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INTERVISTE 2007
SANGUE SOCIALISTA DOP E MANIPOLAZIONI FILMTELEVISIVE
Giovanna Canzano dialoga con Giovanni Lubrano di Scorpaniello
5 novembre 2007
CANZANO – Perché vuole parlare di Sicilia?
LUBRANO – Sono scandalizzato e, come vecchio socialista di marca
P.S.I., sono indignato. Evviva Pillitteri!
CANZANO – Ma è l’ex sindaco di Milano, cosa c’entra con la
Sicilia?
LUBRANO – Se è per questo è il cognato del mai abbastanza
compianto Bettino Craxi. A prescindere, Pillitteri ha scritto
martedì 30 ottobre su l’opinione un articolo very ynteresting…
CANZANO – Su cosa?
LUBRANO – Che, o in film prodotti con elevati contributi dello
Stato, miliardi per pochi spettatori in sala (a proposito di
caste…) o in “fiction” televisive realizzate da Mediaste, la
figura di Placido Rizzotto viene sempre dipinta “come militante
del P.C.I.”!
CANZANO – E invece?
LUBRANO - Era socialista. Ma facciamo un passo indietro.
Pillitteri racconta che il film su Placido Rizzotto, con enormi
quantità di denaro graziosamente elargite dall’allora ministro
dello spettacolo (non esiste più ma i soldi li ammolla lo
stesso…) signora Melandri, venne diretto da un tale regista
Scimeca. Comunista una, comunista l’altro.
CANZANO – Mangiavano i bambini?
LUBRANO – Non faccia la spiritosa.
CANZANO – Epperò Lei, nel blindare il rapporto ideologico tra
ministro e regista, sembra credere in un grande “complotto”…
LUBRANO – Non posso di certo fare a meno di rilevare che,
dall’infausta stagione manipulitesca in poi, sui socialisti è
stata posta una pesantissima pietra tombale, senza alcuna
iscrizione. Mi si dice che è più possibile che la “damnatio
memoriae” sul P.S.I. e sui suoi uomini migliori dipenda da
ignoranza grassissima della storia d’Italia. Ebbene, non dico
che non sia vero ma il dubbio resta, e forte.
CANZANO – Torniamo al tema.
LUBRANO – Pare che quel regista quando qualcuno si accorse della
fuorviante manipolazione sul povero Rizzotto e glielo fece
notare, abbia risposto, con sufficienza, che non gli sembrava
importante e l’appartenenza ad una sigla partitica. E allora, mi
chiedo, perché la “ammollo” al P.C.I.?
CANZANO – Alcuni amici mi hanno parlato di Salvatore Carnevale.
Anche lui, socialista?
LUBRANO – certo, e pure lui ucciso dalla mafia.
Dunque facciamo un po’ di ordine e di macabra ‘contabilità’. Tra
il 1948 e il 1955 vennero trucidati in Sicilia quattro
sindacalisti socialisti, senza nulla togliere – è doveroso
ricordarlo – al pesante tributo di sangue versato da uomini
della D.C. e del P.C.I.
CANZANO – Chi furono i socialisti?
LUBRANO – Il 2 marzo 1948 il segretario socialista di Federterra
di Petralia Soprana, Epifanio Li Puma, venne ucciso a fucilate e
colpito mentre, con i due figlioletti di 12 e 10 anni, zappava
il suo campo di fave. Il delitto è rimasto impunito. Poi toccò a
Placido Rizzotto. Egli, segretario della Camera del Lavoro di
Corleone, venne massacrato a Corleone il 21 marzo 1948. Il
cadavere sparì e solo tempo dopo i resti, a stento riconosciuti
dai parenti, furono trovati in una foiba. Dell’omicidio fu
accusato Luciano Leggio (poi Liggio), successivamente
prosciolto. Di fatto, il delitto rimase impunito.
CANZANO – Gli altri due sindacalisti?
LUBRANO – Calogero Cangelosi, ammazzato il 3 aprile 1948 a
Camporeale. Solito ritornello: il delitto è rimasto impunito.
CANZANO – E Carnevale?
LUBRANO – Ho ancora negli occhi la figura della madre di
Salvatore, la signora Francesca Serio e del fratello. La dignità
del portamento, la fierezza dello sguardo, la semplicità…
CANZANO – Perché, li ha conosciuti?
LUBRANO – Si, certo. Dal 1955 in poi furono sempre ospiti di
riguardo in tutti i congressi del Partito Socialista. Salvatore
Carnevale fu ucciso a lupara il 16 maggio 1955 a Sciara, in
provincia di Palermo. Era segretario socialista della Camera del
Lavoro. Mandanti e autori materiali operarono in pieno giorno,
su terreno scoperto in un luogo di frequente passaggio perché
tutti potessero vedere come si trattava chi aveva il torto di
proteggere i poveri dalle angherie dei ricchi. Era tra l’altro
‘reo’ di avere condotto una strenua battaglia contro i sistemi
feudali insaurati nelle proprietà della principessa Notarbartolo
dove – scrive Michele Pantaleone – venivano divise a metà le
spighe raspolate dalle donne, dopo che dalle ristoppie erano
stati portati via i covoni. “Sta mutria ti passerà”.
