Geopolitica 2007

Introduzione allo studio delle ONG nel Caucaso: idee, ruoli e finalità

di Luca Bionda per il Coordinamento Progetto Eurasia

 

In questi anni, caratterizzati da uno sviluppo ipertrofico del mondo di internet e delle telecomunicazioni, ha assunto sempre maggiore rilievo il ruolo delle cosiddette Organizzazioni Non Governative[1], associazioni e fondazioni solitamente senza scopo di lucro che svolgono in massima parte attività di volontariato.

Va sottolineato che la maggior parte dei compiti delle ONG potrebbero essere fatti propri da specifici organi governativi presenti nei diversi apparati statali, in particolare nel campo dell’assistenza medica, della consulenza legale alle fasce più indifese della popolazione, dell’educazione, della gestione delle risorse naturali e dell’ambiente.

Molte ONG operano quindi in settori che almeno in Occidente andrebbero a sovrapporsi al cammino stesso delle attività politiche e governative, attività che per ragioni storiche, politiche, culturali ed economiche risultano oggi scarse o poco efficaci in diverse aree geopoliticamente strategiche del mondo.

In questo quadro è comprensibile che le organizzazioni non governative, specialmente quelle create o finanziate massicciamente da Stati esteri con motivazioni e funzioni quantomeno oscure, possano entrare più o meno volontariamente in contrasto con i governi dei paesi ospitanti, determinando in moti casi dure reazioni politiche.

È significativo richiamare i provvedimenti adottati nella Federazione Russa nel novembre 2005, quando la Duma approvò con maggioranza schiacciante la normativa che imponeva nuove regole alle ONG operanti nel paese, aumentando i poteri dello Stato sul controllo di finanziamenti, bilanci ed attività delle organizzazioni; si scatenarono così parecchie proteste in Europa e negli Stati Uniti, accrescendo parallelamente il sospetto russo che molte di quelle organizzazioni lavorassero per scopi “politici” coperte di fatto da un’immagine “umanitaria”.

Spostando lo sguardo sugli Stati nati dalla frammentazione dell’Unione Sovietica e recentemente nei Balcani, si intuisce come la capacità di molte ONG di insediarsi sul territorio, gestire attività tra loro diverse e comunicare a livello politico fino a svolgere attività “governative”, sia allo stesso tempo causa ed effetto di vuoti legislativi presenti soprattutto negli Stati più giovani; incidentalmente molte nuove repubbliche hanno grande importanza geopolitica e geostrategica a livello mondiale.

Riflettendo poi su come gli Stati Uniti abbiano agevolato la frammentazione dell’URSS o della Jugoslavia è facile ipotizzare obiettivi ed identità dei finanziatori di molte ONG made in USA insediatesi a partire dagli anni ’90 nelle “zone calde” del continente eurasiatico. Tra queste il Caucaso rappresenta sicuramente il territorio maggiormente interessato dalle organizzazioni statunitensi[2].

Il viaggio all’interno del labirinto delle ONG che operano sul territorio si rivela quasi sorprendente; mentre in Europa passano intere settimane senza che i nostri media riportino notizie riguardanti il Caucaso, un esercito di organizzazioni lavora alacremente tra montagne ed importanti vie di comunicazione o di approvvigionamento energetico. Qui come altrove le ONG organizzano dibattiti, conferenze, corsi di politica, economia, finanza e giornalismo, impiegando perfino spettacoli e cineforum, arrivando a porre le basi per la crescita di una nuova classe politica e di nuovi media; una classe politica ed una rete mediatica creata ad immagine e somiglianza non dei popoli caucasici, ma di quelli “angloamericani”.

Certo, il dispendio di forze e risorse economiche provenienti da Stati Uniti ed in parte dall’Europa Occidentale potrebbe apparire in un primo tempo quasi eccessivo ove si considerassero solo i locali fattori economico - demografici e non quelli geopolitici e geostrategici.

Nelle tre repubbliche caucasiche uscite dall’esperienza sovietica vivono infatti complessivamente meno di 16 milioni di persone[3]. Simili aspetti demografici ma diverse impostazioni governative sussistono pure nelle repubbliche caucasiche russe (Dagestan, Cecenia, Ingušezia, Kabardino Balcaria, ecc.), dove però le ONG sono monitorate dal potere locale e soprattutto da Mosca.

 

Un’indagine condotta soprattutto per mezzo della rete Internet permette di ottenere una prima percezione del fenomeno delle ONG. Più complesso invece lo studio delle loro attività, degli aspetti organizzativi, dei contatti con i governi locali e dei finanziamenti internazionali.

Un insieme di nomi, di attività e di attivisti, legati da “filantropi” e finanziatori comuni così come, nella maggioranza dei casi, da obiettivi e programmi comuni.

Ma se tutti appoggiano tutti, perché non dare vita ad un grande soggetto unitario che racchiuda tutti gli obiettivi comuni alle diverse realtà non governative? Forse perché il gioco delle scatole cinesi permette un certo trasformismo e la possibilità di aggirare ostacoli e vincoli politici imposti dai governi.

