrategici. Costoro sono a suo avviso: Francia, Germania, Russia, India e
Cina." (3)
Ora premessa l'insindacabile verità fattuale che assegna un ruolo di
primissimo piano nella "scacchiera eurasiatica" e in quella planetaria
all'Iran - che per i ruffiani di ogni 'colore' e i sionisti di ogni risma
ovviamente non deve 'giocare' ...è 'storia'
vecchia...vecchissima...praticamente la solita 'routine' analitica dei
paraplegici epigoni fallimentari di ambienti in decomposizione
da...sempre...Siamo ancora qui. A 'parlare' di Iran...'strano' 'strano'... -
quale supremo referente ideologico, politico, strategico, militare del mondo
islamico e delle avanguardie rivoluzionarie 'sparpagliate' nell'ensamble
sgangherato e depauperizzato dei quattro angoli del pianeta; noi rimandiamo
a quanto scritto lucidamente, 'profeticamente' (...un profeta del 'nulla'
contemporaneo...un Grande con la G maiuscola...) e insindacabilmente
diciotto anni or sono da Maurizio Lattanzio il quale sottolineava: "La
validità assiomatica della cultura integrale si fonda sull'atto assoluto del
soldato politico nichilista che le conferisce esistenza sul piano
storico-temporale. L'efficacia pratica della 'proiezione' progettuale
derivante dal 'canone' culturale, è invece subordinata all'avvenuta
'maturazione' di una serie di condizioni predisponenti (...'inesistenti'
allo stato degli 'atti'...ndr). Tra esse figura l'istintiva (l''istinto'
della razza...) percezione del destino geopolitico nel quale la comunità dei
soldati politici riconosce una 'scia' iridescente: essa illumina il
'camminamento' diretto verso la prima linea di combattimento del fronte di
lotta mondialista. L'affermazione della scienza geopolitica è riconducibile
ad un arco di tempo compreso tra la fine del XIX secolo e la seconda guerra
mondiale. Fra i più qualificati studiosi di questa disciplina annoveriamo
l'inglese Halford John Mackinder, lo statunitense Alfred Thayer Mahan, il
tedesco Karl Haushofer e lo svedese Rudolf Kjellen, il quale, per primo,
introdusse nel lessico politologico il termine geopolitik. (...) Noi
affermiamo, quindi, che la geopolitica individua le costanti di tipo
geografico e storico, 'applicandole' alle variabili costituite dalle
identità politiche e dalle dimensioni economiche, mediante l'intervento di
un fattore di sintesi relativamente costante - ma decisivo - rappresentato
dalla razza. La complementare 'ricomposizione' unitaria delle teorie di
Mackinger e Mahan, consente una omogenea rappresentazione del significato
essenziale che 'permea' la scienza geopolitica. Il World Island o "Isola del
Mondo" - secondo Mackinder - è l'area geografica più vasta (Europa, Asia,
Africa) costituita dalle terre emerse. Egli definisce Heartland o "Cuore
della Terra" il centro di quest'area, localizzandolo nell'Europa dell'Est.
Sulla base della presente analisi, tellurocentrica e continentale, Mackinder
formulerà la nota 'massima': "Chi occupa l'Europa orientale domina lo
Heartland; chi domina lo Heartland controlla il World Island; chi controlla
questa isola del mondo esercita la propria supremazia sul mondo intero".
(...) L'identificazione operata da Mackinder fra lo Heartland e l'Europa
orientale risente di una condizionante concezione eurocentrica,
riconducibile all'epoca tra le due guerre, quando l'Inghilterra
rappresentava la maggiore potenza marittima del pianeta. Lo Heartland,
invece, deve essere localizzato al di là dell'Europa dell'esta e
precisamente "nell'autentico cuore geografico e storico del World Islan,
cioè in corrispondenza della fascia trasversale eurasiatica spartiacque tra
il mondo occidentale e l'area del Pacifico e del subcontinente indiano",
mentre "lo Heartsea corrisponde all'Oceano Indiano, cuore della massa
oceanica dell'emisfero Sud (delimitata dallo stretto di Drake) e intermedia
fra le acque del Sud atlantico, Antartico e Pacifico". (4)
'Questo' Maurizio Lattanzio scriveva quasi un ventennio fa analizzando i
'fondamentali' geopolitici del progetto "Eurasia-Islam" che dal mensile
"Avanguardia" andava prospettando una visione unitaria, onnicomprensiva e
organica, della Cultura Integrale e dell'opposizione radicale al sistema
giudaico-mondialista. Nessuno, nè ideologicamente, nè politicamente e
tantomeno geopoliticamente ha saputo 'offrire' di meglio finora rispetto
alle calibrate, incisive e lucidissime 'traiettorie' antagoniste lattanziane...un
'progetto' - quello delineato per quasi sette anni dalle pagine del mensile
siciliano dal Grande Guascone di Popoli - assolutamente 'conforme' alle
premesse di "disintegrazione del sistema"....
