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INTERVISTE 2007
Antonella Ricciardi intervista Desbele Mehari sulla situazione politica dell’Eritrea d’oggi.
"Isayas Afworki potrebbe
anche essere stato un valoroso combattente [...] Il problema
dell'Eritrea in questo momento, è, però, che Isayas ne ha
trasformato il governo in una dittatura molto feroce. [...] Lui
è quindi il presidente del governo eritreo, il presidente del
partito attualmente al potere, il presidente del Parlamento, e
l'unica persona nel Paese che decide su tutto". Le frasi appena
precedenti sono solo alcune delle significative affermazioni di
Desbele Mehari, oppositore politico eritreo e rappresentante
della comunità di suoi connazionali residente a Milano, riguardo
l'attuale presidente del suo Paese, Isaya, Afeworki. Di tutto
ciò sarebbe positivo che si conoscesse di più in Italia, che
peraltro è stata storicamente molto legata all'Eritrea, che fu
suo possedimento coloniale dal 1890 al 1941 (anno in cui quella
terra fu occupata dagli inglesi): il periodo coloniale italiano
non presentò i traumi propri di molti altre situazioni del
genere. Federata all'Impero etiope nel 1952, per volere dell'ONU
(e su pressione del Negus Hailè Selassiè), che affermava di
basarsi su antichi legami storici tra le due terre, ma contro il
parere della popolazione locale, l'Eritrea fu in seguito prima
ridotta a semplice provincia amministrativa dell'Etiopia (nel
1960), poi addirittura annessa a quest'ultima nel 1962. Già dal
1961 si era però organizzato un fortissimo movimento per fare
dell'Eritrea uno Stato del tutto indipendente, che vide anche
molte donne tra i suoi combattenti. Uno dei momenti più gravi si
visse nel 1970: vi fu infatti una guerra civile tra gli stessi
guerriglieri eritrei, per contrasti su obbiettivi e strategie da
adottare. Nel 1991, con la caduta del regime del dittatore
etiope Menghistu Hailè Mariam, cui avevano concorso combattenti
eritrei e dell'opposizione etiope, l'Eritrea era riuscita a
liberarsi militarmente dell'occupazione del governo di Addis
Abeba. Nel 1993, un referendum indetto dalle Nazioni Unite
sull'indipendenza, vide il 99% dei cittadini eritrei, in Patria
e rifugiatasi all'estero, votare a favore di questa opzione. Da
allora, l'Eritrea era rifiorita, ma nel giro di pochi anni ha
visto il sorgere al suo interno di un regime molto autoritario,
che ha causato il formarsi di una sentita opposizione. Sotto il
governo di Isayas Afworki, in Eritrea sono state calpestate
diverse libertà e diritti fondamentali, ed inoltre quella
nazione è stata coinvolta in diverse altre guerre, compresa una
ancora contro l'Etiopia, tra 1998 e 2000, che ha causato circa
40.000 morti tra le due parti. Questi conflitti sono
particolarmente significativi anche perchè l'Eritrea, che ha
circa tre milioni e mezzo di abitanti, è uno Stato
strategicamente e culturalmente importante: è abitato per circa
una metà da cristiani e per l'altra da musulmani (questi ultimi
soprattutto lungo la costa dancala), ed è una terra
multilinguistica, in cui si parlano lingue semitiche (tra le
principali ricordiamo il tigrino e il tigrè) e camitiche (delle
quali è particolarmente nota il dancalo, detta anche afar). Pur
appartenendo a etnie differenti, gli eritrei si sono sempre
sentiti, in maniera molto intensa, un unico popolo: anche per la
presenza di questo spirito nazionale, c'è da sperare che le
popolazioni eritree riescano ancora una volta ad uscire da
questa nuova, drammatica situazione.
1) Lei è alla direzione del Partito
Democratico Eritreo, una delle principali forze di opposizione
al regime di Isayas Afworki: può specificare le principali
accuse che muovete al governo del suo Paese ed in particolare
alla presidenza di Afworki, che un tempo fu un combattente anche
di valore per l'indipendenza dall'Etiopia, ma che, attualmente,
in molti accusano di avere instaurato una brutale dittatura?
