INTERVISTE 2008

 


GIOVANNA CANZANO INTERVISTA

 

Dagoberto Husayn Bellucci

 

7 marzo 2008

 

… “Il governo d'occupazione sionista prosegue la sua politica genocida, mantiene alta la tensione in tutta la striscia di Gaza e non ha interrotto i lavori per la costruzione di nuove colonie ebraiche ne' tantomeno intende rinunciare al muro della vergogna che stanno continuando a innalzare proprio nella

 Cisgiordania dove dovrebbe amministrare il movimento Fatah dell'Anp di Abu Mazen”… (Dagoberto Husayn Bellucci)

 

CANZANO 1- A partire dal meeting di Annapolis,  Israele ha  iniziato una serie sanguinosa di raid terrestri ed aerei contro i Palestinesi uccidendo, nel periodo 28 novembre 2007 - 15 gennaio 2008, ben 125 Palestinesi (8 nella West Bank, 117 nella Striscia di Gaza) e ferendone almeno 386 (116 W.B., 270 G.), senza considerare i 690 arresti operati nel frattempo.  Secondo te, il meeting di Annapolis è stata una tappa fondamentale nel processo di pace?


BELLUCCI 1- "Annapolis non e' stata nient'altro che l'ennesima inutile conferenza voluta da un'amministrazione americana per cercare di riattivare un processo di pace defunto. Come rilevi giustamente nei dati che hai fornito e' in corso da mesi una autentica escalation militare da parte del governo di occupazione sionista contro il popolo palestinese.
I motivi del fallimento di quella conferenza erano gia' nelle premesse, completamente errate, con le quali l'amministrazione Bush ha invitato le diverse delegazioni. Non esisteva alcuna base di dialogo per rimettere le due parti attorno ad un tavolo negoziale considerando che la principale organizzazione e il governo legittimo della Palestina (rappresentato non dimentichiamocelo da Hamas uscito vincitore delle elezioni del gennaio 2006 e al potere prima dello scoppio del conflitto interno ai palestinesi scoppiato nell'estate scorsa) e' stata esclusa. Hamas negli stessi giorni in cui l'Anp di Abu Mazen si recava a Annapolis - per riprendere colloqui che si sono rivelati come sempre inutili - ha portato centinaia di migliaia di suoi sostenitori per le strade delle principali citta' della striscia di Gaza per manifestare contro questi accordi truffa. Accordi che oltretutto non hanno avuto nessun effetto neanche per frenare le violenze sioniste contro la popolazione civile palestinese. Il governo d'occupazione sionista prosegue la sua politica genocida, mantiene alta la tensione in tutta la striscia di Gaza e non ha interrotto i lavori per la costruzione di nuove colonie ebraiche ne' tantomeno intende rinunciare al muro della vergogna che stanno continuando a innalzare proprio nella Cisgiordania dove dovrebbe amministrare il movimento Fatah dell'Anp di Abu Mazen. La stessa Siria, che aveva sperato in un dialogo franco e chiaro con i responsabili sionisti e i loro sostenitori a stelle e strisce per porre sul tavolo dei negoziati l'annosa questione del  ritorno delle alture del Golan sotto la sua sovranita', ha riconosciuto il sostanziale fallimento di questo tentativo. Un fallimento ripeto prevedebile visto le premesse: la debolezza dell'amministrazione Bush in rotta su tutti i fronti diplomatici e su quelli politici e militari dell'Iraq e dell'Afghanistan, le continue minacce provenienti da "Israele" contro Gaza, Libano e Iran e molte altre questioni irrisolte erano indizi sufficienti per rinunciare fin dall'inizio.
Su Annapolis vorrei ricordare le analisi pubblicate dal quotidiano svizzero "Neue Zurcher Zeitung" che all'indomani della conferenza parlava apertamente di scetticismo rispetto alla possibile concretizzazione delle proposte fuoriuscite da quella assise internazionale sottolineando che nessuna questione fondamentale, a cominciare da quella relativa allo status di Gerusalemme Est, era stata affrontata direttamente e che il governo Olmert si impegna esclusivamente a prendere un impegno in questo senso entro la fine del 2008. Un altro quotidiano svizzero, il Corriere del Ticino, andava oltre sostenendo che quell'assise costituisse soltanto l'ultimo cadeau ai paesi arabi moderati di un'amministrazione americana in piena crisi domandandosi se questa conferenza di Annapolis non foss'altro che il punto di partenza per la creazione di un nuovo asse anti-sciita e anti-iraniano tra Stati Uniti, mondo arabo moderato e alleati sionisti. Secondo molti altri analisti di politica vicino-orientale Annapolis ha sostanzialmente avvicinato oltremodo le posizioni dell'amministrazione Bush e del suo alleato sionista a quelle dei tradizionali Stati arabi moderati (Arabia Saudita e monarchie del Golfo ma anche Egitto e Giordania) in previsione di un'escalation anti-iraniana e anti-sciita. I rischi di questa possibile escalation sono alti e reali come dimostra l'attacco terroristico commesso da agenti del Mossad a Damasco contro uno dei capi della Resistenza Islamica libanese e come confermano le quotidiane minacce provenienti da Tel Aviv e da Washington contro Hizb'Allah, Hamas, la Siria e l'Iran.
I prossimi mesi, primavera e estate, ci diranno se l'amministrazione Bush vorra' spingersi oltre e premere sull'acceleratore contro l'"asse sciita" e i suoi alleati. I rischi di una nuova conflagrazione che investirebbe l'intero Vicino Oriente sono enormi se si considera che Bush & soci non hanno conseguito alcun risultato positivo nella loro strategia di esportazione manu militari della "democrazia" nell'area e che l'America non rinuncera' facilmente a mantenere le proprie truppe nel perimetro geostrategico e militare del Golfo."