Ovviamente non pretendiamo, vent'anni dopo, che ci sia chi l'abbia 'capito'
nè - sarebbe 'troppo' - qualcuno che l'abbia 'attuato'... Tant'è questi sono
i 'precedenti' i quali identificavano nella scienza geopolitica il settore
d'analisi ricognitivo in relazione ai rapporti di forza internazionali o,
per esser più esatti, in quelle dinamiche di scontro-incontro - in un 'balance
of powers' (bilanciamento/equilibrio dei poteri) - necessarie alle relazioni
fra soggetti statali, organismi sovranazionali, entità geopolitiche
'organiche' ricomprendente al suo interno anche le 'famose' "zone d'ombra"
delle quali sovente parlava anni fa l'ex segretario per la sicurezza
nazionale Henry Kissinger (fondatore della Trilateral Commission e 'compare'
di Brzezinski nell'elaborazione 'pratica' delle teorie relative all'One
World = il mondo unidimensionale e uniformato alias Globalizzazione delle
quali fu assertore fin dagli anni cinquanta Aldous Leonard Huxley (5) già
noto per le sperimentazioni che fece della mescalina e dell'acido lisergico
ovvero del composto poi diventato noto al grande pubblico come LSD del quale
fu un anticipatore scrivendo il volume "Le porte della percezione" del 1954
al quale si ispirerà anche il gruppo musicale dei Doors di Jim Morrison) ed
all'interno delle quali si muovono centrali spionistiche, servizi
d'intelligence, faccendieri di ogni risma, razza, colore, elementi collegati
a multinazionali del crimine, 'cartelli' di narcotrafficanti e ogni sorta di
soggetto 'potenzialmente' 'utilizzabile' per i cosiddetti "lavori sporchi"
che devono essere realizzati da qualche Governo o Istituzione più o meno
'occulta'. Si tratta di un 'livello' superiore degli affari di Stato
'delegato' volentieri dagli "addetti ai lavori" sistemici ad esponenti della
malavita e/o organizzazioni criminali (la storia dell'italietta repubblicana
post-fascista ne è 'contrassegnata' ...l'alleanza in funzione
"anticomunista" tra ambienti mafiosi, Stati Uniti e 'amministratori'
partitocratico-istituzionali ne sono semplicemente la punta di un iceberg
nel profondo del quale si celano i tanti, 'troppi', "misteri" italiani...
l'Italia un paese a sovranità limitata e un laboratorio
politico-sperimentale della CIA e di decine di altre agenzie
d'intelligence...).
'Anche' la Globalizzazione deve dunque ritenersi 'prioritaria' ricognizione
d'analisi per l'articolazione di proiezioni geopolitiche, strategiche,
militari ed economiche relative alle relazioni internazionali (per
comprendere le quali occorrerebbe 'rileggere' qualche volume
'essenziale'...(6)....) verso le quali inevitabilmente le ricette
mondializzanti del progetto 'globalizzante' incidono e pesano in quanto se
intendiamo la globalizzazione come l'estensione a livello planetario di un
modello unico culturale, di pensiero e di economia è inevitabile che queste
dinamiche andranno ad intersecarsi ed interagire con i processi di
formazione del potere, modificando i concetti di autorità e di Stato,
ricollegandosi alle valenze 'espansionistiche' della cultura egemone che -
all'inizio del Terzo Millennio - è ricompresa all'interno del mondo
occidentale nell'american way of life e nei suoi ritmi-mode-stili di vita.
E se i 'germi' della globalizzazione economica sono da ricollegare
direttamente agli accordi intercapitalistici di Bretton Woods dell'estate
1944 è indiscutibile che i loro effetti socio-culturali si siano sviluppati
nell'arco dei decenni successivi mediante l'inondazione di un insieme
onnicomprensivo di modelli di riferimento che hanno 'edificato' l'attuale
involutiva (pseudo)civilizzazione occidentalista.
