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Geopolitica 2007
Intervista rilasciata da Yves Bataille * a Srpska Politika (10 dicembre 2007)
1) Come vedete la Serbia nel nuovo contesto geopolitico e con particolare riguardo alla questione del Kosovo?
1) La Serbia è stata la principale vittima del nuovo tentativo di Drang Nach Osten, questa volta da parte degli Stati Uniti. Come nelle precedenti guerre mondiali la Serbia era stata per gli imperi del momento l’ostacolo che bisognava eliminare per continuare la marcia verso Est. Tra il 1990 e il 2000 la Serbia ha giocato un ruolo decisivo che sfugge ancora a molti Serbi: opponendosi coraggiosamente all’aggressione americano-occidentale e alla NATO, ha sviluppato una “resistenza di ritardo” che ha permesso ad altri, in particolare alla Russia, di prendere consapevolezza dei giochi geopolitici in corso e delle nuove forme e metodi di guerra impiegati. La Serbia ha permesso alla Russia di prendere coscienza del fatto che delle forze simili a quelle che avevano agito in Jugoslavia, con lo stesso modus operandi (utilizzazione delle ONG, guerra mediatica, guerra di bassa intensità), sarebbero state utilizzate ulteriormente contro di lei per spezzettare il suo spazio e distruggere il suo Stato. Nella “Grande scacchiera” questo era il piano di Zbigniew Brzezinski, cioè di tagliarla almeno in tre pezzi. Questo piano è fallito grazie a Vladimir Putin. La Serbia ha mostrato alla Russia (e alla Cina) che un “piccolo paese” deciso poteva resistere a una coalizione di potenze atlantiste venti volte più armate, applicando in maniera intelligente contro la NATO le tecniche della guerra asimmetrica, Degli strateghi militari cinesi hanno teorizzato quanto ad esse qualcosa di ancora più pericoloso in futuro, la “Guerra senza limiti”. Questi strateghi hanno studiato bene la guerra contro i Serbi citando ad esempio nei loro libri la strategia e la tattica dell’Armata serba durante i bombardamenti del 1999. Nell’attuale momento la Serbia deve proclamare la sua neutralità (attendendo momenti migliori) e rifiutare di aderire alla NATO per non divenire un elemento della fanteria coloniale di Washington. Sarebbe quanto meno paradossale e inaccettabile che coloro che le rifiutano delle truppe in Kosovo e Metohija gliele domandino per l’Afghanistan e l’Iraq. Per quanto riguarda il Kosovo bisogna togliersi il cappello di fronte ai Serbi che hanno osato restarvi e che imbarazzano la così detta comunità internazionale. Dopo il ritiro delle forze serbe l’occupante credeva senza dubbio che tutti i Serbi sarebbero partiti e che così sarebbe stato definitivamente risolto il problema della presenza serba nella sua antica culla storica. Si è sbagliato. La minaccia del veto russo e la volontà degli Stati Uniti e dei loro associati di fare a meno dell’avallo dell’ONU per imporre la pseudo indipendenza del Kosovo e Metohija mostra una volta di più che noi non viviamo nel rispetto del diritto internazionale ma in quello della forza. Nulla di sorprendente al riguardo, coloro che ci scocciano con il diritto internazionale e i diritti dell’individuo sono i primi a violarli quotidianamente. Gli Stati Uniti non sono che il Paese più inquinato del mondo, sono anche quello che ha commesso e commette il maggior numero di crimini di guerra sull’intero pianeta.
2) Il nostro Primo ministro Kostunica ha più volte messo all’erta l’opinione pubblica sul punto 11 del Piano Athisaari che equivaleva alla creazione ad opera della NATO di un proprio Stato nella regione. Chi vi ha interesse e che cosa c’è dietro di questo? Gli americani giocano con gli Albanesi nei Balcani lo stesso gioco che fanno con i Curdi nel Vicino Oriente. Gli uni e gli altri non sono che delle pedine spinte sullo scacchiere regionale in funzione della loro capacità di danneggiamento e della spada di Damocle che essi rappresentano per gli Stati che devono mostrarsi docili nei riguardi di Washington. La NATO allargata è lo strumento di un tale ricatto contro tre o quattro Paesi cavalcati da queste pedine nei Balcani come nel Vicino Oriente. Uno Stato del Kosovo sarebbe una zona grigia in cui la Mafia albanese deterrebbe un potere economico sporco (droga, prostituzione) e la NATO (Esercito statunitense) il potere politico-militare, gli Europei giocandovi il ruolo del vaso di coccio.
3) Dietro tutto questo non si nasconde la decisione di espandere il sistema di difesa nucleare anti-missile sotto il comando della NATO? C’è una possibilità che questo sistema previsto per la Polonia e la Repubblica Ceca sia installato anche in Kosovo? La NATO è un tutto solidale. La base americana di Camp Bondsteel in Kosovo e Metohija non ha alcun interesse per il solo Kosovo. Essa s’inscrive nell’intreccio est-europeo delle basi statunitensi della NATO tra l’Adriatico e il Mar Nero, a protezione dell’oleodotto AMBO (Albanian Macedonian Bulgarian Oil). E’ molto evidente che gli Americani proteggono queste installazioni non contro l’Iran ma contro la Russia e l’Europa. Ancora una volta gli USA non esiterebbero a fare del nostro continente un immenso campo di battaglia se i loro interessi fossero minacciati. Per questo il comportamento irresponsabile e criminale dei nostri politici atlantisti deve essere chiaramente denunciato.