Isayas Afworki potrebbe anche essere stato un valoroso combattente, uno dei valorosi combattenti: nel senso che, lui, insieme ad altri, ha diretto il Fronte Popolare per la Liberazione dell'Eritrea, contro quello che noi chiamiamo il colonialismo etiopico. Però questa è la storia passata. Oggi Isayas è uno dei più feroci dittatori nel mondo. Con l’appoggio dei Militari e dell’apparato di Sicurezza ha instaurato un clima di terrore nel paese. L’Eritrea oggi è uno dei pochissimi Paesi nel mondo dove non esiste nessun tipo di libertà d’espressione. Da settembre 2001 tutta la stampa libera è stata bandita . I giornalisti e gli editori sono a tutt’oggi in prigione senza nessun accusa formulata e comunicata .Non si sa se sono vivi o morti.Questo vale anche per gli ex-ministri e alti ufficiali che sono stati arrestati il 18 settembre del 2001 per aver chiesto una seduta dell’Assemblea Nazionale per discutere la situazione del dopo guerra e l’implementazione della Costituzione Eritrea. Badi bene: queste persone fino a poche settimane prima ricoprivano quasi tutti incarichi ministeriali e altri posti chiavi nel governo. Soprattutto erano suoi compagni di lotta da più di 30 anni. Con questo atto criminale,Isayas Afeworki ha tradito non solo i suoi compagni , ma ha cancellato la speranza e la fiducia del popolo Eritreo. Ha cancellato gli ideali e le aspirazioni per cui tanti eritrei hanno dato la loro vita. Ha instaurato un sistema militaresco in tutto il paese. In sintesi ha trasformato il paese in una prigione ignorando la Costituzione approvata dopo tre anni di discussione da un Assemblea Nazionale rappresentativa di tutti gli eritrei residenti sia in Eritrea e che all’estero.
2) Mi scusi: questa Assemblea comprendeva proprio tutti i
cittadini eritrei con diritto di voto, non solo quelli
all'estero ma pure quelli in Patria?
Sì, tutti quei cittadini eritrei che vivono all'estero e
all'interno dell'Eritrea, che avevano mandato dei rappresentanti
che si erano riuniti in Eritrea, ad Asmara, nel mese di maggio
del 1997, avevano approvato la Costituzione eritrea.
3) Quindi, nonostante si sia cercato di dare la più ampia
partecipazione possibile alla stesura di questo documento,
purtroppo poi tale Costituzione non è stata attuata...
Non è stata attuata, appunto... Quindi, fino ad oggi, non
c'è stata nessuna elezione in Eritrea, mentre le elezioni erano
state programmate, all'inizio, per il dicembre 2000, e poi erano
state rimandate al 2001, ma fino ad oggi non c'è stata nessuna
elezione. Il Paese è amministrato da una persona sola;
l'Assemblea Nazionale, dal 2001 fino ad oggi non si è mai
riunita. C'è, è come se fosse un'Assemblea sulla carta
esistente, ma non ha nessun potere: non si riunisce e non decide
niente. Tuttora, tutte le decisioni, in Eritrea, sono prese dal
presidente. Questi è appoggiato da alcuni generali che sono
direzione delle 4 zone amministrative, e non c'è nessun altro
potere, nè legislativo, nè giudiziario, in Eritrea. Quindi, è un
sistema dittatoriale militaresco che è stato instaurato da
Isayas Afworki.
4) Per cui i poteri sono accentrati nelle sue mani e in
quelle dei suoi fedelissimi...
Esatto.
5) Senta, ancora su Afeworki: questi sta conducendo una
politica estera per certi aspetti, ambigua, poco chiara: da una
parte poco critica nei confronti di Bush in Iraq, dall'altra di
sostegno a movimenti radicali musulmani in Sudan ed alle Corti
Islamiche che c'erano in Somalia: lei cosa ne pensa di questa
politica, almeno apparentemente poco coerente, e che
interpretazione fornisce di questa situazione?
Mah, la politica del governo eritreo di Isayas Afworki, in
questi momenti, è una politica che non ha nessuna consistenza,
che non ha nessuna linea direttiva: si basa solo sulle
convenienze del momento. E' quindi una politica estera che è
entrata in conflitto da tanti anni con i vari Paesi vicini:
cominciando dal Sudan, a partire dal '94-'95, poi entrando in
guerra con lo Yemen, con il Gibuti, e con l'Etiopia, nel '98.
Ultimamente, lui sta guidando una guerra diplomatica contro gli
Stati Uniti, ai quali però, prima di iniziare la guerra contro
l'Iraq, aveva dato la base di Assab, dichiarando che era
disponibile a ospitare i militari degli Stati Uniti che stavano
per attaccare l'Iraq.
6) Quindi aveva addirittura messo a disposizione una base da
cui partivano gli aerei americani...
