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INTERVISTE 2007
GIOVANNA CANZANO intervista
FRANCESCO FATICA
IL
FASCISMO COME MODELLO DI VITA
“Avendo chiesto ad
altri, che avevano vissuto la lotta fascista clandestina di
raccogliere documenti, senza ottenerne un'adeguata risposta, per
cui cominciò a maturare in me l'idea di costituire un Centro
documentazione a Napoli sul fascismo clandestino.
Dopo qualche anno, abbiamo costituito L'ISSES, Istituto di
Studi Storici Economici e Sociali, che si sforza di fare onore
al suo nome altisonante”. -(Francesco Fatica)
CANZANO - 1. Oggi, quando ent riamo in una cabina elettorale,
pensiamo di aver espresso autonomamente il nostro voto, ma, la
libertà di ogni elettore espressa nell’urna elettorale, è molto
spesso il risultato di un condizionamento elettorale subito per
mesi, se non da anni, dai mass media, o da altri
condizionamenti, come il bisogno di un posto di lavoro, "favori"
ricevuti o da ricevere che ci ‘rubano’ il voto come vogliono?
FATICA. - Credo di essermi liberato quasi completamente dai
condizionamenti subiti per lunghi anni dagli opinion makers,
cioè, come dice letteralmente l’espressione, dai fabbricanti di
opinione, che operano attraverso i media. Ciò è potuto avvenire
anche perché, nel tempo, mi sono disaffezionato dai “grandi
opinionisti” e a maggior ragione anche dai meno grandi, ciò non
tanto perché sono montato in superbia e mi sento superiore a
loro, anzi ho sempre più chiara la cognizione dei miei limiti,
ma semplicemente perché ho cominciato ad osservare il sistema
mediatico dall’esterno, in qua nto cosciente di essere un
oggetto di suggestione, di manipolazione, di castrazione
spirituale nelle loro mani. Pertanto penso che il voto dato da
tanti soggetti, drogati dai media, non è affatto libero in
quanto espressione di convinzioni costruite o almeno falsate
pesantemente dalla propaganda. I mezzi della propaganda oggi a
disposizione dei “manovratori del vapore” sono veramente
spaventosi e si sviluppano in maniera sconvolgente, sia per i
progressi della tecnica degli strumenti materiali di propaganda,
che per la crescente capziosità dei sistemi di persuasione
occulta. E ciò, ovviamente comporta la necessità di disporre di
notevoli mezzi finanziari. Tutto è in funzione del denaro, come
ben sappiamo. Ovviamente, trattandosi di raccogliere un numero
di voti il più alto possibile, non serve guardare alla qualità
dei votanti e perciò fatalmente avviene che la maggioranza è
ottenuta con il disprezzo della qualità e quindi molto spesso
con l’oppressione ed il servaggio dei miglio ri, dei più
coscienti. Ma non è poi necessario convincere proprio tutti per
poterli assoggettare? Basta convincere la maggioranza della
popolazione “attiva”, attiva nel senso adesso considerato, cioè
che esprime più o meno incoscientemente un voto, magari
turandosi il naso alla Montanelli. Nei sistemi definiti
“democratici”, dove vota ad esempio solo il 60 per cento della
popolazione, basta impadronirsi del voto del 30 per cento più
uno della popolazione per imporre la propria - anche se sporca,
spesso molto sporca – volontà al 70 per cento restante. Esistono
poi i mezzi, i sistemi, i meccanismi collaudati per distrarre
l’opinione pubblica dai problemi reali che potrebbero e
dovrebbero attanagliare le masse: più spesso si tratta di
passione di invasati tifosi per uno sport, inteso passivamente
da spettatori, o anche di imbastire feste in piazza, festival e
così via dicendo, si tratta sempre della stessa intramontabile,
collaudata tecnica del latino panem et circenses. Ma può
accadere anche che si crei artificiosamente un casus belli per
poter scatenare la reazione cieca delle masse, com’è pure
avvenuto callidamente l’undici settembre del 2001 con
l’attentato alle “torri gemelle”. In proposito bisognerebbe
leggere il documentato libro di Michel Chossudovsky Guerra e