 

CANZANO 2– Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza, la drammatica situazione umanitaria in cui versano i suoi abitanti a causa dello strettissimo embargo imposto da Israele, i massacri e i crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano, tutto questo non mira in effetti ad eliminare un popolo?

 

BELLUCCI - "Che esista, e non da oggi, un progetto sionista per distruggere identita' nazionale palestinese questo e' indiscutibile. L'entita' criminale sionista o sedicente Stato d'Israele non ha mai ratificato quali siano le sue frontiere nazionali e i suoi confini proprio per l'impossibilita' per i sionisti di dare una definizione chiara delle loro volonta' espansionistiche che , come e' inscritto chiaramente nel drappo di questa enclave ebraica occupante la Palestina, sono rivolte a costituire un Grande Israele dal Nilo all'Eufrate. L'attuale genocidio commesso contro i palestinesi non e' nient'altro che il proseguimento di un vecchio obiettivo o sogno sionista: creare uno stato etnicamente puro per soli ebrei mediante l'espulsione forzata delle popolazioni arabe e l'espansione dei confini oltre quelli della Palestina storica. Un'utopia che si scontra da sessant'anni con la Resistenza di un intero popolo. I palestinesi, tra l'incudine dell'Anp e il martello sionista, hanno dimostrato che non accetteranno mai l'oppressione sionista e continueranno a combattere per la loro liberta'. E' un diritto legittimo e insindacabile."

 

CANZANO 3– Ci accorgiamo che tutto questo sta accadendo nell'indifferenza dei governi occidentali, i quali non sembrano essere interessati delle palesi violazioni del diritto umanitario e le punizioni collettive messe in atto da Israele e, soprattutto, l'inerzia dimostrata dai governi arabi nei confronti della sofferenza di un milione e mezzo di Palestinesi…

 