 

GEORGIA: IL CASO LIMITE ?

La Repubblica di Georgia è senza dubbio lo Stato che in tutto il Caucaso mantiene i migliori rapporti con l’attuale dirigenza statunitense; la posizione geografica, lo sbocco sul Mar Nero e la linea di confine con la Turchia rendono la Georgia un partner strategico di primaria importanza per i nordamericani. Tale situazione consente agli Stati Uniti il controllo delle risorse energetiche del Mar Nero e del Mar Caspio, la definizione del tracciato del gasdotto BTC (Baku - Tbilisi - Ceyhan) ne è la prova più evidente. Sarebbe altrimenti impossibile spiegare tanto interesse americano nei confronti di un paese in gran parte montuoso e poco percorribile, nel quale gran parte degli abitanti vive di agricoltura e pratiche zootecniche poco evolute.

A livello politico la situazione odierna è rimasta sostanzialmente invariata dall’allontanamento dell’ex presidente Eduard Shevardnadze ad opera del rivale Mikhail Saakhashvili, presidente del partito "nazionalista" Movimento Nazionale Unitario.

La ben nota “Rivoluzione delle Rose” del Novembre 2003, pianificata a Washington ma andata in scena a Tbilisi grazie a giovani agitatori slavi e georgiani abilmente mischiati a studenti e lavoratori esasperati, ha sospinto con forza il processo di adesione della Georgia ai piani americani, cavalcando sul fronte interno il malcontento sociale ed enfatizzando in politica estera i vecchi rancori con la Russia nonché i programmi di riconquista di Abkhazia ed Ossezia Meridionale, ex repubbliche autonome dichiaratesi indipendenti da Tbilisi nei primi anni ‘90.

Oltretutto, grazie al piano di adesione alla NATO, la Georgia continua a godere dell’enorme aiuto economico, politico e militare di Turchia e Stati Uniti. Parecchi milioni di dollari sono andati a potenziare la professionalità dell'esercito, pochi sono finiti nelle mani del popolo georgiano, molti nelle tasche delle più disparate ONG, che in diversi casi hanno aperto lussuosi uffici negli esclusivi palazzi in centro a Tbilisi. Pare che tra gli obiettivi occupazionali dei giovani laureati georgiani il posto fisso presso una di queste organizzazioni transnazionali costituisca un vero traguardo, nonché un valido passe-partout per lavorare all’estero.

Gran parte delle organizzazioni non governative che operano in Georgia sono finanziate, controllate, quando non addirittura dirette, da organismi governativi statunitensi, primi tra tutti il NED (National Endowment for Democracy[4]) e l’USAID (United States Agency for International Development[5]); non proprio un segreto, almeno stando alle fonti telematiche delle stesse organizzazioni.

Come è noto, tra i primi movimenti diffusisi all’interno dell’Università di Tbilisi c’è Kmara![6], definito dagli stessi dirigenti una “organizzazione di resistenza civile”. Vale la pena evidenziare come Kmara!, originariamente poco più che un banale movimento studentesco, sia stato gestito a livello mediatico ed organizzativo da Liberty Institute[7], ONG georgiana di cui stranamente si conosce poco a livello di finanziamenti e bilanci.

Nato nel lontano 1996 in occasione delle proteste popolari seguite al temporaneo oscuramento della rete televisiva indipendente Rustavi 2 per volontà ministeriale, il Liberty Institute può essere considerato tra i pionieri dell’attivismo mondialista nel Caucaso.

Dopo avere acquisito una enorme conoscenza della società civile georgiana attraverso numerosi programmi di studio, il Liberty Institute ha scelto di diversificare notevolmente i rami delle proprie attività, occupandosi praticamente di tutti i campi in cui lavorano le ONG: denuncia sociale, giornalismo investigativo, lotta alla corruzione nella politica e nell’Università di Tbilisi, di estremismo religioso[8], di educazione, di diritti umani e soprattutto di sostegno ai movimenti studenteschi, tra cui chiaramente Kmara!

Molti giovani dirigenti di Liberty Institute, attraverso l’adesione al partito di Saakhashvili hanno conquistato l’accesso alle maggiori cariche statali, lasciando alle nuove leve il compito di formare i nuovi “agitatori pacifisti” che avremmo poi visto all’opera a Kiev (Ucraina) nel 2004 ed a Bishkek (Kyrgyzstan) l’anno seguente.

 

Pur senza analizzare in questa sede gli aspetti e le strutture delle singole ONG che operano sul territorio è doveroso citare la Open Society Foundation / Eurasia Foundation, nata dalla mente dell’americano di origine ebraica George Soros. La Open Society, grazie ai miliardi investiti dal suo creatore, rappresenta una struttura operativa dall’apparato tentacolare, in grado di gestire diverse sedi operative in tutto il mondo, svolgendo tutte le funzioni “paragovernative” e di indirizzo politico - umanitarie descritte nella parte iniziale del presente documento.

La potenza economica di Open Society / Eurasia Foundation, alla cui espansione contribuisce economicamente perlomeno l’apparato governativo statunitense di USAID, consente alla squadra di Soros di aiutare e sponsorizzare a sua volta una miriade di fondazioni e organizzazioni minori gestite sul territorio dai quadri locali.

