Geopolitica 2007

Anche la Turchia guarda alle elezioni russe

di Aldo Braccio *

Parallelamente ai cresciuti rapporti politici, Federazione russa e Turchia hanno sviluppato in questi ultimi 15 anni relazioni commerciali di grande rilevanza. Gli esperti stimano in 24 miliardi di dollari il volume d’affari intercorrente fra i due paesi, dopo che tra il 1992 e il 1997 lo scambio commerciale crebbe del 186 %, raggiungendo e superando i 4 miliardi di dollari nel ’97.

Da questi dati – accompagnati dalla previsione di un volume di affari di 30 bilioni di dollari da qui ai prossimi tre anni – appare chiara l’importanza dell’asse Ankara – Mosca in un quadro geopolitico che la Turchia rende più fluido e dinamico con la sua “apertura” eurasiatica.
Infatti va ricordata anche la decisa intensificazione della cooperazione in campo energetico tra Turchia e Iran : dopo gli accordi del mese di agosto comportanti ingenti investimenti turchi – nonché importazioni di elettricità dall’Iran, un nuovo accordo siglato ad Ankara prevede la costruzione in territorio iraniano di tre grandi centrali elettriche e di una idroelettrica. Sono di questi giorni le espressioni del Ministro degli esteri Babacan (“Turchia e Iran sono paesi vicini e amici”) accompagnate dalla comprensione per lo sforzo iraniano di dotarsi di risorse nucleari civili. – d’altra parte lo stesso governo turco annuncia l’entrata in funzione di tre centrali nucleari, dotate di reattori della potenza di 5.000 megawatt, entro il 2015.

Certo, l’intricata mappatura delle vie energetiche segnala percorsi e orientamenti forse contraddittori, o forse complementari : da una parte, ad esempio, vi è la recente inaugurazione del terminale di Ceyhan, che farà arrivare gas e petrolio russo e nel Mediterraneo, dall’altra il gasdotto che collegherà Karacabey (Turchia) con Komotini (Grecia), destinato a portare gas naturale dall’Azerbagian in Europa, evitando la Russia. Ma non va dimenticato, comunque, che la Turchia importa dall’estero oltre l’80% del proprio fabbisogno di petrolio e di gas naturale, e che per quest’ultima risorsa i maggiori fornitori sono proprio la Russia e l’Iran.

Da questa “triangolazione” russo – turco – iraniana in costante e libera crescita (e di fatto allargata alla Siria [1]) nascerà forse il cuore nuovo – e antico – del continente euroasiatico, e in questa prospettiva un’affermazione elettorale di Putin sarebbe indiscutibilmente una conferma e un rafforzamento delle tendenze in atto: un monito e un richiamo – invece – per un’Europa ancora sclerotizzata su posizioni di totale dipendenza euro – atlantica e in particolare per la Germania, paese storicamente amico della Turchia che però il Cancelliere Merkel sta portando sempre più alla deriva filoamericana.

[1]Occorrerà tener presente l'evoluzione del recente "corteggiamento" degli USA nei confronti della Siria, iniziato in relazione alla Conferenza di Annapolis.

* Aldo Braccio, geopolitico, redattore di Eurasia, è esperto di Turchia

 
30/11/2007


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