BELLUCCI - I governi occidentali, quelli europei per essere esatti, sono da decenni spettatori passivi del dramma palestinese. E' un leit-motiv della politica estera europea quello di ritirarsi nei momenti "caldi". In passato l'Europa ha cercato di svolgere un ruolo moderatore perche' esistevano ancora forze politiche nel Vecchio Continente che sostenevano , almeno idealmente, la causa palestinese. Quanto e' accaduto da quindici anni a questa parte, a cominciare dalla scomparsa dei regimi del socialismo 'reale' dell'Europa Orientale, e' una sostanziale uniformita' delle politiche europee rispetto alle strategie e alle decisioni d'oltre Atlantico. L'Europa ha scoperto dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della contrapposizione Est-Ovest di essere una mera appendice dell'Impero a stelle e strisce, una
colonia. E malgrado i governi europei stiano cercando di darsi una politica estera comune proprio nelle questione relative  alla situazione del Vicino Oriente sono risultate evidenti le divergenze e gli obiettivi della diplomazia europea. Anni fa l'ex segretario di Stato USA ed influente esponente mondialista, Henry Kissinger, ironicamente si domandava quale fosse il numero da comporre per chiamare l'Europa. Chi decide in seno all'Unione Europea? Quali sono le centrali direttive di questa sorta di enclave finanziaria e plutocratica chiamata U.E. che non e' stata capace di impedire lo scatenamento del conflitto civile nei Balcani prima e la seguente aggressione Nato contro la Serbia poi? Gli europei non hanno una politica estera. Non l'hanno probabilmente mai avuta. E i risultati si vedono in qualunque occasione: prendete l'attuale crisi nel Kosovo e vedrete che anche sulla dichiarazione unilaterale d'indipendenza di questa regione storicamente
parte essenziale dell'identita' e della storia serba non esiste alcuna unita' europea. La stessa divisione che abbiamo avuto quando l'America ha aggredito l'Iraq nella primavera 2003 o quando i sionisti hanno lanciato la loro aggressione contro il Libano nell'estate 2006. L'Europa ha sostanzialmente finito per dimostrare tutta la sua inconsistenza: qualcuno anni fa la defini' come "un gigante economico, un nano politico e un verme militare." Dovremmo rivedere quel giudizio visto che , economicamente oggi, l'Europa e' preda delle crisi provocate dalla Globalizzazione e non ha alcuna capacita' di rispondere in modo autorevole ad alcuna sfida che questi anni decisivi richiederebbero.  Mancano gli uomini, le idee, i progetti. Manca una politica di costruzione europea che non sia esclusivamente quella bancario-finanziaria di Multinazionali e pescicani della Finanza apolide. L'Europa fuoriuscita a pezzi dalla Terza Guerra Mondiale, quella fredda che si e'
combattuta per quasi cinquant'anni tra Occidente capitalista e Oriente "comunista", non ha saputo disegnare alcuna politica indipendente da quella statunitense confermando la sua propensione a seguire Washington nelle sue strategie di destabilizzazione del pianeta. L'Europa dovrebbe cominciare a domandarsi quali benefici ha tratto nell'assecondare le guerre americane in questi ultimi quindici anni e quali siano i suoi reali interessi. Ma esiste questa volonta' europea di ridiscutere del proprio ruolo in seno all'Occidente mondialista del quale fa inesorabilmente parte l'Europa da sessant'anni? Le recenti vicende internazionali hanno dimostrato l'esatto contrario: l'Europa continua a rimanere ai margini degli scenari caldi della politica mondiale. E gli americani hanno carta bianca in ogni occasione da quest'Europa priva di dignita'.

 

CANZANO 4- L’interrogativo che incombe sulla nazione araba è il seguente: gli arabi attenderanno che venga annientato chiunque si trovi nella Striscia di Gaza, per avere un’ulteriore prova dei crimini di Israele contro l’umanità? Non è ancora venuto il momento di rompere questo iniquo assedio, se non in base alla responsabilità morale, quantomeno in base alla  responsabilità giuridica?

 

BELLUCCI - "La situazione del mondo arabo e' particolarmente delicata a causa delle profonde divisioni esistenti sia a livello di Stati che all'interno delle masse. Le politiche di sedizione confessionale perpetrate negli anni dall'America hanno inciso sull'unita' del mondo arabo. Ne e' un chiaro esempio l'Iraq dove sunniti e sciiti ma anche arabi e curdi si stanno scannando in un conflitto civile che ha disintegrato la societa' irachena. E gli errori nel corso degli ultimi trent'anni sono stati molti a cominciare dal conflitto fratricida del Libano e da quello che ha opposto due Stati musulmani, Iran e Iraq, per otto anni provocando pesanti fratture in seno allo stesso fronte del rifiuto. In questa situazione parlare di iniziative giuridiche e' assolutamente impensabile se si considerano le decine di risoluzioni Onu contro la politica criminale sionista passate inosservate e rimaste inapplicate. I sionisti hanno negli Stati Uniti i loro principali protettori e Washington ha soffiato sul fuoco della contrapposizione confessionale tra sunniti e sciiti seminando ovunque odio e violenza. Nazioni importanti del mondo arabo quali l'Egitto o la Libia hanno da tempo abdicato al loro ruolo di avanguardie rivoluzionarie e si sono piegate ai diktat e ai ricatti americani. Identiche considerazioni valgono per la Giordania mentre storicamente tutte le petrolmonarchie del Golfo hanno sostenuto e avallato i progetti mondialisti. Il fronte del rifiuto al sionismo e all'imperialismo nella regione si e' ridimensionato ma esiste sempre un vasto dissenso verso le politiche criminali dell'asse del terrore americano-sionista che attraversa la societa' e trova attenzione tra le masse arabe. I movimenti di resistenza islamici in Palestina e Libano hanno dimostrato che e' possibile opporsi all'arroganza e alla violenza. In particolare Hizb'Allah dopo l'aggressione contro il Libano dell'estate 2006 ha mostrato al mondo che resistere e' legittimo e che la Resistenza paga. Per comprendere esattamente la situazione nel mondo arabo e' necessario soffermarsi sul progetto americano di esportazione manu militari della democrazia nella regione. Un progetto sostanzialmente fallito in Iraq come in Afghanistan.
La situazione e' in fase di transizione. Siamo dinanzi a profondi mutamenti geopolitici che investiranno il Vicino Oriente e probabilmente avranno ripercussioni a livello planetario. Il periodo d'oro dell'utopia mondialista, il sogno o incubo di una dittatura planetaria a stelle e strisce e' entrato in crisi. Una crisi irreversibile come dimostrano le politiche fallimentari dell'amministrazione Bush e le reazioni provocate in ogni angolo del pianeta. Il Nuovo Ordine Mondiale e' utopia e gronda sangue di migliaia di individui. Anche le prese di posizione della Russia di Putin e il risveglio dell'America Latina confermano che siamo davanti ad un rimescolamento dei rapporti di forza internazionali anche se cio' potrebbe richiedere ancora molti anni prima di veder sorgere un nuovo assetto multipolare. Il mondo unidimensionale dell'economia di mercato mondialista e quello unipolare della superpotenza a stelle e strisce comunque sono in crisi. E questo e' un segnale importante anche e soprattutto per i popoli della sponda meridionale del Mediterraneo."

