LETTERE 2006

 

Buongiorno,
dopo aver letto la pagina della satira ho avuto un'improvvisa voglia di
scrivervi...
Signora (o signorina) Milanesi, guardi che quello che ha scritto nella
suddetta pagina non è satira, satira è ben altra cosa, si fa con stile, non
vomitando pensieri personali in questo modo, non l'ho assolutamente trovata
"satira". Inoltre, dopo aver letto il suo pensiero sull'ex Presidente
Ciampi, sono rimasto abbastanza perplesso: le brave donne sono quelle che
stanno in casa a servire e riverire il marito? Ho capito bene? Chiedo
conferma perchè probabilmente ho capito male io, probabilmente non ho capito
la "satira"...
Un altra cosa: i morti sono tutti uguali, una volta stesi per terra,
esanimi. Ma è quello per cui sono morti che conta, è questo che li
contraddistingue gli uni dagli altri, la storia. Per quanto lei possa essere
"fascista", un dato inopinabile è quello che i partigiani bianchi, rossi,
incolori, hanno combattuto, pur senza essere militari, perchè era
insostenibile una situazione di terrore, di ingiustizia, di mancanza di
libertà. I repubblichini combattevano, invece, per mantenere questo stato di
cose, per l'oppressione del popolo italiano, per la libertà di qualcuno e
basta.
Mi sembra una perdita di tempo mettere ancora in discussione la Resistenza
italiana, la Storia ha già giudicato.

Cordiali saluti.
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Francamente per quanto riguarda i morti "giusti" cioè i poveri partigiani,la
storia non ha detto nulla.
La invito a leggere i testi di storia militare angloamericani e non  quelli
scritti a più mani in Italia....che lasciano il tempo che trovano..e se ne
trovano tanto in fesserie e ridicolaggini storico-militari. Ma come
avrebbero mai potuto 10 mila e forse meno straccioni, male armati e male
addestrati , senza alcun supporto popolare "liberare" l'Italia?
La risposta la trova nei suddetti libri dei veri vincitori della campagna
d'Italia ,ovvero la 5a Armata Usa e l'Ottava Britannica.....il resto è pura
fantasia ...per allocchi in mala fede.Le segnalo  intanto : La Campagna
d'Italia. di Eric Morris-ed Longanesi . Buona lettura estiva.
La Redazione

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Innanzitutto grazie per la risposta,
dal momento che non mi sento un allocco, ma soprattutto non sono in
malafede, almeno quanto non lo siete voi, spero, tengo a precisare che sono
a conoscenza anche io del fatto che la Liberazione dal nazi - fascismo non
sia avvenuta esclusivamente per mano della Resistenza Italiana, ma sia stata
sostenuta in modo importante dalle forze anglo - americane. Il problema è
che sottolineare la vittoria di eserciti preparati, bene armati, addestrati,
professionisti di fronte ad un armata improvvisata, giovanissima, senza
alcuna preparazione, mossa esclusivamente dall'amore per il proprio popolo e
per la propria nazione mi sembra un pò facile; inoltre Milano ha visto prima
l'intervento dei nostri Partigiani, successivamente quello degli anglo -
americani.
Quanto detto non è volto a sminuire il sostegno degli alleati, quanto a
sottolineare gli sforzi dei nostri compatrioti per l'impegno profuso in una
grande missione, quella di dare un futuro di libertà e speranza ai propri
figli, solo questa era la loro motivazione.

Cordiali saluti

Filippo Consiglio

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Noto ahimè che il Sig. Consiglio fa parte di quella enorme massa di persone che in Italia è stata intossicata e plagiata dalla storeografia ufficiale di regime.

I partigiani (bianchi o rossi che fossero) non hanno mai dato un contributo decisivo alle sorti della guerra. Questa cosa ebbe modo di dichiararla lo stesso Gen. Alexander delle forze armate inglesi il quale, nell'estate del 44 diede ordine di sospendere ogni aiuto in armi e munizioni ai "resistenti" in quanto il loro intervento era più controproducente che utile.

A favore dei partigiani "bianchi" gioca il fatto che non esercitarono la loro "militanza" con la spietatezza dei "rossi" e sopratutto non presero parte ai massacri del dopoguerra che continuarono fino al 1947. Tuttavia anch'essi facevano parte del "gioco" e di coloro che contribuirono col tradimento e con la vigliaccheria ad una disfatta vergognosa, disonorevole riconosciuta tale anche da ufficiali del calibro di Eisenhower e dallo stesso Churchill.

