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INTERVISTE 2008
Intervista
di Giovanna Canzano ad un noto penalista sulle nuove norme per
il web, sulla censura del governo e la liberta’ di opinione.
Utile a tutti.
Francesca Romana Fragale è un noto penalista del Foro di Roma,
esperta anche in questioni ambientali. Ha scritto fra l’altro
l’importante manuale “Il processo penale”, Giuffré, Roma 2007.
Accomuna alla sua professione di avvocato una forte passione per
la musica, che l’ha portata anche a scrivere il suo primo
romanzo storico, “L’ultima amante di Mozart”, Gaffi editore.
“Nel nostro ordinamento processual-penalistico sono previsti
tassativamente i casi nei quali un’idea possa divenire
sanzionabile; basti pensare al delitto di istigazione a
delinquere… Ben diverso è quando un’idea sia una estrinsecazione
di un ragionamento… Sono personalmente spaventata dai metodi
eteroimposti che in qualunque direzione rischiano di minare la
libertà di manifestazione del pensiero, anche il più minoritario
o dissidente. L’unico limite per me imponibile è il rispetto
dell’altro, che mai credo sia attentabile in caso di analisi
storiche originate da impostaz ioni intellettualmente pulite”
Si parla
ancora una volta di libertà di opinione. Secondo lei un governo
ha il diritto di garantire le libertà individuali?
La contrapposizione dialettica tra difesa sociale e libertà
individuale è in qualche modo ineliminabile e perenne. Un
governo, a mio avviso, non solo ha diritto di garantire le
libertà individuali, ma risulta giudicabile buono quando tenda a
garantire una efficace tutela della società senza comprimere le
libertà fondamentali dell’individuo.
Frattini
propone un controllo sulla ricerca Google per alcuni termini,
come genocidio o altro. Secondo lei, usare la censura come mezzo
per controllare la comunicazione è utile?
La censura appare di per sé odiosa; termini quale “bomba” o
“uccidere” o “genocidio” o “terrorismo” non sono pericolosi di
per sé; pericoloso non è neppure il loro significato, neanche
quando risulti odioso o contestabile o inaccettabile o orribile.
Il pericolo deriva da individui ch e ne fanno la loro bandiera o
peggio ancora la propria azione. Quante altre volte invece
questi termini possono essere l’emblema di un reazione, di una
denuncia, di una cronaca, di una inchiesta, di una condanna e di
un’analisi storico-sociale…
Cosa
prevede il nostro ordinamento processual- penalistico a
proposito della censura dei mezzi di comunicazione? Non si
limita in tal modo la libera circolazione delle idee?
Non credo sia possibile impedire la libera manifestazione del
pensiero. Nel nostro ordinamento processual-penalistico sono
previsti tassativamente i casi nei quali un’idea possa divenire
sanzionabile; basti pensare al delitto di istigazione a
delinquere. Per la sanzione per chi induce al delitto occorre
comunque la prova che l’idea sia stata la causa da sola
sufficiente a produrre nell’agente il proposito criminoso. Ben
diverso è quando un’idea sia una estrinsecazione di un
ragionamento. Il fatto che le idee altrui non siano
condivisibili, per assioma risulta irrispettoso. Il
contraddittorio che si crea in caso di disparità di vedute
appare fonte di nuove idee. In casi del genere, certe prese di
posizione apparentemente forti rischiano viceversa ad un esame
un poco più approfondito di mettere in luce la fragilità delle
proposte. E di risultare solo demagogiche.
Mi fa un
esempio?
Come nella dibattuta possibilità di reintrodurre “reati di
opinione”. Di questo passo si rischia che vengano censurati gli
altri mass media, oltre a internet. Gli scrittori noir tuttavia
non sono presumibilmente degli assassini. Si tratta di disvalori
che cozzano con la parte migliore dell’essere umano, come ci
insegna il diritto naturale. La violenza, il razzismo non credo
che si possano sradicare impedendo l’utilizzo o la lettura di
tali termini.
Cosa pensa
del libro “La storia imbavagliata” a cura di Claudio Moffa?
Lo trovo interessante e attuale.Una sintesi pregnante e profonda
della bandiera della libertà di manifestazione del pensiero,
condotta da alcune delle nostre migliori menti libere. Ho
trovato splendida l’iniziativa di raccogliere opinioni così
autorevoli e così diverse, provenienti da studiosi di opinioni
politiche e religiose magari opposte, di storici e giuristi,
avvinti dall’idea che non si possa imbavagliare la storia.
Mastella
con il suo progetto di legge può impedire in futuro la ricerca
storica? E, fino a che punto le legge può impedire la libera
circolazione delle idee?
Ritengo non valido qualsiasi tentativo o sistema finalizzato ad
impedire che circolino opinioni. Sono personalmente spaventata
dai metodi eteroimposti che in qualunque direzione rischino di
minare la libertà di manifestazione del pensiero, anche il più
minoritario o dissidente. L’unico limite per me imponibile è il
rispetto dell’altro, che mai credo sia attentabile in caso di
analisi storiche originate da impostazioni intellettualmente
pulite.
12/01/2008
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