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Geopolitica 2009
La posizione del CPE sulle "rivolte uigure" nella regione
nord-occidentale cinese dello Xinjiang
Mentre prosegue la visita del presidente cinese Hu Jintao in Italia,
giungono - puntuali come una bomba ad orologeria - le notizie di gravi
tumulti nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, dove elementi
dell’etnia uigura, di religione musulmana, si sono sollevati contro il
governo della Repubblica Popolare e i cinesi di etnia han, maggioranza nel
resto del Paese e ben rappresentati nella stessa regione. Il CPE esprime
solidarietà al governo della R.P.C., vittima di quella che, usando un
ossimoro caro al «neocon» americano Michael Ledeen, potremmo definire
«distruzione creativa», ovvero una vera e propria manovra sovversiva
eterodiretta, ai danni di uno Stato sovrano, come si è recentemente visto in
Iran.
Il CPE inoltre denuncia come l'evidente disegno eversivo in atto per mano
degli Stati Uniti, che attraverso la strategia delineata da Zbigniew
Brzezinski mirano a destabilizzare e frammentare il pianeta, è il frutto di
un lavoro sotterraneo in atto ormai da anni in vista di un’azione di
disturbo e pressione verso la Cina, la Russia, l’India ed alcuni governi
dell’America indiolatina (vedasi, in questi giorni, l’Honduras). A parere
del CPE, infatti, proprio in tale ottica si possono efficacemente
interpretare alcune situazioni critiche poste, con particolare enfasi,
all’attenzione della pubblica opinione occidentale dai principali organi di
informazione, come le cosiddette questioni della minoranza del popolo Karen
e della «rivolta» color zafferano nel Myanmar, la destabilizzazione del
Pakistan, il mantenimento di una crisi endemica nella regione afgana e, in
ultimo, le questioni del Tibet (esplosa anche questa ‘casualmente’ in
contemporanea con le Olimpiadi, per darle ancor maggiore risalto mediatico)
e della minoranza uigura nella Repubblica Popolare Cinese oggetto di questo
comunicato.
Strumentalizzando le tensioni locali di alcune aree geostrategiche, gli USA,
insieme ai loro alleati occidentali, hanno avviato un processo di
destabilizzazione - di lungo periodo - dell’intero arco himalayano, vera e
propria cerniera continentale, che coinvolgerà otto paesi dello spazio
eurasiatico (Nepal, Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Tibet,
Bhutan, India). Il CPE considera a questo punto intollerabile un tale stato
di cose e auspica che le nazioni eurasiatiche e dell'America indiolatina si
uniscano per mettere fine una volta per tutte alle manovre sovversive
statunitensi e sioniste.
Per quanto riguarda il caso specifico dello Xinjiang, è bene sapere che i
principali gruppi che si battono per la “libertà del popolo uiguro” sono
basati in Occidente, lo stesso Occidente che è sordo, muto e cieco di fronte
alla tragedia del popolo palestinese e che considera «terrorista» il suo
legittimo governo espresso da libere e regolari consultazioni elettorali.
Inoltre, è da rilevare che l'islamofobia, uno strumento propagandistico che
abbiamo visto utilizzare a piene mani in questi anni, questa volta finisce
in soffitta perché stavolta è più importante insidiare la Cina, per cui,
come si è già visto in Cecenia (o in un recente passato, quando gli afgani
anti-russi erano i “combattenti per la libertà”), anche degli insorti
musulmani rappresentano una “giusta causa” pur di raggiungere lo scopo della
sovversione e della destabilizzazione di una potenza del calibro della Cina.
Si invitano dunque i musulmani a non cadere in questa trappola e a non
prendere le parti, per partigianeria, di questa “causa” solo perché gli
uiguri sono musulmani.
Sta dunque emergendo la nuova «strategia del caos» che il «serpente» Obama
sta attuando per isolare l'Iran, chiedendo esplicitamente aiuto in questo a
Medvedev e alla Cina (usando anche qualche valletto di lungo corso della
politica italiana). Non vanno perciò sottovalutati i pericolosi colpi di
coda dell'imperialismo statunitense che mirano, a parere del CPE, ad
inasprire la pressione, compresa quella di tipo armato, sull’Iran, chiave di
volta degli equilibri eurasiatici e per questo oggetto d’una ossessiva
campagna diffamatoria in occasione delle recenti elezioni presidenziali.
Sola ricetta, quindi, per invertire il precipitare degli eventi è quella
delle integrazioni continentali, auspicata dalle maggiori Potenze
eurasiatiche e da alcuni governi del subcontinente indiolatino. Che l'Europa
si risvegli e ritrovi il suo posto in mezzo a queste nazioni desiderose di
cambiamento. Altrimenti vincerà la strategia del caos e della frammentazione
del Pianeta, perseguita dagli USA e dal sionismo.
Coordinamento Progetto Eurasia
17/07/2009