 

CANZANO 5– L’Italia invece, continua ad avere accordi economici e culturali con Israele, vedi il salone del libro che quest’anno è dedicato ad Israele, anche se, su internet gira la notizia che i servizi segreti israeliani hanno assassinato molti scrittori palestinesi tra cui Ghassan Kanafani e, griava sempre su internet la notizia che un partito politico voleva candidare nelle proprie liste Fiamma Nirenstein, e i palestinesi, chi li rappresenta in Italia?

 

BELLUCCI - Semplicemente nessuno. Come sai e' difficile sostenere oggi la legittimita' della Resistenza palestinese soprattutto da quando Hamas e' stata inserita tra i movimenti "terroristi" da parte dell'Unione Europea. Un provvedimento assurdo considerando che la stessa Europa ha poi dichiarato in numerose occasioni che , per trovare una soluzione al dramma palestinese, occorre dialogare anche con il principale movimento di questa societa'. I palestinesi hanno democraticamente scelto di essere rappresentati a livello istituzionale da Hamas. Per anni si e' parlato di regime palestinese e invocato maggior trasparenza "democratica". Poi dopo le elezioni del gennaio 2006 che hanno sancito il trionfo di Hamas abbiamo assistito al balletto di dichiarazioni e prese di distanza. Ipocrisia bella e buona tipica delle democrazie occidentali sempre pronte a sostenere dittature e regimi che si sono macchiati di crimini (e il governo d'occupazione sionista e' in prima fila tra i 'cocchi' dell'Occidente) ma anche rifiutare responsi elettorali scomodi (e' successo in Algeria nei primi anni novanta con il FIS ma anche in Russia dove la repressione eltsiniana ha massacrato l'opposizione nazionalcomunista in un bagno di sangue). In Italia possiamo apertamente parlare di kippizzazione della politica considerando che oramai il riconoscimento dello Stato sionista e' un dato di fatto e , tuttalpiu', ci si limita a soluzioni quali quella dei "due popoli due Stati" che tutti sanno comunque irrealizzabili per l'ostilita' manifesta da parte israeliana. I sionisti hanno sempre rifiutato, sostenuti dall'opinione pubblica mondiale e dai veti americani in sede Onu, l'internazionalizzazione di quelli che insistono a chiamare "problemi interni". Non si spiegherebbe altrimenti com'e' possibile che l'aggressore, il governo d'occupazione sionista, sia rimasto impunito dopo l'attacco condotto in modo criminale contro il Libano due anni fa e il paese dei cedri abbia dovuto accettare l'arrivo di contingenti militari (anche europei e italiani) che hanno rinforzato la precedente missione Unifil. Quando c'e' di mezzo "Israele" non esistono risoluzioni ne' leggi internazionali e tantomeno liberta' d'opinione. E' questo il principale problema che dovremmo affrontare quando si parla della questione palestinese o vicinorientale. Il mondo dell'informazione , soprattutto in Occidente, e' servilmente prono alle menzogne della propaganda sionista. Nessuno ha mostrato sulle tv europee le immagini del massacro di Cana come raramente sono mostrati i crimini commessi in Palestina contro i civili. Quella dell'esistenza di un'enclave ebraica in Terrasanta non e' solo una questione fondamentale per la liberta' d'espressione in Occidente ma, purtroppo, collegandosi direttamente con le note vicende olocaustiche della seconda guerra mondiale ha assunto i crismi di un vero e proprio dogma. Intoccabile. Indiscutibile. Inviolabile. Chi critica la politica criminale sionista viene automaticamente tacciato di "antisemitismo". Un equazione che legittima i dirigenti sionisti a perpetrare i loro crimini e i difensori del Sionismo a stilare liste nere di proscrizione.