In merito all'eurasiatismo occorre sottolineare l'errate considerazione
eurocentrica determinata dalla suddivisione 'scolastico-paraplegica' della
destra europea che assimilava l'Europa allo spazio compreso tra Oceano
Atlantico e gli Urali (..."l'Europa da Lisbona a Vladivostok"...'slogan'
funzionali a determinate logiche destrorse pre-neoconservatrici ieri
anti-sovietiche oggi 'attualizzabili' nell'anti-islamismo, anti-orientalismo
dei filosionisti affermatori di una centralità del Continente europeo
inesistente...l'Europa non esiste da quella maledetta primavera del
1945...). In proposito scriverà Guido Giannettini: "gli Urali non hanno mai
separato l'Europa dall'Asia: dalla protostoria all'evo moderno, i territori
dell'Asia centrale e della Siberia sono stati più vicini all'Europa che alla
Cina. Ciò spiega, tra l'altro, perchè Gengis Khan giunse all'Adriatico e
Tamerlano in Siria, invece che a Canton, o i Russi in Alaska e non a
Shangai." (7)
"L'Eurasia - conclude Maurizio Lattanzio (8) - è quindi l'area continentale
che si estende dall'Atlantico a Vladivostok o, meglio, al mar di Okhotsk, e
delimitata al Sud da una 'fascia' naturale che la separa dal Pacifico e dal
subcontinente indiano. Quest'area confinaria longitudinale si chiama "Terra
di Mezzo" ed è costituita, procedendo da occidente ad oriente, da: penisola
anatolica, massiccio kurdo-armeno-iranico, altopiano desertico del Khorasan,
steppa turanica, sistema Hindukush-Alai-Himalaya, regione degli altipiani
Tibet/Tchingai, deserto Sinkiang-Gobi, sistema Altai-Baikal, catena del
Khingan, regione Corea-Primorye-Giappone." e sottolineando lucidamente che
"...le potenze continentali dell'Eurasia, sia pure venendo a conflitto fra
loro, hanno mirato all'unificazione imperiale dell'area continentale
euroasiatica"....tant'è il fondamentalismo w.a.s.p. (white-anglosaxon
protestant) che influenza i moderni 'cultori' dell'ideologia
neoconservatrice statunitense e i loro 'compari' destroestremo radicali del
suprematismo bianco continueranno a considerare l'Europa 'appendice' del
sedicente "impero d'Occidente" sotto 'insegne' e bandiere grondanti il
sangue di milioni di individui massacrati dall'espansionismo
imperialistico-capitalista della superpotenza a stelle e strisce.
L'Occidente è un non luogo. Invenzione 'recente' dell'imperialismo "made in
USA" ieri in funzione anti-sovietico/anti-comunista attualizzata nello
"scontro delle civiltà" anti-islamico/anti-cinese del quale l'Europa è
esclusivamente 'spettatrice' mancando completamente di una politica estera
indipendente, di coordinate progettuale autonome, di sovranità politica,
culturale, tecnologica e militare che non sia 'dipendente' dai diktat
dell'"Impero" del male d'oltre Atlantico.
"...l'Europa occidentale estenuata dalla democrazia borghese e degradata
dalla massificazione consumistica coincide con l'estrema ragione occidentale
(meglio: l'appendice putrescente) del continente eurasiatico." sottolineerà
più che legittimamente Lattanzio (9).
Il 'polo' di riferimento supremo dovrà essere dunque 'spostato' dall'Europa
- che fu ...Germania cuore del mondo e della civilizzazione ariana dilaniata
e devastata dalla seconda guerra d'aggressione mondiale scatenata contro i
popoli europei dall'Internazionale Ebraica - al cuore dell'Eurasia: nella
zona compresa tra il Turan a nord e la penisola arabica ed il golfo persico
ovvero nello spazio imperiale attualmente occupato dalla Repubblica Islamica
dell'Iran laddove - come scriverà Aleksandr Dughin "è iniziata, in modo
effettivo (e non potenziale) la Resurrezione dello Spirito, dopo il lungo
periodo di oscurità, di regressione geopolitica e di letargo nazionale."
(10).
L'Iran esiste! E da un trentennio resiste alle minacce, ai tentativi di
destabilizzazione, ai complotti e alle trame partorite dal Grande Satana
statunitense e dai suoi alleati regionali: l'entità criminale sionista, i
paesi arabi cosiddetti 'moderati' del wahabismo e del salafismo - l'Islam
"americano" di cui parlava il compianto Imam Khomeini (che Dio lo abbia in
Gloria) - le entità senza volto delle multinazionali della finanza globale,
i ricatti usurocratici del Fmi e delle centrali usurocratiche mondialiste e
gli improvvisati 'attori' geostrategici 'amici' di Washington (ieri Saddam
Hussein e l'Iraq ba'athista, i talebani afghani, il Pakistan della
marionetta filo-occidentale Musharraf, alcune tra le ex repubbliche
sovietiche del Caspio o dell'Asia centrale).
