|
|
Geopolitica 2008
Il tempo dei continenti e la destabilizzazione del pianeta
Tiberio Graziani - Eurasia
La riaffermazione della Russia quale attore mondiale, insieme alla poderosa
crescita economica dei due colossi eurasiatici, Cina ed India, pare aver
definitivamente sancito, nell’ambito delle relazioni internazionali, la fine
della stagione unipolare a guida statunitense e posto le condizioni, minime
e sufficienti, per la costituzione di un ordine planetario articolato su più
poli. Un nuovo ciclo geopolitico sembra dunque profilarsi all’orizzonte. Le
entità geopolitiche che caratterizzeranno questo nuovo ciclo non saranno,
verosimilmente, le nazioni o le potenze regionali, bensì i grandi spazi
continentali.
Un nuovo ciclo geopolitico
Il nuovo assetto internazionale realizzatosi dopo l’11 settembre 2001 si
deve soprattutto ad almeno tre fattori concomitanti: il primo concerne la
politica eurasiatica avviata da Mosca, subito dopo la fine della presidenza
El’cin, a partire dal 2000-2001; il secondo è da individuarsi nel
particolare sviluppo economico dell’antico Impero di Mezzo, che,
intelligentemente integrato dalla dirigenza cinese nel quadro di una
strategia geopolitica di lungo periodo, renderà Pechino non soltanto un
gigante economico, ma uno dei principali protagonisti della politica
mondiale del XXI secolo; il terzo, infine, è da mettersi in relazione
all’azione di penetrazione militare degli USA nello spazio vicino e
mediorientale, che Washington accompagna, sinergicamente, con una intensa
attività di pressione politica ed economica in alcune zone critiche, come
quella centroasiatica.
I fattori sopra ricordati hanno evidenziato alcuni importanti elementi utili
per l’analisi geopolitica dei futuri scenari mondiali: la centralità della
Russia quale regione perno dell’Eurasia, l’importanza della Cina quale
elemento di bilanciamento nella massa continentale eurasiatica e di
equilibrio per l’intero Pianeta, e riproposto, su scala mondiale, le
tensioni permanenti tra potenze talassocratiche, rappresentate oggi dagli
USA, e quelle continentali, costituite principalmente dalla Russia e dalla
Cina.
Per la prima volta, dopo la dissoluzione dell’URSS, assistiamo al
rafforzamento ed alla messa a punto di importanti dispositivi geopolitici,
come ad esempio l’Organizzazione della Conferenza di Shanghai e
l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva dei Paesi della
Confederazione degli Stati Indipendenti, che coinvolgono la Russia e i
principali Paesi del continente asiatico. Tali dispositivi sono aperti
significativamente anche a Pakistan, Turchia e Iran, ma escludono le Potenze
occidentali e gli USA. A ciò occorre aggiungere anche i tentativi e le
aspirazioni sudamericane relative alla costituzione di un sistema di difesa
del subcontinente indiolatino svincolato da Washington (1).
La paziente e continua opera di tessitura, attuata da Putin, ed ora
proseguita diligentemente dal suo successore Medvedev, di speciali relazioni
tra la Russia,l’India, la Cina, l’Iran ed i paesi centroasiatici ha
certamente rallentato l’espansionismo statunitense nel cuore dell’Eurasia,
ed irritato fortemente quelle lobby europee e d’oltreoceano che auspicavano,
all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, a forza di “ondate
democratiche”, o meglio di “spallate democratiche” (2), come si vedrà più
tardi con le aggressioni e le “guerre umanitarie” dell’Occidente
americanocentrico alla ex Federazione jugoslava, all’Afghanistan, all’Iraq,
l’unificazione del Pianeta sotto l’egida di Washington, campione
dell’Umanità, e, innanzitutto, la realizzazione di un governo mondiale
basato sui criteri liberisti dell’economia di mercato.
In riferimento allo scacchiere mondiale, la formazione di una sorta di
blocco eurasiatico, per ora ancora allo stato embrionale e peraltro
sbilanciato verso la parte orientale della massa continentale, a cagione
principalmente dell’assenza dell’Europa quale coesa entità politica e del
suo innaturale inserimento nel campo “occidentalista”, ha, inoltre,
innegabilmente favorito, per effetto di polarizzazione, le tendenze
continentalistiche di alcuni governi del Sudamerica (Argentina, Brasile,
Venezuela e Bolivia), avvalorando, quindi, l’ipotesi realistica di un
costituendo scenario multipolare, articolato su entità geopolitiche
continentali (3).
Nuove e vecchie tensioni
Il timore di una saldatura degli interessi geopolitici tra le grandi potenze
eurasiatiche (Russia, Cina ed India) e le tendenze continentalistiche di
alcuni governi sudamericani (4) hanno destato, negli ultimi tempi, una
rinnovata attenzione del Dipartimento di Stato degli USA e di alcuni think
tank atlantici, preposti alla individuazione delle aree di crisi ed alla
definizione di scenari geopolitici in sintonia con i desiderata e gli
interessi globali di Washington e del Pentagono, verso quelle regioni della
massa continentale eurasiatica - e del subcontinente indiolatino - più
esposte alle lacerazioni causate da storiche e tuttora irrisolte tensioni
endogene.
È dunque nella prospettiva di un’azione di disturbo e pressione verso la
Cina, la Russia, l’India ed alcuni governo sudamericani, che, pensiamo,
possano essere efficacemente interpretate alcune situazioni critiche poste,
con particolare enfasi, all’attenzione della pubblica opinione occidentale
dai principali organi di informazione.
