INTERVISTE 2007

 

Dialogando con Giovanni Lubrano di Scorpaniello


di Giovanna Canzano


23 0ttobre 2007

CAPORETTO - 24 ottobre 1917

CANZANO – A novant’anni dalla disfatta di Caporetto abbiamo sentito lo storico Giovanni Lubrano su ciò che il nome rappresentò e rappresenta tutt’oggi per l’Italia.

LUBRANO - Caporetto? Ho letto su di un giornale che un ragazzo, alla domanda su cosa gli ricordasse quel nome, ha risposto: “La batosta 7 a 1 della Roma al Manchester” quel ragazzo ci ha preso, perché Caporetto fu sì una batosta ma di quelle tremende.

CANZANO – Cosa avvenne il 14 ottobre 1917?

LUBRANO – Che gli austro-tedeschi fondarono dalle ore 2.00 le linee italiane della seconda armata al comando del generale Capello a Plezzo e a Tolmino convergendo poi sul paese di Caporetto (oggi Kobrid, in Slovenia) e poi dilagarono fino al Tagliamento, superato il 2 novembre.
Se la seconda linea di resistenza sul Piave (dal 4 novembre), sul Monte Grappa e sugli altipiani non avesse funzionato e se, soprattutto, gli austro-tedeschi non si fossero fermati, oggi, a Palermo si parlerebbe siculo-tedesco

CANZANO – Perché si fermarono?

LUBRANO – Perché non prevedevano che la loro offensiva avrebbe provocato effetti così devastanti tra le truppe italiane. Sorpresa,in particolare, dalle tradizionali strategie statiche, furono i motivi del successo: gli austro-tedeschi passarono a una rapida, mobilissima avanzata che non offrì scampo alle impreparate, certamente non per colpa di ufficiali e soldati, truppe italiane che cercarono in qualche modo di frenare l’avanzante marea nemica. E poi perché non ebbero forze sufficienti per proseguire la penetrazione in terra italiana.

CANZANO – Chi da parte italiana ebbe le maggiori responsabilità di una disfatti di quelle proporzioni?

LUBRANO - Uno, nessuno, centomila. Pirandello a parte in primis il generale Luigi Cadorna, comandande in capo del regio esercito. E poi il generale Capello, comandante della seconda armata, sul cui fronte, da Plezzo a Tolmino, si scaraventò l’imponente attacco nemico. Ma, in particolare, le colpe maggiori le ebbe il comandante del 27° corpo d’armata, il neo generale Pietro Badoglio. Da un lato non funzionò la catena di comando, dall’altro ognuno fece di testa sua.

CANZANO – Ma è per caso il Badoglio che sostituì Mussolini dopo il colpo di stato del 25 luglio del 1943?

LUBRANO –Proprio lui. Il suo corpo d’armata operava esattamente sul versante di Tolmino: oltre settecento pezzi di artiglieria di cui disponeva non spararono un sol colpo contro gli avversari perché il Badoglio aveva ordinato espressamente di non sparare se non l’avesse comandato lui. Poiché, in quei drammatici momenti, -pensò bene di non farsi trovare dal comandante dell’artiglieria del 27° Corpo d’Armata, (ironia della sorte chiamava ‘Cannoniere’), il nemico passò indisturbato.

CANZANO – Tanti errori…

LUBRANO – Per colpa degli errori della catena di alto comando, Cadorna, Capello, Badoglio, Bongiovanni comandante del 7° CdA e Cavaciocchi comandante del 4° CdA (che prese le onde d’urto provenienti da Plezzo e da Tolmino che si congiunsero a Caporetto alle ore 16 del 24 ottobre) furono distrutte le divisioni 50° (Arrighi) –Conca di Plesso-, 43° (Farisoglio), 34° (Basso), 46° Amadei) 19° (Villani).
La 19° fu quella sulla quale si abbatè la potenza nemica che aveva sfondato a Tolmino. Il nemico ovviamente trovò nei pressi delle batterie italiane abbandonate ricche dotazioni di munizioni: sarebbe bastato che tutte le artiglierie del 27° corpo d’armata avessero aperto il fuoco e continuato a sparare perché gli avversari subissero per lo meno delle gravi perdite. Per cui la massima responsabilità per quello che avvenne i 24 ottobre 1917 ricade su Badoglio, salvato però dalla commissione d’inchiesta del 1919 per l’intervento degli onorevoli Orlando, (presidente della Vittoria), Paratore e Raimondo che in nome della “fratellanza massonica” trassero il fratello Badoglio dagli impicci. In pratica questi fu l’unico che si salvò dalla mannaia di quella regale commissione d’inchiesta: dalla relazione finale “spariron o” le tredici pagine che aditavano Badoglio quale unico responsabile dello sfondamento a Tolmino da cui dilagarono i nemici.

CANZANO – E Cadorna?

LUBRANO – Cadorna non fu da meno, per nascondere le sue responsabilità fece diramare alle ore 13 del 28 ottobre un comunicato che tacciava le truppe di viltà: “La mancata resistenza di reparti della seconda armata, vilmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico ha permesso…” Il comunicato per pudore fu cambiato dal governo ma le prime edizioni dei giornali riportarono il testo integrale… Naturalmente Cadorna fu silurato e sostituito dal napoletano Armando Diaz.


BIOBIBLIOGRAFIA

Giovanni Lubrano di Scorpaniello (si firma GL) è giornalista professionista e storico.
Nato a Tripoli di Libia, si è laureato a Roma, università degli studi, facoltà di scienze politiche, nel 1970. Ha lavorato nella direzione nazionale del partito socialista italiano quale funzionario addetto alla segreteria generale con il sen prof. Francesco De Martino dal 1964-72. Nel periodo della unificazione socialista tra psi e psdi, per designazione della segreteria socialista, svolse funzione di raccordo tra le segreterie del psi-psdi unificati ed il presidente del nuovo soggetto politico, vice presidente del consiglio, on. Pietro Nenni. Esperienza maturata tra il 1966 ed il 1969. Nel 1968 Lubrano preferì di rimanere a lavorare nella direzione socialista, benché lo stesso De Martino, entrato a far parte del Ministero Rumor in qualità di vice presidente del consiglio, desiderasse fortemente la sua presenza nel gabinetto presidenziale di Palazzo Ghigi. Per l’infausta scissione del 1969 de Martino, appena tornato al timone del psi, volle che Lubrano continuasse a collaborare direttamente con lui. Nel frattempo Lubrano, con Giorgio Cabibbe, Mimmo Liguoro, Agostino Saccà e Enzo Leone aveva dato un decisivo impulso all’’alleanza tra dematiniani e manciniani che, nella federazione giovanile socialista italiana, avrebbe di gran lunga anticipato la svolta politica nota col documento ‘De Martino-Mancini-Giolitti-Viglianesi e, nell’estate del 1969 avrebbe provocato il rovesciamento del segretario del partito socialista unificato Mauro Ferri. Lubrano seguì De Martino a Palazzo Ghigi nei governi Rumor e Colombo e, successivamente, fu eletto membro del comitato centrale socialista per la corrente De Martiniana nei congressi di Genova 1972 Roma 1976 Torino 1978.Negli anni in cui De Martino dopo la svolta del Midas fu costretto al ruolo di minoranza nel psi di Craxi, Lubrano diresse l’agenzia di stampa della corrente demartiniana o di quel c he ne rimaneva, che si chiamava ‘Unità e Riscossa socialista’.
Da molti anni Lubrano segue come storico le vicende militari e politiche della patria Italia ed è commendatore della Repubblica dal 2 giugno 2003.
  

01/11/2007


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