Geopolitica 2007

Russia Unita: trionfo in vista?

 

da Eurasia

di Stefano Vernole *

Domenica 2 dicembre 2007 si terranno le elezioni per il rinnovo della Duma (camera bassa del Parlamento russo), che mai come in questa occasione sono state precedute da forti polemiche, dovute alla mancata partecipazione degli osservatori dell’OSCE e alle manifestazioni di piazza di una “strana” opposizione bolscevico-occidentalista.

Gli oltre 107 milioni di elettori russi potranno scegliere tra 11 partiti: oltre ai 4 attualmente presenti in Parlamento, “Russia Unita” (capeggiata da Vladimir Putin), il Partito Comunista di Ghennadij Zjuganov, il Partito Liberal-Democratico (in realtà nazionalista) di Vladimir Zhirinovskij, “Russia Giusta” (nata dalla fusione tra il Partito dei Pensionati e il Partito per la Vita), concorreranno con qualche speranza di ottenere seggi (la soglia di sbarramento per avere deputati è il 7%) anche i partiti liberali di opposizione “Jabloko” e “Unione delle Forze di Destra”.
Al contrario, il movimento dell’alternativa “guidata dalle ambasciate straniere”, come è stato recentemente definito dal Cremlino il blocco capeggiato dall’ex premier Mikhail Kasjanov e dallo “scacchista” Garri Kasparov, non è stato ammesso alla competizione elettorale.

Se tutti gli ultimi sondaggi concordano sulla netta vittoria di “Russia Unita”, le cui percentuali di voto si attesterebbero tra il 55 e il 66%, l’unica incertezza riguarda quali altri partiti saranno in grado di superare la soglia del 7%; probabilmente riuscirà nell’intento il Partito Comunista, accreditato dal sondaggio più favorevole del 14% dei voti, mentre faticheranno enormemente ad ottenere rappresentanti sia i nazionalisti che i liberali.

Tutto ciò conferma come i mandati di Vladimir Putin abbiano incarnato bene agli occhi della maggioranza dei Russi il desiderio di crescita economica del Paese e il suo riaffermato status di grande potenza, mentre lascino spazio ad alcune critiche in materia di politica sociale, affidate all’opposizione patriottica del KPRF di Zjuganov.

Per quanto riguarda l’atteggiamento internazionale, il Consiglio d’Europa ha confermato l’invio di 56 osservatori scelti tra i parlamentari dei vari gruppi politici rappresentati a Strasburgo; l’unico italiano presente sarà Andrea Rigoni, vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare.

Quest’ultimo ha sottolineato come “la Russia è nostro partner e noi dobbiamo esserle vicini in qualsiasi circostanza, anche per difenderla dagli errori che i suoi stessi burocrati commettono … Il ruolo del Consiglio d’Europa è di vigilare sul rispetto degli standard democratici ma anche di aiutare a far crescere nel paese la percezione che lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e la democrazia sono valori insostituibili … Bisogna andare in Russia per controllare le operazioni di voto e di scrutinio, per far sapere all’Europa e al mondo se saranno stati liberi e corretti”.

L’atteggiamento collaborativo ma fortemente “paternalistico” del Consiglio d’Europa tradisce naturalmente la tensione per le forti polemiche generate dalla mancata partecipazione al monitoraggio di domenica prossima degli osservatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, all’interno della quale agiscono però anche gli Stati Uniti), che hanno imputato alla Russia una “scarsa cooperazione”.

A sua volta, Vladimir Putin ha risposto accusando gli Stati Uniti di aver ispirato il boicottaggio degli osservatori dell’OSCE, in particolare per le pressioni esercitate dal Dipartimento di Stato americano, aggiungendo che la Russia ne avrebbe tenuto conto in occasione delle future relazioni bilaterali Mosca-Washington.

Bisogna aggiungere che la controversia era sorta a causa dell’atteggiamento dei dirigenti dell’ ”Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo” dell’OSCE, i quali – come dichiarato da Igor Borissov, membro della Commissione elettorale centrale di Mosca – “erano intervenuti nel processo politico nazionale russo e usciti dal proprio mandato, ritenendo probabilmente che la loro missione in Russia fosse comparabile a quella dei missionari nei territori popolati da aborigeni”.

Non si devono dimenticare gli scontri che Mosca e gli osservatori dell’OSCE avevano già avuto in passato nella valutazione delle elezioni in Ucraina, nazione chiave negli equilibri eurasiatici; è evidente che oggi il Cremlino, forte di un consenso interno quasi plebiscitario almeno nella difesa degli interessi nazionali, non è assolutamente intenzionato a fare concessioni a coloro che vedono nella Russia una nazione da “mettere sotto tutela”.

Se l’Europa vorrà avere un futuro di cooperazione strategica con il colosso russo, farà bene a tenerne conto e ad impostare con esso un rapporto paritario.
 

 
30/11/2007


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