globalizzazione, che, ovviamente, nel nostro ambiente,
ipercontrollato e livellato obbligatoriamente al politically
correct, è passato invece inosservato. Ma dobbiamo considerare
ancora che pesanti limiti alla libertà del singolo vengono anche
dai partiti, i cui vertici imperano dittatorialmente sulla base,
scegliendo i candidati alle elezioni, a loro insindacabile
giudizio. E scartando tutti quegli elementi che non diano
garanzie di assoluta e cieca obbedienza, cioè selezionando
praticamente i peggiori. Siamo sempre liberi però di cambiare
partito: dalla classica padella nella brace. E ancora, per
quanto riguarda il meccanismo perverso delle preferenze,
dobbiamo ricordare che, se una lista di candid ati raccoglie
voti sufficienti per eleggere, mettiamo ad esempio, cinque
cosiddetti “onorevoli” – ma l’onore non c’entra per niente –
quei cinque saranno inesorabilmente coloro che avranno
conquistato il maggior numero di preferenze, magari anche per le
influenze dei vertici del partito. Tutti gli elettori che hanno
votato, invece, per gli altri trentacinque, o settantacinque
candidati, a seconda dei casi, si troveranno ad aver votato di
fatto invece paradossalmente per quei cinque. Un’elegante
truffa; accettabile? In pratica viene sempre accettata. E’ ovvio
a questo punto capire che questa “libertà” che è stata largita
al mondo occidentale – e che si vorrebbe imporre
obbligatoriamente ad altri popoli - è paradossalmente invece un
gagliardo e vincolante sistema di asservimento al Grosso
Capitale; basta disporre delle enormi somme necessarie, per
poter dominare alcuni partiti e governare così interi Stati. La
democrazia viene di fatto annullata dalle imposizioni dei
partiti. Dov’è la libertà?
CANZANO. 2. La libertà, come tu dici, è l’imposizione di
un’organizzazione partitica pur’essa dipendente in maniera
drastica dalla disponibilità di ingenti somme di denaro?
FATICA. Per sopperire alle spese che un partito politico deve
sostenere per lo svolgimento delle attività di propaganda, di
organizzazione, di relazioni pubbliche, di assistenza, ecc. è
necessario avere una notevolissima disponibilità finanziaria,
che è necessario incrementare assolutamente in maniera
esponenziale con l’aumento della incisività e dell’agognato peso
politico del partito. La favoletta dei partiti che si
autofinanziano con il tesseramento e con i contributi degli
iscritti e magari pure con qualche sovvenzione volontaria di
qualche simpatizzante in vena di liberalità, e ancora con
finanziamenti ufficiali dello Stato non attacca più. Per reggere
la concorrenza dei partiti meglio strutturati e organizzati ci
vogliono inderogabilmente capitali ingenti che solo i cosiddett
i poteri forti potrebbero largire. E’ quindi veramente illusoria
la libertà di costituire un nuovo partito politico, in quanto i
vincoli finanziari ne ostacolano tirannicamente la crescita e
bloccano qualsiasi impulso libero che voglia poter competere con
i partiti già costituiti. E’ risaputo ormai chiaramente che
durante la cosiddetta Guerra fredda - ma avveniva pure già prima
della cosiddetta liberazione - il Pci riceveva regolarmente un
fortissimo appoggio finanziario dall’URSS, e che adeguate
sovvenzioni finanziarie erogavano pure gli USA per sostenere i
partiti anticomunisti, che loro stessi avevano aiutato a nascere
in Italia durante l’occupazione: in primo piano la Dc. Già da
allora le competizioni per il potere si svolsero ad un livello
di esborsi finanziari astronomici, che andarono moltiplicandosi
nel tempo. Con l’implosione dell’URSS, venuto meno il relativo
sovvenzionamento, D’Alema si è rivolto piuttosto
spregiudicatamente a Wall Street, attirando l’attenzione di t
ante persone che cercavano di capire certi fatti inspiegabili
che avvenivano in un mondo senza più frontiere. Anch’io mi
trovai tra questi ed ebbi occasione di far caso pure alle visite