Ultimo 'ammonimento' - in ordine di tempo - quello 'giunto' nella giornata
di ieri dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, la quale "ha
cercato oggi di riconquistare i riflettori della politica estera Usa con un
discorso ad ampio respiro a Washington dove ha ammonito l'Iran che la "porta
del dialogo" non resterà aperta "a tempo indefinito". Il segretario di stato
Usa è rimasto emarginato negli ultimi tempi dall'attivismo del presidente
Barack Obama in politica estera, dalle iniziative affidate al
vice-presidente John Biden in Medio Oriente e sull'Iraq, dalla nomina di una
raffica di inviati speciali e dall'infortunio al gomito che l'ha costretta a
saltare alcuni importanti appuntamenti internazionali, compresi i recenti
colloqui Usa-Russia a Mosca e il vertice G8 in Italia.
Un ambizioso discorso oggi a Washington nella sede del think tank 'Center
for Strategic and International Studies', giunto alla vigilia di un viaggio
che la porterà da domani anche in India e in Cina, ha permesso alla
ambiziosa Hillary di riconquistare il centro della ribalta della politica
estera americana." (11).
'Ammonimento' tempistico che arriva a poche ore dalla tragedia che ha
colpito un tupolev della Caspian Airlines schiantatosi nel nord dell'Iran e
causando la morte delle 168 persone a bordo tra le quali anche gli atleti
della nazionale iraniana juniores di judo. Pochi fra telegiornali e
quotidiani - che pure hanno dato ampio risalto alla tragedia sottolineando
lo stato di servizio del velivolo - hanno detto che tra le cause dei
frequenti incidenti che hanno colpito l'aeronautica civile iraniana vi è
quello dell'embargo imposto dagli USA che impedisce una manutenzione
efficace degli aerei.
Tant'è una tragedia che potrebbe anche non esser affatto 'casuale' visto il
post-presidenziali iraniano e le pressioni esercitate dalla comunità
internazionale contro il legittimo esecutivo del rieletto Presidente Mahmoud
Ahmadinejad.
E mentre la 'rivolta' dei burattini sinagogico-sistemici filo-occidentali,
come previsto, è stata spazzata via dalle squadre d'azione Basijj ("Bokoshes
Kafare!" grido di battaglia per le strade di Teheran in
'ebollizione'...'stile' Hzb...cortei motorizzati, caschi da motociclista,
mazze e manganelli alla 'mano'....alla 'faccia' di chi ha 'sbraitato' di
"repressione"....Frattini e la Farnesina pensino ai morti 'ammazzati' in
Italia che a Teheran ci pensano i Guardiani della Rivoluzione a ristabilire
l'ordine...inaudita, illegale, criminale e vergognosa per un paese che si
vuole 'civile' la recentissima sentenza al processo Sandri..comprendiamo il
dolore e la rabbia di familiari e amici del giovane ultrà laziale....) i
mass media filosionisti occidentali , riprendendo 'veline' sioniste
'distribuite' dai servizi d'intelligence tedeschi per l'estero (BND), non
avendo nient'altro di 'meglio' al quale 'attaccarsi' per diffamare,
denigrare e demonizzare ulteriormente la Teocrazia iraniana 'inventavano'
nuovi 'scoop nucleari' sostenendo che l'Iran sarebbe in grado di costruire
una bomba atomica e di testarla "entro sei mesi" con esplosioni sotterranee
come quelle realizzate dalla Corea del Nord pochi mesi or sono (....Teheran
e Pyonjang...nuovo 'asse del male' secondo l'opinionismo
invertebrato-sistemico occidentale...).
Premesso che gli iraniani hanno sovente sottolineato la natura pacifica del
loro programma nucleare, che numerose sono state le 'visite' di ispettori
dell'AIEA alle centrali iraniane, che niente è 'trapelato' di 'anormale'
rispetto a quanto sostenuto dai dirigenti della Repubblica Islamica noi
sottolineiamo che ...saranno pure affari loro! E , come ha ribadito
recentemente appena rieletto, il Presidente Ahmadinejad "il contenzioso sul
nucleare iraniano è un capitolo chiuso" delle relazioni tra Teheran e il
resto del mondo. L'Iran andrà avanti con il suo 'programma atomico'
...piaccia o dispiaccia...a Washington, Vienna, Tel Aviv ed in qualsivoglia
altra capitale sotto le forche caudine del Sionismo Internazionale.
