Geopolitica 2009

 
 

Alla sinistra cilena manca un progetto nazionale
 

Intervista a Luiz Moniz Bandeira

L’autore di “Fórmula para el Caos – La caída de Salvador Allende (1970-1973)”, Luiz Alberto Moniz Bandeira, uno dei maggiori intellettuali brasiliani, discute con João Cláudio Garia del “Correio Braziliense” sulla sinistra, guidata da Michelle Bachelet. Per il politologo brasiliano la sinistra è molto diversa da quella del tempo di Allende. Il carattere neoliberista della politica economica cilena e la dipendenza del commercio dagli USA aggraverranno nel paese gli effetti della crisi finanziaria globale. Un tale scenario, in cui la distinzione tra sinistra e destra è sempre più tenue, non è favorevole alla Concertación .

João Cláudio Garia - E’ possibile stabilire una relazione politica o ideologica tra la sinistra cilena di Salvador Allende e la Concertación della Bachelet?

Luiz Alberto Moniz Bandeira - No, non è possibile stabilire alcuna relazione tra i due fenomeni. La congiuntura, nazionale e internazionale, è completamente diversa da quella della prima metà degli anni 70. Tra l’epoca di Salvador Allende e l’ascesa della Concertación, il Cile ha attraversato un processo di deindustrializzazione e di ristrutturazione industriale promosso dal dittatore Pinochet, che ha prodotto profonde riflessioni sociali e, di conseguenza, politiche. La Concertación, a differenza di Unidad Popular, comprende socialisti, socialdemocratici e cristiano-democratici, molti dei quali, come Patricio Aylwin, sostennero il colpo di stato militare del 1973. Il ministro delle Finanze del governo di Michelle Bachelet è un neoliberale, e nel Consiglio non è coinvolto alcun membro del Partito comunista, per il quale le porte restano chiuse. Inoltre, il Partito socialista e gli altri membri della coalizione, non posseggono un progetto di Nazione o di Stato, dal momento che nemmeno hanno tentato di cambiare il modello economico neoliberista, istituito dai Chicago Boys.

João Cláudio Garia - Ma all’estero si parla dello sviluppo pianificato del Cile come di un successo.

Luiz Alberto Moniz Bandeira - Con questo modello, la concentrazione della proprietà è stata tale che quasi l'80% delle vendite nel mercato interno e il 90% delle esportazioni del Cile - principalmente limitate ai minerali e ai prodotti agricoli - è nelle mani dell’1% delle imprese.
Inoltre, il fondamentalismo di mercato ha colpito il sistema scolastico, per quanto riguarda sia la qualità e sia l’accesso all’istruzione, a causa del trasferimento di risorse pubbliche alle istituzioni private. Da qui, le violente manifestazioni studentesche che il governo Bachelet si trova a dover fronteggiare, mentre la coalizione era riuscita a ridurre la frazione di popolazione al di sotto della soglia di povertà di circa il 18%. Inoltre, nelle sedi multilaterali, il Cile è generalmente in linea con le posizioni degli Stati Uniti, con i quali nel 2004 ha firmato il trattato di libero scambio.

João Cláudio Garia - La Concertación vive un momento di difficoltà dopo 18 anni di governo. Il Cile è pronto per una presidenza di destra?

Luiz Alberto Moniz Bandeira – E’ molto difficile fare previsioni. Se dovesse vincere la destra, il quadro sociale e politico non muterebbe, ma si aggraverebbe la situazione economica cilena. Il Cile, a causa dei suoi stretti vincoli con gli USA, soffrirà più direttamente di altri le conseguenze della crisi economica e finanziaria. Il prezzo di una libbra di rame, a causa del collasso finanziario, è calato da 3 a 1,7 dollari USA, la sua esportazione, che rappresenta quasi il 30% del totale esportato, costituisce una fonte di divisa estera ed è fondamentale per le entrate dello Stato. I problemi energetici aumenteranno nel corso del 2009, pesando sulle famiglie e sul commercio interno. Questi ed altri problemi produrranno, molto probabilmente, degli effetti politici che si rifletteranno sulle elezioni.

João Cláudio Garia - Si può dire che l’attuale dirigenza della destra cilena è percepita dall’elettorato come legata alle politiche di Pinochet?

Luiz Alberto Moniz Bandeira – Non mi trovo nella condizione di poter fare una valutazione. Posso dire che il governo della Concertación, riguardo alla politica economica e commerciale, non ha cambiato l’eredità della dittatura, nonostante la restaurazione dello stato di diritto e delle libertà democratiche. In qualche modo la destra appare unita nel sostenere la candidatura di Sebastián Piñera. L’unico che potrebbe impedire la sua vittoria potrebbe essere Ricardo Lagos, del Partito Socialista, che però ha dichiarato di non voler partecipare alla competizione elettorale.

João Cláudio Garia - Può una possibile ascesa della destra nella politica cilena essere considerata come un segnale che il paese è incamminato nel superamento della profonda divisione causata dalla dittatura di Pinochet?

Luiz Alberto Moniz Bandeira - Le conseguenze del golpe del 1973 feriscono ancora una parte del Cile, che continua ad essere diviso tra coloro che sostennero e parteciparono alla dittature e quelli che vi si opposero. Ma oggi è diventato molto difficile stabilire chi sia di destra o di sinistra. Il partito socialista di Bachelet ha ben poco in comune, salvo il nome, con il partito che fu di Allende. Si distingue poco dalla democrazia cristiana. Nelle ultime elezioni molto militanti sono usciti dal partito socialista per formare il Movimiento al Socialismo (MAS) sotto la guida del senatore Alejandro Navarro. I candidati del MAS, indipendenti dalla Concertación, ottennero in quell’occasione un buon risultato. Ora il MAS ha rotto con il Partito socialista e con la Concertación. Tuttavia, è difficile prevedere la sua evoluzione nel quadro politico ed elettorale cileno.

(Traduzione a cura di Tiberio Graziani-Eurasia)


31/03/2009


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