di altri personaggi in luoghi dove la puzza dell’oro è molto
forte, sovrastata soltanto dalla puzza dell’oro nero. Si tratta,
come ancora pochi sanno, di un enorme potenziale finanziario
semi-occulto, investito da poche famiglie in aziende
multinazionali, ma anche in grosse speculazioni di borsa. E
soprattutto questi onnipotenti magnati amano ficcare il naso
nelle Banche Centrali di molte nazioni. La Cittadella di questo
tirannico impero finanziario (le grandi famiglie dei plutocrati
Rockefeller, Rothschild, Warburg, Morgan, Schiff, Lazard,
Goldschmidt, Goldman Sachs & affini, grandi famiglie quasi tutte
ebraiche,calviniste svizzere ed olandesi) opera prevalentemente
nelle Borse di Wall Street e nella City di Londra, ma si basa su
una enorme serie di strutture: commissioni, associazioni, comita
ti, ecc. Tra queste, determinanti per il loro enorme potenziale,
sono le Fondazioni entro le quali i plutocrati depositano la
maggior parte dei loro immensi guadagni, giovandosi così
dell’esenzione dalle tasse delle fondazioni stesse. La struttura
più importante della Cittadella è il C.F.R. Council on Foreign
Relations, fondato fin dal 1919. Il C.F.R., con sede
nordamericana - struttura privata a difesa di apolidi interessi
privati - controlla ormai sfacciatamente la politica mondiale
usando gli States come zelanti e spietati esecutori materiali,
attraverso suggerimenti al presidente degli USA, eletto sempre
con i colossali finanziamenti necessari per vincere le campagne
elettorali e cioè in assoluta dipendenza dal Grosso Capitale.
Rispetto rigoroso e puritano delle apparenze democratiche, ma
pugno di ferro di questo impero, il vero, concreto “impero
economico del male”. Una delle attività preferite dal grosso
capitale apolide è quella del controllo delle Banche Centrali, a
comin ciare dalla Federal Reserve, americana …
CANZANO - 3. Le Banche Centrali, come erroneamente tutti
crediamo, in effetti non sono di proprietà dello Stato, ma di
proprietà privata. Come gestiscono questo enorme flusso di
denaro?
FATICA. - Le Banche Centrali di quasi tutte le nazioni, sono
assolutamente di proprietà privata. Ciononostante gli Stati
“sovrani” hanno ceduto la sovranità monetaria a queste banche,
che se ne giovano per stampare moneta dal nulla e per prestarla
paradossalmente poi agli Stati rispettivi, lucrando pure gli
interessi. Si sono formati così enormi capitali che vengono
impiegati in predatorie speculazioni di borsa o per grandi
affari, con una particolare competenza in materia di petrolio,
in regime di assoluto monopolio, non dovendo temere concorrenza
alcuna che possa raggiungere il potenziale di tanto capitale. In
breve la disponibilità finanziaria in mano a poche famiglie è
tale da potersi permettere anche operazioni di sovvenzione
“gratuita” n ei riguardi di certi importanti partiti o di
qualche “eccelso” uomo politico, innescando così un meccanismo
automatico di reciproci inderogabili favori, che possono
giungere fino a far combattere qualche guerricciuola, magari
anche preventiva, se necessario. Come è già accaduto e continua
ad accadere. E’ un vero e proprio inderogabile sistema
plutocratico, un invasivo cartello bancario-politico-mediatico,
che spiega anche come sia potuto accadere che politici
irresponsabilmente complici abbiano potuto cedere la sovranità
monetaria alle banche. Viviamo infatti in un sistema
demoplutocratico, come aveva giustamente analizzato e giudicato
Mussolini per le demoplutocrazie della sua epoca. Allora in
Italia erano state poste sotto il controllo dello Stato le
banche di preminente interesse nazionale e quindi anche
attraverso queste la Banca d’Italia, inoltre l’economia
autarchica stava svincolando la nazione dall’asfissiante
controllo economico delle plutodemocrazie che avevano accapar
rato quasi tutte le materie prime e le ricchezze del mondo.