Iran, politica e relazioni internazionali, geopolitiche
'intuizioni'....tutto e niente! Noi diciamo che nessuno 'smuoverà' la
centralità rivoluzionaria, geopolitica, strategica, militare e ideologica
della Repubblica Islamica dell'Iran...
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
Note -
1 - Zbigniew Brzezinski (Varsavia, 28 marzo 1928) è un politico e politologo
statunitense.
Immigrato dalla Polonia negli USA dopo la seconda guerra mondiale, ottenne
la cittadinanza americana nel 1958. Si è distinto nel mondo accademico per
le sue analisi politiche e la sua conoscenza dell'Europa e dell'URSS«»№«».
Infatti, è considerato uno dei maggiori esperti di politica internazionale
con particolare riferimento ai rapporti con l'Unione Sovietica. È stato
Consigliere per la sicurezza nazionale durante il mandato presidenziale di
Jimmy Carter (dal 1977 al 1981). È tuttora membro effettivo della
Commissione Trilaterale.
Tra le principali iniziative da lui intraprese, si ricorda il finanziamento
dei mujahiddin in Pakistan e Afghanistan durante la Guerra Fredda, e
precisamente nel 1979. I maggiori sostenitori di tali combattenti furono la
CIA, l'ISI (servizi segreti pakistani) e l' MI6 ( servizi segreti inglesi).
Tale provvedimento aveva lo scopo di liberare l'Afghanistan dai russi che lo
avevano invaso, evitando che la minaccia sovietica si espandesse in Asia
centrale.
Nel marzo 2008 Barack Obama lo ha pubblicamente ringraziato per il suo
contributo e i servigi forniti agli Stati Uniti d'America.«»
Interessante sottolineare il ruolo attualmente svolto dal giudeo polacco
naturalizzato 'yankee' Brzezinski quale 'eminenza grigia' dell'attuale
amministrazione Obama. Brzezinski, già entrato nella storia per aver
contribuito nel dicembre 1979 ad "imbrogliare i sovietici trascinandoli nel
pantano dell'Afghanistan" (parole di Walter Slocumbe, sottosegretario alla
Difesa dell'allora presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, che così
'sottolineava' l'impegno profuso dal consigliere per la sicurezza nazionale
e dall'allora capo della CIA, Robert Gates, per 'fregare' i vertici del
Cremlino i quali - sia detto per inciso - caddero in un "trappolone" dal
quale non riuscirono più a venir fuori se non, un decennio più tardi, con le
ossa rotte e le reni spezzate. L'Afghanistan rappresenterà "il Vietnam
dell'URSS". Il 'testimone' pare passato da Brzezinski-padre a quattro dei
suoi figli saliti sul carro di Obama: Mark (direttore della sezione Affari
Russi ed Eurasiatici del Consiglio della Sicurezza Nazionale durante
l'amministrazione Clinton e tra i principali promotori della rivoluzione
"arancione" che destabilizzò nel 2004 l'Ucraina), Ian (attualmente
vice-segretario di Stato aggiunto per gli affari della Nato e per le
politiche europee e noto sostenitore dell'"indipendenza" del Kosovo - lo
stato-mafia per eccellenza , repubblica delle banane in salsa balcanica
'fondamentale' pedina per le politiche espansionistico-egemoniche
statunitensi nella regione europea centro-meridionale e laboratorio
sperimentale per i nuovi narcotraffici targati USA - dell'espansione verso
Est della Nato e dei missili ABM in Polonia), Mika (commentatrice politica
alla MSNBC la cui intervista a Michelle Obama, la first-lady negra, ha
contribuito notevolmente ad 'alzare' l'"obama-mania") ed infine Matthew,
grande amico di Ilyas Akjmadov , "ministro degli esteri" ed ambasciatore a
Washington della cosiddetta "opposizione cecena" ovvero il rappresentante
ufficiale del 'talebanismo' wahabita caucasico.
In merito al ruolo e all'importanza di Brzezinski nel "dietro le quinte"
della politica statunitense 'obamita' rileviamo quanto scritto da Eric
Walberg per "Al Ahram Weekly" : "Una geopolitica anti-russa ed
anti-musulmana, con il marchio "Brzezinski", dominerà una futura
amministrazione Obama. In Second Chance: Three Presidents and the Crisis of
American Superpower, pubblicato lo scorso anno, Brzezinski spiega la sua
agenda per il Nuovo Ordine Mondiale senza alcun rossore. A quanto pare, vi è
un risveglio politico globale che va avanti, l'obiettivo del quale è la
"dignità". Non lo sviluppo economico, non l'alleviamento della povertà, non
la sovranità nazionale contro l'FMI e la Banca Mondiale. Solamente la
vecchia semplice dignità, anche se il tipo di dignità cui Zbig aspira è
quello raggiunto attraverso la secessione, la balcanizzazione e la creazione
di deboli staterelli per ogni minoranza etnica, naturalmente sottomessi agli
USA. Pensate: il Kosovo e -- se ottiene quello che vuole -- la Cecenia.