Sì. Diciamo che è una politica di convenienza. Soprattutto
in questi tempi, la sua politica è mirata a opporsi
all'Etiopia: Si muove con l’unico obiettivo di indebolire il
governo etiopico. Per questo motivo è intervenuto in Somalia,
sostenendo le Corti Islamiche, appoggiandoli materialmente e
anche mandandogli degli esperti militari in Somalia. Quindi, è
una politica che non aiuta, che non bada all'interesse
dell'Eritrea: non è infatti una politica di coesistenza
pacifica, ma è centrata meramente sulla competizione che c'è con
il governo etiopico, per indebolirne la stabilità. A ciò, si è
appunto aggiunta la tensione contro gli Stati Uniti.
7) Lei si è ricollegato a qualcosa che le volevo chiedere, e
su cui mi ha già in parte esposto le sue considerazioni:
ricordiamo, infatti, che il popolo eritreo ha combattuto per
decenni, dimostrando eroismo e ricevendo pochissimi aiuti
dall'estero, per ottenere l'indipendenza dall'Etiopia, raggiunta
nel 1993... tuttavia oggi molti osservatori sostengono che
l'Eritrea (il suo governo, in realtà...) stia svolgendo appunto
questo ruolo destabilizzante nella regione di cui lei già mi
stava dicendo... Potrebbe magari spiegare, più in dettaglio, in
cosa consistano gli attriti con l'Etiopia per la zona di confine
di Badmè (sfociati in nuovi episodi di guerra tra 1998 e 2000),
e quelli con lo Yemen per le isole Hanish Zuqur, contenziosi
che in qualche modo, a quanto pare, Afworki sta aggravando?
Diciamo che, contro lo Yemen, sembra che (perchè la
questione non è molto chiara) la situazione parta da alcune
isole nel Mar Rosso, che si credeva fossero eritree. Dopo che lo
Yemen aveva cercato di svolgere della pesca presso queste isole,
il governo eritreo è intervenuto militarmente...
8) Considerava quelle acque territoriali eritree, insomma.
Sì. Dopo di che c'è stata questa guerra che ha causato un
centinaio di morti, che però è finita con l'intervento pacifico
di una Corte Internazionale, che ha determinato la stabilità e
la pace in questa zona, e assegnando alcune isole allo Yemen del
Sud... quelle isole che si pensava fossero eritree. Quindi,
quello che è importante è che è stata comunque stabilita la pace
con l'intervento della Corte Internazionale. Riguardo il
contenzioso contro l'Etiopia, diciamo che anche lì, benchè la
zona di cui si parla molto, Badmè, non è una zona importante, è
però stata utilizzata come un simbolo di vincita della guerra...
da lì era partita la guerra tra l'Etiopia e l'Eritrea. Poi,
anche in questo caso c'è stata una Commissione, che è stata
costituita dopo l'accordo di Algeria che ha definito la
delimitazione delle frontiere tra l'Eritrea e l'Etiopia, dando
il Badmè all'Eritrea. In questo caso, l'Etiopia ha rifiutato di
accettare la decisione della Commissione. All'inizio sembrava
aver accettato la conclusione della Commissione. Dopo si sono
accorti che Badmè era stata concessa all'Eritrea. A quel punto
l’hanno respinta. Di seguito hanno deciso di accettare
mettendovi delle condizioni, di cinque punti, che non
riconoscevano proprio la sovranità dell'Eritrea su Badmè.
L’Etiopia in questo momento chiede un tavolo di dialogo sulla
disputa: per l’Eritrea questo significa rimettere in discussione
la decisione della Commissione. Di fatto ad oggi, la Commissione
non ha potuto delimitare sul terreno le frontiere: quindi, siamo
in una situazione di non guerra e di non pace.
9) Sospesa... Tornando brevemente alla questione delle isole
Hanish Zuqur, sono abitate o disabitate a quanto le risulta?
Non risulta siano abitate.
10) Quindi, una guerra addirittura per isole disabitate...
Quale ritiene, poi, sia la percentuale di popolazione eritrea
che si opponga al governo e quali sono i principali movimenti
nei quali si raccoglie? Oltre al suo partito, naturalmente...
Attualmente la maggior parte della popolazione eritrea si oppone
alla Dittatura di Isayas. All’interno dell’Eritrea ,
l'opposizione non ha forme organizzative ben precise perché è
pericoloso. Esiste una opposizione silenziosa.
11) La repressione interna è quindi molto forte?