Analogamente si era svincolata la Germania, dove era stata
nazionalizzata la Deutsche Bank e dove il commercio estero si
svolgeva, prescindendo dalla sterlina e dal dollaro,
semplicemente ricorrendo al baratto. Altre nazioni stavano per
imitarci; il pericolo per la supremazia dei magnati della
finanza apolide fu una delle cause che provocò la seconda guerra
mondiale, insieme al rifiuto di assoggettarci attraverso il
sistema democratico. Ma torniamo allo stato attuale. Oggi, con
lo sviluppo della tecnica, il potenziale dei media e dei
fabbricanti di opinioni è in fase crescente, e quindi il citato
ormai totalitario cartello bancario-politico-mediatico è
assolutamente vincente su un’opposizione sempre irrilevante; ma
se per caso fortuito ed imprevisto, o più probabilmente per
accorta regia, l’opposizione dovesse prevalere, il Grosso
Capitale apolide sarebbe pronto a cambiare cavallo
gattopardianamente, perché nulla, in sost anza, effettivamente
cambi, lasciando al popolo bue l’illusione di essersi liberato
di una casta opprimente. A pensarci bene è un truffaldino
sistema per trasferire su di un falso obiettivo i giusti e
pericolosi risentimenti del popolo lavoratore e tenerlo sempre
più schiavo. Così il sistema “democratico” è stato
paradossalmente trasformato in sistema di spietato dominio e di
assoggettamento totale. Perfino lo stesso Giulio Andreotti,
politico molto attento a misurare callidamente le parole, in
un’intervista a Paolo Guzzanti in “La Stampa” del 15 settembre
1995 - già fin dal 1995 – si è lasciato andare, anche troppo
apertamente, a rivelare che esistono « concentrazioni di grandi
capitali mondiali senza patria e dalla mobilità fulminea. Io
vedo un prepotere crescente di una certa altissima finanza senza
volto ». Ed ancora: « Io vedo che certa finanza internazionale
ha un peso crescente e riesce a far viaggiare il denaro con
procedure e in quantità che poco tempo fa erano impensabili .
Questi gruppi sanno esercitare pressioni violentissime e
anonime, esattamente come le grandi centrali mafiose e, guarda
caso, si nutrono sugli stessi pascoli della mafia ». E’ accaduto
che il governo attuale abbia espresso ufficialmente l’intenzione
di nazionalizzare la Banca d’Italia, ma ciò avverrà, se pure
avverrà, pagando ai privati gli ingenti valori che questi
crederanno di far valere, naturalmente guadagnandoci, e
certamente poi non rinunziando, con qualche diabolico éscamotage
a trarre i soliti profitti dalla creazione di moneta dal nulla
per l’avvenuta concessione della sovranità monetaria, magari
restando con le mani in pasta nel nuovo ente nazionalizzato. “Il
gattopardo” docet. E’ già successo in Francia, i Rotschild
continuarono a giostrare nella Banca di Francia nazionalizzata
finché non convenne tornare al vecchio regime. Staremo a vedere
cosa s’inventeranno in Italia. Non dovremmo più meravigliarci di
nulla ; come ha scritto Massimo Fini nel suo “Il denaro ster co
del demonio”, Marsilio, 1998, p. 243: « Nel 1992 George Soros,
con una speculazione sulla lira, costrinse il nostro paese ad
uscire dallo Sme. […] Poco dopo, utilizzando anche gli enormi
profitti fatti sulla lira, Soros, vendendo sterline per un
intero pomeriggio, seguito da altri speculatori, mise in
ginocchio in sole sei ore la Gran Bretagna nonostante il governo
inglese avesse alzato del due per cento il tasso di sconto nel
disperato tentativo di salvare la sterlina». Saskia Sassen in
Fuori controllo, Il Saggiatore, 1998, p. 71, ha riferito che
Soros guadagnò in un sol giorno un miliardo di dollari con la
speculazione sulla sterlina.
CANZANO - 4. Con l’ISSES, Istituto di Studi Storici Economici e
Sociali, hai scritto: ‘Mezzogiorno e fascismo clandestino’ e,
adesso stai integrando con un libro più completo sullo stesso
argomento. Ce ne vuoi parlare?