Demagogia neo-wilsoniana al servizio non della pace ma delì dominio mondiale
USA, dell'accerchiamento della Russia e del controllo del mondo arabo. Nel
sostenere Obama Zbig ha detto: "Ciò che per me rende Obama attraente è che
comprende che viviamo in un mondo molto diverso dove dobbiamo metterci in
relazione con una varietà di culture e di popoli". Il presunto approccio
globale ed il fascino trans-etnico, trans-razziale di Obama si trovano
proprio nel testo accademico di Zbig o piuttosto Second Chance, che sarà il
manuale per la campagna e la presidenza Obama.
Obama è letteralmente una seconda opportunità (Second Chance) per Brzezinski:
dopo aver distrutto l'Unione Sovietica e frantumato il Patto di Varsavia,
ora vuole smembrare la stessa Federazione Russa e dare il tocco finale
all'Afghanistan trasformandolo in una inespugnabile base militare USA contro
Cina, Russia . . . la lista è infinita. Forse Zbig sogna di restaurare la
Grande Polonia del 1600 circa -- dal Mar Nero al Baltico, tutto controllato
da piccoli aristocratici tipo szlachta come . . . i Brzezinskis? Il blog
dell'Economist si è espresso meglio: "Un nuovo cervello per Barack Obama! Ha
78 anni [Nota ed.: ha 80 anni] e funziona ancora alla perfezione. Appartiene
a Zbigniew Brzezinski, il pungente ex consigliere della sicurezza nazionale
di Jimmy Carter".
L'idealismo messianico della campagna di Obama non si era visto dai giorni
di un'altra creatura di Brzezinski -- Jimmy Carter, che lo fece consigliere
della sicurezza nazionale con risultati disastrosi. Nel 1976 l'ossessione
anti-russa di Brzezinski lo indusse a fomentare l'ascesa del fondamentalismo
islamico, che reclamizzò come il maggiore baluardo contro il comunismo
sovietico. Webster G. Tarpley sostiene che Brzezinski fosse persino il
principale animatore dietro le scene nel rovesciamento dello Scià di Persia
e nell'insediamento al potere a Tehran dell'Ayatollah Khomeini. Brzezinski
si preoccupò meno del Medio Oriente e del suo petrolio che del bisogno di un
centro dal quale il fondamentalismo islamico del tipo più retrogrado potesse
penetrare il ventre molle meridionale dell'URSS. Per Brzezinski lo spazio
tra la frontiera meridionale dell'URSS ed il litorale dell'Oceano Indiano
divenne un "arco di crisi" e dobbiamo ringraziare il suo operato per gli
orrori che hanno avuto luogo lì fino ad oggi. La Dottrina Carter del 1980 --
secondo la quale gli USA erano determinati a dominare il Golfo Persico -- è
alla radice della prima Guerra del Golfo, dell'attuale guerra in Iraq e
della possibile guerra all'Iran. I grandiosi schemi di trasformazione
mondiale di Brzezinski hanno provocato la ripresa della Guerra Fredda e dato
alla luce al Qaeda e senza il contenimento russo i risultati avrebbero
potuto facilmente essere molto più tragici di quanto si siano rivelati. Dal
1980, la disillusione provocata da Carter portò all'incubo del regime
Reagan. Ma questo non fu certo motivo di grande preoccupazione in Brzezinski
-- un semplice blip sul suo schermo radar.
Nel 2008, abbiamo un oscuro senatore dell'Illinois, un neofita senza alcun
risultato legislativo del quale parlare, ma con una grande quantità di
promesse utopistiche, compresa quella di risolvere una volta per tutte il
problema razziale. La recessione, la disoccupazione e l'allarmante crescita
della povertà non contano niente; un'età dell'oro è a portata di mano grazie
alla sua personalità magnetica. Dal momento che Obama non sa nulla di
politica estera, queste materie verranno adeguatamente gestite dalla cabala
di Brzezinski.