CANZANO – Anche quello fu un delitto impunito?
LUBRANO - No, stavolta beccarono gli assassini. Furono
individuati e condannati all’ergastolo dal tribunale di Santa
Maria Capua Vetere. Il legale della signora Serio fu l’onorevole
avvocato Francesco Taormina.
CANZANO – E i sindaci?
LUBRANO – Pino Cammilleri, ucciso a Naro il 28 giugno 1946 e il
prof. Gaetano Guarino, a Fava, il 14 luglio dello stesso anno.
Anche tali delitti rimasero impuniti.
CANZANO – Che conclusioni si possono trarre?
LUBRANO – Malafede, disinformazione, eliminazione della Memoria
sono armi tipiche dei regimi, non solo quelli dittatoriali. La
manipolazione della storia è un’arma che si credeva fosse in
mano solo ai vincitori, invece…
CANZANO – Invece?
LUBRANO – Pensi alla glaciale accoglienza riservata dai ‘soliti
noti’ all’ultima opera di Giampaolo Pansa, ‘I gendarmi della
memori’. E’ un libro in cui il giornalista, oltre ad aprire
nuovi squarci di luce sulle efferatezze del dopo – 2° guerra
mondiale, cita tutti i ‘detrattori di regime’ che si sono
divertiti a tentare di demolire il contenuto dei suoi libri, a
cominciare da ‘Il sangue dei vinti’.
CANZANO – Pansa, li elenca con nomi e cognomi?
LUBRANO – Si. E scrive, e io sono assolutamente d’accordo con
lui, che ‘i libri sono le prime vittime dei regimi totalitari. I
testi sgraditi non debbono essere pubblicati. E se qualcuno
s’azzarda a stamparli, deve essere punito’.
Fanno ridere quelli che in Italia parlano di libertà di stampa!
Angelo d’Orsi, Giorgio Bocca (ex PNF), Sergio Luzzatto (Pansa lo
chiama il signor ‘ghigliottina’), l’Anpi, ‘Liberazione’, Armando
Cossutta, Pietro Ingrao (ex PNF), Corrado Augias, Sandro Curzi,
Francesco Caruso, Marco Rizzo, bruno Gravagnuolo (definito da
Pansa ‘il cosacco’), Antonio Padellaro, Gennaro Migliore, Sandro
Portelli, M. Smeriglio, Claudio Grassi, Rina Gagliardi. E
altri/e.
Cousque tandem?
BIOBIBLIOGRAFIA
Giovanni Lubrano di Scorpaniello (si firma GL) è giornalista
professionista e storico.
Nato a Tripoli di Libia, si è laureato a Roma, università degli
studi, facoltà di scienze politiche, nel 1970. Ha lavorato nella
direzione nazionale del partito socialista italiano quale
funzionario addetto alla segreteria generale con il sen prof.
Francesco De Martino dal 1964-72. Nel periodo della unificazione
socialista tra psi e psdi, per designazione della segreteria
socialista, svolse funzione di raccordo tra le segreterie del
psi-psdi unificati ed il presidente del nuovo soggetto politico,
vice presidente del consiglio, on. Pietro Nenni. Esperienza
maturata tra il 1966 ed il 1969. Nel 1968 Lubrano preferì di
rimanere a lavorare nella direzione socialista, benché lo stesso
De Martino, entrato a far parte del Ministero Rumor in qualità
di vice presidente del consiglio, desiderasse fortemente la sua
presenza nel gabinetto presidenziale di Palazzo Ghigi. Per
l’infausta scissione del 1969 de Martino, appena tornato al
timone del psi, volle che Lubrano continuasse a collaborare
direttamente con lui. Nel frattempo Lubrano, con Giorgio Cabibbe,
Mimmo Liguoro, Agostino Saccà e Enzo Leone aveva dato un
decisivo impulso all’’alleanza tra dematiniani e manciniani che,
nella federazione giovanile socialista italiana, avrebbe di gran
lunga anticipato la svolta politica nota col documento ‘De
Martino-Mancini-Giolitti-Viglianesi e, nell’estate del 1969
avrebbe provocato il rovesciamento del segretario del partito
socialista unificato Mauro Ferri. Lubrano seguì De Martino a
Palazzo Ghigi nei governi Rumor e Colombo e, successivamente, fu
eletto membro del comitato centrale socialista per la corrente
De Martiniana nei congressi di Genova 1972 Roma 1976 Torino
1978.Negli anni in cui De Martino dopo la svolta del Midas fu
costretto al ruolo di minoranza nel psi di Craxi, Lubrano
diresse l’agenzia di stampa della corrente demartiniana o di
quel c he ne rimaneva, che si chiamava ‘Unità e Riscossa
socialista’.
Da molti anni Lubrano segue come storico le vicende militari e
politiche della patria Italia ed è commendatore della Repubblica
dal 2 giugno 2003.
30/11/2007