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LETTERE 2007
A Riccardo Levi, collaboratore di Prodi
Eccellenza,
mi perdoni la qualifica di "eccellenza", ma io do questo titolo a tutte
le Autorità che occupano una qualche posizione di potere e dimostrano
chiaramente che … (censura).
Leggo il "disegno di legge" 3 agosto 2007 e noto che, alle "buone
intenzioni" espresse all’articolo 1 dello stesso (1), non corrispondono
proposte atte a promuovere il principio costituzionale dell’art. 21
pomposamente richiamato.
E difatti il "pluralismo dell’informazione", tanto strombazzato
nell’art. 1, va a puttane in almeno due casi. Le sottopongo i due casi
sperando che il fatto di essere stato scelto a fare da "collaboratore di
Prodi" non Le impedisca di capire la incongruenza:
Art. 6, 1 comma. Riporto testualmente: "Ai fini della tutela della
trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale,
tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti
all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione.." Tutti i
soggetti, Eccellenza? Vuole dire il mio sito web, letto si e no da un
centinaio di lettori al mese, viene equiparato ai siti del "Corriere
della Sera" e di "Repubblica"? Le confesso il mio imbarazzo: non so
difatti se ringraziarla per avere messo me, pagliuzza nell’oceano, alla
pari con i siti Web del "Corriere della Sera" e di "Repubblica" oppure
se venirLa a cercare per sputarLe in un occhio. Lei cosa suggerisce?
Altra perla all’articolo 21, 1 comma. Riporto testualmente: "Al fine di
tutelare la concorrenza e il pluralismo dell’informazione anche
attraverso una migliore distribuzione dei prodotti editoriali e nel
rispetto dei principi del processo di liberalizzazione dei servizi
postali nell’Unione Europea, alle imprese editrici è concesso
annualmente un credito di imposta per le spese sostenute per la
spedizione in abbonamento, nominativo e a titolo oneroso, di testate
quotidiane o periodiche…". Anche qui nessuna distinzione tra me (che
sono un piccolissimo) e corazzate tipo il "Corriere della Sera" e la
"Repubblica". E, mentre finora era la Posta a tenere i conteggi, ora i
conteggi dovremmo tenerli i privati per dimostrare di avere diritto al
"credito d’imposta". Simili problemi non influiscono sulla vita dei
grossi giornali che hanno fior di amministratori, ma obbligherebbero me
(che sono un minuscolo) a cercarmi un qualche commercialista che mi
tenga i conti. Inutile dire che il commercialista mi costerebbe di più
del "debito di imposta".
Eccellenza,
io sono rispettosissimo delle "autorità costituite". Accetto che mi
governiate, accetto che godiate di lauti stipendi che forse non
meritate, accetto perfino che qualcuno di voi mi derubi nella gestione
della cosa pubblica.
Ma non accetto e non gradisco che mi prendiate per il culo. In quella
autentica cacata che è il decreto legge da Voi emanato, sia Lei, sia il
Suo Mentore Prodi, sia gli Eccellentissimi Membri (censura) del
Consiglio dei Ministri trascurate il particolare che nella editoria,
accanto ad un centinaio di grandi editori, ci siamo una miriade di
"piccoli". A volte di "piccolissimi". Ma voi, ripetendo una riga sì e
l’altra pure che volete salvaguardare il "pluralismo dell’informazione",
fissate le stesse regole per "grandi", per "piccoli" e per
"piccolissimi".
A questo punto una domanda sorge spontanea: siete così cretini, così
sprovveduti da non capire che andate contro alle vostre "solenni
dichiarazioni" oppure al danno aggiungete pure la beffa della irrisione?
Aspetto risposta. E spero che sia chiara ed esauriente.
Antonino Amato
(1) " Art. 1 (Finalità generali)
1. La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria
quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione
del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo
21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad
essere informati.
2. Tale disciplina mira all’arricchimento della produzione e della
circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del
settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del
pluralismo, al sostegno all’innovazione e all’occupazione, alla
razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel
rispetto dei principi affermati dallo stesso articolo 21 della
Costituzione, delle competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117
della Costituzione, delle norme comunitarie, della giurisprudenza
costituzionale.
01/11/2007