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Geopolitica
Mosca e Belgrado
insieme per il Kosovo
Andrea
Perrone
Il presidente russo Vladimir Putin ha
dichiarato che Mosca non esiterà a porre il proprio veto al Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite se si dovesse raggiungere una soluzione per il
Kosovo contraria agli interessi della Russia.
A questo riguardo il presidente russo ha avvertito l’Occidente che
l’indipendenza del Kosovo costituirebbe un precedente per altre controversie
regionali incluse quelle riguardanti i territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia
meridionale in Georgia. Putin ha inoltre sottolineato: “Non si può applicare
una regola per il Kosovo e regole diverse in altre situazioni… Se la
soluzione fosse per noi inaccettabile, non rinunceremo ad usare il nostro
diritto di veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. A tal
proposito, il direttore dell’ufficio relazioni pubbliche del governo serbo
Srdjan Djuric ha dichiarato ieri all’agenzia di Belgrado ‘Tanjug’ che le
affermazioni del presidente Putin su Kosovo e Metohija sono di estrema
importanza per la Serbia, per la difesa del suo Stato e dei suoi interessi
nazionali. A sua volta l’aiutante in capo del Dipartimento di Stato e membro
del Senato degli Stati Uniti Jim Jantras ha affermato che la Russia non ha
nessun diritto di sottoporre alla sua “dittatura” gli altri membri del
Gruppo di Contatto, costituito da Paesi mediatori, ed ha poi proseguito
dicendo che Mosca sarebbe nella condizione ideale di chiudere la questione
riguardante l’indipendenza del Kosovo, naturalmente in direzione dei
desideri statunitensi, proprio grazie allo strumento di pressione
rappresentato dal suo veto presso le Nazioni Unite. Peccato che gli
interessi russi non combacino con quelli di Washington. Un atteggiamento,
quello del senatore Usa, che dimostra ancora una volta come gli Stati Uniti
abbiano tutto l’interesse nel mantenere il controllo sulle province dell’ex-Jugoslavia
opponendosi al legittimo veto russo.
Il Paese del presidente Putin è un naturale partner commerciale e alleato
della Serbia proprio per la sua vicinanza geografica; al contrario degli Usa
che intendono invece mantenere i Paesi dell’area balcanica in uno stato di
sudditanza, sotto il loro controllo politico, economico e militare, ma
soprattutto in chiave di destabilizzazione dell’Europa e dei suoi interessi
commerciali.
Intanto, il Capo del Centro degli Studi Politici serbo Milan Nikolic ha
proposto che se il Kosovo dovesse essere separato da Belgrado, la Serbia
dovrebbe ricevere un sostanzioso compenso economico: un percorso accelerato
per l’Unione europea o l’accesso ai fondi monetari con un’ulteriore
assistenza finanziaria degli Stati Uniti per un ammontare pari a 4-5 bilioni
di dollari.
Contemporanemente, nell’ufficio nell’ambasciata britannica di Sofia si è
tenuto ieri a porte chiuse un incontro dei rappresentanti del Gruppo di
Contatto dedicato alle decisioni che si dovranno tenere sul futuro delle
regioni dell’ex-Jugoslavia, a cui parteciperà anche il deputato di Ahtissari
Albert Rohan.
Secondo indiscrezioni di ambienti diplomatici di Bruxelles gli Stati Uniti e
altri dieci Paesi che non fanno parte dell’Unione europea sarebbero
interessati a prendere parte ad una futura missione della Ue non appena sarà
raggiunto un accordo sullo status definitivo del Kosovo e Metohija. Intanto,
il ministro della Giustizia di Belgrado Zoran Stojkovic ha dichiarato ieri
di sperare che il parlamento serbo nella sessione di oggi raggiunga una
posizione unitaria per quanto riguarda il destino delle regioni dell’ex-Jugoslavia
basandosi sulle posizioni che sono state assunte finora dal governo.
A questo riguardo la delegazione serba alle Nazioni Unite sarà guidata dal
presidente del Centro di Coordinamento per Kosovo e Metohija, Sanda Raskovic,
e partirà per New York dove si terrà il 13 settembre una sessione del
Consiglio di Sicurezza dedicata proprio alla questione balcanica. Nel
frattempo, Stefan Lehne, inviato per il Kosovo e Metohija dell’Unione
europea, e l’assistente del Segretario di Stato e deputato americano
Rosemary Di Carlo hanno annunciato che visiteranno Pristina nel corso di
questa settimana.
Il membro dei negoziati per la Serbia e consigliere del presidente Tadic ha
dichiarato che gli incontri di Vienna tenuti nei giorni scorsi sulla difesa
del retaggio religioso e culturale del Kosovo proseguiranno con una serie di
colloqui, dove esperti dell’Unosek, ufficio dell’inviato speciale del
segretario generale delle Nazioni Unite, raggiungerà Belgrado e Pristina nel
tentativo di coordinare i gruppi di negoziatori locali relativamente alla
protezione di chiese e monasteri, ed alla loro difesa.
17/09/2006