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LETTERE 2006
Egregio direttore,
nel fondo dell "Corriere" dell' 8 dicembre Piero Ostellino dà notizia del convegno che si terrà l'11 e il 12 dicembre a Teheran sulla storiografia olocaustica, definendolo "una patacca" e un'operazione propagandistica di Ahmadinejad.
Eppure si tratta della prima volta che le tesi cosiddette sterminazioniste e quelle cosiddette negazioniste possono direttamente confrontarsi: non dovrebbe essere una vergogna per l'"Occidente liberaldemocratico" tanto caro a Ostellino che questo avvenga nell'Iran degli ayatollah?
Non è il sale stesso della storiografia e della democrazia che tesi opposte vengano messe direttamente a confronto senza pregiudizi, ma nell'unico interesse della verità storica?
Che cosa ha fatto invece, che cosa fa l'"Occidente liberaldemocratico" nei confronti degli studiosi anticonformisti che mettono in dubbio la vulgata olovaustica? Tutto quello che sa fare è perseguitarli, arrestarli, picchiarli, costringerli all'esilio alla morte civile: è la sorte dei vari Faurisson, Irving, Graf, Rudolf, Amaudruz, Zundel, Berclaz, Berger e di chissà quanti altri.
Non si è sempre detto, non l'avete ripetuto anche voi (ipocritamente, a quanto pare) in occasone del caso Redeker, che le tesi storiografiche si contestano con altre tesi storiografiche, con argomenti più forti e non con la demonizzazione, l'ostracismo, il silenzio e la persecuzione?
E non sarebbe interesse di quanti sostengono le tesi comunemente accettate che quelle avverse potessero emergere compiutamente, in modo che la loro presunta debolezza argomentativa venisse dimostrata alla luce del sole?
Invece di solito quanti avversano il cosiddetto "negazionismo" non ne hanno mai letto una riga e rifuggono come la peste il confronto diretto con gli avversari, con la scusa, che anche lei utilizza, di non voler dare dignità a tesi scandalose.
Non si rende conto che questo invece ne favorisce proprio l'accreditamento? "Se hanno paura del confronto - ragiona il cittadino comune - vuol dire che non sono sicuri delle proprie argomentazioni".
Le ricordo che un libro che ha venduto 43 milioni di copie sostiene che l'intera civiltà cristiana, della quale fa parte anche Ostellino, si regge su una mostruosa truffa: ebbene, chi ha invocato la censura, l'arresto, l'esilio per Dan Brown? Nessuno, perché, non è vero? in Occidente vige la libertà di pensiero, di parola e di stampa. I vari Ostellino e Fallaci (pace all'anima sua) non sostengono forse che è questo a rappresentare la superiorità dell'Occidente sull'Islam? Ebbene, oggi è proprio l'Islam più integralistaa darci una lezione di "democrazia".
Venendo allo specifico, Ostellino sostiene che i revisionisti non portano nessun argomento a favore delle proprie tesi. A chi conosce anche superficialmente il revisionismo olocaustico pare invece esattamente il contrario, e cioè che a essere drammaticamente privi di argomenti siano proprio i sostenitori della vulgata. Senza contare che l'onere della prova ("il tal fatto è avvenuto") spetta a chi ne sostiene le veridicità, non certo a chi la mette in dubbio! Ebbene, è proprio questo che fanno i revisionisti: negano che chi sostiene la vulgata (stabilita, Le ricordo, a Norimberga nel 1945-'46, nel corso di un processo che violò tutte le regole del diritto) ne possa dimostrare la fondatezza con prove che reggano una verifica scientifica.
Del resto è facile farne la controprova: Ostellino non deve far altro che rispondere alle dodici domande che il revisionista Jurgen Graf, costretto dalla democratica Svizzera all'esilio nel totalitario Iran, ha rivolto ai sostenitori della vulgata or sono più di dieci anni, senza, che io sappia, avere ancora ottenuto risposta.
Ostellino pubblichi queste domande sul "Corriere", con lo stesso risalto del suo odierno articolo di fiondo, e le faccia seguire dalle sue argomentate risposte. Affronti poi un pubblico confronto con lo storico romano Carlo Mattogno. Così il dibattito, stia certo, si chiuderà.
Franco Damiani
10/12/2006