Ci riferiamo alle cosiddette questioni della minoranza del popolo Karen e
della “rivolta” color zafferano (5) nel Myanmar, alle questioni del Tibet e
della minoranza uigura nella Repubblica Popolare Cinese, alla
destabilizzazione del Pakistan (6), al mantenimento di una crisi endemica
nella regione afghana.
Strumentalizzando le tensioni locali di alcune aree geostrategiche, gli USA,
insieme ai loro alleati occidentali, hanno avviato un processo di
destabilizzazione – di lungo periodo - dell’intero arco himalayano, vera e
propria cerniera continentale, che coinvolgerà otto paesi dello spazio
eurasiatico (Nepal, Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Tibet,
Bhutan, India).
Questo processo di destabilizzazione è sinergico a quello già avviato dagli
USA nella zona caucasica, sulla base delle indicazioni esposte, oltre dieci
anni fa, da Brzezinski nel suo La Grande Scacchiera (7); esso sembra,
inoltre, congiungersi al Progetto del Nuovo Grande Medio Oriente di
Bush-Rice-Olmert volto a ridefinire gli equilibri dell’intera area a favore
degli USA e del suo principale regionale, Israele, nonché a riconsiderare i
confini dei principali paesi dell’area (Iran, Siria, Iraq e Turchia) lungo
linee confessionali ed etniche.
Parallelamente al processo destabilizzatore, tuttora in corso nell’arco
himalayano, pare che gli USA, secondo l’autorevole parere del prof. Luiz
Alberto Moniz Bandeira (8), ne abbiano avviato uno analogo nel loro ex
“cortile di casa”, in Bolivia, precisamente nella “regione della mezza
luna”, sulla base delle tensioni etniche, sociali e politiche che affettano
l’intera area.
Nell’ambito delle strategie volte a frammentare gli spazi continentali in
via di integrazione, vale la pena sottolineare il grande ruolo che hanno
svolto e svolgono le Organizzazioni non governative cosiddette umanitarie.
Secondo Michel Chossudovsky, direttore del canadese Centre pour la recherche
sur la mondialisation (CRM-CRG), alcune di esse sarebbero collegate
direttamente ed indirettamente alla CIA, tramite il National Endowment for
Democracy, potente organizzazione statunitense creata nel 1983, con lo scopo
di rafforzare le istituzioni democratiche nel mondo mediante azioni non
governative (9).
La storia del XXI secolo sarà dunque, con molta probabilità, la storia dello
scontro fra due tendenze opposte: quella della frammentazione (10) del
Pianeta, al momento perseguita dagli USA, e quella delle integrazioni
continentali, auspicata dalle maggiori Potenze eurasiatiche e da alcuni
governi del subcontinente indiolatino.
Note
1. Marco Bagozzi, Accordi Brasile-Venezuela: verso una alleanza militare
sudamericana svincolata da Washington, www.eurasia-rivista.org, 25 aprile
2008.
2. Samuel Huntington, La terza ondata. I processi di democratizzazione alla
fine del XX secolo, Il Mulino, Bologna, 1995.
3. Di diverso avviso è Richard Hass, presidente del Council on Foreign
Affairs, l’influente think tank statunitense, secondo il quale il XXI secolo
si avvierebbe verso un sistema di non polarità, caratterizzato da una ampia
diffusione del potere spalmato su diversi soggetti (Stati, Potenze
regionali, Organizzazioni non governative, Corporazioni, Organizzazioni
internazionali, ecc.) piuttosto che da una sua concentrazione in pochi poli.
Richard Hass, The Age on Nonpolarity. What Will Follow U.S. Dominance,
Foreign Affairs, vol. 87, n. 3, May/June 2008, pp. 44-56.
4. Raúl Zibechi, Il ritorno della Quarta Flotta: un messaggio di guerra,
Cuba debate, 9 maggio 2008, in italiano: www.eurasia-rivista.org, 17 maggio
2008.
5. Vedi in questo stesso numero di Eurasia, 2/2008, F. William Engdahl, La
posta geopolitica della “rivoluzione color zafferano.
6. Michel Chossudovsky, La destabilizzazione del Pakistan,
www.eurasia-rivista.org, 7 gennaio 2008; Alessandro Lattanzio, Il grande
gioco riparte da Islamabad, www.eurasia-rivista.org, 29 dicembre 2007;
Giovanna Canzano, La morte cruenta della Bhutto, intervista a Tiberio
Graziani, www.eurasia-rivista.org, 28 dicembre 2007.
7. Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, Longanesi, Milano, 1998.
8. Luiz Alberto Moniz Bandeira, A Balcanização da Bolívia, Folha de S.Paulo,
15/07/2007. Una traduzione in italiano di questo articolo si trova nel sito
www.eurasia-rivista.org, 25 ottobre 2007. Sullo stesso argomento si veda
anche l’intervista a Luiz Alberto Moniz Bandeira, Bolivia, Cuba, la
seguridad de Brasil, el petróleo y la realidad del dólar, a cura di
www.laondadigital.com e, in italiano, nel sito www.eurasia-rivista.org, 9
maggio 2008.
9. Michel Chossudovsky, Cina e America: l'Operazione psicologica dei diritti
umani in Tibet, www.eurasia-rivista.org, 22 aprile 2008.
10. François Thual, Il mondo fatto a pezzi, Edizioni all’insegna del Veltro,
Parma, 2008. Disponibile su librad.com italia :: nesso
15/10/2008