 

CANZANO 6- Esattamente qual'e' oggi la situazione che si vive in Libano e come potrebbe evolvere nei prossimi mesi?

 

BELLUCCI - "Riuscire a dare un'indicazione chiara su quali saranno gli sviluppi della situazione libanese e' impossibile. Troppa incertezza regna nel paese dei cedri a causa di una instabilita' politica che si protrae da quindici mesi e dall'ingerenza straniera costante. Il Libano ha cominciato il nuovo anno affrontando immediatamente l'ennesimo attacco terroristico e con i gravi incidenti che hanno visto miliziani delle Forze Libanesi dell'ultra-destra maronita aprire il fuoco contro militanti sciiti nella zona di Musharrafiyeh lungo quella che un tempo era la "linea verde" che separava i quartieri cristiani da quelli islamici. L'elezione presidenziale e' stata nuovamente rinviata al prossimo 11 marzo e probabilmente lo sara' ancora (siamo gia' a sedici rinvii dal settembre scorso e con la sede vacante dopo che il Gen. Lahoud ha abbandonato per fine mandato a novembre) perche' non esiste alcuna volonta' di pervenire ad un compromesso malgrado esista gia' il nome del candidato ideale per maggioranza e opposizione (l'attuale capo dell'esercito Gen. Souleiman). La situazione e' critica soprattutto perche' dopo l'assassinio del capo militare di Hizb'Allah, Imad Moughnyeh, il partito sciita ha giurato vendetta e certamente manterra' la parola colpendo obiettivi sionisti. L'atmosfera e' carica d'incertezza anche in vista del prossimo summit della Lega Araba che si terra' a fine marzo a Damasco. Alcuni analisti locali pensano che probabilmente la soluzione ideale sia quella di eleggere prima di quell'appuntamento il presidente della Repubblica ma e' un'eventualita' assai remota. L'America finora si e' sempre imposta sulle decisioni della maggioranza al potere anche se vi sono strane manovre all'interno dell'esecutivo presieduto da Fouad Siniora come il ritorno al loro posto di lavoro dei ministri sciiti dimissionari dal novembre 2006. Ci sono segnali contrastanti e difficili da decifrare."

 

CANZANO 7-  In che modo la situazione libanese oggi puo' influenzare quella palestinese?

 

BELLUCCI - E' evidente che Hizb'Allah rappresenti una macchina militare diretta contro l'entita' sionista e che le decisioni prese dall'organizzazione sciita libanese influenzino anche quelle dei movimenti di resistenza palestinesi. La vittoria della Resistenza libanese nel corso del conflitto dell'estate 2006 ha contribuito a rendere maggiormente consapevole Hamas che i sionisti non sono invincibili. A livello interno poi in Libano si registra una solidarieta' sempre piu' stretta tra il partito sciita e le formazioni palestinesi presenti nei campi profughi. Un'alleanza islamica che si somma a quella nazionalista creata da Hzb attraverso la nascita del movimento d'opposizione nazionale in piazza dal dicembre 2006 contro l'esecutivo filo-americano al potere. Il Libano rappresenta un laboratorio politico interessante e sempre al centro della scena regionale. Storicamente poi qualsiasi vicenda interna al paese dei cedri ha le sue ripercussioni nella vicina Palestina occupata e in Siria e qualora si riuscira' a sbloccare l'impasse politico in Libano cio' risulterebbe un segnale positivo per tutto il Vicino Oriente.

 

BIOGRAFIA

 

Saggista e Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia", Corrispondente da Beirut e collaboratore del trimestrale di studi geopolitici "Eurasia".

Ha pubblicato volumi di studi islamici ("L'Islam e l'occidentalizzazione del mondo" Genova 2002, "Islam e Globalizzazione" Rimini 2003, "Conoscere l'Islam" Rimini 2005) e sulla questione palestinese ("Introduzione alla questione palestinese" Molfetta, Bari, 2006). Collabora con il Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo "Assadakah" di Roma.

    

16/03/2008


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