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LETTERE 2008
Lettera aperta al sindaco di Firenze
Acireale, 02 aprile 2008
Al Signor SINDACO di
50100, F I R E N Z E - FI
e, per conoscenza e diffusone,
al quotidiano romano RINASCITA e all'Internet
Egregio Signor Sindaco,
io non so niente di lei e mi guardo bene dal giudicarla. So invece
della questione dei lavavetri ed ora di quella dei mendicanti. Mi
rendo perfettamente conto del disturbo psicologico – e non solo
psicologico – che arrecano persone che chiedono qualcosa per vivere
(o per non morire), o in cambio di una prestazione spesso inutile –
che io chiamo “di copertura” – specialmente nei turisti e del danno
che ne riceve l’immagine della città e dell’ambiente in genere.
Questo disturbo l’ho provato e continuo a provarlo anch’io, che non
sono un turista. Su questo punto non ci sono dubbi.
In termini diversi, si tratta di richiesta di carità, donazione
gratuita, data in cambio appunto di niente in forza di quel
sentimento di solidarietà, che ci dovrebbe unire ai nostri simili,
che si chiama empatia, o della pratica del comandamento evangelico
dell’amore del prossimo in cambio del paradiso (e non è poco!) in un
paese che ci tiene ad avere radici e tradizioni cristiane! Io sono
un laico e non sono certo dell’esistenza di Cristo, la cui figura
tuttavia mi affascina e non disdegno di dirmi cristiano, il che
comunque non ha niente a che vedere con il cattolico, che “crede”
nel papa e ne è suddito politico. Perciò, la mia rara elemosina
(essendo povero io stesso ma non fino all’indigenza) non la faccio
in vista di alcuna ricompensa nell’aldilà. Ma non è questo il
problema.
Quanto ai questuanti, non escludo che talvolta ci sia una vera e
propria organizzazione di parassitismo.
Non so quale sia la Sua posizione di pensiero. Conosco solo il Suo
atteggiamento oggettivo e solo in merito a questo intendo dare il
mio contributo se tale lo vuole considerare.
Allora, l’accattonaggio come tale non è un reato, reato non potendo
essere l’avere fame ovvero la povertà. Al contrario, la povertà è un
crimine del sistema capitalista, che riproduce una giungla
antropomorfa dove si pratica, non importa con quali mezzi, la
predazione forestale. Crimine è il parassitismo forzato come quello
illegale, paralegale e mafioso, esercitato assieme a quello legale,
che ne è causa e maestro. Per fare un esempio, banche, società
assicuratrici e fisco sono istituti legali anche parassitari senza
che l’intellighentia se ne preoccupi. C’è anche da notare che la
carità è praticata dal pubblico potere e dalla Chiesa come strumento
per NON risolvere la povertà, che è l’altra faccia della ricchezza
senza limiti mentre in una comunità a sana gestione economica la
povertà non dovrebbe esistere. Naturalmente la povertà stradale dà
fastidio, perfino ai poveri come me che non possono dare qualcosa ad
ogni incontro e non solo a lor signori, i quali, organizzano perfino
manifestazioni di beneficenza così credendo di mettersi la coscienza
a posto e di avere diritto a non essere disturbati nella pubblica
via!
Stando così le cose – secondo la logica di quella scienza sociale
che ogni sindaco in quanto tale dovrebbe conoscere, almeno per sommi
capi – il problema dei mendicanti, con o senza prestazioni di
copertura (e tali sono anche le prostitute di strada) - non si
risolve con la semplice rimozione come se si tratti di spazzatura ma
con modalità razionali e, se permette, anche morali.
Anzitutto bisogna tenere conto che si tratta di esseri umani,
nessuno dei quali ha deciso di essere povero, ciascuno dei quali ha
dei diritti naturali che il contesto sociale, di cui sono vittime,
ha conculcato e conculca. Di tale crimine sociale (collettivo) – ché
di crimine si tratta - sono moralmente responsabili quanti di noi
lasciano andare, fanno finta di niente per questo vivere.
Gli stranieri non sono utili solo ai compratori di mano d’opera
(detti eufemisticamente ”datori di lavoro”) solo perché li sfruttano
in maniera medievale, sotto l’occhio – che vede e non vede – del
sistema globalmente inteso, ma sono esseri umani a tutti gli effetti
e se legalmente residenti nel nostro territorio, sono anche
cittadini a tutti gli effetti.
Chi sono i mendicanti stranieri? Non necessariamente dei
delinquenti, ché di delinquenti a casa nostra ne abbiamo anche fin
troppo. Questa è la domanda che ha il dovere di porsi chiunque e
soprattutto un sindaco e non solo della città di Firenze. Solo sulla
scorta di questa risposta, Lei, Amico mio, può e deve agire, secondo
scienza e coscienza, senza timore riverenziale per chicchessia.
Questo significa essere Uomo prima di essere sindaco.
Il sèguito di questa lettera “da uomo ad uomo” la può scrivere Lei
stesso. Io posso solo aggiungere – per concludere – che cacciare via
i mendicanti per fare pulizia significa trattarli non come essere
umani ma come la “monnezza” di Napoli.
Cordiali saluti.
Carmelo R. Viola
15/04/2008