Sì, è molto forte e brutale. Le organizzazioni di
opposizione sono tutti all'estero... ci sono una quindicina di
organizzazioni politiche e molte organizzazioni civiche. Le
organizzazioni politiche (Fronti o partiti che siano) lottano
per cambiare il regime in Eritrea per stabilire un sistema
democratico e costituzionale, mentre le associazioni civiche
lottano per i diritti umani e civili degli eritrei compreso
quello religioso.
12) A proposito, lei mi
parlava anche di esponenti religiosi, per cui mi riallaccio a
questa questione: in Eritrea convivono cristiani e musulmani in
percentuali sostanzialmente equivalenti, ed entrambe queste
componenti identitarie della nazione hanno avuto degli
importanti leader religiosi imprigionati: può fornire dei
dettagli in più sull'argomento, riguardo tale repressione che ha
colpito senza fare differenze, in negativo?
Le religioni in Eritrea sono
principalmente due, come diceva: l'Islam e il Cristianesimo (la
chiesa Cattolica e la chiesa Copta), però ci sono anche altre
piccole chiese che sono brutalmenterepresse.
13) Sono numerosi in particolare i copti: giusto?
Sì, sì. La questione è pero quella dei dirigenti che si
oppongono, uno dei quali, il patriarca eritreo della corrente
religiosa copta, è stato recentemente deposto dalla sua
autorità, al di fuori di qualunque norma religiosa. E' stato
sostituito, e non si sa ancora cosa succederà.
14) E' stato quindi sostituito non secondo procedura, in modo
abnorme.
Abnorme, sì: una cosa al di fuori delle regole religiose.
15) Alla base potrebbe esserci stata una pressione del
governo?
E' accaduto perchè si era opposto all'attuale andamento
delle cose, e soprattutto perchè si era opposto all'arresto di
alcuni dei suoi dirigenti della Chiesa ortodossa [di rito copto,
n.d.r.] che il governo eritreo ha arrestato, ed in generale a
quello che succedeva nel Paese. Non è facile dare dei dettagli
sugli arresti che ci sono stati, perchè vengono fatti in modo
molto discreto, nascosto...e quindi capire esattamente quanti
siano, chi siano gli arrestati, è difficile.
16) Questo è comprensibile anche se la stampa non è libera o
è poco libera.
Quello della stampa libera è uno dei punti per cui noi ci
opponiamo a questo governo. Lui, Afeworki, nel 2001 ha chiuso
tutti gli organi di stampa, i giornali che erano stati liberi,
indipendenti. Oggi come oggi, la televisione, i giornali, e la
radio sono di proprietà del governo. Quindi l'unica fonte di
informazione è quella governativa. Conseguentemente, tutti
quelli che si oppongono, o sono comunque al di fuori della voce
ufficiale, vengono arrestati, e soprattutto vengono reclusi
senza che si sappia dove siano prigionieri, perchè non hanno
nessuna possibilità di comunicazione. Non possono essere visti o
visitati dai parenti, da amici, da chiunque... Non si sa neanche
se siano vivi o morti, nè dove siano. Questa è una delle
situazioni molto critiche, anche perchè, appunto, non è facile
dare dei dettagli su quali dirigenti siano stati arrestati, su
quali siano in prigione, e quali no.
17) Quanti sono e dove si trovano gli eritrei profughi
all'estero per l'attuale situazione? Mi riferisco, quindi, ai
nuovi profughi, se si può farne più o meno una stima, rispetto a
quelli della guerra d'indipendenza, che sicuramente in gran
parte erano tornati.
Il maggior numero di eritrei che scappano dal servizio
militare, o meglio dalle fila di quello che viene chiamato
servizio militare si trova in Etiopia e in Sudan. La stima è
80-100.000. Con l’aggravarsi della situazione, il numero è in
continuo aumento. Coloro che riescono ad uscire dal Sudan,
attraversano il Deserto del Sahara e arrivano in Libia. Dalla
Libia chi riesce arriva in Italia attraversando il
Mediterraneo. E poi, entrando in Italia, si muovono negli altri
Paesi europei: in Inghilterra e nei Paesi scandinavi, per avere
un po' di vita dignitosa.
18) Questo nuovo servizio militare è un servizio militare
diverso, credo, dagli altri servizi militari: dura di più? E'
finalizzato ad inquadrare nel regime? In breve: come è
organizzato?
E' stata fatta una proclamazione del servizio militare
nell''94, che prevedeva diciotto mesi di servizio.
19) Quindi già molto lungo...