FATICA. - Il fascismo, limitandoci ad argomentare degli
italiani, si è dovuto sviluppare clandestinamente già prim a
della guerra, nelle terre irredente; inoltre si manifestò nelle
colonie d’Africa, subito dopo l’occupazione di esse nel 1941, e
soltanto più tardi sorse nel territorio metropolitano, durante
l’occupazione del Mezzogiorno; ma continuò a manifestarsi in
maniera meglio organizzata per le direttive di Alessandro
Pavolini a Roma e nelle altre regioni occupate. Riprese a
manifestare spontaneamente la sua vitalità, sia in campo
ideologico che con dimostrazioni concrete, anche nel dopoguerra
con innumerevoli organizzazioni clandestine, condensatesi in
massima parte nei FAR, Fasci d’Azione Rivoluzionaria, che
diedero vita al Fronte dell’Italiano nel dicembre 1966. Il
Fronte confluì subito dopo nel Msi, la cui costituzione causò
però una spaccatura nei FAR: un troncone, al seguito di Pino
Romualdi, entrò nel Msi, accettando formalmente le ingessature
incapsulanti delle regole democratiche, rinunziando così
definitivamente al mito della “rivoluzione”; ma l’altra
corrente, sotto la guida di Ce sco Giulio Baghino, Ursus II, pur
partecipando ufficialmente alla vita del Msi, continuò la sua
attività occulta muovendosi sul doppio binario tra attività
politica legalitaria ed illegalità clandestina di ortodossa
osservanza fascista. Purtroppo su un altro analogo doppio
binario viaggiavano tanti massoni entrati nel Msi.
CANZANO - 5. Dopo i successi editoriali dei libri di Giorgio
Bocca, presso il grande pubblico stanno cominciando ad emergere
i retroscena che hanno accompagnato e seguito la guerra civile
al Nord tra fascisti ed antifascisti; perché non ci fu guerra
civile al Sud, sebbene ci fossero moltissimi fascisti pronti ad
impugnare le armi e i cittadini stanchi della pesante
occupazione alleata?
FATICA. - Come mi hanno testimoniato cameratescamente l’arch.
Antonio de Pascale e l’avv. Nando Di Nardo, che furono a fianco
al principe Valerio Pignatelli nel vertice del fascismo
clandestino del Mezzogiorno, e come eravamo ben decisi a fare
tutti noi fascisti clandestini di Calabria, per la nostra
profonda formazione etica, in caso di scontri con gli “alleati”
o con i loro servi rinnegati, ci eravamo impegnati ad
autodenunciarci onde evitare nella maniera più assoluta
rappresaglie alla popolazione civile. Mussolini aveva sempre
insistito a proibire inderogabilmente, ogni provocazione che
potesse innescare la guerra civile al Sud. E per esserne
personalmente sicuro ordinò che il principe si recasse al Nord,
lasciandosi la possibilità però di rientrare al Sud, latore
degli ordini del Duce. Essendo risultati vani i tentativi di
ottenere per il principe la certezza del ritorno, fu meno
difficile ottenere un lasciapassare dell’Oss (il servizio
segreto americano) per la principessa Maria, sotto altro nome,
per l’intervento del tenente di vascello Paolo Poletti, agente
speciale della Rsi, infiltrato nell’Oss americano. La Pignatelli
fu ricevuta dal Duce a Gargnano e raccolse dalla sua viva voce
la conferma delle direttive per evitare lo scoppio della guerra
civile anche al Sud, mentre gli riconfermava che le stesse
direttive erano state sempre disciplinatamente osservate e
sarebbero continuate ad essere assolutamente assecondate.
Sarebbe stato facile architettare uno o più attentati come
quello di Via Rasella per ricavarne rappresaglie ben più feroci
e sanguinose di quella delle Fosse Ardeatine. Sarebbe stato pure
abbastanza facile attentare alla vita di Palmiro Togliatti, che
all’epoca abitava alla via Broggia a Napoli, nascondendosi sotto
lo pseudonimo di Ercole Ercoli. I fascisti lo avevano
individuato, ma si limitavano a fargli trovare dei messaggi tra
le vettovaglie che gli portavano in casa, audaci giovani sotto
gli occhi di uno zelantissimo ed arcigno portiere ed eludendo la
vigilanza di un’agguerrita squadra di guardie del corpo. Non fu
mai aggredito, né lui né altri suoi compari, ma fu costretto a
lasciare un inutile anonimato ed a trasferirsi a Roma. Mussolini
ci teneva a risparmiare ad ogni costo, almeno al Sud, gli orrori
della lotta fratricida, tanto che non esitò a sacrificare
coscientemente la leadership del fascismo clandestino del Sud
pur di avere la certezza assoluta che le sue direttive di pace
fraterna fossero osservate disciplinatamente. Ne scaturì,
com’era prevedibile, che in breve il principe, la principessa, e
poi Di Nardo e pure de Pascale e molti altri ancora, furono
arrestati ed imprigionati. Il principe e la principessa furono
sottoposti a stressanti interrogatori; la principessa, ritenuta
più debole, fu messa al muro per ben due volte per finte
fucilazioni, fu pure percossa a sangue da un venduto capitano
dei carabinieri reali. Il tenente di vascello Paolo Poletti fu
torturato atrocemente fino a farlo impazzire e finì poi
assassinato tracotantemente da un sottufficiale americano nel
carcere di S: Maria Capua Vetere. Mussolini richiese agli
“alleati” tramite Rahn la liberazione e la consegna del principe
e della principessa, offrendo in cambio qualsiasi persona, non
escluso lo stesso Parri. Ma ciò non avvenne perché i tedeschi
preferirono consegnare Parri, ma soltanto a garanzia del
tradimento di Wolf.