Ma pare vi sia un piccolo intoppo. Nonostante la recente servile
genuflessione pro-israeliana di Obama, la lobby ebraica non si fida ancora
di lui. Forse proprio perché sa chi è l'eminenza grigia dietro di lui, e non
può sopportarla, e nemmeno lui loro. Rivolgendosi alla cricca dell'AIPAC in
un'intervista al Daily Telegraph, Brzezinski ha detto: "Non operano
discutendo ma calunniando, diffamando, demonizzando. Tirano fuori
immediatamente l'antisemitismo. C'è un elemento di paranoia in questa
inclinazione a considerare qualsiasi serio tentativo di arrivare a un
compromesso pacifico come qualcosa diretto contro Israele". Ma allora
Brzezinski era un attore chiave negli Accordi di Camp David del 1978 di
Carter, detestati dai sionisti per la rinuncia al Sinai in cambio di una
"pace fredda" con l'Egitto. Certamente Brzezinski non è un sionista
intransigente, sebbene sia felice di permettere la distruzione della
Palestina. Forse è, sotto il suo aspetto affabile , ancora il
quintessenziale antisemita polacco, con una visione del Nuovo Ordine
Mondiale senza Israele al centro. Comunque, se manitiene lo slancio,
potrebbe essere in grado di aggirare i sionisti a Washington e portare il
suo cavallo primo al traguardo. In questi giorni i sionisti sono sulla
difensiva, per i processi alle spie e persino per il J Street Project, un
gruppo lobbistico ebraico che -- gasp -- osa criticare Israele. E' questo
allora l'aspetto consolante in una vittoria di Obama?" ( Articolo "Zbigniew
Brzezinski sarà la vera eminenza grigia di Obama" di E. Walberg -
disponibile in rete all'indirizzo internet www.uruknet.info )
2 - Zbigniew Brzezinski - "La Grande Scacchiera - Il mondo e la politica
nell'Era della supremazia americana" - ediz. "Longanesi" - Milano 1998;
3 - Articolo - "L'Europa sulla grande scacchiera" a cura del Centro Studi e
Ricerche Metapolitiche "Orientamenti & Ricerca" ;
4 - Maurizio Lattanzio - articolo "Eurasia-Islam: fondamenti geopolitici"
dal mensile "Avanguardia" di Trapani;
5 - Aldous Leonard Huxley (nome completo)
Data di nascita: 26 luglio 1894
Luogo di nascita: Godalming (Surrey, Inghilterra)
Data di morte: 22 novembre 1963
Luogo di morte: Los Angeles (California, Usa)
"Aldous Huxley nasce nel 1894 in Inghilterra da una famiglia di grandi
tradizioni culturali: il nonno è uno dei più fervidi sostenitori delle
teorie darwiniane e lo zio è scrittore, mentre tra i fratelli figura un
biologo di fama mondiale e un premio Nobel per la medicina. Anche Aldous
sogna un lavoro nel campo medico e per questo s'iscrive a Eton, ma ben
presto manifesta i segni di una grave forma di cheratite, malattia che in
pochi mesi gli toglie quasi completamente la vista. Si laurea comunque in
medicina usando il braille, ma non può chiaramente far carriera in quel
campo e quindi decide di dedicarsi alla letteratura, laureandosi nuovamente
nel 1915 a Oxford. In questo stesso periodo comincia anche a scrivere,
pubblicando prima alcune raccolte di poesie per poi, progressivamente,
avvicinarsi al romanzo, in cui esordisce nel 1921 con 'Giallo cromo'. Nel
1923 si trasferisce in Italia, dove rimane, a parte un paio d'anni passati a
viaggiare in India, fino al 1930 (e dove accudisce, nei giorni della
malattia, l'amico D.H. Lawrence): qui compone anche 'Punto contro punto',
romanzo influenzato dalle idee di James Joyce che riscuote un certo successo
di critica. Negli anni '30 vive tra la Francia e l'Inghilterra e comincia a
interessarsi di politica, dando alle stampe nel 1932 'Il mondo nuovo',
romanzo fantascientifico profondamente pessimista che è tuttora considerato
il suo capolavoro. Viaggia poi in centro America e negli Stati Uniti, dove
nel 1937 viene curato finalmente in maniera efficace agli occhi e riacquista
quasi interamente la vista (ringrazierà l'equipe medica nel 1942 col libro
'L'arte di vedere'). Interessato sempre più dalla filosofia, dal misticismo
e dalla storia, pubblica alcuni saggi, tra cui 'Filosofia perenne', e un
famoso romanzo storico, 'I diavoli di Loudun', fino ad avvicinarsi alla
meditazione indotta dalla droga. Nel 1954 scrive infatti 'Le porte della