Limitatamente alle nuove organizzazioni georgiane sostenute da Open Society/Eurasia Foundation o direttamente da USAID sarà sufficiente ricordare a puro titolo di esempio Horizonti[9], Caucasus Institute for Peace, Democracy and Development (CIPDD), la Rete dei Giornalisti Caucasici, la Georgian Foundation for Strategic and International Studies, il Fund Sukhumi[10].

 

CONCLUSIONI

Difficile stabilire quali siano oggi i veri ruoli ed obiettivi delle Organizzazioni Non Governative. Particolarmente complesso il giudizio nei confronti di chi opera nelle zone strategiche del nostro continente, dove le ONG occidentali più influenti paiono quasi volersi occupare del dialogo politico sostituendosi alle componenti governative.

Tali organizzazioni rimangono il più delle volte “non governative” sul piano teorico e statutario, ma nella realtà rappresentano una voce di espressione politica e sociale ben marcata che contribuisce ad orientare decisivamente la classe politica o il pensiero comune della popolazione locale; per dirla con le loro parole, le ONG anche dove si mostrino meno efficaci fungono quantomeno da opinion makers.

Nel formulare un quesito precedentemente proposto, di fronte alla presenza di un numero tanto enorme quanto illogico di organizzazioni dedite alla salvaguardia dei medesimi valori sociali, dai diritti umani alla libertà di stampa, viene da chiedersi perché si preferisca mantenere un atteggiamento collaborativo fra le diverse entità rifiutando ad esempio di fondersi in una sola organizzazione che conseguentemente vanterebbe un enorme e pronto impatto mediatico.

Nel multiforme teatro delle ONG americane non è sufficiente conoscere i nomi dei personaggi interpretati e di chi li manovra; serve senza dubbio conoscere anche chi presta i fondi, la manodopera e soprattutto che tipo di rappresentazione è intenzionato a mettere in scena.


 

[1] La sigla internazionalmente adottata è quella anglosassone NGO (Non Governmental Organization) oppure PVO (Private Voluntary Organization). Organizzazioni indipendenti dai governi, almeno formalmente mai affiliate o dipendenti da organizzazioni politiche.

[2] Le divergenze tra George W. Bush ed il Partito Democratico americano circa gli obiettivi di politica estera sono quasi inesistenti e possono essere qui trascurate.

[3] L’Armenia conta circa 3.000.000 di abitanti, di cui circa la metà risiede nella capitale Erevan e nel suo agglomerato urbano; la popolazione dell’Azerbajdžan ammonta a circa 8.000.000 di abitanti, quelli della Georgia a meno di 5.000.000.

[4] Fondo Nazionale per la Democrazia; creato nel lontano 1983 dall’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan per “promuovere la democrazia nel mondo”. Non occorre un approccio particolarmente critico nei confronti degli Stati Uniti per comprendere i legami tra la CIA ed il Fondo Nazionale per la Democrazia; come testimoniano infatti le più note fonti di informazione mondiali (http://en.wikipedia.org), tali aspetti sono oramai di dominio pubblico.

[5] Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (http://www.usaid.gov): creata dal governo americano nel 1961 e diretta dal Segretario di Stato, è l’ente responsabile di tutti gli aiuti non militari ai paesi esteri. La collaborazione di USAID con la CIA, per la quale è stata oggetto di critiche anche in patria, è ben comprensibile osservandone il programma operativo: cure mediche alle popolazioni bisognose, contrasto degli effetti delle catastrofi naturali, supporto a chi lotta per vivere in un paese libero e democratico. In testa alla lista dei beneficiari Iraq, Israele, Egitto, Afghanistan e Colombia.

[6] In georgiano “è abbastanza!”

[8] Pare che l’organizzazione abbia preso più volte posizione nei confronti dell’integralismo religioso promosso dalla Chiesa Ortodossa di Georgia; numerose le iniziative per denunciare i rapporti tra Stato e Chiesa Ortodossa, la discriminazione a carico della Chiesa cattolica, di quella Evangelica ed anche i Testimoni di Geova.

[9] Fondazione che lavora per la crescita della società civile georgiana.

[10] Lavora per migliorare la condizione femminile delle donne georgiane, perlopiù fuggite dalla guerra di Abkhazia; finanziatori sono l’Ambasciata USA in Georgia e quella del Regno Unito, il già citato N.E.D., l’americano Global Fund for Woman, l’Institute Democracy in Eastern Europe (sede a Washington), la Soros Foundation – Open Society Georgia, ecc. Tra i soci di Fund Sukhumi anche Kvina till Kvinna, organizzazione femminista con base a Johanneshov (Svezia) famosa per il suo supporto al serbo Yukom (Comitato dei Legali per i Diritti Umani), schieratasi apertamente contro i due maggiori partiti serbi capeggiati da Tomislav Nikolić e Vojislav Koštunica nonché favorevole alla secessione del Kosovo dalla Serbia.

 


18/11/2007


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