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LETTERE 2006
Acireale, 1° agosto 2006
e p.c. ai mass media
Egregio Signore,
Le auguro di avere il coraggio di ridiventare “sé stesso”, smettendo di essere strumento di chicchessia, voglio dire di essere un vero rappresentante del popolo, un parlamentare impegnato a fare rispettare l’art. 11 della Costituzione (ancora in vigore!) e non un referente della più grande criminocrazia di tutti i tempi, che risponde al nome di USA. Solo essendo degno della Sua qualità di Uomo, sentirà il dovere di chiamare enti, persone ed eventi con il loro giusto nome. Per prima cosa smetterà di dire, a proposito del Libano, che l’”Italia è per la pace” mentre sa che il nostro paese, feudo militare degli USA, è al servizio della Casa Bianca e dell’antropozoo Bush che degnamente la rappresenta.
Avrà il coraggio di chiamare Stato-ganster terrorista lo Stato d’Israele che, come ai tempi di Troia, per liberare due prigionieri (pur tenendone migliaia nelle proprie carceri) spara sul mucchio, proprio alla maniera terroristica, distruggendo cose, infrastrutture, uomini, bambini, un intero paese provocando morti, feriti, mutilati, infelici a vita, orfani, vedove, profughi, migliaia di gente che ha perduto tutto (la casa, i parenti, i figli, il lavoro, il paese di residenza): un vero genocidio, una vera ecatombe, tutto questo con il pretesto di liberare due prigionieri prima, di mettere i cosiddetti ezbullah in condizione di non nuocere,dopo, chiamando terroristi coloro che sono solo dei guerriglieri, dei patrioti, dei partigiani, calpestando ogni DIRITTO.
Avrà il coraggio di chiamare criminali di guerra Bush ed asini in gonnella in funzione di megafoni internazionali e sigla copri-USA istituti come l’ONU, svuotati di ogni contenuto e funzione perché “occupati” dagli USA.
Avrà il coraggio di dire che il diritto all'esistenza dello Stato d’Israele è condizionato dal benestare dei “padroni di casa” che sono ancora i palestinesi, dato che nessuna “predazione territoriale”, crimine per sé stessa, non può essere legittimata da nessun’ONU ma solo concordata. Avrà infine il coraggio di non recitare la scenetta, papalina talmudica in testa, di deporre una corona di fiori sulla tomba simbolica dello Shoà.
Io non sono e non sono stato mai un antisemita e rimpiango quella povera gente che si è rifugiata nello Stato d’Israele, cioè in un territorio che non avrà mai pace perché si fa terra bruciata attorno anzi una sempre più spessa atmosfera di odio a causa di una classe dirigente che meriterebbe non solidarietà ma un Tribunale di Norimberga, assieme ai veri capi che risiedno negli USA.
Quando avrà trovato il coraggio di essere sé stesso, capiti ciò che capiti, si sentirà rinascere e il Suo gesto sarà esempio e monito per cambiare questa giungla antropomorfa voltastomaco, i cui rappresentanti politici ed economici (leggi (predo-nomici) saranno maledetti dai posteri (se posteri ci saranno).
Io, combattente di quasi 78 anni, non ho alcuna immunità parlamentare ma ho avuto ed ho il coraggio di fare quanto consiglio a Lei, che, da comunista, avrà compreso che cosa significhi battersi per una causa giusta a favore dei nostri simili.
Ha dimenticato di salutare col pugno sinistro chiuso?! Io no
(Carmelo R. Viola)