percezione' e nel 1956 'Paradiso e inferno', composti sperimentando su di sé
gli effetti della mescalina e dell'acido lisergico (il famoso LSD, di cui a
quel tempo non si conosceva appieno la pericolosità), diventando in un certo
senso un anticipatore dei mondi alternativi indotti dalle droghe (non a caso
i Doors, uno dei gruppi rock più rappresentativi della fine degli anni '60,
prendono il nome dal titolo originale de 'Le porte della percezione'). Nel
1959 rivisita, in una serie di saggi, le teorie contenute in 'Il mondo
nuovo', dimostrando che certe profezie si sono in realtà già avverate, e tre
anni più tardi pubblica il suo ultimo romanzo, 'L'isola'. Attivo anche nel
mondo del cinema fin dagli anni '40 (epoca in cui si trasferisce, infatti,
in California), partecipa alle sceneggiature di alcuni capolavori dell'epoca
come 'Orgoglio e pregiudizio', 'La porta proibita' (famoso adattamento di
'Jane Eyre' con Orson Welles) e il cartone della Disney 'Alice nel paese
delle meraviglie'. Muore il 22 novembre 1963, il giorno dell'assassinio di
John Fitzgerald Kennedy, a causa di un cancro alla lingua." (dal sito
internet www.ilpotereelagloria.com Sezione Biografie) ;
6 - consigliamo tra i tanti: Alfred Mahan - "The problem of Asia and its
effect upon future of American Foreign Policy" - 1900 e , soprattutto, di
Hans J. Morgenthau l'ottimo "Politica tra le nazioni - La lotta per il
potere e la pace" - ediz. "Il Mulino" - Bologna 1997 testo 'basilare' per
comprendere l'approccio ultra-realistico, 'imperialistico' e
determininistico alle relazioni internazionali dell'ex . Relazioni
internazionali che gravitano attorno ai concetti di "potere" e di "equilibri
di potere" aggiornando una antica ma sempre utilissima modalità di analisi
della politica.
Sempre di Morgenthau ricordiamo altri volumi pubblicati negli Stati Uniti:
In Defense of the National Interest (1951) New York, NY: Alfred A. Knopf.
The Purpose of American Politics (1960) New York, NY: Alfred A. Knopf.
Crossroad Papers: A Look Into the American Future (ed.) (1965) New York, NY:
Norton. Truth and Power: Essays of a Decade, 1960-70 (1970) New York, NY:
Praeger. Coauthor with David Hein. Essays on Lincoln's Faith and Politics.
(1983) Lanham, MD: Univ. Press of America for the Miller Center of Public
Affairs at the Univ. of Virginia.
• Sui rapporti 'interni' al Sistema Mondialista consigliamo invece del prof.
Carroll Quigley i seguenti testi: The Evolution of Civilizations: An
Introduction to Historical Analysis. First edition, 1961, New York:
Macmillan, 281 pp.
• Translated into Spanish as La Evolucion de las Civilizaciones. Mexico
City: Hermes, 1963.
• Translated into Portuguese as A Evolucao das Civilazacoes. Rio de Janeiro:
Editora Fundo de Cultura, 1963.
• Second edition, 1979, Indianapolis: LibertyPress / Liberty Fund, 444 pages,
• Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time. 1966, New York:
Macmillan, 1348 pages. Reprinted by Rancho Palos Verdes: GSG & Associates,
1975,
• The World Since 1939: A History. (A reprint of the second half of Tragedy
and Hope.) 1968, New York: Collier Books, 676 pp.
• The Anglo-American Establishment: From Rhodes to Cliveden. 1981, New York:
Books in Focus, 354 pages,
• Weapons Systems and Political Stability: A History. 1983, Washingon DC:
University Press of America, 1064 pages,
Fondamentale , e necessario da tradurre, "Tragedy and Hope" ....voluminosa
opera sulla "storia del mondo nel nostro tempo" scritta nel 1966 per
anticipare l'avvento di un Mondo unipolare, unidimensionale e 'globalizzato'
e 'frettolosamente' ritirata dalla circolazione perchè 'scomoda' (tra le
prime 'apparizioni' pubbliche di tesi organiche e proposte progettuali dei
'desiderata' degli alchimisti stregoni della società mondializzata).
7 - Guido Giannettini - "Dietro la muraglia" - "Ciacci editore" - Catanzaro
1979;
8 - Maurizio Lattanzio - ibidem;
9 - Maurizio Lattanzio - ibidem;
10 - Aleksandr Dughin - "Continente Russia" - ediz. "All'Insegna del Veltro"
- Parma 1991;
11 - Articolo "H. Clinton torna alla ribalta con ammonimento a Iran" di
Cristiano Del Riccio dal sito dell'Agenzia Ansa www.ansa.it
17/07/2009