4) Voi pensate che la Russia manterrà il suo atteggiamento fermo riguardo il Kosovo? La Russia non ha altra scelta che sostenere la Serbia nella questione del Kosovo e Metohija così come in quella della Republika Srpska che non deve essere fusa nella Bosnia ma mantenuta e riavvicinata alla Repubblica di Serbia. E’ molto importante per lei mostrare di avere una sola parola perché in questo momento sta giocando la sua nuova credibilità dopo il fosco periodo di Boris Eltsin nel quale era stata sminuita a una potenza di terza categoria. Nella prospettiva di un nuovo ordine multipolare liberatosi degli Stati Uniti la Russia deve sapere che il mondo non allineato la guarda e la segue per le sue azioni. Le sue parole devono essere seguite da atti concreti che dimostrino i nuovi rapporti di forza. La Russia deve difendere non solamente le sue postazioni avanzate in Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud, gli Armeni dell’Alto Karabakh ma deve anche aiutare tutti coloro che difendono una giusta via di fronte a Washington (dalla Bielorussia al Venezuela). La Russia non deve più lasciare agli Stati Uniti la pretesa di fare la legge nel mondo. La Russia deve mettere in piedi ora una Nuova Organizzazione che orchestrerà la lotta per la liberazione e l’indipendenza nazionale dei popoli dei cinque continenti …
5) Avete qualche cosa da aggiungere per i Serbi? Tre cose: a) si sente dappertutto in Serbia provenire dalla bocca dei vostri politici servili “Europa unita, Europa unita”. A intenderle sembrerebbero parole magiche. Il sesamo per il Paradiso. Questa è debolezza. L’Europa di Bruxelles è una colonia americana. Noi dobbiamo decolonizzare l’Europa e cacciarne via gli Americani. Dappertutto. Dunque bisogna che la Serbia non aderisca a questa Europa. Né alla NATO che è il braccio militare dell’occupazione. Voi non ve ne rendete conto ma voi Serbi, malgrado il Kosmet, malgrado i vostri politici fantocci siete più liberi di noi Francesi in questa Francia occupata da Sarkozy dove infierisce il delitto verbale, dove la discriminazione positiva favorisce gli stranieri a scapito dei locali e dove è divenuto impossibile parlare liberamente in pubblico. B) Se la Mafia albanese proclamerà la sua “indipendenza” come ha promesso con la complicità degli Americani e dei loro vassalli europei bisognerà aiutare i Serbi del Kosovo e Metohija perché essi saranno in grande pericolo. La Serbia non manca né di soldati smobilitati senza entusiasmo né di volontari né di armi. Se lo Stato serbo è incapace di difendere i suoi connazionali su questa parte del suo territorio occupato bisogna che i cittadini si sostituiscano allo Stato. Perché non bisogna lasciare cacciare via i 120.000 Serbi che hanno l’onore e il coraggio di difendere la loro terra. Io ricordo questa frase di un ufficiale francese della Prima guerra mondiale: “La Patria quando la si abbandona la si misura in metri”. Bisognerà innanzitutto concentrare lo sforzo sulla parte Nord. La NATO viene d’altronde, e questo non è un caso, a rinforzarvi le sue posizioni (1). Gli occupanti devono trovare davanti a loro un Movimento di Resistenza. Aggiungo che se le autorità istituzionali di Belgrado non faranno niente sarà necessario che anch’esse trovino davanti a loro in Serbia un Movimento nazionale e sociale di liberazione. I partiti o i movimenti legalisti non servono a granché quando fanno il gioco del nemico. Il parlamentarismo non è la soluzione. I bla bla in Parlamento sono smobilitanti. Quando una canaglia come Carla del Ponte viene a Belgrado (2) non si vede nella strada che coloro che vanno alla pesca dei voti e fanno dei grandi discorsi patriottici durante la campagna elettorale … c) Lavoro parallelo, difendere Vojislav Seselj e ottenere la sua liberazione. Il mio augurio è che una Mano di Giustizia si abbatta sul Nemico.
· Yves Bataille, consigliere del Movimento neogollista serbo Sedep, è redattore di “Eurasia” Rivista di Studi geopolitici. Abbiamo estratto dalla sua più ampia intervista le parti relative alla questione del Kosovo e Metohija.
Note redazionali
1) Il 29 novembre 2007 la KFOR ha rinforzato i suoi effettivi nel nord del Kosovo; un’unità di 90 soldati del contingente statunitense ha preso ufficialmente quartiere nel campo di Nothing Hill con una breve cerimonia. La base di Nothing Hill è situata in montagna, vicino la città di Leposavic, a solo 17 chilometri dalla frontiera con la Serbia.
2) In una recente intervista apparsa sul quotidiano italiano “La Repubblica”, Carla del Ponte ha dichiarato che: “Belgrado non merita nulla …”.
27/12/2007