CANZANO - 6. Come vedevi il governo Berlusconi e come vedi
l’attuale governo Prodi?
FATICA. - In concreto, trascurando le ipocrite apparenze, sono
due facce della stessa miserabile medaglia: iperliberismo
irresponsabile e sfrenato, appoggio incondizionato e criminale
alla politica di sionisti & neocons, sia pure mascherandoci
farisaicamente - per i risvolti e le apparenze di politica
interna - da “peace-keeping”, nell’atlantismo più sfrontato.
Meglio sarebbe intervistare Dante: “…ahi serva Italia, di dolore
ostello / non donna di province ma bordello…”
BIOGRAFIA.
Nato a Napoli il 20-04-1925, da genitori calabresi; dalla V
elementare ha vissuto a Catanzaro finchè non fu arrestato alla
fine di aprile del 1944 dai CC.RR. al servizio degli invasori,
fu condannato nel processo agli "88 fascisti di Calabria" a soli
4 anni di carcere, ma faceva parte di bande armate; non vollero
tenerne conto, gli "Alleati" la guerra la combattevano seguendo
le direttive del PWB lo Psicological Warfare Branch. Potevano
sempre servire di riserva per le rappresaglie e in mancanza per
l'opposizione irriducibile al comunismo. Sul filo rosso
dell'anticomunismo, in seguito furono asserviti. Nel giugno del
’46 furono tutti amnistiati. Aderirono nel dic. '46 al Fronte
dell'Italiano che confluì nel Msi. Fu un umile attivista, ma
senza limiti di tempo e di raziocinio. Obbedienza cieca ed
assoluta. Iscritto in ingegneria all'università di Napoli
continuò nel volontariato attivistico, trascurando gli studi,
finchè gli affidarono la presidenza del GUF "Rivolta Ideale".
Continuò a fare l'attivista, e in più, fece anche
l'organizzatore: propaganda, elezioni universitarie, volantini,
manifesti, cortei, occupazione dell'Ateneo, ecc. A tempo pieno.
Dopo molti anni di fuori corso, abbondò l’università senza
laurearsi. Ma in seguito ebbe occasione di ideare e disegnare
progetti edili che venivano firmati da altri, ricavandone
soltanto gli spiccioli ed una gobba strutturata biologicamente
sui tavoli da disegno. Ma continuava a far l'attivista per il
Msi a periodi alterni tentando di sostenere camerati che
stimava. Francesco FATICA continua dicendo delle sue esperienze
politiche: “Non eravamo d’accordo con la linea politica di Fini;
e subito dopo Fiuggi non fu più possibile tenere gli occhi
chiusi. Tardi, ma abbandonammo An nelle mani del padroncino.
Avendo chiesto ad altri, che avevano vissuto la lotta fascista
clandestina di raccogliere documenti, senza ottenerne
un'adeguata risposta, per cui cominciò a maturare in me l'idea
di costituire un Centro documentazione a Napoli sul fascismo
clandestino. Dopo qualche anno, abbiamo costituito L'ISSES,
Istituto di Studi Storici Economici e Sociali, che si sforza di
fare onore al suo nome altisonante pur dibattendosi nelle
difficoltà finanziarie che affliggono tutti qu elli che non
riescono ad inserirsi nel cartello bancario-politico-mediatico.
Ho scritto per l'ISSES ‘Mezzogiorno e fascismo clandestino’,
1998; sto limando e integrando da una decina di anni un libro
più completo sullo stesso argomento”.
01/11/2007