Che i partigiani fossero poi mossi da amore per il proprio popolo è una balla madornale. Essi accesero la guerra civile e contribuirono notevolmente al suo inasprimento. Tra le loro fila vi erano per lo più renitenti alla leva, criminali comuni, disertori, ex galeotti usciti di galera dopo l'armistizio.

E' vero che questo fenomeno riguardava per lo più i partigiani comunisti ma è pur vero che la componente "rossa" è sempre stata quella che prevaleva da un punto di vista bellico e politico. Il loro scopo era quello infatti di instaurare un regime comunista in Italia e questo non è mai stato un segreto.

Tra il Dicembre del 1943 e il Marzo 1945 si avvicendarono in Italia circa 4.000 consiglieri sovietici che addestravano i nostri resistenti alla guerriglia, al massacro e alla tortura nei confronti di fascisti o presunti tali ma anche nei confronti di coloro che semplicemente non erano dalla loro parte.

Su questi episodi vi sono montagne di documentazione e libri pubblicati (e mai smentiti) in questi ultimi anni. Basta chiedere al Sig. Marco Pirina dell'Istituto di Ricerche Storiche di Pordenone " Silentes Loquimur"  ma l'elenco sarebbe comunque lungo.

Non si è mai sentito che i partigiani abbiano "liberato" paesi o città. MAI. Questa barzelletta la racconta l'ANPI e la storiografia ufficiale ma tutti sanno che i partigiani entravano nei centri abitati solo "DOPO" che truppe della RSI o tedesche se ne erano andate.

Conosco centinaia di testimoni (tra cui molte persone non di fede fascista) che dichiarano quanto appena affermato.

I partigiani non ingaggiarono mai veri e propri scontri a fuoco con i tedeschi o con i repubblicani. Il loro stile era quello di aggredire e di fare agguati per poi dileguarsi. Erano quindi atti terroristici che non venivano riconosciuti dal codice inerente gli usi e costumi della guerra di terra (Convenzione dell'Aja 1907-1909 con ratifica del 1929 e 1935) e che davano adito purtroppo a tremende rappresaglie (tuttavia lecite e legittime). A sostegno di questo vedi processo Kappler del 1948 nel quale egli fu assolto per le 330 vittime fucilate alle Ardeatine (e conteggiate in modo corretto, ossia 33 soldati altoatesini uccisi a Via Rasella moltilplicato 10 = 330) ma fu confannato per quelle 5 vittime in più (per un totale di 335) che uscivano dal calcolo e sulle quali ancora oggi resta un mistero.

Per quanto mi riguarda la Resistenza è una pagina da cancellare dalla storia d'Italia così come il 25 Aprile andrebbe abolito dall'elenco delle festività anche perchè di nessuno di questi due fenomeni c'è da essere orgogliosi.

Nemmeno i partigiani stessi ci credono più di tanto e per sfilare, festeggiare e riproporsi come i soloni della democrazia hanno sempre bisogno dell'ufficialità dell'avvenimento, con la presenza di autorità, bande, cortei e parafernalie varie.

Qualcuno ha mai sentito di massicce presenze o pellegrinaggi sulle tombe di Pertini, Gramsci, Togliatti o di grandi capi partigiani? di raduni di partigiani

in modo periodico ed articolato? MAI! Però sulla tomba del Duce a Predappio e a Villa Carpena l'afflusso è continuo, silenzioso, umile e dignitoso.

I sopravissuti della "parte sbagliata" si ritrovano sempre in cerimonie ufficiali, pranzi, cene, conferenze e tutto a loro spese. Essi non hanno il privilegio di avere finanziamenti di denaro pubblico come l'ANPI utilizzati per avvelenare la verità e le nuove generazioni.

In quanto ai così detti "Alleati" non si possono certo usare parole più "dolci" di quelle riservate ai partigiani, visto le decine di migliaia di vittime innocenti che hanno massacrato sotto inutili ed arbitrari bombardamenti e visto il ruolo di serva e vassalla al quale è stata declassata l'Italia di oggi.

Mi spiace per il Sig. Consiglio che vive in un'altra dimensione ma l'Italia, dal 1945 in poi, altro non è stata che un'italietta che ha sostituito l'orgoglio, l'onore, il coraggio e gli ideali con la codardia, la vergogna, la menzogna, il malcostume, l'ignoranza e l'imbecillità.

Ercolina Milanesi


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