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Geopolitica 2008
Il Kosovo finirà nelle mani del Pentagono?
Le previsioni fatte dagli esperti prima della dichiarazione illegale di
indipendenza del Kosovo stanno diventando realtà: il territorio
sottratto alla Serbia si sta trasformando in una enorme base militare
degli Stati Uniti e della NATO.
George W. Bush ha ordinato spedizioni di armamenti in Kosovo.
Incidentalmente, il presidente americano ha dato quest'ordine due giorni
dopo la visita a Mosca del segretario di stato americano Condoleezza
Rice e del segretario alla difesa Robert Gates, che avevano esortato
Mosca alla cooperazione, ad estese consultazioni, ed a far mostra di
maggiore apertura in generale.
La fretta con cui il Pentagono sta cercando di porre sotto la propria
ala il neonato ed inesperto Kosovo dimostra la scarsa fiducia
dell'Occidente nell'eventualità che la pace si imponga nei Balcani dopo
la cessione del Kosovo. Ma l'Occidente faceva uso di questa retorica -
la necessità di porre fine alla crisi iugoslava - al fine di
giustificare il proprio appoggio ai separatisti del Kosovo. Non può
esservi pace quando una parte viene armata contro l'altra. Ciò significa
gettare ulteriore benzina sul fuoco.
I serbi hanno già fatto proprio il messaggio. Nella città di Kosovska
Mitrovica (nel Kosovo settentrionale), sono accorsi disperatamente per
difendere il loro ultimo rifugio: un tribunale (il riferimento è
all'occupazione, avvenuta due settimane fa, del palazzo di giustizia
della città, attualmente divenuto sede del tribunale dell'ONU (N.d.T.) )
. In precedenza era la sede della giustizia serba, ma attualmente è
occupata da legali internazionali che lo cederanno ai loro colleghi
albanesi. E' stato versato del sangue nel corso degli scontri con le
forze internazionali. Sono in corso numerose manifestazioni a Belgrado,
in favore della minoranza serba in Kosovo.
La città, divisa dal fiume Ibar in un settore albanese ed in un settore
serbo, sarà oggetto di controversie ancora per molto tempo. Belgrado ha
già inviato un appello all'ONU, chiedendo che la regione settentrionale
del Kosovo adiacente a Kosovska Mitrovica, abitata compattamente da
serbi, sia restituita alla Serbia. Queste persone hanno bisogno in primo
luogo di protezione, ma i sostenitori dell'indipendenza del Kosovo
probabilmente non se ne preoccupano. Nella prima metà degli anni '90, i
paesi occidentali chiusero gli occhi di fronte all'espulsione di 300.000
serbi dalla Croazia. Certamente ora non si prenderanno la noia di
occuparsi di appena 100.000 persone. La gente a Belgrado dice che se
300.000 uccelli improvvisamente lasciassero una data regione, il mondo
ne sarebbe allarmato, eppure esso nemmeno si accorse della tragedia
serba.
Una delle ragioni che stanno dietro la decisione di Washington di
rifornire il Kosovo di armi è la sua intenzione di mantenere Kosovska
Mitrovica all'interno del Kosovo, perché è una turbolenta - e
strategicamente importante - città serba. Ma il principale obiettivo è
di dare ai kosovari carta bianca per soffocare le proteste nelle enclave
serbe in tutto il territorio del Kosovo. Questa opinione è sostenuta da
Yelena Guskova, direttrice del centro di crisi dei Balcani presso
l'Istituto di Studi Slavi dell'Accademia Russa delle Scienze.
L'invio di armi ai kosovari è finalizzato a legalizzare i futuri sforzi
degli albanesi di espellere la minoranza serba dalla provincia. In altre
parole, ai kosovari viene data la possibilità di completare ciò che essi
hanno cominciato: cacciare i non albanesi fuori dalla provincia, però
con le proprie mani, al fine di non gettare un'ombra sulle forze della
KFOR guidate dalla NATO, per non parlare poi degli Stati Uniti.
Sembra che il Kosovo sarà il primo stato sotto la completa protezione
della NATO. Le forze di peacekeeping della KFOR sono state garanti
dell'ordine nella provincia da 9 anni a questa parte. Considerate le
intenzioni di Albania, Macedonia, e Croazia di aderire all'Alleanza
Atlantica al summit del 2-4 aprile a Bucarest, il Kosovo potrebbe
diventare il più forte sostegno della NATO nei Balcani. Il Pentagono ha
già costruito la più grande base militare del mondo sul suo territorio -
Camp Bondsteel. Ora ha iniziato la costruzione di una seconda base
militare, ha affermato la Guskova.
Il colonnello-generale Leonid Ivashov, presidente dell'Accademia per i
Problemi Geopolitici, è convinto che Washington, perlomeno sotto
l'attuale amministrazione, non abbia bisogno di stabilità nei Balcani o
nel resto dell'Europa: "Gli Stati Uniti non sono in grado di influenzare
gli eventi in una situazione stabile. Se vi è calma in Europa, gli Stati
Uniti non hanno niente da fare laggiù. La strategia politica americana è
basata sul controllo attraverso il caos".
http://en.rian.ru/analysis/20080325/102208039.html
Traduzione A.Lattanzio
06/04/2008