Ma questo, dopo la guerra contro l'Etiopia, nel 2000, è
stato trasformato in servizio a tempo indeterminato [ed è
obbligatorio anche per le donne, anche se meno lungo, n.d.r]. Ci
sono delle persone così che subiscono questa specie di servizio
militare che non è più un servizio militare, cioè le persone a
partire dai diciotto anni... Quando tutti gli studenti eritrei
arrivano all'ultimo anno delle scuole superiori, vengono portati
con forza in campi di addestramento, che in passato (fino ad un
anno fa,) si trovavano nella zona del Barka, che si chiama Sawa.
20) E' una zona desertica, forse?
E' un po' isolata, ma vi hanno costruito delle abitazioni. I
giovani dovevano così seguire le lezioni dell'ultimo anno delle
scuole superiori nei campi di addestramento militare. Era un
modo per tenerli per un anno, senza perderli; dopo di che,
alcuni (pochi) riuscivano a superare l'esame di stato,e andavano
all’Università e nei suoi diversi istituti. Gli altri devono
andare al servizio militare obbligatorio. L'obbiettivo
principale di questo sistema di reclutamento è tenere i giovani
sotto pressione e sotto controllo per evitare qualunque tipo
d’opposizione. In una situazione di questo tipo dove i giovani
non vedono nessuna prospettiva per il futuro, cominciano poi a
scappare verso l'Etiopia e il Sudan. Così, questo sistema di
tenere sotto controllo tutti gli eritrei da 18 a 40 anni, sta
privando il paese della sua gioventù.
21) Oltretutto, il fatto
di legare l'ultimo anno di scuola all'inizio del servizio
militare fa sì che sia difficile che qualcuno possa sottrarvisi,
perchè in genere ognuno ci tiene a finire la scuola: avendo
quasi finito, si tende a terminarla davvero. E proprio così si
finisce per subire questa sorta di deportazione militare:
probabilmente ciò è stato studiato apposta...
Questo significa privare l'Eritrea della sua forza produttiva,
in tutti i campi dell'economia dell'Eritrea. Questi giovani
fanno dei lavori: costruiscono le strade, le scuole, gli
ospedali, e si dedicano ad una serie di altre attività che sono
sotto il controllo del Fronte Popolare. Realizzano dei progetti
con gli aiuti delle organizzazioni non governative... però il
lavoro svolto non viene pagato a questi giovani.
22) Sono quindi trattati come schiavi.
Il governo eritreo chiede aiuti da governi e da
organizzazioni non governative per realizzare dei progetti. I
lavori vengono dati in appalto alle imprese del PFDJ che
realizzano questi progetti con la mano d’opera gratuita dei
giovani in servizio. I soldi vengono intascati da questo
partito controllato da Isayas Afworki, di cui è presidente. Lui
è quindi il presidente del governo eritreo, il presidente del
partito attualmente al potere, il presidente del Parlamento, e
l'unica persona nel Paese che decide su tutto.
23) Può indicare la composizione e gli obbiettivi finora
raggiunti dal Coordinamento Italiano per la Pace, la Democrazia
ed i Diritti Umani in Eritrea?
Questa organizzazione è composta da diverse associazioni,
organismi, che lottano per i diritti umani, e alcuni partiti.
Principalmente, siamo in cinque-sei organizzazioni che
compongono questo coordinamento. Cerchiamo di dare dei dati alla
popolazione sia eritrea che italiana, informando di quello che
succede in Eritrea. Tra gli obbiettivi raggiunti c'è che si è
creata una consapevolezza, una conoscenza, rispetto alla
situazione eritrea, entrando nelle istituzioni ed anche nel
governo italiano. Abbiamo scritto diverse lettere, a cui ci
hanno risposto tramite interrogazioni parlamentari, con incontri
con vari ministri, anche con rappresentanti del Parlamento. Si è
così abbastanza a conoscenza della situazione; il governo
italiano, con la diplomazia, cerca di fare qualcosa...ma la
situazione non è che sia cambiata granchè. Il nostro obbiettivo
principale, è, cioè, informare le istituzioni italiane e la
popolazione italiana, affinchè il governo italiano, tramite un
interessamento popolare, possa fare un po' di pressione sul
governo eritreo per cambiare per diversi aspetti la situazione
in Eritrea.
24) Continuando, quindi, sperate di ottenere risultati anche
più concreti, attraverso l'informazione...
Sì, per l'appunto.
Antonella Ricciardi, 1° dicembre 2007
16/12/2007