Geopolitica 2007

“La Turchia contemporanea” a Torino 

14 Novembre -Presentazione libraria  

di Enrico Galoppini

Lunedì 12 novembre 2007, presso la libreria “La Torre di Abele” in Via Pietro Micca 22 a Torino, si è tenuto un incontro con Hamit Bozarslan, Maître de conference presso l’Haute École d’Études di Parigi ed autore del libro “La Turchia contemporanea” (Bologna 2006).

Stimolato dalla giornalista de “il manifesto” Orsola Casagrande, lo studioso turco trapiantato in Francia ha passato in rassegna varie “questioni” che occupano la scena politico-sociale della Turchia contemporanea, dalla “questione curda” al peso dei militari, dalla recente crisi istituzionale che ha visto un braccio di ferro tra l’esercito e il partito AKP all’adesione della Turchia all’UE.

Hamit Bozarslan non ha nascosto la sua forte preoccupazione per il nazionalismo turco, a suo avviso ben radicato anche nella sinistra, definita “nazional-socialista” (i Turchi come “popolo oppresso”). Tale nazionalismo sarebbe il collante di tendenze altrimenti contrapposte, per cui anche il partito di tendenza islamica oggi al governo non può prescindere dal fattore nazionalistico, al punto che - secondo Bozarslan - la “turchità” si servirebbe dell’Islam come elemento identitario: un “buon turco” dev’essere perciò “sunnita” e “ateo”, con un Islam svuotato del suo senso intimo. Quest’apparentemente contraddittoria miscela si riflette in una concezione dell’“altro come pericolo”, per cui anche le uccisioni di sacerdoti cattolici andrebbero inquadrate non in un conflitto interreligioso, ma nelle strategie “destabilizzatici” delle frange più accesamente nazionaliste (manipolate da chi detiene il potere).

I tre pilastri della storia turca, secondo l’autore dello studio recensito su “Eurasia” 2/2007, sarebbero: l’Innocenza, ovvero il culto dell’“età dell’oro ottomana”, riletta e strumentalizzata in base ad un cliché nazionalista turco; il Tradimento, incarnato di volta in volta dagli Armeni, dai Curdi, dai Comunisti ecc.; la Liberazione, cioè la “guerra patriottica” condotta dopo la Prima guerra mondiale da Mustafa Kemal.

Ora, tutti e tre questi fattori sarebbero condivisi anche dall’AKP, il quale differisce notevolmente dai movimenti islamisti dei Paesi arabi che rifiutano la retorica nazionalista di cui si serve il potere “laico” da essi avversato. Il nazionalismo, dunque, secondo Bozarslan, sarebbe una vera e propria tragedia della Turchia contemporanea, anche perché ha provocato una tendenza all’omogeneizzazione (turchizzazione) di una realtà decisamente plurale anche in ciò che restava dell’Impero Ottomano e che poi ha costituito la Repubblica di Turchia.

Ad ogni modo, questo spiccato nazionalismo incarnato storicamente dall’Esercito può riservare delle sorprese per quanto riguarda lo scenario regionale ed internazionale. Difatti, lo stesso Bozarslan ha riconosciuto che sebbene l’opzione militare in Iraq sia aperta perché l’Esercito è “troppo forte” (mancanza di una “società civile”), gli alti gradi militari, probabilmente giunti ad un accomodamento con l’AKP, si stanno rivelando non più filo-atlantici come in passato.

L’attacco all’Iraq, per costoro, è da interpretare come un attacco non troppo velato alla Turchia, all’Iran e alla Russia, così stanno aumentando i quadri dell’Esercito che vogliono abbandonare gli Stati Uniti per orientarsi verso il superblocco costituito dalle potenze dell’Organizzazione della Conferenza di Shangai.

In tale contesto si situa la produzione di una letteratura e di una filmografia accesamente anti-americana (l’esempio più noto è il film “La valle dei lupi”, che verrà presentato a Modena sabato 17 novembre dal Coordinamento Progetto Eurasia) che sta riscuotendo un vasto successo in Turchia e che a nostro avviso Bozarslan bolla sbrigativamente come un sistema di “legittimazione della mafia nazionalista” ed un’ammissione da parte dello Stato che l’“illegalità” (il riferimento è alla trama del suddetto film, dove agenti segreti turchi di stanza nel Kurdistan iracheno sbaragliano le forze statunitensi con metodi “illegali”, che però – forse Bozarslan non lo sa? – sono quelli praticati da tutti i servizi segreti!) viene assunta come suo normale modus operandi.

Sebbene sia comprensibile e condivisibile la critica ad un nazionalismo esuberante ed a tratti oppressivo socialmente, va tuttavia rilevato che il cambiamento verso un mondo multipolare non può passare attraverso le classiche dinamiche “di sinistra”, tanto più che l’auspicata “rivoluzione democratica” che “non può essere raggiunta con una politica dei piccoli passi” (Bozarslan) sta tingendosi regolarmente, nei Paesi oggetto delle mire degli atlantici, non di quella varietà di colori che può rendere bene l’idea di una società pluralista, ma di un monotono arancione che nasconde il verde del dollaro.

Ecco perché – come rilevato da Bozarslan – se nel 2004 la maggioranza dei Turchi era entusiasta di un ingresso nell’UE, oggi solo una minoranza desidera un esito che realizzerebbe uno dei poco auspicabili scenari evocati da Tiberio Graziani nel saggio “Turchia dall’Impero all’Eurasia”, sviando la Turchia dalla sua funzione geopolitica che è quella – al pari di quella della Russia – di ‘cerniera’ tra l’Europa e l’Asia in un’ottica d’integrazione eurasiatica.


18/11/2007


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